XVIII.
È questo però il primo periodo dell’azione. Garibaldi non indugia un istante ad occupare fortemente le posizioni espugnate; il Medici s’afforza tra Rondinello e Breccia; il Bixio col suo battaglione chiude gl’intervalli tra San Fermo e Rondinello; il maggiore Quintini si pianta col suo battaglione ed alcune compagnie del secondo Reggimento a San Fermo; altre compagnie si stendono a sinistra verso Cima-la-Costa; ma il nemico non si dà vinto ancora, e il generale Augustin, raccolte le forze che teneva nei prati di Pasqué e a San Giovanni presso Como, le spinge parte a destra su Cima-la-Costa per spuntarvi la nostra sinistra; parte a manca per riafferrare l’altura di Sopra-la-Costa, e di là controbattere San Fermo. E la mossa fu condotta con certa rapidità; ma vegliava Garibaldi, vegliavano i suoi Luogotenenti; onde appena l’assalitore giunge a mezzo tiro della nostra linea, il Cosenz a sinistra da Cima-la-Costa, il Medici a destra da Sopra-la-Costa, lo respingono, di svolta in svolta, di poggio in poggio, giù per la strada dond’era venuto, fino a che Garibaldi, adocchiata da Cima-la-Costa quella seconda più ruinosa ritirata, vede possibile quello che prima non pensava, cioè la presa di Como, e si prepara a discendervi. Prescritto infatti che fossero raccolte e riordinate le forze, spedito il Simonetta con altre due guide ad esplorare la città, lasciate alcune retroguardie a proteggere San Fermo, s’incammina a notte calata giù per la tortuosa via di Borgo Vico, e ormai accertato dagli esploratori che l’Austriaco ha abbandonato Como, vi penetra risolutamente.
Tralascio il descrivere la sorpresa della città; il destarsi in soprassalto de’ cittadini riscossi nel sonno da quel grato suono d’armi e d’armati; e lo spalancarsi istantaneo delle porte e delle finestre; e il brulicar rapido delle vie inondate quasi per incanto da una piena di popolo trasognato ancora, ebbro, farneticante. Tralascio Garibaldi baciato, benedetto, toccato come un santo, portato in trionfo sino al palazzo del Comune; e le campane a gloria e le fiaccole e le bandiere, e i viva e gli abbracciamenti e le lagrime, e il tumulto e il baccanale; perchè ormai codeste scene ricorreranno troppo frequenti in questa Vita, e, vorrei anche dire, in Italia, perchè giovi il descriverle e non sia troppo facile l’immaginarle. Diciamo piuttosto che Garibaldi non smarrì un istante solo la mente, e che non era appena in città che già pensava a custodire le sue spalle, inviando il Medici, infaticabile quanto lui a vegliar la strada di Camerlata, dove ancora s’accalcava minaccioso il nemico, ed a munirvisi.