NOTE

[1]A ben giudicare dell'immenso Diario Palermitano di quest'ultimo, giova sapere che la parte finora stampata nella Biblioteca del Di Marzo giunge solo all'anno 1784, e che i 17 anni rimanenti, fino al 1801, vigilia della morte dell'Autore sono compresi in ponderosi volumi mss. di ben 6584 pagine in-folio, che io ho spogliati al pari di centinaia d'altri volumi, egualmente manoscritti, dell'antico prezioso Archivio del Senato di Palermo.
[2]I. La Lumia, Viaggiatori stranieri in Sicilia nel sec. XVIII: in «Rivista Sicula», a. III, v. VI, pp. 20-39. Palermo, Luglio 1871.
[3]Italiänische Reise, Stuttgart und Tübingen, 1816-1817.
[4][Nell'errata corrige in fondo al secondo volume l'A. avvertì che «Hager, oriundo tedesco, era milanese»].
[5]Vedi D'Ancona, Saggio di una Bibliografia di viaggi, che segue alla edizione del Viaggio in Italia di M. de Montaigne, p. 582, e la mia Bibliografia delle tradizioni popolari in Italia, nn. 3651-3661.
[6]Anno 1759.
[7]La Mantia, Storia della Legislazione civile e criminale di Sicilia, v. II, p. I, cap. II, p. 116. Palermo, 1874.
[8]Palmeri, Saggio storico e politico sulla Costituzione del Regno di Sicilia infino al 1816, cap. V, p. 57. Palermo, 1848. — Gregorio, Considerazioni sopra la Storia di Sicilia, v. I. Palermo, 1861.
[9]A. Sansone, Storia del R. Istituto Nautico, p. 2. Palermo, 1892.
[10]Lettres sur l'Italie en 1785. Nouvelle édition, t. II, lettr. CVIII. À Lausanne, Mourier 1790.
[11]F. Maggiore-Perni, La Popolazione di Sicilia e di Palermo dal X al XVIII secolo, cap. XIX. Palermo, 1892.
[12]Cap. 418 Regis Alphonsi; Cap. 59 Regis Johannis.
[13]Cap. III Regis Friderici II; Cap. XXIX Regis Martini; Cap. XXXIX, CMVII, CMXXXVI Regis Alphonsi; Cap. VII, CXLV Caroli V. Imp.
[14]Constitut. Ea quae ad speciale decus Friderici Imp.; Cap. X Regis Martini; Cap. CCCLVII et CMXXIX Regis Alphonsi; Cap. CXXVI Regis Ferdinandi II; Cap. XX, LXX, CCXXXIV Caroli V Imperatoris; Cap. XCIV Regis Philippi I. Vedi nella nota seguente l'opuscolo del Ventura.
[15]F. Ventura, Dei Diritti della Sicilia per la sua nazionale indipendenza. Seconda edizione, pp. 47-48. Palermo, dalla R. Stamperia, marzo 1821.
[16]Ventura, loc. cit.
[17]Lettres sur l'Italie, ecc., t. II, lettre CVIII.
[18]Gorani, Mémoires secrets et curieux des Cours, des gouvernements et des moeurs des principaux états de l'Italie, t. I, p. 456. A Paris, 1793.
[19]Hager, Gemälde von Palermo, pp. 210-11. Berlin, 1799.
[20]Notizia della città capitale delle due Sicilie e della Residenza della Real Corte durante i due regni sotto un sovrano, 1799. Palermo, Solli.
[21]Bartels, Briefe über Kalabrien und Sicilien, III. Bd., 824-26; II. Bd., 220. Göttingen, Dietrich, 1789 e 1792.
[22]Briefe ecc., III, 832.
[23]De Vio, Privilegia urbis Panormi, a. 1448, p. 308, n. 2. Panormi, MDCCVI. — G. Alessi, Notizie della Sicilia, n. 75. Ms. Qq. H, 44 della Bibl. Comunale di Palermo.
[24]Vedi il cap. Maestranze.
[25]Maria Pitrè, La Kalsa e i Kalsitani in Palermo. Palermo, 1903.
[26]3 Marzo 1768. «La casena, ossia baloardetto di Porta Felice, a lato la strada Colonna (Marina, Foro Italico) fu concessa dal Senato ad Ignazio Lanza-Stella, Duca di Camastra, figlio del Pretore Principe della Trabia». Villabianca, Diario della città di Palermo, in Biblioteca storica e letteraria di Sicilia, di G. Di Marzo, v. XIX, p. 88. Palermo, L. Pedone Lauriel.
[27]Il Senato si occupava con manifesta predilezione della casa del Parroco, della rifusione delle maggiori campane e d'altro che accrescesse il lustro di questa parrocchia. Vedi nell'Archivio Comunale di Palermo gli Atti del Senato medesimo, a. 1789-90, p. 79; 1797-98, pp. 46 e 53; Provviste del Senato, a. 1796-97, p. 380.
[28]Ma ahimè! il tremuoto del 1823 ne rovinò una parte, ed il Governo di Napoli, per alte influenze palermitane, permise la demolizione di tutto l'edificio!
[29]Villabianca, Diario, in Biblioteca, v. XX, p. 305.
[30]Pitrè, Usi e costumi, vol. II, pp. 351-54. Palermo, 1889.
[31]O. Caetani, Observations sur la Sicile, par Son Excellence Mgr. Caetani, en 1774, p. 5. Roma, 1774.
[32]L. M. Presti, Nuova ed esatta Descrizione del celeberrimo fonte esistente nella piazza del Palazzo Senatorio ecc., p. 44. In Palermo, Epiro, 1737.
[33]L'idea d'un mercato di fiori, che si vuole oggi tradurre ad atto in Palermo, come si vede, non è nuova.
[34]Gabr. Lancellotto Castello, Le antiche Iscrizioni raccolte e spiegate. In Palermo, MDCCLXII. — Villabianca, Palermo d'oggigiorno, v. I, p. 45, e Diario, in Biblioteca, v. XX, p. 300; v. XXVI, pp. 376-77.
[35]Il David si perdette nel tremuoto del 1823, e col David il Mercurio e le misure esistenti nell'atrio. Le gabbie di ferro, già vuote, furon fatte togliere dal Principe Lanza di Scordia nel 1836, appena nominato Pretore. Le teste, con le armi, erano state buttate giù dalle finestre nel 1773.
[36]Houel, Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari, t. I, p. 66. Paris, 1782. La leggenda venne testè con notevoli varianti raccolta dalla bocca del popolo. Vedi Archivio delle tradizioni popolari, v. II, pp. 547-49. Palermo, 1883.
[37]Questo nell'anno 1782, Vicerè il Caracciolo, annuenti il Regalmici, il Castelnuovo, il Prades, il Cefalà, deputati per le strade! Villabianca, Diario, in Biblioteca, v. XXVII, pp. 415-16.
[38]Atti del Senato, a. 1775-76, p. 8.
[39]C. S. Sonnini, Voyage dans la Haute et Basse Égypte, t. I, p. 45. A Paris, Chez F. Buisson. An 7 de la République.
[40]Costituzioni del Conservatorio del Buon Pastore dei Figliuoli dispersi di questa Capitale, pp. 9-10. In Palermo, MDCCXLVIII.
[41]Canceddi erano appunto i guidatori di bestie da soma, così detti dallo arnese a guisa di forbici che stava levato sul basto, e che chiamavasi appunto canceddu.
[42]Atti del Senato, a. 1790-91, p. 132.
[43]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XX, pp. 270 e 274.
[44]J. Galt, Voyages and Travels ecc. containing Observations on Gibraltar, Sardinia, Sicily, Malta ecc. Second Edition, p. 20. London, T. Cadell a. W. Davies, 1813.
[45]C. Santacolomba, L'Educazione della Gioventù civile proposta ai Figliuoli del R. Conservatojo del Buon Pastore, p. 374. In Palermo, MDCCLXXV.
[46]Che cosa sia questa, ce lo dice il Santacolomba (p. 372): «Gente civile che assiste al foro, agli scagni, alle officine di computo, ai pubblici e privati archivj, alle dogane, ai rogiti di notaj, ed a simili occupazioni».
[47]Nelle Provviste del Senato del 1778-80, p. 521, è un ricorso del Console e dei consiglieri d'una maestranza della città contro le persone che vanno bandiando (gridando per le strade) roba.
[48]Provviste del Senato, a. 1782-83.
[49]Galt, op. cit., p. 20.
[50]J. H. Bartels, op. cit., III, pp. 827-28.
[51]Su questo doloroso argomento potrà leggersi la recente Monografia sulla Cattedrale di Palermo di Mons. S. Di Bartolo. Palermo, 1903.
[52]T. Fazello, De rebus siculis, Decades duae. Dec. II, lib. VIII, ed altri autori citati da Pitrè, Fiabe, Novelle e Racconti pop. sic., v. IV, n. CCXCV. Palermo, 1875.
[53]Gorani, op. cit., t. I, pp. 165-67. Altri giudizi da leggere sul Caracciolo sono in Villabianca, Diario, in Biblioteca, v. XXVII, pp. 317-22; v. XXVIII, pp. 46-48. — V. Mortillaro, Leggende storiche siciliane dal XIII al XIX secolo, seconda ediz., pp. 174-76, 182-83. Palermo, Pensante, 1866. — La Lumia, Un Riformatore, in Studi, v. IV, p. 614. Pal. 1883. — G. Bianco, La Sicilia durante l'occupazione inglese, pp. 6-8 e nota 1. Palermo, 1902.
[54]Vedi in questo vol. la lettera di lui.
[55]Vedi Lettera del Barone Raffaele Starrabba sulla storia amministrativa della Cuba, nella 3ª Relazione della Associazione sicil. pel bene economico, pp. 59-66. Pal. 1903.
