NOTE:
[1]. Ved. Marquis de Nadaillac: Moeurs et monuments des peuples préhistoriques. Parigi, Masson, 1888, pag. 4; Salomon Reinach, Le Musée de l'empreur Auguste (Revue d'anthropol. di Parigi, Serie terza, IV, pag. 28-36); Ettore Regalia, Sul Museo dell'imperatore Augusto (Arch. per l'antrop., XIX). Firenze, 1889.
[2]. Le indicazioni bibliografiche intorno agli studî di paletnologia e di archeologia preistorica in Italia si trovano tutte raccolte, almeno quelle di opere pubblicate avanti al 1874, e diligentemente ordinate nelle due utili pubblicazioni del professore Luigi Pigorini, Bibliografia paleoetnologica italiana dal 1850 al 1871; e Matériaux pour l'histoire de la paléoethnologie italienne. Parma, 1874. — Dopo l'anno 1874 si consulti soprattutto il Bullettino di paletnologia italiana, diretto appunto dall'illustre Pigorini, pubblicazione che fa onore al nome italiano, e che contiene, oltre le relazioni sugli scavi varî e sui nuovi ritrovamenti, anche una bibliografia paletnologica molto accurata in ordine cronologico. Uno studio generale, ma abbastanza esatto, della paleoetnologia, si trova nel Manuale Hoepli di Innocenzo Regazzoni. Milano, 1885; più recente e dotto il bel lavoro d'indole generale del ch. E. Brizio, Storia politica d'Italia; epoca preistorica. Milano, Vallardi, 1899-1900.
[3]. Esemplari vari e numerevoli di queste figure trovansi, p. es., al R. Museo di Antichità di Torino, nelle sale delle antichità preromane, provenienti da Lomello. Cfr. Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la provincia di Torino.
[4]. Molte e chiare riproduzioni grafiche di questi oggetti di uso e d'ornamento dei popoli preistorici d'Italia si trovano nel magistrale Album del Montelius, unito all'opera: Oscar Montelius, La civilisation primitive en Italie, depuis l'introduction des métaux: I Parte: Italie Septentrionale, Stokholm. Imprimerie royale, 1895 (Testo e Atlante). Da questo atlante riproduco qui qualcuna delle tavole più importanti inserite nel testo.
[5]. Sull'esistenza di questo popolo nella vallata del Po scrissero un libro importantissimo gli archeologi Alessandro Bertrand e Salomone Reinach, Les Celtes dans les vallées du Pô et du Danube. Parigi, Leroux, 1894. Ved. per le antichità di Golasecca e Castelletto Ticino le [tav. 6] e [7].
[6]. Bibliografia sulle terremare: Sulla loro costituzione e sulla storia della loro scoperta ved. Pigorini, op. cit.; cfr. Nuova Antologia. 1870, pag. 347: Boll. Ist. Corr. archeol. di Roma, 1876, pag. 107: G. Chierici, Le antichità preromane della provincia di Reggio nell'Emilia, 1871; cfr. Boll. cit. di paletnologia ital., passim, specialmente le prime annate. — Sulla questione etnografica, si consulti, per l'opinione che i terramaricoli fossero Umbri: W. Helbig, Die Italiker in der Poebene, Leipzig 1879; per l'opinione che fossero piuttosto Liguri: E. Brizio, Nuova Antologia. aprile e ottobre 1880 (Liguri nelle Terremare); la Coltura, fasc. II, 1881. Oltre i lavori generali di Nicolucci, La stirpe ligure in Italia, e di Mariotti, Sugli scavi di Velleja, cfr. L. Schiaparelli, Le stirpi Ibero-Liguri nell'Occidente e nell'Italia antica, 1880.
[7]. Ved. [tav. 10] a pag. 31, e cfr. [tav. 9] a pag. 30.
[8]. Cfr. la figura qui di fronte, e Gozzadini, Di alcuni sepolcri della necropoli felsinea, pag. 20; cfr. Bertrand-Reinach, Les Celtes dans les vallées du Pô et du Danube. Parigi, Leroux, 1894. — Per Micene, Ved. anche Atl. di arte greca, Manuali Hoepli, tav. IV, e la figura a pag. 29 (tav. 8).
