VI.
Anche la legislazione economica di Costantino è molto importante. Pare che proprio Costantino abbia avviato l’impero all’organizzazione coercitiva del lavoro e della produzione. La ragione principale che ci induce a crederlo è che nel codice teodosiano (XIII-5) le leggi più importanti che organizzano il servizio dei navicularii sono di Costantino, e che le leggi degli imperatori successivi, relativamente a questo servizio, alludono spesso ad altre sue leggi, che non ci sono arrivate. Queste leggi ci danno una idea abbastanza precisa dell’organizzazione dei trasporti marittimi nel quarto secolo; e non sarà inutile fermarci un momento su questo argomento, per capire in che condizione si trovavano ridotti il lavoro e la produzione durante l’agonia dell’Impero. I navicularii erano gli armatori, che facevano i trasporti marittimi per conto dello Stato (grano, marmi, soldati, oggetti necessari agli eserciti); e formavano in tutte le provincie una corporazione, i cui membri venivano indicati dal governo secondo certe regole fissate dalla legge. Erano sempre scelti nelle classi possidenti; e se, come membri della corporazione, godevano di molti privilegi, non potevano nemmeno rifiutare di farne parte, quando voleva il governo; era, anzi, per i cittadini scelti, un dovere com’è ai giorni nostri, il servizio militare; e un dovere che si trasmetteva con le proprietà. Chi comprava o ereditava i beni di un navicularius, ne assumeva anche il compito. In che cosa consisteva, questo compito? Il navicularius doveva costruire un bastimento secondo il disegno che gli forniva lo Stato, e tenerlo a disposizione dello Stato, per ogni sua necessità. Riceveva dallo Stato, gratuitamente, il materiale necessario per la costruzione e delle sovvenzioni (subsidia) per le spese di navigazione; pare che lo Stato lo garantisse anche contro i naufraghi e gli altri accidenti. Le spese di riparazione e l’eventuale differenza tra il costo reale dei viaggi e i subsidia allogati dallo Stato erano a carico del navicularius.
Al principio del quarto secolo troviamo dunque nell’Impero una organizzazione coercitiva di trasporti marittimi fatti per via di requisizioni, che doveva essere una novità, poichè non se ne trova traccia nei secoli precedenti. Tutto ci fa credere che, nel primo e secondo secolo, i trasporti marittimi fossero liberi; gli imperatori, allora, si limitavano tutt’al più a incoraggiare, con sovvenzioni e favori, gli armatori che si dedicavano particolarmente al servizio dello Stato. Questo sistema di requisizione, del resto, doveva essere molto oneroso per i navicularii, com’è provato dagli sforzi che si facevano per sfuggire a quel dovere, e dai molti inconvenienti ai quali le leggi han cercato di rimediare. Anche questi inconvenienti sono curiosi a studiarsi. Il maggiore era la lentezza voluta dei viaggi. Siccome i trasporti erano onerosi per i navicularii, costoro avevano interesse di viaggiare, per conto dello Stato, il meno possibile. La cosa era, a quei tempi, molto facile, perchè la navigazione non poteva sfidare le tempeste e il cattivo tempo, come la navigazione moderna, che dispone di navi di ferro e di macchine a vapore. Bisognava aspettare il bel tempo, rifugiarsi quando si avvicinava la tempesta, nei porti. Col pretesto di non esporre il bastimento, di cui lo Stato, in qualche maniera, era comproprietario e garante, al pericolo del naufragio, il navicularius poteva fermarlo per strada fin che voleva, cercar dei noli per conto di privati, tentare di ricavare un profitto personale dal servizio oneroso, che gli imponeva lo Stato. Questo inconveniente era così inerente al sistema, che, come ci insegna il codice teodosiano, Costantino dovette concedere ai navicularii due anni di tempo per ogni viaggio di andata e ritorno nel Mediterraneo. Se non riportava, nei due anni, all’autorità che gli aveva affidato le merci, le securitates, o ricevute di quelle merci, consegnate dall’autorità a cui eran dovute, il navicularius viaggiava a suo rischio e pericolo; lo Stato non garantiva più la perdita in caso di naufragio del bastimento. Tanto era l’interesse del navicularius a viaggiar lentamente, che lo Stato si accontentava di esigere, per suo servizio, da ogni bastimento e durante due anni, un solo viaggio: questo era il significato della legge. I trasporti marittimi erano insomma paralizzati a mezzo, in un impero che aveva nel Mediterraneo la grande via di comunicazione tra le provincie!