[56]È noto che la Regina Carolina, quando venne da Napoli a Palermo, volle sollevare la tristissima sorte de' poveri infermi chiusi in quest'Ospizio, facendoli trasportare in città e dividere secondo la natura delle loro malattie. Da questa sovrana disposizione, inefficace allora, ebbe molto più tardi origine l'Ospizio dei matti.
[57]Canto I, ott. 12.
[58]F. Maggiore-Perni, La popolazione di Sicilia ecc. pp. 554-555.
[59]O. Pio, I Conventi di Palermo, romanzo storico in tre volumi. Milano, Battezzati, 1870.
[60]F. Maggiore-Perni, op. cit., cap. XXII.
[61]Vedi il cap. Marina.
[62]Graf zu Stolberg, Reise in Deutschland, Schweitz, Italien und Sicilien, III, p. 521. Königsberg, 1794.
[63]Kephalides, Reise in Italien und Sicilien, p. 229. Leipzig, 1818.
[64]Tommasini, Briefe aus Sizilien, p. 17. Berlin, Nicolai, 1825.
[65]Bartels, op. cit., III, 521.
[66]De Saint-Non, Voyage pittoresque, ou Description des Royaumes de Naples et de Sicile, I.re partie, p. 156. A Paris, MDCCLXXXV.
[67]Houel, op. e loc. cit.
[68]Kephalides, op. cit., p. 221: «Wahrlich, Palermo ist ein Paradies».
[69]La Villa Filippina dei padri dell'Oratorio di S. Filippo Neri, rimpetto il convento di S. Francesco di Paola; la Villa di S. Giuseppe e poi la Villa di S. Luigi, a pochi passi da questa; la Villa delle Teste e quella della Sacra Famiglia presso il Ponte dell'Ammiraglio; la Villa di San Carlo.
[70]Dall'anno 1787 in poi.
[71]Provviste del Senato, a. 1781-82, p. 114; a. 1784-85, p. 257.
[72]Provviste del Senato, a. 1784-85, p. 441.
[73]Provviste del Senato, a. 1787-88, p. 248.
[74]Provviste del Senato, a. 1790-91, p. 280.
[75]Melchiore, Poesie siciliane, giocose, sacre e morali, p. 71. Palermo, 1775.
[76]Atti del Senato, a. 1798-99, p. 168. Vedi inoltre un ms. del Principe Giuseppe Lanza di Trabia, 10 Gennaio 1797.
[77]Teixejra, op. cit., cap. XVI, § 204, scriveva nel 1793: «L'utile benefizio che da tutti si riceve (dalla notturna illuminazione) è la sicurezza nelle tenebre della notte, ove suole signoreggiare il delitto».
[78]Vedere i disegni fatti eseguire dal senatore Chacon, nel 1747. Benchè nell'Archivio Comunale non abbiamo trovato una pratica sulla illuminazione anteriore al 1818, pure degli appalti per le due vie principali se ne facevano; e negli Atti del Senato del 1783-84, p. 132, ve n'è uno concesso a Domenico Calabrese.
[79]Questo silenzio era, una volta la settimana, a quattr'ore di notte, rotto da un generale scampanio delle chiese della città, in commemorazione del tremuoto del 1693. Lo volle abolito nel 1834 il Granduca Leopoldo di Borbone.
[80]Cavarretta significò in origine carcere nel castello di Taormina, secondo Ugo Falcando. Nel sec. XVIII significava colui che nella ronda portava la lanterna. Alessi, Aneddoti della Sicilia, n. 127. Ms. Qq H. 47 della Biblioteca Comunale di Palermo.
[81]Pinnata, tettoia o gronda sporgente dai muri degli edificî e delle case nelle vie.
[82]Il dì 26 Maggio 1783 «la Deputazione delle strade, protetta dal Vicerè, mandava buon numero di manovali e di fabbri ferrai, i quali alla militare assaltarono contemporaneamente tutte le piazze di grascia della città ed altre contrade e vie nelle quali sono botteghe di venditori di annona, e riformano in guisa da ridurre a soli quattro palmi di larghezza le bancate (banconi) e le tettoie che contro le leggi civiche sporgono. Senatore è Gaetano Cottone, Principe di Castelnuovo. Villabianca, Diario, in Biblioteca, v. XXVIII, p. 72.
[83]Vedi il Cap. Oziosi e Vagabondi.
[84]Bando, e comandamento d'ordine dell'Ecc.mo Signor D. Domenico Caracciolo, Marchese di Villamajna ecc. a petizione ed istanza della Deputazione eretta da S. M. (Dio guardi) nell'anno 1739 per il mantenimento, e limpidezza delle strade di questa città, e suo Territorio (in fine, p. XXVIII): Palermo, die 3 augusti 15 ind. 1782. Ne abbiamo preso copia nella Biblioteca dell'on. Principe Pietro Lanza di Trabia.
[85]Bancate ecc., i banchi, le tettoie delle botteghe, i pizzicagnoli, i venditori di verdure, i mercanti, i venditori di tele, drappi ecc.
[86]Percie, ecc., appendi-abiti, rastrelli, corbe, canestre, tavoli.
[87]Cannamele, melagrane, dolciumi.
[88]Intendi che si debbano vendere in altri luoghi che non siano i Quattro Canti, od anche camminando per il Cassaro e la Strada Nuova, senza però fermarsi in un posto.
[89]Bando a stampa di D. Filippo Lopez y Royo, Pres. e Cap. G.le del Regno, in data del 21 Ottobre 1795.
[90]Miscellanea di Bandi, t. I; nella Biblioteca Comunale di Palermo, segn. 2. Qq. 7.94.
[91]Bando viceregio a stampa, in data del 18 Febbr. 1775.
[92]Bando cit. del Lopez, 21 Ottobre 1795.
[93]Giornale di Sicilia del 12 Agosto 1794.
[94]Ai Cappuccini i superbi alberi della via di Mezzomorreale (corso Calatafimi); agli Antoniniani, quelli dello stradone di S. Antonino (corso Lincoln); ai Minimi, quelli di fuori di Porta Macqueda e Porta Carini. Vedi Provviste del Senato, a. 1793-94, p. 452; Atti, a. 1791-92, p. 146. — Sala, Dimostrazione dello Stato del patrimonio di Palermo, p. 214. Ms. dell'Arch. Com. di Palermo.
[95]Atti del Senato, a. 1777-78, p. 205.
[96]Ms. Qq. D. 102, p. 69 della Biblioteca Comunale.
[97]Pitrè, Usi e Costumi, v. II, p. 370-71.
[98]È curioso che l'usanza lamentata da Goethe fosse una antica disposizione del Senato consacrata nei contratti di appalto della spazzatura. Si prescrivea che le immondezze spazzate venissero raccolte a mucchi, con l'intendimento che poi dovessero portarsi via. Vedi il Contratto citato nella nota 3 di questa pagina.
[99]Goethe, op. cit., lett. cit.
[100]R. Starrabba, Contratto d'appalto ecc. in Archivio stor. sic., nuova serie, a. II, fasc. II, pp. 204-9, Pal. 1877.
[101]Capitoli del Senato, t. II, f. 406; ms. dell'Archivio Comunale. — Teixejra, op. cit., cap. XIII, § 191.
[102]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXVI, p. 372; v. XXVII, p. 436.
[103]Bando a stampa del Presidente del Regno, del Marzo 1797. Vedi D'Angelo, Giornale, pp. 137-38; Villabianca, Diario ined., a. 1797, pp. 115-16.
[104]Villabianca, Diario ined., a. 1793, pp. 22-23.
[105]Teixejra, op. cit., §§ 305 e 349. Correggendo le stampe di questo capitolo, ci cade in acconcio far menzione di un bell'articolo di F. Maggiore-Perni: Il Senato e l'Amministrazione municipale di Palermo dai tempi più antichi al 1860 (Pal. Lo Casto 1902).
[106]Teixejra, op. cit., § 310.
[107]Costavano fino a 120 onze! Vedi Provviste del Senato, a. 1779-80, p. 362, a. 1795-96, pp. 255 e 374.
[108]Villabianca, Diario, in Bibl., XXVI, pp. 210-211.
[109]De Franchis, op. cit., p. 433.
[110]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXI, 180; v. XXVII, 11-12.
[111]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXVII, 420-425.
[112]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XIX, pp. 284-85.
[113]Il Teixejra ce ne dice anche la misura: tre palmi! stabilita dai Capitoli del Senato, t. III, p. 47.
[114]Diario ined., a. 1800, p. 220.
[115]Il Festino di S. Rosalia nel 1896 in Pal., p. 3. Palermo, Virzì, 1896.
[116]Provviste del Senato, a. 1788-89, p. 112.
[117]Giornale ined., a. 1792, pp. 100-102.
[118]Costò onze 1171, 16.
[119]Atti del Senato, a. 1794-95, p. 110; a. 1796-97, p. 78; a. 1797-98, p. 187.
[120]È noto che quando in Sicilia si diceva senz'altro il Marchese, non s'intendeva se non lui, il Marchese di Geraci. Vedi Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXI, pp. 5 e 200.
[121]Diario, in Bibl., v. XXI, pp. 235-37, 371-72. v. XIX, p. 128.
[122]Atti del Senato, a. 1775, p. 377.
[123]21 Ag. 1770. Il «Senatore Romagnuolo pel Senato battezza la figlia del Sen. Carcamo, e dà in regalia al padre (stavolta al Senatore!) onze 50 ed altre (10) ne dà alla levatrice ed agli uffiziali della parrocchia». 13 Apr. 1771. Il Pretore Duca di Castellana a nome del Senato battezza alla Kalsa la figlia del Sen. Corradino Romagnuolo, con le solite regole di onze 40 (?) al detto Romagnuolo, e di onze 10 alla levatrice (Villabianca, Diario, in Bibl., v. XIX, pp. 229 e 277). 5 Luglio 1773. Il Senato battezzò il figlio del Senat. Gius. Carcamo, il quale «dalla cassa del Senato tirò la solita regalia di onze 50». Diario, XX, 167. Questo Sen. Carcamo in meno di tre anni prendeva 90 onze!
