SCENA I. Solness, Kaja e la Signora Solness.
Una piccola sala, bene addobbata, in casa del costruttore Solness. In fondo una porta a vetri, che dà sulla veranda e sul giardino. A destra in un angolo ottuso, una grande finestra e davanti a questa una giardiniera piena di fiori. A sinistra, in un altro angolo ottuso, una piccola porta.
Sul davanti a destra, una mensola con uno specchio grande e gran copia di fiori e di piante bellamente disposti sul davanti; a sinistra, un sofà con tavolo e sedie; più indietro una scansia di libri.
Avanti alla loggetta, un tavolino e alcune sedie. È mattina, di buon’ora. Il costruttore Solness è seduto al tavolino coi disegni di Ragnar sfogliandone alcuni e guardandoli più attentamente. La signora Solness va intorno pian piano, con un piccolo inaffiatojo, occupandosi dei fiori. È vestita di nero. Il suo cappello, il mantello e l’ombrello stanno sopra una sedia.
Solness la segue di tanto in tanto collo sguardo di sott’occhio, nessuno dei due parla. Kaja Fosli appare piano dalla porta a sinistra.
Solness. (volge la testa e dice con aria indifferente) Ah, è qui?
Kaja. Volevo dirle soltanto ch’ero venuta.
Solness. Sì, sì, va bene. E Ragnar è di là?
Kaja. No, non ancora, ha dovuto fermarsi in casa per aspettare il medico. Ma verrà subito per domandare se...
Solness. Come va oggi il vecchio?
Kaja. Male. Anzi la prega di volerlo scusare, se sarà obbligato di rimanere in letto tutto il giorno.
Solness. Va bene, stia pure tranquillamente. Ma lei vada ora al suo lavoro.
Kaja. Sì. (si ferma alla porta) Desidera forse di parlare con Ragnar, quando viene?
Solness. No, non ho nulla di particolare da dirgli. (Kaja esce dalla sinistra, Solness continua a sfogliare i disegni, la signora Solness sta sempre vicino alle piante)
SCENA II. Solness e Signora Solness.
Sig. Solness. Chi sa che non morrà pure quello lì...
Solness. (guardandola) Pure quello? E chi altri?
Sig. Solness. (senza rispondere) Ah! sì. Il vecchio Brovik... Morrà presto anche lui. Halvard, vedrai...
Solness. Cara Alina, non vorresti uscire un poco a passeggio?
Sig. Solness. Sì, devo infatti andar fuori (continua a darsi da fare coi fiori)
Solness. (chino sopra i disegni) Dorme ancora?
Sig. Solness. (guardandolo) Parli della signorina Wangel?
Solness. (con indifferenza) Sì, appunto pensavo a lei in questo momento.
Sig. Solness. La signorina Wangel è alzata da un pezzo.
Solness. Ah, sì?
Sig. Solness. Quando sono entrata da lei, s’accomodava le sue vesti. (va avanti allo specchio e comincia a mettersi adagio il cappello)
Solness. (dopo una breve pausa) E così abbiamo potuto adoperare una delle stanze dei bimbi, Alina?
Sig. Solness. Sì, è vero.
Solness. Il che val meglio, che veder tutto vuoto.
Sig. Solness. Quel vuoto è ben tremendo, hai ragione davvero!
Solness. (chiude la cartella, si alza e le si avvicina) Vedrai Alina che d’ora in poi andrà tutto meglio per noi. La vita scorrerà molto più piacevole, più facile... specialmente per te.
Sig. Solness. (guardandolo) D’ora in poi?
Solness. Sì, credimi, Alina...
Sig. Solness. Dici questo... perchè è venuta lei?
Solness. (contenendosi) No. Penso, ben inteso... alla nostra istallazione nella casa nuova.
Sig. Solness. (prendendo il mantello) Sì? credi Halvard, che andrà meglio nella casa nuova?
Solness. Non ne dubito. E credo che tu, in fondo penserai come me!
Sig. Solness. Non ho fiducia affatto nella casa nuova.
Solness. (irritato) Davvero che non è piacevole per me, di sentire una cosa simile. Perchè infine l’ho costrutta principalmente per te. (vuole aiutarla a mettere il mantello)
Sig. Solness. (rifiutando l’aiuto) Oh! tu fai anche troppo per me.
Solness. (con una certa violenza) No, non parlarmi così, Alina, non posso soffrirlo!
Sig. Solness. Bene; allora non ti dirò più nulla, Halvard.
Solness. Io resto sempre nella mia opinione: ti troverai bene nella nuova casa.
Sig. Solness. Oh Dio? Trovarmi bene, io?
Solness. (vivamente) Certo, certo, sta pur sicura perchè là vedi — là c’è tanto, che ti ricorderà la tua casa paterna.
Sig. Solness. Quella di mio padre e di mia madre — e che bruciò — in una volta!
Solness. (con voce velata) Sì, sì, povera Alina, quello è stato un tremendo colpo per te.
