CONCLUSIONE
A questo punto, sebbene molti fili ancora sparsi parrebbero domandare altro cammino, pure abbiam fermo di prender commiato dal nostro lettore; che i capi di quelli non si potrebbero annodare altrimenti, che uscendo fuori del circolo assegnato dai destini all'opera del nostro protagonista. Così potessimo anche sul conto suo pretermettere le ultime notizie, tanto sono esse contrarie a ciò che poc'anzi ne pareva promesso!
Il conforto generato dallo spettacolo di un'angoscia estrema repentinemente mutata nell'estrema gioia, e d'una crudeltà mostruosa costretta, per la malìa di un amore forte come l'istinto, a conceder ciò che anche la naturale clemenza forse avrebbe dubitato d'accordare; tutte le emozioni, che, staccandoci poc'anzi dalla moglie di Manfredo e dal governatore Lautrec, si suscitarono in noi, al risolversi inatteso di tante ansie, non si vorrebbero più distruggere, e l'anima prova quasi un bisogno di soddisfare finalmente ai tanti desiderj nodriti, ai tanti voti fatti lungo il disastroso viaggio. Per ciò, lo ripetiamo, vorremmo aver finito, anzichè rompere a' lettori la loro aspettazione con un contrapposto estremamente crudo. Ma essendo costretti a non dissimulare il vero, faremo almeno come chi, recando infauste nuove, tenta un giro alle parole, il quale, senz'essere mendace, non riesca straziante, Per qual fine accenneremo a' fatti e nulla più, senza descriverli, senza pesarli, senza narrarli, quasi fuggendo.
Allorchè dunque la Ginevra s'affrettava verso la Francia, e il conte Mandello, uscito da Milano coi soldati che vi aveva condotti, riducevasi di bel nuovo a Reggio e pieno di speranza per la notizia del trattato conchiuso finalmente tra Leone e Carlo; negli ultimi giorni del giugno di quest'anno, morì il figlio del Lautrec. Le parole pronunciate dalla Ginevra nell'impeto della sua gratitudine non ebbero la virtù di arrestare i guasti di un malore invincibile, e il funesto avvenimento un altro ne trasse seco. Il giudizio della Cameretta stato sospeso si ricominciò, e il marchese Palavicino fu condannato.
Precedendo di molti anni la caparbia volontà di quel governatore spagnuolo che distrusse un decreto del suo sovrano, il Lautrec non tenne conto di quanto il suo re avrebbe per avventura concesso alle preghiere della moglie di Manfredo. Disperato e furente, non volle esser il solo colpito dalla sventura, e della sua disperazione fece sugli altri pesare i tremendi effetti,
L'antivigilia del giorno di s. Pietro, Manfredo Palavicino, al cospetto di pochi spettatori sbalorditi e muti e invano pietosi, dalla torre del castello fu condotto al patibolo, dove finì la vita generosa e infelice senz'aver potuto compire quanto aveva incominciato.
Forse per ciò la storia mostrò poi di non avergli gran riguardo, e mise il suo nome in fondo al numeroso elenco di tanti che men di lui avevano diritto alla gratitudine de' posteri.
Ma appunto per questo ci siam seco accompagnati negli anni più operosi e più calamitosi della sua vita; che delle ingiurie patite dai Milanesi e prima e dopo la giornata di Marignano fu desso che preparò le vendette consumate di poi alla battaglia della Bicocca, per la quale chi aveva per tanti anni conculcata la Lombardia fu costretto a cedere il luogo al suo duca naturale.
Nel far poi, in quanto potevasi, il ritratto de' tempi in cui visse il Palavicino, abbiamo avuto l'animo ad altri fini che non diremo qui; perchè delle cose sparse in tutto uno scritto è inutile anzi è ridicolo affannarsi di mostrar la ragione all'ultima pagina, se il lettore, anche tra il sonno e la veglia, non seppe coglierla da per sè, quando teneva il libro fra le mani.