[124]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXVI, pp. 294-95 e 308, e XXVII, 429.
[125]Provviste, a. 1781-82, p. 517; a. 1784-85, pp. 89, 188.
[126]Riforma, p. 90.
[127]Diario ined., a. 1787-88, pp. 611-12; a. 1799, p. 155.
[128]Diario, in Bibl., v. XIX, p. 158; XXI, 392; XXVI, 39.
[129]Villabianca, Diario ined. a. 1785, p. 172; 1787, pp. 140, 175, 359; a. 1788, pp. 472, 513. — D'Angelo, Giornale ined., a. 1793, p. 63.
[130]Provviste del Senato, a. 1793-94, p. 126; a. 1795-96, p. 158.
[131]Teixejra, op. cit., 238. — Villabianca, Diario, in Bibl., v. XX, p. 340.
[132]Provviste del Senato, a. 1787-88, p. 195.
[133]Provviste cit., p. 81.
[134]Provviste del Senato, a. 1787-88, p. 110.
[135]Provviste del Senato, a. 1782-83, p. 160.
[136]Provviste del Senato, a. 1785-86, p. 372.
[137]Parecchie pagine che sott'altro aspetto lo riguardano lasciò il Villabianca nel suo Diario, in Biblioteca, v. XXVII, pp. 383-86.
[138]Sul Marchese De Marco veggasi il severo giudizio del Gorani, Mémoires, I, 138-39.
[139]Provviste del Senato, a. 1783-84, p. 71.
[140]De Franchis, op. cit., pp. 486-87.
[141]Nel 1793 comperava l'olio ad onze 9 il quintale e lo vendeva ad onze 7! Negli anni 1785-86 nella annona perdette la bellezza di onze 53,455,17,10 (Provviste del Senato, pag. 64). Peggio ancora nel 1660 o in quel torno. Panizzando e vendendo 140,000 salme di frumento, comprato parte ad onze 7, parte ad onze 8 la salma, il Senato ebbe una passività di 800,000 scudi! (Teixejra, op. cit., cap. XV, § 237, p. 271). Vi furono annate di giornaliere perdite di 3000 scudi, per le quali il Comune dovette contrarre debiti di mezzo milione di scudi (Ivi, p. 262).
[142]Il Senato restituiva all'Amministrazione onze 1631,11,4 a conto di onze 3430 avute in prestito da essa. Ben 5000 onze avea avute in prestito dal S. Uffizio; 9200 dalla Eredità Carlina; 12,000 dalla Congregazione Olivetana. Si consulti in proposito: Riforma, fatta dalla R. Giunta delegata da S. R. M. per conto d'introiti ed esiti, tanto dell'Amministrazione d'annona che del civico patrimonio dell'Ecc.mo Senato di questa Capitale, pp. 79, 80, 82. In Palermo, MDCCXCI. Ogni anno poi c'incontriamo in documenti di siffatti prestiti negli Atti del Senato. Eccone alcuni. Si autorizza il Banco a prestare al Comune per la pubblica macellazione onze 5000 oltre le precedenti 12,000. — 14 Luglio 1788. «Solito prèstamo delle 12,000 onze del Banco». — 7 Agosto. «Prèstamo di onze 5000 per compra di neri (maiali) ed altre urgenze». — 28 Ottobre. «Prèstamo di onze 5000 a conto delle solite onze 12,000 per compra di grani». — 10 Aprile 1789. «Prèstamo del Banco, di onze 13,000 per bestiame». — 12 Agosto 1790. «Prèstamo di altre onze 12,000 come sopra». — 3 Gennaio 1791. «Prèstamo di onze 3000 per compra di neri colle solite cautele» (guarentigie). — 6 Giugno 1795. «Solito prèstamo di onze 24,000 dal Banco».
[143]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XIX, p. 404.
[144]10 Ottobre 1789 — Dal Governo si concede al Senato una dilazione e dissequestro «per gli attrassi dei donativi». Atti del Senato, 1788-89, p. 64.
[145]Riforma cit., p. 113.
[146]«Scasciatu si dice quel denaro che dà il Senato ai chierici invece di franchigia». M. Pasqualino, Vocab. sicil., v. IV, p. 379, Palermo 1790. E meglio: «compenso in denaro che si paga agli Ecclesiastici per l'esenzione che debbono godere da' dazii pubblici». Santacolomba, op. cit., pag. 60. Questo pagamento o rimborso si faceva, come sempre le cose del Municipio di Palermo, con grande stento e ritardo: e la frase: pagari cu lu scasciatu, pei nostri vecchi significava: essere ritroso a soddisfare i debiti pigliando tempo quasi per aspettare la riscossione di ciò che era solito una volta l'anno. Traina, Nuovo Vocab. sic.-ital., p. 178, Palermo 1868.
[147]Provviste del Senato, a. 1779-80, p. 20.
[148]Provviste, a. 1793-94, p. 46.
[149]Provviste, 1798-99, p. 48. Nella Riforma cit. il Senato corrispondeva all'Arcivescovo onze 571,20 l'anno, cioè: 200 per gabella di fosse di neve; 200 per accordo di non vender neve nel suo palazzo; 171,20 per dette fosse (p. 21).
[150]Provviste del Senato, 1797-98, p. 738; 1798-99, p. 22.
[151]Atti del Senato, a. 1781-82.
[152]Provviste, 1783-84, p. 50. Nella Riforma cit. (p. 21) si facevano buone al Vicerè a titoli diversi di franchigie, onze 483,10.
[153]Sarebbe da aggiungere altra pagina d'ingiustizie se volesse dirsi della camorra che si esercitava dalla gente del palazzo del Vicerè e da quella dell'Arcivescovo a danno dell'Erario comunale. Il zagàtu, ossia monopolio dei generi, agevolava per varie forme e maniere questa camorra; del quale zagàtu vedi il cap. Maestranze.
[154]Se ne vuol sapere il perchè? Ce lo dice la Riforma cit. (p. 55): non era stata «ancora passata la corrispondente scrittura agli ufficiali del Maestro Razionale del Senato, e per conseguenza questi non avea mandato ancora la significatoria all'Officio del Tesoriere che avea l'obbligo della esazione...»: 1º Settembre 1788.
[155]Per la Colonna o Monte frumentario v. il cap. Assenteismo.
[156]È quella indicata nella nota 1 di pag. 96.
[157]Sansone, Gli Avvenimenti cit., cap. II.
[158]Teixejra, op. cit., cap. XV, § 242.
[159]Vedi Lettere della Sacra Congregazione in data del 15 Maggio 1685, esecutoriate in Palermo il 30 Luglio del medesimo anno. Teixejra, cap. XV, § 244.
[160]Sotto la data del Settembre 1773 il Villabianca, Diario, V. XX della Biblioteca, v. XX pag. 292, scriveva: «Le maestranze della città, ossian collegi di arti, sono al numero di 74, e tutte poi, fatto il calcolo, press'a poco vanno a formare un corpo di 30,000 uomini atti alle armi, trovandosi quasi ogni singulo lo schioppo in casa ed armi offensive di ogni sorta per la custodia del loro tetto, ma molto più per l'uso ed il piacere della caccia e pel mestiere della guerra».
[161]Villabianca, Opuscoli palermitani, v. VII. Ms. Qq. E, 7, 9 della Biblioteca Comunale.
[162]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XX, pp. 165-66. V. XXVI, pp. 5-6.
[163]Provviste del Senato, a. 1779-80, pp. 288, 584, 612, 823.
[164]G. Beccaria, nell'Archivio Storico sic., nuova serie, a. XXII, pp. 264 e 276-77. Palermo, 1897.
[165]Pollaci-Nuccio, Delle Maestranze in Sicilia, nelle Nuove Effem. Sicil., serie III, v. V, p. 262. Pal. 1877.
[166]Provviste del Senato, a. 1780, p. 373.
[167]Atti del Senato, a. 1775-76, p. 383; a. 1777-78, p. 416.
[168]Capitoli del Senato, t. III, pp. 55-56. Pal. 1768.
[169]Teixejra, op. cit., v. I, cap. X. — De Vio, Privilegia, a. 1612, pp. 466 e seg.
[170]Tra le Provviste del Senato, a. 1784-85, pp. 435, 530, è un viglietto di S. E. al Senato perchè, in seguito alla abolizione del Collegio de' misuratori, che erano in numero di 30, intìmi loro il divieto della privativa del loro mestiere.
[171]Notevole questo: che il 15 Agosto del 1787 non potè aver luogo la solita festa dei cilii, perchè la riscossione delle tasse annuali dei maestri fu proibita dal Re. Vinc. Torremuzza, Giornale Istorico inedito, p. 444. Ms. della Bibl. Com. di Palermo.
[172]Vedi innanzi, p. 91, e De Franchis, Ceremoniale ined. pp. 488-97.
[173]A. Sansone, Avvenimenti, p. XX.
[174]Sull'argomento delle Maestranze in Sicilia, oltre le pubblicazioni dell'Orlando, del La Colla, dello Starrabba, del Lionti e i cenni del La Lumia (Storie siciliane, v. IV), e del Di Marzio (I Gagini e la Scultura in Sicilia, v. II), notate dal Cusumano nel Giornale degli Economisti, v. V, fasc. 3º, e gli scritti del Pollaci-Nuccio e del Beccaria sopra citati, giova vedere: F. Maggiore-Perni, La Popolazione ecc., pp. 395-621; F. G. Savagnone, Le Maestranze siciliane e le loro origini dalle corporazioni artigiane nel Medio Evo (Pal., Amenta, 1892), che abbiamo molto utilmente tenuto sott'occhio in questa rapida corsa; G. Scherma, Delle Maestranze in Sicilia, contributo allo studio della questione operaia (Pal., Reber, 1896), che però non abbiam potuto leggere.
