SCENA V.
Berta, Alfonso.
BERTA
Vi ringrazio.
ALFONSO
Di che?
BERTA
Comincio a credere che abbiate ragione voi.
ALFONSO
Sul conto di Manfredo? Ah! sentite, marchesa... bisogna pure che ve lo dica: Non ne facciamo nulla...
BERTA
Perchè?
ALFONSO
Credete a me.
BERTA
In queste cose ci vedo meglio di voi...
ALFONSO
Eppure...
BERTA
No... lasciate che vi ringrazii...
ALFONSO
Mi spiace togliervi tante illusioni, ma lo debbo fare, per obbligo d'onore. Quando vi proposi questa prova e vi decisi a tentarla, appena se vi conoscevo. Eravate per me quell'incognita, che è e deve essere la moglie di un amico vero. Vi salutavo, parlavo con voi del più e del meno: vi sapeva, o meglio, vi sentiva rettissima; mi pareva che foste in buon accordo con Manfredo, e nulla più. Del vostro modo di pensare, di sentire, della vostra squisita natura, del vostro amore profondo per lui, nulla sapevo, e nulla curavo sapere... La prova, io ve la proposi dunque, non preoccupandomi che di lui; contento di ridare a lui ed a voi quell'apparente reciproca confidenza che basta alla maggior parte dei maritaggi. Ma vi ho conosciuta; e, permettete che ve lo dica, vi siete rivelata a me... ed ho capito... che... non potevo lasciarvi più oltre...
BERTA
Che vuol dir ciò?
ALFONSO
Prima che lo proponessi a voi, il mio progetto era stato discusso... con Manfredo.
BERTA
Oh!... lasciatemi... Mentiva... mentiva di nuovo, mentiva sempre... Come la sanno quell'arte! Quella inquietudine, quella freddezza, quella ironia, quell'ira che gli sfavillavano negli occhi... erano bugiarde... Mentiva! Chi vi ha dato il diritto di insultarmi in quel modo? Avete carpita la mia fede, le mie più intime confidenze... avete assistito per virtù d'inganni... ai miei dolori ed alle mie gioie... chissà, avete forse sorriso a vedermi così giovane ed ingenua..... ebbene, avete agito bassamente, signor duca... lasciatemi...
(Alfonso non si muove).
BERTA
Lasciatemi, vi ho detto... Sareste così... da non obbedire al comando... d'una donna?
ALFONSO
Perdonatemi... bisogna che mi discolpi... non posso durare sotto il peso del vostro disprezzo. Vi giuro che il mio fine fu onesto... e difatti nessuno mi costringeva a questa confessione... Credetelo, marchesa, fui precipite troppo nell'attuare un progetto... infantile forse; ma non ci fui mosso che da giusti ed onorevoli sentimenti... Non ho carpito la vostra fede, no; mi avete conosciuto per onesto uomo, e confidaste in me... ebbene... vi so dire che le ho meritate queste confidenze...
BERTA
Come si chiama quella donna?
ALFONSO
Non lo so.
BERTA
Vi perdono a patto che mi diciate quel nome.
ALFONSO (salutandola)
Marchesa... (accenna ad uscire).
BERTA
Duca... Perchè mi avete tolta d'inganno?
ALFONSO
Perchè il vostro cuore non mentisce, e perchè Manfredo vi ama. Se non avessi avuta coscienza di ciò, non ve lo avrei detto il secreto della mia prova. Ma ho pensato: a che giova l'inganno...? Sì... c'era un'intesa fra me e Manfredo; egli doveva simulare tale gelosia, che vi facesse certa dell'amor suo... Non preferite saperlo? non preferite essere giudice voi stessa, se sia simulata o no... quella gelosia?
BERTA
È vero.
ALFONSO
Ebbene... un'ultima prova... decisiva... Mi ritornate la vostra fiducia?... Sarà una ragione di più... per detestarmi, se non me la meriterò...
BERTA
No... lo dovete essere un onest'uomo.
ALFONSO
Vi pare?... Dunque... a momenti Manfredo tornerà; appena lo vedrete spuntare, voi mi direte a mezza voce: «Alle nove stassera...» ed uscirete... Solo che invece d'uscire, siccome di là c'è freddo, vi consiglierei... di mettervi al riparo dietro quella tenda...
BERTA
Oh! origliare ad una porta...
ALFONSO
No... non ci sarà bisogno di origliare... sentirete come se foste qui.
BERTA
Tuttavia...
ALFONSO
Sentite... marchesa, le leggi non sono fatte per le eccezioni... e poi... c'è un principio che fu riconosciuto ed adottato in tutti i tempi... non riguardano che gli uomini le leggi. Ciò che per noi... sarebbe disonesto, indelicato e cattivo... per voi è capriccioso soltanto. Dacchè c'è il mondo... tutte le donne hanno origliato a qualche porta...
BERTA
Dacchè c'è il mondo... e ci sono le porte... (Vede entrare Manfredo) Siamo intesi dunque... alle nove... (Esce).