[9]. Ved. Desor, Revue archéolog., 1871, pag. 409. L'opera esauriente sull'argomento è quella di Antonio Zannoni, La Fonderia di Bologna. Testo e Atlante. 1888.
[10]. Circa l'opinione sostenuta precedentemente che l'opera appartenga alla civiltà etrusca, ved. Zannoni, Scavi della Certosa, Conestabile, “Compte rendu„ del Congresso di Bologna, 1871; pag. 272. Ved. oggetti funebri del periodo etrusco della Certosa in Bologna più avanti, nelle tavole che illustrano la parte etrusca.
[11]. Per i sepolcreti umbro-felsinei, ved. E. Brizio, Monumenti archeologici della provincia di Bologna, nell'opera: Appennino bolognese, descrizioni e itinerarî, Bologna, 1881, pag. 208; G. Gozzadini, Sepolcri dell'Arsenale, Bologna, 1875, e Scavi Arnoaldi Veli, 1877; A. Zannoni, Scavi Benacci, nel Bollett. di Corr. Arch., 1875, pag. 177 e 299. Per gli oggetti di questi e di altri ritrovamenti, ved. il Museo Civico di Bologna, che ha una sala speciale pei Monumenti della necropoli felsinea, e cfr. il Catalogo scientifico del Museo dello stesso ch. prof. Brizio. Per la situla istoriata ved. specialmente Scavi della Certosa, atlante, tav. XXXV.
[12]. Anzi per il Gozzadini Villanova è dei Proto-etruschi (sec. X-IX; ved. op. cit. a pag. 6, 52), mentre per lo Zannoni è di diverse genti in epoche successive (Boll. Ist. Corr. Arch., 1875, pag. 46, 713); per il Desor e per il Brizio, degli Umbri (Grotta del Farnè, pag. 46).
[13]. Cfr. Fr. Gnecchi, Monete romane, Milano, Hoepli, 1896, 1ª ediz., pag. 15 e segg.; cfr. S. Ambrosoli, Numismatica, Milano, Hoepli, 1895, pag. 79.
[14]. Che siano rasoi, crede lo Zannoni, Bollett. Ist. Corr. Arch. 1875, pag. 45; cfr. ibidem, pag. 14, l'opinione dello Helbig, che crede importato l'uso del radersi per mezzo del commercio (cfr. Atti Accad. Lincei, 1879-80, pag. 180) mentre pel prof. Lignana fu patrimonio comune degli Arii (Boll. Ist. Corr. Archeol. 1875, pag. 16).
[15]. Boll. Ist. Corr. Arch., 1875, pag. 51.
[16]. Intorno alla necropoli di Villanova ved. Gozzadini, La nécropole de Villanova découverte et décrite. Bologna, 1890; cfr. Boll. Ist. Corr., 1875, pag. 270: A. Fabretti, Archivio Storico italiano, Nuova Serie, Tom. I, parte 1, pag. 220; tom. IV, parte 1, p. 227.
[17]. Ved. Helbig, Boll. Ist. Corr. Arch., 1875, pag. 14 e 15.
[18]. Compte rendu du Congrès de Bologne, 1871, pag. 195, 445 e segg.; cfr. Michele De Rossi, Boll. Ist. Corr. Archeol., 1867, pag. 5; 1868, pag. 116; 1871, pag. 247; cfr. Annali Ist. Corr. Arch., 1876, pag. 324.
[19]. Intorno alle urne-capanne ved. Aless. Visconti, Atti Accad. rom. d'Archeol., parte 2ª; P. Nicard, Revue Archéologique, 1876, pag. 337; Lisch, Über die Hausurnen...., 1856; Ghirardini, Notizie degli Scavi, 1881, 1882; R. Virchow, Über die Zeitbestimmung der italischen und deutschen Hausurnen, Berlino, 1883; A. Taramelli, I cinerarî antichissimi in forma di capanna scoperti nell'Europa (Rendic. della Accademia Lincei, V, vol. II, classe di scienze morali); O. Montelius, Zur ältesten Geschichte dés Wohnhausés in Europa, speciell in Nordin (Arch. f. Anthrop., XXIII).
[20]. Ved. Ann. Istit. Arch. 1871, pag. 34-53. Cfr. Gnecchi, op. cit., pag. 19 e segg.; Ambrosoli, op. cit., pag. 80 e segg.