[175]Si scorrano qua e là i voll. IIº e IIIº, ma particolarmente le pp. 823-24 del IIº.
[176]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXI, pp. 70-71; v. XXVII, pp. 205-6 e 322. — Mercato di Palermo, pp. 5-6. Ms. Qq, E, 88 della Bibl. Comun. di Palermo.
[177]Un pane non riesce a sfamare. Guastidduni, come sì è detto innanzi, forma e, secondo il sistema del tempo, peso voluto dalle mete; il quale non doveva essere inferiore a rotoli due (chilogr. 1, gr. 600) pel prezzo di un tarì (cent. 42), ed era invece sceso a poco più di metà.
[178]Questo verso avrà potuto nascere così: «Staja lu Vicerrè supra la vara».
[179]Villabianca, Opuscoli palermitani inediti, v. XVIII, op. 3, p. 105. — Diario ined., a. 1793, p. 203.
[180]D'Angelo, Giornale ined., p. 189. — Villabianca, con varianti, in Diario ined., a. 1798, p. 202.
[181]Villabianca, Diario ined., a. 1798, p. 284; a. 1799. p. 103.
[182]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXVII, pp. 244-46.
[183]Avvisi politici a' Vescovi eletti, adattati a' tempi presenti, p. 57. MDCCXCII.
[184]Meditazioni filosofiche politiche sopra l'anarchico sistema giacobino della Libertà ed Eguaglianza, Opera del P. M. F. Dom. Crocenti, de' Predicatori, T. I. Messina, Fratelli del Nobolo, 1795.
[185]Erano essi Ros. Gregorio, P. Antonino Barcellona ed i canonici Fleres, Leone, Basile, Melia.
[186]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XIX, pp. 183-84.
[187]G. La Mantia, Libri da bruciarsi per mano del boia, appunti presi nell'Archivio di Stato di Palermo, filza 1316.
[188]D'Angelo, Giornale ined., a. 1799, p. 461.
[189]Raccolta di Notizie, n. 14; 12 Marzo 1799. Vedi il cap. Accademia degli Studi.
[190]D'Angelo, Giornale, anni 1797-1799, pp. 146-47, 151, 161-62, 197-98, 203, 209, 272, 328-31, 537, 733-34.
[191]Diario ined., a. 1799, pp. 172-73.
[192]Raccolta di Notizie, n. 61. Pal., 6 Sett. 1799.
[193]Villabianca, Diario ined., a. 1796, pp. 576, 589, 590.
[194]Canzonetta siciliana per uso del corpo franco de' volontarj del sig. Duca di Sperlinga da cantarsi al suono di una marcia militare. In Palermo, Solli, MDCCXCVI.
[195]In Palermo, Adorno, MDCCXCVI. È nella raccolta del Principe di Trabia: Miscellanee diverse di Sicilia, v. 9 e 10; e nel Diario ined. del Villabianca, a. 1796.
[196]L. M. Majorca-Mortillaro, La Cappella Sperlinga, pp. 46-47. Pal., Reber, 1902.
[197]Archivio storico siciliano, nuova serie, a. XVII, pp. 151 e segg. Palermo, 1892.
[198]Pitrè, Canti popolari sic., 2ª ediz., n. 509. Pal. 1891.
[199]Nelle più recenti edizioni del Meli (vedi Puisii siciliani, pp. 383-84; Palermo, L. Pedone Lauriel, 1884; Opere poetiche, pp. 283-84; Pal. MDCCCXCIII) questi versi vengono attribuiti al grazioso poeta; ma un cronista del tempo li dà proprio al Catinella. Vedi D'Angelo, Giornale ined., p. 621, Luglio 1799.
[200]Archivio cit., p. 171.
[201]Notevole un'anonima (del Principe di Francofonte) Anacreontica sulla Partenza da Palermo a Napoli di S. Eccellenza la Principessa di Jaci (s. a.; ma in Palermo, 1767, in fol., 2 cc.).
[202]Pippo Romeo, Raccolta di Cicalate, p. 43. Messina, D'Angelo, MDCCCLXXXV.
[203]G. Cammineci, Brevi cenni storici ecc. delle maschere siciliane in Palermo, pp. 19-20. Pal. 1884.
[204]Villabianca, Palermo d'oggigiorno, v. II, p. 161.
[205]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXVI, p. 233; v. XXVII, p. 164 e 170-71; anni 1778 e 1781.
[206]Sonnini, Voyage cit., t. I, c. IV.
[207]D'Angelo, Giornale ined., n. 501. — Villabianca, Diario ined., a. 1794, p. 431; a. 1798, pp. 127-28. Purtedda di mari, ladronaia.
[208]Provviste del Senato, a. 1793-94, p. 525.
[209]Cicer., De Officiis, lib. I, c. 13.
[210]Ecco il titolo di questo documento, che dobbiamo alla gentilezza del cav. Vito Beltrani: Memoria presentata al Magistrato del Commercio dall'Avv. fisc. del R. Patrimonio March. Di Blasi in sostegno delle istanze del Bey di Tunisi contro il Principe di Paternò. In Palermo, 1800, nella R. Stamperia. In 4º, pp. 20.
[211]Provviste del Senato, a. 1800-1, p. 307.
[212]Il fatto scandaloso fu estesamente narrato dal Villabianca (Diario inedito, a. 1797, pp. 261 e segg.), a cui attinse Em. Pelaez pel suo opuscolo intitolato: Un episodio di storia siciliana (Archivio stor. sic., nuova serie, a. XII, pp. 133-50. Pal. 1887). Ne fece, tra gli altri, cenno A. Sansone, Storia del R. Istituto nautico (p. 5. Pal. 1891). Nella Biblioteca privata del Principe di Trabia esiste la copia delle lettere di Ferdinando III al Paternò in cattura, al Sultano, e forse della Regina Carolina alla sua Dama di Corte Principessa di Paternò, allora in Napoli, e, se mal non ricordiamo, incinta. L'argomento, per la sua importanza nella storia del diritto internazionale, si presta ancora a nuove considerazioni, se non alla scoperta di nuove particolarità.
[213]Vedi il Cap. III, {p. [pg 55]_}.
[214]Goethe, op. cit., lett. del 12 Aprile 1787.
[215]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XIX, p. 296-99.
[216]Goethe nel 1787 sopra una corvetta v'impiegava quattro giorni; altrettanti Ferdinando III e Carolina nel 1798; Rezzonico nel 1793 sul Tartaro, cinque; dodici Kephalides da Civitavecchia; Creuzé de Lesser nel 1801, sul S. Antonio, era costretto ad approdare a Milazzo, donde sopra muli s'avviava a Palermo.
[217]Pitrè, Usi e Costumi, v. IV, pp. 308-9; e Il Paternostro di S. Giuliano. Palermo, 1902.
[218]Eccone una delle due che ne possediamo: Il Postiglione, che porta alla notizia de' desiderosi del Cielo l'avvisi inviati dal Glorioso Patriarca S. Francesco di Paola a' suoi Corrispondenti. Sesta Impressione. In Palermo MDCCLXC (sic). Per Salvatore Sanfilippo. Con approvazione. In 12º picc., pp. 229.
[219]L. Perroni-Grande, Per la storia di Messina, e non per essa soltanto, p. 4. Messina, 1903.
[220]Basterà leggere le pp. 80-82 del Viaggio del Rezzonico, t. II.
[221]De M[ayer], op. cit., lett. XVII, p. 178. — Hager, Gemälde, p. 212.
[222]Creuzé de Lesser, Voyage en Italie et en Sicile fait en MDCCCI et MDCCCII, p. 94. A Paris, Didot l'aîné, MDCCCVI. — Seume, Spaziergang nach Syrakus im Jahre 1802, p. 178. Leipzig, Reclam.
[223][J. H. Von Riedesel], Reise durch Sicilien und Gross-Griechenland, I. Zürich. 1771.
[224]Lettres sur la Sicile ecc. pp. 132-35.
[225]Brydone, op. cit., lett. IV. — De M[ayer], op. cit., lett. XIII, p. 139.
[226]Leggesi nel Giornale di Commercio del 1794, n. 4: «Mercordì 30 corrente (Aprile) parte per Sciacca una lettica vuota, e si ricercano passeggieri. È allogata nel Fondaco di Mastro Antonio a Lattarini». N. 8 «Mercoledì o Giovedì (28 o 29 Maggio) partono per Troina due lettiche di Mariano Campanella vuote».
[227]P. Balsamo, Giornale del viaggio fatto in Sicilia, e particolarmente nella Contea di Modica, p. 28. Palermo 1809.
[228]Rezzonico, op. cit., v. I, pp. 120; II, 68-70.
[229]A view of the Present state of Sicily, pp. 23-24, nota. London, Gale a. Curtis, 1811.
[230]Ecco uno di tre indovinelli popolari sopra la lettiga, composti forse nel Modicano, e senza forse provenienti di qui. Parla la lettiga: Cu lu chi-ti-chi-tì vaju 'n Palermu, Cu lu chi-ti-chi-tì vaju a Missina, Cu lu chi-ti-chi-tì la portu china. (Pitrè, Indovinelli siciliani, n. 387. Palermo, 1897).
[231]Rezzonico, v. I, p. 116.
