SCENA XIII.

Garbini, poi Emilia.

GARBINI

Oh! (si lascia cadere su d'una poltrona spossato).

EMILIA (entrando).

Ebbene?

GARBINI

Ah siete voi? Baldassarre è matto!

EMILIA

Oh mio Dio!

GARBINI

Pretende che ieri sera io sia uscito con voi.

EMILIA

Avete negato?

GARBINI

Non mi lasciava dire.

EMILIA

È inutile, sa tutto.

GARBINI

Sa tutto?

EMILIA

Oh! che abbiamo mai fatto!

GARBINI

Ma che abbiamo fatto, in nome di Dio?

EMILIA

Oh! se sapeste, se sapeste... le idee che mi corsero per la testa ora di là, mentre sentivo qui la sua voce incollerita!... non distinguevo le parole, ma... sentivo... Ho persino pensato di fuggire con voi!

GARBINI

Con me? Sentite, Emilia... No, lasciatemi dire. Ho inteso parlare di certi paesi dove l'acqua che si beve esercita una influenza nociva sugli organi del cervello. Ebbene, a vedere quello che mi segue qui... a sentire Orazio, Baldassarre e voi, ho una grande paura che...

(Emilia vuole parlare).

GARBINI

No, ragioniamo calmi... a momenti viene quell'altro... Che cos'è stato? Come mai il vostro scialle e il mio povero cappello possono avere generato una tale Babilonia?

EMILIA

Oh! ma è una impudenza!

GARBINI (da sè).

È l'acqua, non c'è che dire!

EMILIA

Perchè in fin dei conti non ho nulla a rimproverarmi con voi.

GARBINI

Nulla affatto.

EMILIA

Sono stata un po' civetta... un po' debole...

GARBINI

Oh! così poco!...

EMILIA

Ed io non credevo che di continuare le nostre passeggiate di Pegli...

GARBINI

Ah! le nostre passeggiate.

EMILIA

E la vostra lettera istessa non può...

GARBINI

La mia lettera?

EMILIA

E avrò il coraggio di mostrarla a mio marito.

GARBINI

Quale lettera?

EMILIA

Quella d'ieri; non ce n'è altre.

GARBINI

Quella d'ieri! (Da sè) È l'acqua! — Dunque io ieri vi ho scritto una lettera?

EMILIA

Non vi manca che di negarlo.

GARBINI

No, no; non nego più nulla.

EMILIA

Lo potete fare, non c'era il nome. Siete prudente!

GARBINI

Non c'era il nome?

EMILIA

Ora comprendo quella calligrafia rotonda!

GARBINI

Era scritta in rotondo? Ah!