[21]. Ved. la casa Romuli del Palatino rispondente alle descrizioni di Dionigi (I, 78) e di Ovidio (Inst. III. 183): Quare fuerit nostri, si quaeris, regia nati | Aspice de canna viminibusque domus.
[22]. Si sono rinvenuti oggetti simili a questo, in bronzo a Corneto Tarquinia.
[23]. Ved. Ghirardini, Notizie degli Scavi, febbraio 1883.
[24]. Ved. A. Stoppani, L'ambra nella storia e nella geologia. Milano, 1886; Bull. di paletn. ital., XII (1886), pag. 47 e segg.; XIII (1887), pag. 21 e segg.; Helbig, Commercio dell'ambra, pag. 10; id., Das homer. Epos, 2ª ediz., p. 89; Blümner, Technologie, ecc., II, pag. 385; Barnabei in Monum. ant., IV, col. 386 e segg.; S. Ricci, Oggetti ornamentali provenienti dal territorio di Golasecca in Bull. di paletn., XXI (1895), pag. 89 e segg.; J. Szombathy, Zur Vorgeschichte des Bernsteins. Vienna, 1895; Klebs, Der Bernsteinsschmuck der Steinzeit; Hoernes, Urgesch. d. bild. Kunst. Vienna, 1898, pag. 21 e segg.; 124, 128, 316, 376.
[25]. Ved. L. Benvenuti, Museo euganeo-romano di Este, 1880; Prosdocimi, Notizie degli Scavi, 1882, pag. 5 e segg.; Boll. Ist. Corr. Arch., 1881, pag. 70; Helbig, Bollett. Ist. Corr. Arch., 1882, pag. 74. Il Ghirardini completò e modificò alquanto nella maggiore e più chiara distinzione sua quella dei quattro periodi Prosdocimi in Notizie degli Scavi, 1888.
[26]. Ved. intorno a queste scoperte interessantissime il lavoro dello Helbig, Boll. Ist. Corr. Archeol., 1875, pag. 233.
[27]. Ved. Boll. Ist. Corr. Arch. 1835, pag. 216; cfr. Gamurrini e Conestabile, Sopra due dischi di bronzo italici, ecc. (Memorie R. Accad. di Scienze di Torino, XXXVIII, 1876, serie II); cfr. il recente ed ottimo lavoro dello Gsell, Fouilles de Vulci. Parigi, 1891.
[28]. Ved. su Corneto-Tarquinia: Ghirardini, Notizie degli Scavi, 1881, pag. 342; 1882, pag. 136: Helbig, Boll. Istit. Corrispond. Archeolog., 1882.
[29]. Cfr. [pag. 40] e [tav. 15].
[30]. Cfr. Fr. Gnecchi, Monete romane. Milano, Hoepli, 1900. 2ª ediz., pag. 85-89.
[31]. Per gli scavi della Certosa ved. specialmente l'opera dell'ing. A. Zannoni, Scavi della Certosa, descritti ed illustrati. Bologna, 1876; C. Conestabile, Compte rendu du Congrès, pag. 263; E. Brizio, Bollett. C. A., 1872, pag. 12 seg.; Monumenti archeologici della provincia di Bologna, 1881.
[32]. Intorno a Marzabotto ved. C. Gozzadini, D'un'antica necropoli a Marzabotto, Bologna, 1865; Nuove scoperte a Marzabotto, Bologna, 1870; C. Conestabile, Rapport sur la Nécropole... in Compte rendu du Congrès..., pag. 242; cfr. G. Chierici, Antichità preromane della provincia di Reggio d'Emilia, in cui l'autore espone l'opinione, in parte dibattuta, che Marzabotto fosse un borgo abitato.
[33]. Intorno a Cacrilio ved. Helbig, Die Italiker in der Poebene, pag. 125, con l'appendice del Löschcke su quel figulinaio.
[34]. Ved. parte etrusca. Intorno alle ciste ved. Cavedoni, D'una cista di Castelvetro in Ann. Ist. Corr. Arch., 1842, p. 67 (cfr. 1847, pag. 71); Zannoni, in Memorie R. Accademia delle Scienze di Torino, 1876, vol. XXVIII, pag. 111; Helbig, Bronzi di Capua in Annali dell'Ist. di Corr. Arch., 1880, pag. 223, 240, ecc.; cfr. Annali Ist. Corr. Archeolog. 1881, pag. 214.