[232]Aggiungi: qualunque trasporto a due ruote e ad un cavallo, 4 grani; a due cavalli, 6; biroccio a quattro ruote, 8; carretto carico di pietra, 30! Vedi ordinanza della Deputazione delle Gabelle in Palermo, in data del Febbraio 1791.
[233]Decreto del Caracciolo, in Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXVIII, p. 206.
[234]De M[ayer], op. cit., lett. XIX, pp. 211-12.
[235]Vol. I, pp. 80, 114, 155.
[236]Avvisi pratici ai vescovi eletti ecc., cap. III, p. 84.
[237]Hager, Gemälde, p. 130.
[238]Wanderungen, p. 338.
[239]Vol. I, pag. 3.
[240]Esempio: in una pergamena del Tabulario del soppresso ospedale di S. Bartolomeo in Palermo, in data del 7 Aprile 1417, Xª indizione, parlandosi della vendita d'un grande albergo, in contrada S. Biagio (Palermo), e descrivendosene i varî corpi, lo si specifica: cum cortilibus, cammaris et aliis domibus cohopertis et discopertis (terrazze). A. Flandina, La sala delle dame in Palermo, p. 5. Palermo, 1799.
[241]Villabianca, Palermo d'oggigiorno, v. II, pp. 70-71, scriveva: «Madama di Montagna. Locanda nobile nel Cassaro morto del braccio Kalsa. Viene conosciuta sotto il nome di locanda di Madama di Montagna, ch'è appunto la degna dama che la mantiene. Questa è l'unica locanda che ha somiglianza con le locande di fuori regno, e in conseguenza vi prendono stanza tutti i forestieri e gran signori, che vengono in Palermo per diletto di viaggiare».
[242]Brydone, op. cit., lett. XXI.
[243]Sonnini, Voyage, ch. IV.
[244]Goethe, op. cit., lett. del 3 Aprile 1787.
[245]R. De Saint-Non, Voyage, t. IV, p. 139. — De M[ayer], Voyage, p. 212.
[246]De Bernardis, Rivoluzione di Palermo del 1820 espressa in diciotto incisioni.
[247]Ortolani, Sulle antiche e moderne tasse della Sicilia, p. 49. Palermo, 1813.
[248]Villabianca, Diario inedito, 1787, p. 127. Vedi pure Torremuzza, Giornale della città di Palermo, p. 234. Ms. Qq. H, 2 della Bibl. Com. di Palermo.
[249]D'Angelo, Giornale ined., pp. 327-28.
[250]Vedi a p. [pg 76]_ del presente volume, e L. M. Majorca Mortillaro, Lettighe e Portantine, 2ª edizione, p. 79. Palermo, 1901.
[251]Quando alcuni anni fa, il dì 4 Settembre 1899, il Cardinal Celesia volle recarsi al Santuario della Patrona di Palermo, la portantina venne apprestata dalle nobili suore del Monastero di S. Caterina. Vedi Sicilia Cattolica, 5 Settembre, 1899.
[252]È noto che anche in Sicilia fu in uso la pena del vitupero inflitta ai falliti. Costoro dovevano, non occorre qui ricordare in che forma indecente, in mezzo a pubblico tutt'altro che afflitto, sedere sulla pietra della vergogna. Ricordo dell'indegna usanza è la frase tuttora viva, ma non da tutti compresa: Dari lu.... a la balata, la quale significa: fallire, ridursi sul lastrico.
[253]Meli, Poesie, p. 189. Significato di questi versi: una portantina a quest'ora? sarà un medico, o una mammana? o una ronda che acciuffi (catturi) qualcuno?
[254]Lutti di corte, di nobili, ecc.
[255]Hager, op. cit., pp. 118-119. — Galt, p. 50.
[256]Villabianca, Diario, v. XXVI, 75. — Pitrè, Spettacoli e Feste, p. 213.
[257]A Ballarò era vicolo dei Seggettieri quello che adesso si chiama Ant. Lomonaco Ciaccio. Al Capo è sempre il Vicolo dei Seggettieri, che sbocca sulla via Cappuccinelle. Pei lettighieri poi, ricordati nel capo X, giova avvertire che, come essi facevano una specie di maestranza per sè, così da loro prendevano nome la Via delle lettighe ed il Vicolo dei lettighieri.
[258]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXVII. G. Alessi, Prontuario di alcune noterelle ammassate brevemente alla rinfusa, n. 6. ms. Qq. 15 7 della Bibl. Com. di Palermo.
[259]Hager, Gemälde, p. 117.
[260]Vedi Giornale di Commercio (1794) e Giornale di Sicilia, che tenne dietro ad esso.
[261]De Saint-Non, op. cit., v. IV, part. I, p. 143.
[262]Sonnini, op. cit., t. I, p. 43.
[263]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXVII, p. 410.
[264]Vedi in proposito il bando viceregio di Marcantonio Colonna di Stigliani in data del 12 Settembre 1777, che ne richiama un altro del 23 Giugno 1767. D'altro ordine sono le disposizioni del Senato pel tragitto per le feste di S. Rosalia, del Senato pel passeggio e le fermate delle carrozze, dei calessini, delle sedie volanti, delle persone a cavallo nel Cassaro per le feste di S. Rosalia. Notiamo, p. e., quella del 10 Luglio 1796.
[265]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXVII, pp. 410-14. — Provviste del Senato, a. 1784-85, pp. 381-82, 468. — D'Angelo, Giornale ined., a. 1791, p. 7.
[266]Villabianca, Diario ined., a. 1796, p. 625.
[267]G. Salvioli, Il villanaggio in Sicilia e la sua abolizione, p. 25. Roma, 1902.
[268]De Saint-Non, op. cit., v. IV, I. part., p. 156.
[269]Zu Stolberg, Reise, III, p. 316.
[270]P. Balsamo, Giornale, p. 14.
[271]Dom. Giarrizzo, Prospetto dei saggi politici ed economici su la pubblica e privata felicità della Sicilia, p. 23. Palermo, G. Sulli, MDCCLXXXVIII.
[272]De M[ayer], op. cit., lett. XII, pp. 168-69.
[273]Münter, op. cit., vers. di F. Peranni, ecc., v. I, p. 28. Palermo, 1823.
[274]V. E. Sergio, Lettere sulla Polizia delle Pubbliche Strade di Sicilia, pp. XV-XVI e XX. Palermo, MDCCLXXVII, Rapetti.
[275]Giarrizzo, op. cit., pp. 21-22, 24-28 e 30.
[276]«Inceppato da ogni parte il commercio, oppressa l'agricoltura da fidecommessi e da vincoli feudali; le nostre pratiche agrarie irremovibili per inveterate usanze ereditarie; ignorati o non applicati i metodi novelli». F. P., Elogio di Niccolò Palmeri; in Palmeri, Somma della Storia di Sicilia, p. VII. Palermo, Meli, 1850.
[277]P. Lanza, Principe di Trabia, Memoria sulla decadenza dell'Agricoltura nella Sicilia. In Napoli, MDCCLXXXVI. Questo lavoro, di capitale importanza per gli studi agricoli, economici e sociali del tempo in cui fu scritto e per le larghe vedute dell'A., meriterebbe di esser degnamente conosciuto e pregiato.
[278]Commiserava i poveri facchini del settecento Santacolomba, op. cit., p. 377; i bracciali, Giarrizzo, pp. 46-47.
[279]G. Meli, Riflessioni sullo stato presente del Regno di Sicilia (1801) intorno all'agricoltura e alla pastorizia. Autografo pubblicato per cura del Prof. G. Navanteri. Ragusa, 1896.
[280]Meli, Riflessioni cit., p. 8. — Poesie: D. Chisciotte, c. II, st. 21.
[281]Lo stesso, Carteggio inedito, pubblicato da G. Boglino, p. 55. Palermo, 1881.
[282]Giarrizzo, op. cit., p. 16.
[283]R. Gregorio, Opere scelte, 3ª edizione, p. 773. Palermo, Pensante, 1853.
[284]Hager, Gemälde, p. 199.
[285]P. Teixejra, op. ined. cit., t. I, § 243.
[286]J. B. Caruso, Bibliotheca historica Regni Siciliae, t. I, p. 144; t. II, p. 220. Panhormi, 1723. — R. Gregorio, Considerazioni alla Storia di Sicilia ecc., lib. IV, cap. VI, n. 125.
[287]Protonotaro del Regno: Indici d'Investiture voll. 1881-1883. Nel R. Archivio di Stato di Palermo.
[288]Provviste del Senato, a. 1798-99, p. 733.
[289]N. 2, Sabbato, 14 Genn. 1792.
[290]Villabianca, Diario ined., a. 1793, pp. 190-91; a. 1796, p. 387.
[291]De Saint-Non, op. cit., t. IV, part. I, p. 138.
[292]«I majorascati e certe.... maniere adottate nelle famiglie nobili lor fan credere di conoscere il proprio casato, permettendo a' loro secondogeniti darsi alla mercatura o ad altre utili professioni o mestieri che potrebbero levarli dalla miseria. Quando un ragazzo ha l'età di 10 a. e la femina molto minore, si racchiudono in un monistero, ove, privi d'idee del mondo e del proprio essere, ricevono una validissima impressione quelle che con tutta forza se gl'imprimono da coloro che, pentiti dello stato, al quale anch'essi furono sedotti, credono rivendicare la propria offesa moltiplicandone il numero». Guerra, Stato presente della città di Messina, pp. 48-49. Napoli, 1781.
[293]Houel, op. cit., t. I, p. 71.
[294]Galt, op. cit., p. 38.
[295]De M[ayer], op. cit., lett. XV, p. 143.
[296]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XX, p. 76.
[297]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXVI, pp. 115-16 138-44.
[298]Palmieri de Micciché, Pensées et Souvenirs, t. I, c. XI, Paris.
