IV.
Questa rivolta segna l’inizio di un interminabile seguito di calamità, guerre civili, guerre esterne, pesti e carestie che per cinquant’anni, spopolarono e impoverirono l’Impero, distruggendo le élites che l’avevano governato, pacificato, e incivilito durante il primo e il secondo secolo; e con queste élites, le arti della pace e la parte migliore della cultura greca e latina.
Si cercano da secoli le ragioni per cui la civiltà antica è scomparsa: e si capisce che l’argomento abbia tentato e tenti gli spiriti, perchè poche civiltà sono state, nel loro fiore, più gloriose, e hanno, nello stesso tempo, subito un destino più fatale. Quando noi consideriamo quale fu la sorte della civiltà che, dall’anno mille, cominciò a rifiorire in Europa sulle rovine della antica, non possiamo non domandarci perchè l’Europa goda da 9 secoli di uno sviluppo quasi ininterrotto, in cui le conquiste e i profitti accennati sorpassano sempre le perdite; e perchè, invece, la civiltà antica, vigorosa e creatrice, è stata vittima di una terribile catastrofe, in cui doveva essere, quasi interamente, sommersa. Si accusano da molti, le invasioni dei barbari; e si dimentica che è necessario, allora, spiegare come un sì grande Impero, che possedeva tutta la scienza militare dell’epoca, non sia stato capace di difendere le sue frontiere, contro quei popoli che da lui avevano imparato i primi rudimenti dell’arte della guerra e del governo. Altri storici attribuiscono questa rovina al cristianesimo; altri ancora alla preponderanza che presero, nell’Impero, le classi inferiori e le popolazioni più barbare; altri al fiscalismo spoliatore e all’assolutismo. Ma tutte queste spiegazioni, in parte giuste, non spiegano nulla; se non si spiega nello stesso tempo perchè il cristianesimo potè, in certo momento, imporre all’Impero dottrine e istituzioni, che dovevano annientare il suo vigore politico e militare; se non si spiega per quali ragioni le razze, che popolavano l’Impero, si mescolarono insieme, diventando barbare; e come e perchè lo Stato finì per strangolare l’Impero con il suo assolutismo e la sua finanza insensata. Tutti questi fenomeni di decomposizione dovevano avere una causa prima, che bisogna chiarificare.
Questa causa prima è un grande disordine politico: proprio quel disordine politico, che fu generato dalle guerre civili seguite alla morte di Alessandro Severo e che continuò per mezzo secolo. Ma quale fu a sua volta la causa di questo disordine politico? L’annientamento assoluto dell’autorità del Senato, che tanti storici considerano come ingombro inutile nella struttura dell’Impero. Il Senato fu distrutto dalle legioni barbare che, a un certo momento, non s’inchinarono più alla sua autorità secolare; dalla paura che lo paralizzò dinanzi alla forza scatenata delle legioni, quando s’accorse che il suo prestigio, tutto morale, non esisteva più; dalla distruzione delle famiglie più illustri e più rispettate; dagli elementi nuovi, incolti e grossolani, che riempirono i vuoti della vecchia aristocrazia, decimata dalle guerre civili. Ma quando il Senato fu spogliato della sua autorità, non ci fu più in tutto l’Impero un’autorità capace di legittimare l’imperatore; venne cioè a mancare ogni principio di legittimità, in nome del quale si riconoscessero tutti obbligati a obbedire all’Imperatore; e con questo principio sparì ogni traccia di procedura legale per l’elezione dei capi dell’Impero. Le legioni scelsero gli imperatori, e il loro favore divenne unica fonte dell’autorità suprema; ma le legioni eran molte, stazionavano in paesi lontani, di rado si trovavano d’accordo, e spesso cambiavano idea.
Come si sarebbe potuto, se non con la guerra e la spada, fare una scelta, fra imperatori che tutti si riconoscevano lo stesso diritto, poichè tutti erano egualmente eletti da legioni, il cui voto conclamatorio aveva il medesimo valore? Onde l’interminabile seguito delle guerre civili; perchè non c’è verdetto della forza contro il quale non si possa ricorrere alla forza. Non era la prima volta che, nel mondo antico, un popolo restava come sospeso in aria, dopochè erano cadute quelle istituzioni con cui s’era, per secoli, governato.
Ma quelle crisi, benchè spesso rovinose, erano state circoscritte, trovandosi quei popoli attorniati di Stati, in cui l’ordine legale non era turbato, e in cui il potere si basava su un principio di legittimità ancora solido. Il popolo in rivoluzione poteva sempre prendere in prestito ai paesi confinanti questo principio di legittimità e il modello delle istituzioni, che su quello posavano, per ristabilire, presto o tardi, un governo. Quando in un popolo l’anarchia durava tanto tempo da inquietare i vicini, si trovava sempre tra questi vicini, uno Stato, pronto a imporre con la forza quell’ordine, che non sapeva darsi da sè. Per questo, nell’antichità, le guerre sono tanto spesso legate alle rivoluzioni interne degli Stati.
Invece, per la prima volta nella storia del mondo antico, nel terzo secolo nella nostra era, un immenso Impero si trovò senza un principio con cui distinguere l’autorità legittima dall’usurpazione violenta, senza nessuna istituzione politica abbastanza forte per imporre tale principio. Ma questo immenso Impero, che comprendeva una parte dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa, era, per la sua stessa grandezza, al sicuro di un intervento, che vi avrebbe ristabilito l’ordine, imponendo altri principii e altre istituzioni; e non poteva d’altra parte attingere in nessun paese un nuovo principio di legittimità, perchè a settentrione, a occidente, a mezzogiorno, confinava con una turbolenta barbarie; a oriente con un Stato non barbaro, l’Impero persiano, ma di recente fondazione, uscito appena da una guerra civile, ostile e quanto diverso per storia ed aspirazioni! L’Impero Romano fu dunque abbandonato a sè stesso e costretto a risolvere il tremendo problema di trovare, con le sue forze, un nuovo principio d’autorità e di legittimità. Donde la formidabile esplosione di violenza, che distrusse a poco a poco la più grande e miglior parte della civiltà antica.