[35]. Ved. Semper, Der Stil, citato nella Bibliografia che precede questo Manuale, [pag. 9].
[36]. G. C. Conestabile, Sopra due dischi di bronzo antico italici del Museo di Perugia in Memorie dell'Accad. delle Scienze di Torino, Tom. XXVIII (1876), serie II, pag. 26 e segg.; cfr. Conze, Zur Geschichte der Anfänge der Griech. Kunst, Vienna, 1870.
[37]. Helbig, Sulla provenienza della decorazione geometrica in An. Ist. Corr. Arch., 1875, pag. 221 e segg.
[38]. Ved. Conze, sostenitore più tardi di un primo studio di disegno e ornamento geometrico presso tutti i popoli in Ann. Ist. Corr. Archeol., 1877, pag. 354 e segg. (sopra oggetti di bronzo trovati nel Tirolo Meridionale).
[39]. La voce greca che genericamente indica “seppellire„ cioè θάπτειν, nel valore primo della sua radicale ταφ, dice “ardere, abbrucciare„, ed ha per riscontro la rad. tep. di tep-eo e tep-idus nel latino, e per riprova τέθρα, “la cenere„ e l'uso della voce θάπτειν in senso d'incenerire i morti, presso Omero (Iliade, XXI, 323: Odissea, XII, 12. XXIV, 417).
[40]. Per es., nelle sepolture umbro-felsinee e di Villanova la proporzione sarebbe di 4 umati per 100 combusti.
[41]. Questo risulta da esplicita dichiarazione di Cicerone nel de legibus (II, 22), ripetuta da Plinio (h. n. VII, 54). Nel libro XI dell'Eneide, Virgilio descrive i funerali dei caduti nella battaglia fra Rutuli e Troiani: nel campo troiano tutti i morti sono arsi, nel campo italico molti arsi e molti sotterrati.
[42]. Ved. J. Grimm, Über das Verbrennen der Leichen, in Atti Accad., Berlino, 1849, pag. 191; Biondelli, La cremazione dei cadaveri in Rivista italiana di Scienze e Lettere. Milano, 1874; J. Marquardt, Handbuch der römischen Alterthümer (B. VIII, Th. I), pag. 330 e segg.
[43]. Sui Pelasgi ved. A. Vannucci, Storia dell'Italia antica, vol. I; L. Schiaparelli, I Pelasgi nell'Italia antica, Torino, 1879; Micali, L'Italia avanti il dominio dei Romani, I, pag. 181; II, pag. 157; Storia antica dei popoli italici, I, pag. 195; Petit Radel, ved. Il Museo pelasgico d'Italia e d'altre regioni (Biblioteca Mazarino a Parigi); cfr. Bollettino e Annali dell'Ist. Corr. Arch. di Roma, 1829, 1830, 1831; C. A. De Cara, Le necropoli pelasgiche d'Italia e le origini italiche, Roma, 1894; V. Di Cicco, Le città pelasgiche nella Basilicata (in Arte e Storia, gennaio, 1896); L. Mauceri, Sopra un'acropoli pelasgica esistente nei dintorni di Termini Imerese. Palermo, 1896; A. C. De Cara, Gli Hethei-Pelasgi in Italia. Opuscoletti varî tratti dalla Civiltà Cattolica, serie XVI, vol. XI-XII; E. Lattes, Di due nuove iscrizioni preromane trovate presso Pesaro in relazione cogli ultimi studî intorno alla quistione tirreno-pelasgica, con 3 tavole (Rendic. d. Acc. Lincei, Classe di Scienze morali, Ser. V, vol. II e III). Cfr. Pigorini in Boll. di paletnol. ital., 1889, fasc. 7-9, pag. 201-202 (Le città pelasgiche italiane).