[299]Villabianca, Diario ined., a. 1798, pp. 71-73.
[300]G. Pipitone, Giovanni Meli: I tempi, la vita, le opere, p. 105. Palermo, Sandron, 1898.
[301]Provviste del Senato, a. 1779-80, p. 462.
[302]C. Santacolomba, op. cit., p. 377.
[303]Diario ined., a. 1796, p. 472.
[304]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXVI, p. 346. Pel seguente aneddoto vedi anche v. XX, pp. 62-63.
[305]Meli, Poesie, p. 89.
[306]Il dì 28 Giugno 1788 il Vicerè Principe di Caramanico, «informato delle perniziose gare che si eccitano tra' servidori di livrea e volanti, i quali si sfidano a correre furiosamente per lunghi tratti di vie fuori la città, colla lusinghiera speranza di riportare chi primo giunga alla meta designata un qualche guiderdone e una vera acclamazione del volgo; ed informato pure delle scommesse che si fanno vicendevolmente in favore di ciascheduno dei sfidanti, le proibisce e le vuol proibite». Stampa del tempo.
[307]Bartels, op. cit., v. III, p. 602.
[308]Brydone, op. cit., lett. XXXIV.
[309]D. Pippo Romeo, Cicalate, p. 350.
[310]Palmieri de Miccichè, op. cit., t. I, c. XXXVI.
[311]De Borch, op. cit., t. II, pp. 78-80.
[312]Bartels, op. cit., v. III, pp. 602-631.
[313]Meli, Poesie Lu Cafeaus, p. 137.
[314]Opuscoli, Ms. Qq., E, 94, della Bibl. Com., opusc. n. 3, p. 103.
[315]Galt, op. cit., p. 36.
[316]Sentenza del Tribunale della R. Gran Corte in data del 10 Settembre 1773. Atto del Not. Camillo M.a Pipitone in Palermo.
[317]Sentenza del Tribunale della R. Gran Corte, sede civile, in data del 18 Febbraio 1779.
[318]Vedi Atti del notato Nicolò Barone di Palermo: inventario della eredità di Tommaso Palermo, in data del 9 nov. 1787; Atti del not. Rosario Averna: inventario dell'eredità di Giuseppe Giovanni, in data del 10 aprile 1801; Atti del not. Marco Antonio Averna: inventario del 18 agosto 1810. (Indicazione dell'avv. Giuseppe Riservato).
[319]G. Quattromani, Lettere su Messina e Palermo, p. 48. Palermo, 1836.
[320]Bartels, op. cit., v. III, p. 586.
[321]Melchiore, Poesie, pp. 33-34.
[322]Bando, e Comandamento d'ordine dell'Ecc.mo Sig. D. Domenico Caracciolo ecc. Vicerè, 10 gennaio 1785.
[323]Meli, Poesie: La Moda.
[324]D'Espinchal, op. cit., p. 49.
[325]Villabianca, Diario ined., a. 1798, p. 323; a. 1799, p. 387. Altro suicidio fu quello del controllo Fiorello, il 1º ottobre del 1818. Per tutta la città se ne fece un gran dire, di che fu eco un forte sonetto del periodico Mercurio Siculo (Palermo 1818, p. 76). Più tardi, nel 1832, lo statista F. Cacioppo potè scrivere: «Il numero dei suicidj in Palermo non ascende comunemente che a due o tre per anno. È questa un'utile osservazione, giacchè da essa ricavasi, che il suicidio, sia per timor di religione, sia per avversione pubblica a tali eccessi di disperatezza, non è radicato fra noi, come lo è presso altre nazioni. Non bisogna che fare un paragone con alcune delle principali città d'Europa per conoscere la differenza, e lodare a questo riguardo la condotta del nostro popolo». Il paragone era questo: a Copenaghen, 51 suicidî per anno su 84,000 abitanti; a Parigi, 300 su 700,000; a Londra, 200 su 1,000,000; a Berlino, 57 su 166,584. (Cenni statistici sulla popolazione palermitana, 52. Pal., Barcellona 1832). Coi tempi nuovi, i suicidî in Palermo variano tra i 250 ai 300 all'anno, quali mancati, quali consumati!
[326]Anche oggi tra i giocatori di carte usa dire per ischerzo: jiccàmulu nn'â ciumara, a proposito di chi guardi e non giochi.
[327]Mongitore, Istoria del monastero dei Sett'Angeli, cap. VII, p. 91. Palermo, 1726.
[328]Meli, in una sua lirica (ediz. cit., p. 89), ha questi versi: Pri li signuri nobili Ridutti ad opri boni La Cunvirsazioni Fissa unni Cisarò.
[329]Villabianca, Palermo d'oggigiorno, v. I, p. 61.
[330]De Saint-Non, op. cit., t. IV, I. part., p. 141.
[331]De M[ayer], op. cit., lett. XV, p. 148.
[332]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXI, p. 77.
[333]Hager, Gemälde, nella versione citata a p. 267, nota.
[334]Bartels, op. cit., V. III, p. 600.
[335]Brydone, op. cit., lett. XXII.
[336]De M[ayer], op. cit., lett. XV.
[337]Bartels, op. cit., v. III, p. 596.
[338]Santacolomba, op. cit., p. 95.
[339]Hager, Gemälde, loc. cit.
[340]Meli, Poesie: La Villeggiatura.
[341]Hager, op. e loc. cit.
[342]De Borch, op. cit., t. II, lett. XV. Vedi anche Torremuzza, Giornale Istorico ined., carta 176.
[343]Da una nota testè trovata dall'onorevole Principe Pietro Lanza di Trabia in un Diario del suo bisnonno, D. Giuseppe Lanza e Branciforti, sappiamo che proprio in quell'anno l'antico Circolo di Cesarò passava accanto al teatro Carolino, cioè nella casa di S. Lucia, e che l'anno seguente vi teneva una splendida festa. Vi prendeva, o forse continuava a tenervi, il titolo di Sego: titolo, dicono i vecchi, preso dalle candele di sego che vi si accendevano, ma pure interpretato in altro senso. Nel 1816 il diligentissimo cav. Gaspare Palermo scriveva: «In questa stessa casa del Marchese di S. Lucia al presente si tiene la Conversazione della Nobiltà, la quale vi passa dallo stesso teatro senza uscire in istrada». (Guida, 2ª ediz., pp. 283-84). Nell'anno di grazia 1904 nulla si è mutato. Il Circolo Bellini è il ritrovo della Nobiltà autentica siciliana in Palermo; la quale pur si divide tra quello già di Piazza Bologni, detto della Paglialora, andato ora in via Ruggiero Settimo, presso la Badia del Monte, ed il Circolo Geraci, composto in buona parte di elementi civili o borghesi.
[344]Riedesel, op. cit., p. 122.
[345]Le Voyageur françois. Nouvelle édition, t. XXVIII, pp. 50-51. À Paris, chez Moutard. MDCCLXXXVII.
[346]De Saint-Non, op. cit., t. IV, I par., p. 141.
[347]Hager, Gemälde, p. 187.
[348]Bartels, op. cit., v. III, p. 601.
[349]M. Tabarrini, Gino Capponi, i suoi tempi, i suoi studi, i suoi amici, p. 36. Firenze, Barbèra, 1879.
[350]Pananti, Relazione d'un soggiorno in Algeri, cap. XX.
[351]Vedi nel presente vol. p. [pg 205]_, e Zu Stolberg, Reise, v. III, p. 316.
[352]Bartels, op. cit., v. III, p. 603.
[353]Vaughan, op. cit., lett. V.
[354]Rezzonico, op. cit., v. I, p. 152.
[355]È superfluo il dire che quest'affermazione, così recisa, è per lo meno discutibile.
[356]Hager, Gemälde e Maria Pitrè, Donne, passeggiate e società in Palermo nello scorcio del sec. XVIII descritte da J. Hager, pp. 5 e 6. Palermo, 1901. Cfr. pure Goethe, op. cit., lett. 16 marzo 1787.
[357]Ogni cuore vien preso all'improvviso. F. Sampolo, Parte quarta. Lu Cavaler serventi, Cicalata, ottave 46 e 49. Ms. inedito, messo a nostra disposizione dal venerando prof. Luigi Sampolo, figlio del valoroso poeta.
[358]P. Catania, Theatro ove si rappresentano le miserie umane ecc. Palermo, 1665.
[359]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXVIII, p. 210.
[360]Meli, Poesie: Lirica, ode XI, p. 38.
[361]Palmieri de Miccichè, op. cit., t. I, c. XI.
[362]Taliati, guardate.
[363]Vavaredda, pupilla.
[364]Meli, Poesie: Lirica, ode V, p. 35. Varie famiglie attribuiscono per tradizione a una loro propria antenata la ispirazione di questa canzonetta. La verità è questa: che il Meli la scrisse proprio per la Duchessa di Floridia, la quale, rimasta vedova, alla morte di Maria Carolina, regina di Napoli e Sicilia, divenne moglie morganatica, non felice nè ricca, di Re Ferdinando III.
[365]Palmieri de Miccichè, op. e loc. cit.
[366]Meli, Poesie, p. 103.
[367]Hager, Gemälde, pp. 57 e segg. e 235.
[368]Vedi nel presente vol., p. [pg 42]_.
[369]Bartels, op. cit., v. III, p. 605.
[370]Hager, Gemälde, nella cit. vers. di M. Pitrè, p. 4.
[371]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XIX, p. 223; v. XX, p. 12.
[372]V. Mortillaro, Leggende storiche siciliane dal XIII al XIX secolo. 2ª edizione, p. 177. Pal., Pensante, 1866.
[373]Firenze e Palermo, MDCCLXXVIII, p. III.
[374]Villabianca, Diario ined., a. 1797, p. 50.
