V.

Ora tra le provincie che non furono paghe nemmeno dell’Atto addizionale di Don Pedro II, e levarono prime il vessillo della rivolta, fu quella di Rio Grande del Sud. E non senza qualche ragione. Tra le ultime ad entrare nella famiglia delle colonie brasiliane, ultima perciò a spogliarsi delle sue tradizioni di selvatichezza e d’indipendenza, perduta quasi nell’estremità meridionale dell’impero, quindi meno prossima all’influenza della capitale ed alla vigilanza del governo; confinante con quella capitaneria di San Paolo che dava al Brasile i suoi più intraprendenti Mamelucchi; ricca di pascoli e di mandrie; abitata da un popolo educato dall’infanzia a correre sulla groppa dei nativi cavalli le vaste pianure, e superbo di fornire agli eserciti brasiliani una delle cavallerie più famose del Nuovo Mondo; gittata come una marea contro le invasioni spagnuole da un lato e le incursioni gesuitiche dall’altro, quindi obbligata all’esercizio d’una guerra perpetua, si comprende di leggeri come la provincia di Rio Grande potesse apprestare un terreno più d’ogni altro propizio ad un partito autonomo e repubblicano, ed essere atta a difenderne le ragioni coll’armi in pugno.

A dare poi il tracollo alla bilancia toccò ai Riograndesi la pessima amministrazione del presidente imperiale Giuseppe Aranjo Ribeira, sicchè il 20 settembre 1836 il popolo di Porto Allegre, capitale della provincia, si getta in armi contro il governatore che si salva a stento colla fuga, e ben presto secondato dalle altre comarche (Comarcas) di Rio Grande grida la Repubblica, e ne proclama presidente Bento Gonçales de Silva.