SCENA I.

Una grande veranda attigua alla casa di Solness. A sinistra è visibile una parte della casa ed una porta che dà sulla veranda. Una balaustrata a destra. In fondo, sulla parte stretta della veranda, una scala, che conduce al giardino sottostante. Grandi e vecchi alberi stendono i loro rami verso la casa sopra la veranda. A destra tra gli alberi si scorge una parte della nuova villa, con armature intorno alla torre. Nello sfondo, un vecchio steccato circonda il giardino. Al di fuori dello steccato, una strada con basse e malandate casupole. Orizzonte della sera con nuvole, illuminate dal sole morente. Sulla veranda una panca rustica lungo il muro della casa. Davanti la panca una tavola lunga; dall’altra parte della tavola una poltrona ed alcuni sgabelli di vimini. La Sig. Solness, in un gran scialle di crespo bianco sta riposando sulla poltrona, guardando fisso a destra. Dopo un momento entra Hilda Wangel, salendo la scala del giardino. È vestita come nell’atto precedente ed ha il cappello in testa. Porta sul petto un mazzettino di fiori di campo.

Signora Solness e Hilda.

Sig. Solness. (volgendo un po’ la testa) È stata in giardino, Signorina Wangel?

Hilda. Sì. L’ho percorso da capo a fondo.

Sig. Solness. Ed ha anche trovato dei fiori, a quel che vedo.

Hilda. Certo; ve ne sono tanti e poi tanti fra i cespugli.

Sig. Solness. Davvero? ancora adesso? Io non ci vado quasi mai in giardino.

Hilda. (avvicinandosi) Come? Al suo posto, correrei tutto il giorno.

Sig. Solness. (con un mesto sorriso) Non corro più, da lungo tempo.

Hilda. Ma infine scenderà almeno qualche volta ad ammirarne tutte le bellezze! Fa tanto bene!

Sig. Solness. Oh tutto ciò mi è diventato talmente estraneo! Mi fa paura quasi di rivederlo.

Hilda. Il suo proprio giardino!

Sig. Solness. Per me è come non fosse più mio.

Hilda. Oh, ma perchè dice così?

Sig. Solness. Non so. Non è più come quando vivevano mio padre e mia madre. Non può comprendere come è cambiato il giardino, signorina Wangel! Non ne rimane che alcuni pezzi. Vi hanno costruito delle case per degli estranei, per gente che non conosco e che mi possono vedere dalle loro finestre.

Hilda. (il suo viso s’illumina) Signora Solness!

Sig. Solness. Che cosa desidera?

Hilda. Posso restare un istante con lei?

Sig. Solness. Volentieri, se le fa piacere. (Hilda avvicina uno sgabello alla poltrona e siede)

Hilda. Ah, qui si sta bene al sole, proprio come un gatto.

Sig. Solness. (posandole la mano sulle spalle) Come è gentile di volersene star qui con me. Credevo che volesse andare da mio marito.

Hilda. Per far che?

Sig. Solness. Per aiutarlo.

Hilda. Oh no! Del resto non è in casa. È di là cogli operai. Aveva anzi un aspetto così superbo, che non ho osato parlargli.

Sig. Solness. Oh, non ci badi; in fondo è così mite e buono di cuore.

Hilda. Egli?

Sig. Solness. Non lo conosce ancora bene, signorina.

Hilda. (guardandola con affetto) È contenta di andar ad abitare nella nuova casa?

Sig. Solness. Dovrei esserlo, perchè questo è il desiderio di Halvard.

Hilda. Non è così che l’intendo io.

Sig. Solness. Eppure, sì, signorina Wangel. Il mio dovere è di fare la volontà di mio marito. Ma qualche volta è pur difficile l’obbedire.

Hilda. Sì, dev’essere difficile assai.

Sig. Solness. Creda pure. Se non si è migliori di me....

Hilda. Quando si ha sofferto quanto lei.

Sig. Solness. Che ne sa lei?

Hilda. Me l’ha raccontato il signor Solness.

Sig. Solness. Con me parla di rado di queste cose. Oh sì, signorina, ho sofferto molto in vita mia....

Hilda. (guardandola con compassione, scuote lentamente la testa) Povera signora Solness. Da prima l’incendio...

Sig. Solness. (con un sospiro) Sì, ha tutto distrutto!

Hilda. Ma vi è qualcosa ancora di peggio....

Sig. Solness. (guardandola con fare interrogativo) Di peggio?

Hilda. La sciagura più grande...

Sig. Solness. Che?

Hilda. (piano) I due piccini perduti!

Sig. Solness. Ah già, quelli! Ma, quella è un’altra cosa. È stato un volere divino, e innanzi ad esso bisogna inchinarsi e rendere grazie al cielo.

Hilda. E lei l’ha fatto?

Sig. Solness. Non sempre, pur troppo; so benissimo che sarebbe mio dovere. Ma malgrado ciò non posso.

Hilda. Ed è naturale.

Sig. Solness. Quante volte mi son domandata se non era una giusta punizione...

Hilda. Perchè?

Sig. Solness. Per non esser stata abbastanza forte a sopportare la disgrazia.

Hilda. Ma non vedo come..

Sig. Solness. Ah! no, signorina Wangel, non parliamo più dei miei due piccini. Non dobbiamo pensare che alla loro felicità; essi stanno tanto, tanto bene, come non si può desiderare di più. No, son le piccole perdite nella vita, che fanno male al cuore, la perdita di tutte quelle piccole cose, che per chiunque altro sono inezie, mentre che per noi...

Hilda. (appoggiando le braccia sulle ginocchia e guardandola affettuosamente) Cara signora Solness, mi racconti...

Sig. Solness. Le ripeto, sciocchezze. Buon Dio, tutti i vecchi ritratti sospesi alle pareti, i vecchi abiti di seta che Dio sa, da quanto tempo appartenevano alla nostra famiglia. E tutti i merletti lavorati dalla mamma e dalla nonna... tutto quello si è abbruciato! Anche i gioielli... tutte cose antiche... memorie... (mestamente) E poi tutte le bambole!

Hilda. Le bambole?

Sig. Solness. (con voce soffocata dalle lacrime) Ne avevo nove, meravigliose!

Hilda. E bruciarono anche quelle?

Sig. Solness. Tutte, tutte. Oh! m’ha fatto tanto male, tanto male!

Hilda. Davvero? Le aveva conservate tutte dalla sua infanzia in poi?

Sig. Solness. Non l’avevo conservate. Noi si viveva sempre insieme; non le ho abbandonate mai.

Hilda. Anche quand’era già grande?

Sig. Solness. Ancora molto tempo dopo.

Hilda. Fin dopo maritata?

Sig. Solness. Oh sì! e le guardavo, quand’egli non era presente. Ma bruciarono anche esse, poverine! Nessuno s’occupò di salvarle. Oh, è così triste a pensarci. No, non si rida di me, signorina.

Hilda. Non rido affatto.

Sig. Solness. Perchè, per me eran come creature viventi. Le portavo sul mio cuore, proprio come si fa coi bambini. (Il dottore Herdal appare col cappello in mano sulla porta della veranda e vede la signora Solness e Hilda)