[375]Houel, op. cit., v. I, p. 67. Vedi pure nel vol. II di questa nostra opera il cap. Monache.
[376]Gioverebbe accertarsi se fosse stata veramente indirizzata a lei la odicina testè pubblicata nelle Opere poetiche del Meli, ediz. Alfano, p. 296: Vulennu farisi Virtù 'na cedda ecc.
[377]Cannella, Lettre sur la littérature de Palerme ecc. pp. 42-43. A Naples. 1794. Cfr. in questo nostro vol. il cap. Libertà di costume.
[378]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XX, p. 279.
[379]Brydone, op. cit., lett. XXIX.
[380]Vedi il cap. VIII, {p. [pg 133]_}.
[381]Bartels, op. cit., v. III.
[382]Brydone, op. cit., lett. XXIX.
[383]Bartels, op. cit., v. III, pp. 597-99.
[384]Vedi a p. [pg 275]_.
[385]Brydone, op. cit., lett. XXII. — Hager, Gemälde. — Meli, Poesie, p. 87.
[386]Riedesel, op. cit., p. 121.
[387]Goethe, op. cit., lett. del 3 aprile 1787.
[388]Lettres, p. 346. A La Haye, MDCCLXXVII.
[389]Bartels, op. cit., v. III, p. 581.
[390]Brydone, op. cit., lett. XXII.
[391]De Borch, op. cit., t. II, pp. 132-33.
[392]Un Voyageur italien, Lettres, lett. 16 ottobre 1776.
[393]De Saint-Non, op. cit., t. IV, p. I, p. 142.
[394]Bartels, op. cit., v. III, p. 554.
[395]De M[ayer], op. cit., lett. XV.
[396]Un Voyageur italien, op. cit., p. 19, nota. — Lettres sur la Sicile par un Voyageur italien à un de ses amis. Amsterdam, MDCCLXXVIII.
[397]D'Espinchal, op. cit., pp. 48-50, 64.
[398]Houel, op. cit., t. I, p. 67.
[399]Creuzé de Lesser, op. cit., p. 109.
[400]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXVII, p. 394.
[401]Meli, Poesie: Lu Cafeaus, p. 137.
[402]Meli, Poesie: Ma chi pittura, p. 372; Nun cchiù Porta Filici, p. 89.
[403]Meli, Poesie: In lodi di la Flora, p. 77; Ma chi pittura! pp. 372-74.
[404]Melchiore, Poesie, p. 104.
[405]Diario ined., a. 1798, p. 412.
[406]Vedi bando del 13 ottobre 1774.
[407]Un minuto spoglio di registri delle commoranti in questo Reclusorio mi ha favorito, per graziosa raccomandazione del Presidente di esso, sig. Ing. Giovanni Biondolillo, l'archivista avv. S. Minutilla.
[408]Un nobile ed ardito siciliano lasciava scritto: «L'amore è tutto in Sicilia. Feroce nel popolo, esso perde sempre del suo colore scuro salendo i diversi gradini della società, fino alla nobiltà, dove prende nome di galanteria, od anche altro nome che suona men bene. Cagione d'assassinî in quello...» Palmieri de Miccichè, op. cit., t. I, ch. XL.
[409]Bartels, op. cit., v. III, p. 598.
[410]Cannella, Lettere, pp. 42-43.
[411]Villabianca, Diario ined., a. 1797, p. 191. Questo nobilissimo cicisbeo era il Principe di Roccaromana Capua.
[412]Vedi in questo volume, p. [pg 278]_.
[413]Meli, Poesie, pp. 138-39, 373.
[414]M. Pasqualino da Palermo, Vocabolario siciliano etimologico, italiano e latino, t. I, p. 316 (Palermo, MDCCLXXXV): «Cicisbeu, cicisbeo, dal franc. ciche, parvulus, e beau, pulcher».
[415]Potenti questi due ultimi versi! i quali voglion dire: il cuore fingendo (in mezzo a tanti piaceri) di svenirsi, ci ingrassa, ed è al colmo della soddisfazione e della contentezza.
[416]Brydone, op. cit., lett. XXIII.
[417]Justus Tommasini, Briefe aus Sizilien, p. 32. Berlin, Nicolai. 1825.
[418]Riedesel, op. cit., p. 121. — Bartels, v. II, p 605, v. III, pp. 596-97. — Un Voyageur italien, Lettres, lett. 16 ottobre 1876.
[419]Cicalate, pp. 39-40.
[420]Meli, Poesie: Lirica, nn. IX e XI e altrove scherza su queste penne, moda contro la quale penetrò in Palermo una stampa volante col titolo: Alle Dame romane per l'uso del pennacchio. Canzonetta (s. a.), che principiava così: Quelle penne bianche e nere, Che sul capo voi portate, Care donne innamorate, Vi fan crescere beltà.
[421]Provviste del Senato, a. 1792-93, p. 298, a. 1793-94, primi fogli. — Villabianca, Diario ined., a. 1788, p. 447; a. 1789, 12 marzo; a. 1790, p. 424.
[422]G. Alessi, Aneddoti della Sicilia, n. 317. Ms. Qq. H, 43 della Biblioteca Comunale.
[423]Meli, Poesie: La Moda (4 aprile 1778). — Pippo Romeo, Cicalate, p. 38, nel 1772 aveva detto in Messina: Non stranizzarti, amico, è questa oggi la moda: Un promontorio in testa e palmi sei di coda. Costumasi un tuppè degno di andare in fiera Non so se sia castello, piramide o montera.
[424]Pippo Romeo, Cicalate, p. 38. — Meli, Poesie: Lirica, n. IX.
[425]Una notizia inedita d'Archivio: Quando nel 1754 si ricompose in forma di Unione il sodalizio dei parrucchieri palermitani, il numero dei soli maestri intervenuti fu di 98! Nel 1780 la maestranza dei barbieri contava non meno di 250 soci. Vedi le Carte delle Maestranze di Palermo nell'Archivio Comunale.
[426]Pippo Romeo, Cicalate, p. 210.
[427]Vedi nel vol. II, il cap. Teatri.
[428]Villabianca, Diario ined., a. 1790, p. 336.
[429]Palmieri de Miccichè, op. cit., t. I, ch. X.
[430]Due fortezze di Messina.
[431]Cicalate, pp. 392-93.
[432]Meli, Poesie, pp. 89-90.
[433]Scufini, cuffie; frisaturi, acconciature.
[434]Fadedda o fodedda, gonnella, gonna.
[435]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XX, p. 103.
[436]Cianchettu, arnese imbottito per sotto le vesti delle donne, buono ad aggiustare i fianchi (cianchi) ed il contorno della vita.
[437]Farai voltare indietro a guardarti chichessia. Meli, Poesie: Lirica, n. XI, p. 81.
[438]Meli, Poesie, p. 373: Cu' ci offerisci La tabacchera, Cui la stuccera Ci prujrà.
[439]Diario del Duchino di Camastra, nella Biblioteca Trabia, a. 1799.
[440]Frisaturi, voce qui usata nel significato di persone che trafficassero di capelli posticci, di ricciaie e di parrucche.
[441]Cicalate, p. 354.
[442]Poesie: Lirica, nn. IX e XI. Costante è nel Meli la preoccupazione delle novità della moda e della libertà francese.
[443]Figghiolu, nella parlata messinese, fanciullo, piccolo.
[444]Cicalate, p. 392.
[445]Reali Dispacci, a. 1784, n. 1514, ff. 202-203. R. Archivio di Stato di Palermo.
[446]Nel 1775 prosperava ancora in Palermo una numerosa maestranza di conza-calzette di seta. Diversa la etichetta pel lutto rigorosissimo: nel primo mese, rattina, senza manichette e senza cipria, e con fibbie di lutto; nel secondo e terzo, panno e poche assole come nel lutto rigoroso; nel quinto e sesto, lutto più leggiero.
[447]Vedi nel cap. XIV, p. [pg 233]_.
[448]Vedi cap. VI, p. [pg 116]_.
[449]Bando del Vicerè Caracciolo in data del 26 dicembre 1783.
[450]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXVIII, pp. 3-5.
[451]Santacolomba, op. cit., p. 385.
[452]Bartels, op. cit., v. III, pp. 539-40.
[453]Real Segreteria, Incartamenti, filza 5499, Archivio di Stato in Palermo. Dalle parole e quantunque fino senza orrore (qui segnate con parentesi) è tracciata al margine della minuta una linea, che fa supporre il tratto chiuso non essere stato partecipato nella lettera ufficiale al Principe di Castelcicala. — Dobbiamo questa indicazione all'egr. avv. Francesco La Mantia, Archivista nel R. Archivio di Stato in Palermo.
[454]Bando del Presidente del Regno, Arcivescovo D. Filippo Lopez y Royo, in data del 16 Giugno 1798.
[455]D'Angelo, Giornale ined., p. 204.
[456]D'Angelo, Giornale ined., 10 marzo 1799, pp. 328-29.
[457]Lo stesso, op. cit., p. 568.
[458]D'Angelo, Giornale ined., p. 745. — Villabianca, Diario ined., a. 1800, p. 57-59.
[459]Palmieri de Miccichè, op. cit., t. I, ch. XXXIV.
[460]La festa, principiata di sera, finì il dimani a 12 ore, con una colazione profusissima, degna della profusissima cena della notte e delle continue portate di sorbetti, liquori e vini forestieri. La immensa terrazza dal lato del mare era convertita in galleria coperta. Le due musiche di strumenti a fiato che allietaronla costarono 100 onze; e la neve consumata pei gelati fu 40 carichi, come a dire cinque migliaia di chilogrammi d'oggi. Vedi Villabianca, Diario ined., a. 1799, pp. 354-56.
[461]Brydone, op. cit., lett. XXIII.