Ma il codice teodosiano ci fa sapere che anche questa generosità dello Stato non bastò a impedire nuovi abusi. I due anni, conceduti da Costantino per ogni viaggio, bastavano ampiamente ai navicularii abili e senza scrupoli, per fare affari dannosi all’interesse pubblico. Quelli che trasportavano del grano lo vendevano spesso nel primo porto di scalo, sopratutto durante gli anni di carestia, per ricomprarlo a miglior prezzo l’anno di poi. Ci volle una legge che, pur concedendo per il viaggio due anni di tempo, obbligava il navicularius a consegnare il carico nel primo anno (Cod. Teod. XIII, 5, 26).
Costantino ha dovuto rassegnarsi a un sistema così imperfetto, così oneroso, così pieno di abusi, solo perchè non poteva più servirsi, come gli imperatori del primo e del secondo secolo, della navigazione libera. Ma perchè non poteva più servirsi della navigazione libera? Su questo punto non abbiamo nessuna informazione diretta. Ma abbiamo un documento della maggiore importanza, che ci permette di attribuire questa difficoltà straordinaria ai prezzi eccessivi a cui s’erano alzati i trasporti marittimi, come ogni oggetto e ogni genere di lavoro, al principio del quarto secolo. Questo documento è il famoso editto di Diocleziano, de pretio rerum venalium, che tassa le merci fissando i prezzi che commercianti e clienti non possono oltrepassare, sotto pena di morte. Questo editto non ci ha soltanto trasmesso informazioni preziose sulla carezza della vita al principio del quarto secolo; ma lo precede una lunga prefazione dell’imperatore, nella quale il fenomeno della vita cara è analizzato e deplorato con molti particolari e molta forza, benchè in un latino oscuro e bizzarro. È detto chiaramente, in quella prefazione che i prezzi esorbitanti di tutte le cose stremano le risorse dell’amministrazione militare, in modo che tutti i tesori raccolti in tutto l’Impero per mantenere l’esercito, appaiono ogni giorno più insufficienti.
Senza dubbio Costantino ha dovuto ricorrere all’organizzazione coercitiva dei trasporti marittimi per conto dello Stato, perchè i trasporti liberi gli sarebbero costati somme enormi. Per giungere sino alla causa profonda di questa crisi, resterebbe dunque da spiegare perchè i prezzi avessero tanto aumento da disorganizzare tutta l’Amministrazione.
Diocleziano, che deplora il male e vuol guarirlo col ferro, non fa nessuno sforzo per ritrovarne le cause. Ma noi possiamo indovinarle anche dopo tanti secoli; erano la distruzione degli uomini e delle ricchezze, prodotta dalla guerra, le carestie, le epidemie, e la svalutazione del denaro. L’Impero non aveva più nè gli uomini nè le ricchezze necessarie, per mantenersi nella civiltà che aveva raggiunta; siccome voleva conservare una amministrazione e una organizzazione sociale troppo costose per la sua diminuita ricchezza, tutto rincarava — lavoro e oggetti — come capita sempre quando si chiede a un mercato più di quel che può dare. La svalutazione del denaro, di cui abbiamo già visto le ragioni, doveva anche allora generare quegli effetti che ha prodotto in tutte le epoche. Una volta falsificata l’unità di misura dei valori economici, nessuno sapeva più precisamente quanto valevano le cose; tutti i valori diventavano mobili; per mettersi al sicuro dal fluttuare del denaro, la gente ricorreva al solo mezzo che sembra esistere contro un male così capriccioso: guadagnare il più possibile, vendendo tutte le cose ai prezzi più alti.
La guerra e l’anarchia decomponevano dunque l’agricoltura, l’industria e il commercio, con cui si era sostenuta fino allora la vita materiale della civiltà antica. Costantino cercò di fermare questa decomposizione, con una organizzazione coercitiva. Siccome le cause di questa decomposizione persisteranno, questa organizzazione s’allargherà; a poco a poco, durante il quarto e il quinto secolo, la vita economica dell’Impero si muterà in un sistema complicato di requisizioni sempre più tiranniche, e che alla fine lo soffocheranno.