NOTE:
[63] Nelle presenti controversie della Democrazia mondiale, in cui si scrivono numerosi fascicoli per provare Dio gli uni, per negarlo gli altri, e che finiscono per provare e per negare nulla; io credo sarebbe conveniente stabilire una formola edificata sul Vero, che potesse convenire a tutti ed affratellare tutti. (Col dottrinarismo intollerante per il mezzo, certo sarà un affare un po’ serio).
Per parte mia accenno e non insegno.
Può il Vero, o l’Infinito, che sono la definizione l’uno dell’altro, servire all’uopo? Io lo credo.
V’è il tempo infinito, lo spazio, la materia, come lo prova la scienza, quindi incontestabile.
Resta l’intelligenza infinita.
È essa parte integrante della materia? Emanazione della materia?
La soluzione di tal problema è superiore alla mia capacità, e sinchè non si risolva matematicamente, io mi attengo ad un’idea che nobilita il mio povero essere, cioè: all’Intelligenza Infinita, di cui può far parte l’infinitesimale intelligenza mia, siano esse emanazione della materia o no.
Di più, devo confessare, che non capisco come sian la stessa cosa: l’incudine, il ferro che batte il fabbro, e la sua idea di farne una marra. Non capisco come sian la stessa cosa: il pianeta, l’orbita elittica, in cui rota e traslata, la legge che ha circoscritto il suo moto in quell’orbita, e la mente di Kepler che scopriva questa legge....... Accenno!
Il cadavere conserva ancora la materia. Ma ove? L’intelligenza dorme o si è divisa?.....
[64] Mi si perdoni un anacronismo—era un sogno.
[65] Taddei, brillante ufficiale dei Mille, morto poi alla battaglia di Custoza.
[66] Il tenente Coccelli venuto da Montevideo coi 73 nel 48. Uno dei più brillanti ufficiali di quella schiera.
CONCLUSIONE
I preti diventati uomini laboriosi ed onesti.
Tutte le cariatidi della monarchia—come i primi—consueti al dolce far niente ed a notare nell’abbondanza, oggi piegando la schiena al lavoro.
Non più leggi scritte[67].—Misericordia! grideranno tutti i dottori dell’universo, oggi obbligati anch’essi a menare il gomito per vivere.
Finalmente una trasformazione radicale in tutto ciò che abusivamente chiamavasi civilizzazione—e le cose non andavano peggio! Anzi scorgevasi tale contentezza sul volto di tutti, e tale soddisfazione per il nuovo stato sociale, ch’era un vero miracolo.
Era però un sogno!—Io mi svegliai beneficato certamente dalla visione—amareggiato però subito dopo dalla nauseante realtà della società odierna.
E cercai quindi, addolorato, di ripigliare la strada dell’isolata e deserta mia dimora.
FINE.