DANTE

A Te fu soglio il giogo d'Appennino,

E sul capo di Lei che ti diè guerra

Qual tuon s'avvolse un cantico divino.

Sparsero i quattro venti sulla terra

Quante bestemmie, preghiere, concenti

Il trino spirital mondo rinserra;

E forse un giorno i sacri monumenti,

Che sorgon quai montagne adamantine

Del tempo a rintuzzar l'onde irrompenti,

Fien sassi ingombri d'edera e di spine,

Tra i quai melode spargerà notturna

L'alato abitator delle ruine.

Ma finchè non s'accenda la diurna

Lampa sopra la terra inabitata,

Qual face nell'orror muto dell'urna,

Come sul mar serenità stellata

Risplenderà sull'alme la novella

Parola dal tuo raggio illuminata,

O Imperator dell'itala favella.