VII. Premura del Cardinale pei monasteri delle Sacre Vergini.

Federico sovvenne, premuroso, con ogni sorta di soccorsi e conforti, le vergini consacrate a Dio ne’ monasteri, dove il debol sesso vive dal sociale consorzio segregato. Egli prescrisse quanto doveva farsi subito e per l’avvenire, affinchè quelle religiose e solitarie vergini conservassero integra la fama, tranquillo l’animo, nè mancassero loro i necessarj alimenti. Provvide che si comperassero di tempo in tempo i cibi duraturi per alcuni giorni, ordinando, fra le altre cose, di evitare in tali compere gli inutili discorsi coi venditori e l’intromettersi di molte persone ne’ monasteri, non esclusi i servi, perchè sempre sospetti.

Le cose poi che soglionsi introdurre pel torno fossero senza panni od involucro, ma poste in vasi di stagno, di rame, di vetro. I quali vasi e le cordicelle non si ricevessero entro il monastero, ma cavato fuori il contenuto nei medesimi, si restituissero subito, mandandoli al di fuori. Così pure non dovevasi per allora mandar fuori stoviglie, canestri, cesti, ovvero usciti una volta che fossero non più riprenderli e toccarli. Proibì altresì di ricevere scrigni, casse, e quant’altri oggetti i parenti, gli amici o i benefattori del monastero e dell’Ordine volessero dare in custodia alle sacre vergini.

Stabilì e circoscrisse il numero degli inservienti, e limitò pure i soliti cicalecci al parlatorio, le lettere femminili, i donativi di dolci ed altre futilità quasi illecite sempre, e in quel tempo pericolose e fatali, perchè non vietandole avrebbero introdotto il contagio ne’ monasteri.