[44]. Intorno agli Etruschi ved. C. O. Müller, Die Etrusker e nei Kleine deutsche Schriften, vol. I, pag. 129; G. Schwegler, nella Römische Geschichte, volume I; Micali, Storia dei popoli italiani, vol. I; Vannucci, Storia dell'Italia antica, vol. I; Nöel des Vergers, Les Etrusques. Ved. l'esposizione delle più recenti opinioni sugli Etruschi in uno studio del prof. Bertolini, Nuova Antologia (maggio 1872). — Per l'arte etrusca in generale ved. C. O. Müller, Die Kunst der Etrusker (Kunstarchaeologische Werke, vol. 3º, pag. 118) e Lanzi, Saggio di lingua etrusca, 1824, vol. 2º; Cfr. Martha, Manuel d'archéologie étrusque et romaine. Paris Quantin, s. a.; L'arte étrusque. Parigi, Firmin, Didot, 1889.
[45]. Per le citazioni classiche, ved. Nöel de Wergers, L'Étrurie et les Étrusques, 2 vol., 1862.
[46]. E. Brizio, La provenienza degli Etruschi in Atti cit., e Nuova Antologia, 1890; ora, recentemente, in Storia politica d'Italia, Epoca preistorica, Milano. Vallardi, 1899-1900, pag. CXXXVIII-CXXXX.
[47]. J. Martha, nell'Art étrusque, già citata.
[48]. Ved. Annali, 1883, pag. 5-104.
[49]. Ved. O. Müller, Die Etrusker; Corssen, Die Sprache der Etrusker, 1870-72; Deecke, Etruskische Forschungen; Deecke e Pauli, Etruskische Forschungen und Studien; Pauli, Altitalische Studien. Pei lavori del Lattes, cfr. la pagina seguente, not. 1.
[50]. Ai lavori già citati dell'illustre Lattes (cfr. pag. 99 e 107), aggiungiamo qui alcuni altri dei principali, che mostrano chiaramente la sua attività e competenza nel campo dell'epigrafia e glottologia etrusca dal 1890 fino ad oggi (cfr. un mio cenno nella Rassegna Nazionale dell'ottobre 1895). — 1890: Iscrizione metrologica di un'anfora (Rend. Ist. Lomb.). — 1891: Epigrafia e note di epigrafia etrusca; La nuova iscrizione sabellica; La grande iscrizione del cippo di Perugia tradotta ed illustrata; Un'iscrizione etrusca alla Trivulziana (Rend. Ist. Lomb.) — 1892: Le iscrizioni paleolatine dei fittili e dei bronzi di provenienza etrusca (Memorie Ist. Lomb.); Primi appunti ermeneutici intorno alla Mummia di Agram (Atti della Regia Accademia di Scienze, Torino). — 1893: Saggi ed appunti intorno all'iscrizione etrusca della Mummia (Memorie Istituto Lombardo) — 1894: L'iscrizione etrusca della Mummia e il nuovo libro del Pauli intorno alle iscrizioni tirrene di Lemno (Rendiconti dell'Istituto Lombardo); L'ultima colonna della iscrizione etrusca della Mummia (Memorie R. Accad. Scienze, Torino). — 1895: Etrusca φui Fuimu per lat. fui, fuimus (Rend. Istit. Lomb.); Studî metrici intorno all'iscrizione etrusca della Mummia (Memorie Ist. Lomb.); Il vino di Naxos in una iscrizione preromana dei Leponzi in Val d'Ossola (Atti R. Accad. Scienze, Torino): I giudizi dello Stolz e del Thurneysen.... e i nuovissimi fittili di Narce (Riv. di Filologia e d'Istruzione class.). — Inoltre nei volumi IV, V e VII degli Studi italiani di Filologia classica il Lattes pubblicò varî lavori critici sugli otto fascicoli del nuovo Corpus Inscriptionum Etruscarum. — 1896: Recensione dei primi quattro fascicoli come sopra (Riv. di Filologia e d'Istruz. class.); Le iscrizioni latine col matronimico di provenienza etrusca (Atti R. Accad., Napoli); Ueber das Alphabet und die Sprache der Inschriften von Novilara (Hermes, vol. XXXI). — 1899: Di un'iscrizione etrusca trovata a Cartagine; di due antichissime iscrizioni etrusche testè scoperte a Barbarano di Sutri; La iscrizione anteromana di Poggio Sommavilla; Il numerale etrusco θυ ecc.; Primi appunti sulla grande iscrizione etrusca trovata a S. Maria di Capua (Rendic. R. Ist. Lomb.). — Indagatore intelligente ed esatto è uno scolaro del Lattes, ex-allievo della nostra Accademia Scientifico-Letteraria, il dott. Bartolomeo Nogara, autore del libro Il nome personale nella Lombardia, il quale da parecchi anni inserisce nei nostri annuari dell'Accademia delle succinte Relazioni intorno ai suoi viaggi epigrafici nei centri italiani rappresentati da documenti epigrafici etruschi.
