Note

[1]Vannucci, I primi tempi della libertà fiorentina.
[2]Estratta dal Codice 1118 Riccardiano, che contiene una raccolta delle poesie di Cino.
[3]Di Sovana nella maremma senese.
[4]La Donazione di Costantino ne' tempi posteriori impugnata, allora fu avuta per certa generalmente, e la credè lo stesso Alighieri: «Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre, Non la tua conversion, ma quella dote Che da te prese il primo ricco patre!» —— Dante, Inferno, C. XIX.

«Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,

Non la tua conversion, ma quella dote

Che da te prese il primo ricco patre!»

—— Dante, Inferno, C. XIX.

[5]Denina, Rivoluzione d'Italia.
[6]Tali le opinioni di Dante, cui consonavano quelle di Cino; perchè ambedue credevan salute all'Italia la discesa dell'imperatore.
[7]V. Arferuoli, Storie pistoiesi M. S.
[8]«Salsi colui che, inanellata pria, Disposata m'avea con la sua gemma.» —— Dante, Purgatorio, C. V.
[9]Vicinguerra verso il 1310 tornato a Pistoia ricchissimo, vi fece edificare quel grandioso palazzo che ancor vi si vede: quindi, le ville di Castelnuovo, di Montebuono, di Cafaggio, di Castel-Martini, e la magnifica della Magia; tutte nel circondario pistoiese. Morì nel 1322. Genealogia e Storia della famiglia Panciatichi, descritta da Luigi Passerini. (Firenze, 1858.)
[10]Porzia nel 1539 disposata a Bernardo Tasso, fu figlia d'Jacopo di Piero di Ranieri de' Rossi: il quale ebbe pure due maschi, Lodovico e Francesco, e un'altra figlia, Ippolita, dalla consorte Lucrezia de' Gambacorti di Pisa. Memorie manoscritte della famiglia de' Rossi di Pistoia, esistenti presso di essa. Notizie biografiche di Porzia de Rossi pubblicate da Giuseppe Tigri per le Nozze De Rossi e Rucellai, Pistoia 1871.
[11]Delle opere legali di messer Cino, fra Codici e edizioni a stampa, se ne conoscono dieci. Dei Codici del Commento, uno è quello della città di Chartres; l'altro di quella di Torino; un terzo della Magliabechiana di Firenze. Delle edizioni di esso Commento la prima è quella di Pavia del 1483 che si conserva nella libreria dei canonici della cattedrale di Lucca: poi quella di Venezia del 1493, che è fra i libri della Palatina di Firenze. Quella edita e illustrata dal Cisnero a Francoforte sul Meno nel 1578 reputata delle più belle. È ricordata dall'Ughelli un'edizione con chiose delle Addizioni all'Inforziato, senz'altro. Sul Digesto vecchio l'edizione di Lione del 1526. Sul Trattato delle successioni quella di Venezia del 1570. E sul Codice e il Digesto vecchio una preziosa e più antica del 1547, presso Filippo Rossi-Cassigoli di Pistoia, nella sua completa Biblioteca Pistoiese, che con tanto studio e grande amore ha raccolto. Delle Rime poi si hanno due antiche edizioni. Una pubblicata dal Pilli, Roma 1559; l'altra da Faustino Tasso, Venezia 1589. Senza ricordar quelle sparse dipoi in varie raccolte, ne avemmo tre edizioni su i primi di questo secolo, riscontrate su molti Codici (de' quali si noverano fino a quattordici), e pubblicate per cura del professore Sebastiano Ciampi: la terza delle quali, la più completa, in Pistoia pe' tipi Manfredini 1826, con un dotto discorso del Ciampi stesso intorno alla vita e alle opere dell'autore. Un'ultima edizione delle Rime di Messer Cino, con cenni sulla vita e sulle opere, fu pubblicata a Firenze pe' tipi Barbera 1862 ordinata con molta critica, insieme ad altre del secolo XIV, dal professore Giosuè Carducci.
[12]La casata de' Sinibuldi si estinse nel 1497.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

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