[462]D'Angelo, Giornale ined., p. 105.
[463]Brydone, op. cit., lett. XX, e XXXIII.
[464]Galt, op. cit., pp. 40-41.
[465]Melchiore, Poesie, p. 62.
[466]De Borch, op. cit., t. II, p. 82.
[467]Meli, Poesie: Lu boi e la muschitta.
[468]Brydone, op. cit., lett. XXIII.
[469]Una notizia in proposito ha Galt, op. cit., p. 40.
[470]Usava, difatti, ed usa ancora, lo speziu sarvaggiu, falso pepe, ed il sale di menza macina, cioè non tutto raffinato.
[471]Galt, op. cit., p. 27.
[472]Arrivata la morte, invece della notizia della morte!
[473]I manichetti erano le dentelles che si cucivano all'orlo delle maniche.
[474]Bando e Comandamento d'ordine dell'Ecc. D. Marcantonio Colonna Principe d'Aliano in data del 6 marzo 1775.
[475]Sul lutto specialmente nel popolo, può vedersi il cap. che ne parla nei nostri Usi e Costumi, v. II, pp. 230-40.
[476]Hager, Gemälde, p. 125-27.
[477]Bartels, op. cit., p. 629. Cfr. il cap. XIV, p. 256: Nobiltà.
[478]Santacolomba, op. cit., p. 454.
[479]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXI, pp. 337-38. Varie confraternite aveano per pio istituto il seppellire coloro che per estrema povertà sarebbero rimasti insepolti; erano quelle di S. Giuseppe ab Arimathea, delle Sette Opere della Misericordia, de' Pellegrini, di S. Ivone, di S. Giuliano, di S. Francesco, ecc. Esse potevano limosinare in tutti quei giorni che dovesse seppellirsi qualche povero, «il che in una città così popolosa avviene quasi ogni giorno». Fundatio publici Caemeterii, p. 88. Anno 1785.
[480]Teixejra, op. cit., cap. XII.
[481]R. Decreto del 15 Gennaio 1783.
[482]Galt, op. cit., p. 50. Vedi nel presente vol., p. [pg 219]_.
[483]Hager, Gemälde, pp. 118-19.
[484]Galt, op. cit., p. 50. Vedi nel presente vol., p. [pg 219]_.
[485]Pindemonte, I Sepolcri.
[486]Rezzonico, op. cit., v. I, pp. 52-53. Non c'è forse viaggiatore che giungendo a Palermo non abbia cercato di visitare e poi descrivere queste catacombe, ora non più aperte alle seppellizioni. Se non andiamo errati, il primo straniero che ne abbia fatto menzione fu nel 1726 D'Orville (in Sicula, pars I, caput V, p. 45; Amstelodami, MDCCLXVI). Seguirono nel 1770 Brydone (lett. XXV); nel 1785 Münter (v. I, pp. 4-5); dopo il 1787 Bartels (v. III, lett. XXXIV); nel 1793 il citato Rezzonico e poco dopo Hager (pp. 168-85).
[487]Vedi nel cap. II, p. [pg 15]_.
[488]Opuscoli, t. 5, a. 1795. Ms. di proprietà dell'On. Pietro Lanza Principe di Trabia, a cui siamo grati di aver egli messo a nostra disposizione questo ed altri pregiati mss.
[489]Villabianca, Diario ined., a. 1796, pp. 583-85.
[490]M. Qq. D. 105, pp. 101, 138, 144, retro.
[491]Diario dell'art. 1779, p. 86.
[492]Diario del 1780, pp. 255 e 261.
[493]26 nov. 1781. Diario a. 1781-82, p. 183.
[494]Diario ined., 19 sett 1798, p. 490; 3 febbr. 1799, p. 142.
[495]La insipiente accidia o acquiescenza dei pubblici Amministratori dopo il 1860 tolse e fece portar via come ferro vecchio questa porta, nè si sa dove sia andata a finire.
[496]Goethe, op. cit., lett. del 6 aprile 1787. — G., Wanderungen, conferma (p. 22) che «in Italia non v'è monte più bello».
[497]G., Wanderungen, p. 21.
[498]Anni 1780, 1787, 1790.
[499]Pitrè, Fiabe, Novelle e Racconti pop. sic., v. IV, n. CCLXVIII. Cfr. nel presente volume il cap. II, p. [pg 27]_.
[500]De Saint-Non, op. cit., t. IV, I. p., p. 141.
[501]Bartels, op. cit., v. III, p. 353.
[502]De Borch, op. cit., t. II, p. 132.
[503]Vedi il cap. XX, {p. [pg 305]_}: La moda delle donne.
[504]Vedi nel v. II di quest'opera il cap. Casotti.
[505]Hager, Gemälde, nell'opuscolo cit. Donne e Passeggiate, p. 7.
[506]Meli, Poesie: odi IX, XXIV, e pp. 372-74.
[507]Cfr. Pitrè, Usi e Costumi, v. III, p. 110.
[508]Goethe, op. cit., lett. del 7 aprile 1787.
[509]G., Wanderungen, p. 21. — Justus Tommasini, pp. 54-55.
[510]De Mayer, op. cit., lett. XV.
[511]Appena la Villa Giulia fu aperta al pubblico, il Principe di Paternò G. L. Moncada, Capitan Giustiziere, legava al Senato (1778) l'annua rendita di onze 50 per la musica da farvisi ogni giorno, dal 1º luglio al 30 settembre, dalle ore 22 a mezz'ora di sera (Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXVI, p. 204). Gareggiando di patriottismo il Presidente G. B. Paternò legava altra somma per «la notturna illuminazione nel tempo estivo quando mancava la luna». Monsignor Gioeni fece di suo le porte, i chioschi, la fontana centrale, ecc. (Teixejra, op. cit., cap. XIV, §§ 211-212).
[512]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXVI, pp. 372-73; v. XXVIII, pp. 176, 357-58; Palermo d'oggigiorno, v. II, p. 126.
[513]Meli, Poesie: Canzuna scritta in tempu e nell'occasioni chi incominciava a costruirsi la Villa Pubblica, ecc.
[514]Lo stesso, Poesie, pp. 35, 75, 77.
[515]Scimonelli, Poesie: Contro una comitiva, ecc.
[516]A. Forno, Opuscoli, p. CCXXX. In Napoli, 1792.
[517]Meli, Poesie, p. 374 ed anche a p. 92.
[518]Chi vuol sapere altro di questa simbolica statua, legga il Diario del Villabianca, in Bibl., v. XXVIII, pp. 358-62. Aggiungiamo per la dolorosa cronaca, che dopo il 1860 per la eterna inconscienza di amministratori incuranti d'ogni memoria storica, la sirena fu venduta, o ceduta, o regalata ad un privato, che la tiene, dicono, in un suo giardino di via Pietro Pisani.
[519]Meli, Poesie: Porta Nuova, pp. 90-91.
[520]Di queste quattro fontane la 1ª era nella Piazza S. Teresa o Indipendenza, ove ora sorge l'obelisco, la 2ª, sola che rimanga, al fianco occidentale del R. Educatorio Maria Adelaide; la 3ª, nel mezzo d'un piccolo anfiteatro, scomparsa dietro un muricciuolo rimpetto l'antica Chiesa, oggi quartiere della Vittoria; la 4ª, di fronte alla via dei Cappuccini, adesso Pindemonte.
[521]Senza i cavalli, cioè senza carrozze.
[522]Melchiore, Poesie, pp. 247-49.
[523]Meli, Poesie: ode n. XXIX: Zè Sciaveria.
[524]L'egr. avv. Guglielmo Savagnone, Direttore dell'Archivio Comunale di Palermo, il quale con ogni maniera di gentilezze ha aiutato le nostre ricerche per lo studio delle condizioni amministrative ed economiche della città, ci fa conoscere che nel 1781 in favore del Banco Comunale di Palermo veniva assegnata una «soggiogazione di ducati 45 annui sopra la casina (villa) e le case alla zia Sciaveria, così detto Romagnolo». La contrada è denominata: Zi Sciaveria; Romagnolo figura come soprannome; e non vuolsi dimenticare che quest'ultimo nome, ora tanto comune, nacque dalla villa del Senatore Corrado Romagnolo.
[525]Vedi cap. II: Su e giù per Palermo, pp. [pg 35]_-36.
[526]Villabianca, Palermo d'oggigiorno, v. II, p. 144.
[527]Rezzonico, op. cit., v. I, pp. 47-48.
[528]Le impressioni d'allora del Goethe si trovano conservate nella Italienische Reise (lettera del 9 Aprile 1787), la quale, come è risaputo, non venne pubblicata prima del 1816-17.
[529]Rezzonico, op. cit., v. I, p. 45.
[530]Palmieri de Miccichè, op. cit., t. II, p. 216.
[531]Villabianca, Palermo d'oggigiorno, v. II, pp. 165-66.
[532]Meli, Poesie: Epigrammi, I, p. 101.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (diari/diarî, giudizi/giudizî, seguito/seguìto e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Per comodità di lettura sono stati inseriti nelle note, dove non presenti, i numeri di pagina relativi al testo richiamato nelle note stesse, nella forma {p. nn}. Sono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale):

9 — la via [Albuquerque] [Alburquerque] son testimoni

56 — che nessuno getti fuori di casa [immondezze] [immodezze]

112 — giunti alle più insopportabili [isopportabili] prescrizioni

125 — La [segaligna] [segalinga] statua di Carlo V

175 — da piogge [violente] [violenti]

250 — che le venivan [presentati] [presentanti]

293 — Tra le malattie in voga [predomina] [perdomina]

300 — nota 411 — era il Principe di Roccaromana [Capua] [Capoa]

*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA IN PALERMO, VOLUME 1 ***