Sig. Solness. (scoppiando in lamenti) Costruisci quante altre case tu vuoi, Halvard. Non ne farai mai una che vada bene per me.
Solness. (andando su e giù) Ebbene, allora, in nome di Dio, non parliamone più.
Sig. Solness. Veramente non abbiamo l’abitudine di parlarne mai. Perchè tu sempre cerchi di evitare....
Solness. (fermandosi ad un tratto a guardarla) Io? E perchè dovrei evitare?
Sig. Solness. Oh! io ti comprendo bene, Halvard. È per mio riguardo. Tu fai il possibile per scusarmi.
Solness. (con occhio stupito) Scusar te, Alina? È proprio di te, che parli?
Sig. Solness. Sì, certo!
Solness. (involontariamente tra sè) Anche questo!
Sig. Solness. Perchè la vecchia casa... ma mio Dio, ciò che è stato, è stato... Poichè questa disgrazia doveva succedere...
Solness. Sì, hai ragione; contro la fatalità non si può nulla — come si dice.
Sig. Solness. Ma il terribile è, che l’incendio ebbe un seguito! È questo, è questo il più terribile.
Solness. (violentemente) Ma non ci pensare, Alina.
Sig. Solness. Non posso; debbo almeno una volta sfogarmi. Perchè mi pare, che non potrei sopportare più a lungo. E poi non potrò mai perdonare a me stessa!...
Solness. (con impeto) Che dici?
Sig. Solness. Sì, poichè avevo un doppio dovere da compiere, verso di te e verso i bambini. Avrei dovuto essere più forte, non lasciarmi tanto vincere dallo spavento, nè dal dolore per la casa bruciata. (giungendo le mani) Oh! se avessi potuto, Halvard, se avessi potuto!...
Solness. (piano, commosso si avvicina) Alina, devi promettermi di non abbandonarti mai più a tali pensieri... via, te ne prego.
Sig. Solness. Oh Dio, promettere. Si può promettere quel che è possibile!...
Solness. (torcendosi le mani va su e giù per la stanza) Oh! c’è da disperarsi. Mai un raggio di sole! Mai, neppure un poco di luce in questa casa.
Sig. Solness. Ma questa non è una casa, Halvard.
Solness. Ah sì! È vero pur troppo! (mestamente) E Iddio solo lo sa, se tu non abbia pure ragione, pensando che nella nuova casa non ci sarà d’aspettarsi nulla di meglio.
Sig. Solness. Nulla di meglio! Lo stesso vuoto, lo stesso silenzio come qui.
Solness. (violento) Ma, pel cielo, perchè l’abbiamo noi fabbricata? Puoi dirmelo?
Sig. Solness. No; a ciò devi tu stesso rispondere.
Solness. (la guarda sfiduciato) Che vuoi direi Alina?
Sig. Solness. Io?
Solness. Sì, pel cielo, tu dici cose tanto strane, come se avessi un pensiero nascosto.
Sig. Solness. No, credimi, t’assicuro...
Solness. (le si avvicina) Andiamo... so quello che mi dico. E vedo, e sento anch’io, Alina. Sta pur sicura!
Sig. Solness. Di che, di che?
Solness. (si mette davanti a lei) Non ti sei mai accorta di un senso maligno e nascosto anche nelle più innocenti parole che ti dico?
Sig. Solness. Io, dici davvero?
Solness. (ride) Ah, ah! Non c’è da meravigliarsi, Alina. Da un ammalato... un...
Sig. Solness. (spaventata) Malato, tu ammalato Halvard!
Solness. (scoppiando) Un uomo mezzo stolto o un pazzo addirittura, come meglio ti pare.
Sig. Solness. (si appoggia alla sedia e si siede) Halvard! Per l’amor del cielo!
Solness. Ma voi vi sbagliate tutti e due, tu ed il dottore. No, non sono pazzo. (va in su e in giù, la signora lo segue premurosa cogli occhi. Poi va da lui)
Solness. (calmo) In fondo, non ho proprio nulla.
Sig. Solness. Ma che cos’hai dunque?
Solness. Non so che cosa sia, ma di tanto in tanto mi sento come sotto uno spaventevole peso di una grande colpa...
Sig. Solness. Tu colpevole verso qualcuno, Halvard?
Solness. (adagio commosso) Sì, Alina, verso di te.
Sig. Solness. (si alza lentamente) Spiegati; non capisco.
Solness. Non è nulla. Io non sono mai stato ingiusto verso di te, e se pure, è stato incoscientemente, senza volerlo. E malgrado ciò, come sento l’impressione di una immensa colpa, che pesa su me!
Sig. Solness. Una colpa verso di me?
Solness. Principalmente verso di te.
Sig. Solness. Ma allora tu sei veramente ammalato, Halvard.
Solness. (melanconico) Sarà forse questo. (guarda alla porta a destra che si apre) Ecco la luce! (Hilda Wangel entra. Essa ha cambiato qualcosa, il suo abito è allungato).