[51]. Ved. Micali, Stor. dei pop. it., tav. CVIII. — Credo piuttosto che la prima origine di quest'uso sia provenuto dalla barbara costumanza di appendere le teste dei generali nemici fatti prigionieri ed uccisi, per spaventare il nemico stesso e in atto di tripudio per la vittoria ottenuta.
[52]. Ved. Plinio, Natur. histor., XXXVI, 19.
[53]. Ved. Erodoto, Stor. greca, I, 93.
[54]. Cfr. Stéphane Gsell, Fouilles dans la nécropole de Vulci. Parigi, Thoia, 1891.
[55]. Ved. Plinio, Natur. historia, XXXV, 6; cfr. A. Vannucci, Storia dell'Italia antica, vol. I, e la bibliografia relativa; cfr. L. A. Milani, Il Museo topografico dell'Etruria. Firenze, 1885.
[56]. Sui Nuraghi ved. E. Pais, La Sardegna prima del dominio romano in Atti Accadem. dei Lincei, VII, 1880-81, pag. 277. Cfr. Regazzoni, Manuale di Paletnologia, Milano, Hoepli, 1885, pag. 159-165. — Ne parlano anche Sfano, Paleoetnologia sardaAlb. Lam, Cagliari, 1871; Alb. Lamarmora, Itineraire de l'Ile de Sardaigne, tom. II; Guido dalla Rosa, Abitazioni dell'epoca della pietra nell'Isola Pantellaria, Parma, 1871; Burton, Note sopra i Castellieri e rovine preistoriche nella penisola istriana, Capo d'Istria, 1877. Cfr. Bull. di Paletnol. ital., IX (1883), pag. 74, 77, ove sono citati altri lavori speciali sull'argomento.
[57]. Ved. W. Helbig, Arte fenicia in Ann. Ist. Corr. Arch. 1876, p. 197.
[58]. Ved. L. Lanzi, Saggio dello stile di scultori antichi, p. 18.
[59]. Quintilianus, XII, 10; cfr. Overbeck, Die antiken Schriftquellen zur Geschichte der bild. Künste bei den Griechen. Lipsia, Engelmann, 1888, pag. 78-79.
[60]. Cfr. vol. I, Arte greca, pag. 50, 51 della Iª edizione Gentile, tav. XXXIV.
[61]. Cfr. vol. I, Arte greca id., pag. 69, tav. XLVI.
[62]. Cfr. vol. I, Arte greca id., pag. 67, tav. XLI.
[63]. Cfr. vol. I, Arte greca id., pag. 210, 214, 219, tav. CXXXVI-CXXXIX.
[64]. Per le urne etrusche, ved. Micali nelle tavole aggiuntive alla Storia dei popoli italici, e nei Monumenti inediti: Uhden negli Atti dell'Accademia di Berlino, 1816, 1818, 1827-29; Brunn I rilievi delle urne etrusche, Roma, 1870.
[65]. Ved. Properzio, IV, 2, 61.
[66]. Ved. Dionis., I, 79.
[67]. Ved. Plinio, Natur. histor. XXXIV, 16; Signa tuscanica per terras dispersa, quae in Etruria factitata non est dubium.
[68]. Ved. Orazio, Epistole, II, 180.
[69]. Ved. Micali, Storia dei popoli ital. antic., tav. XXII-XXXVII; e Monum. inedit., tav. XVII.
[70]. Ved. Bollettino Istit. Corr. Archeol., 1837, pag. 7; Annali, 1837, pag. 26.
[71]. Ved. Micali, Monum. inedit., tav. XII.
[72]. Dionisio, I, 70. Cfr. Helbig, Führer, traduzione francese di Toutain (Guide dans les musées d'archéologie classique de Rome, Lipsia, Baedeker, 1893, pag. 461, n. 618).
[73]. Ved. Ateneo, Deipnosofisti, XV, 18.
[74]. Ved. Virgilio, Eneide, I, 727; ..... dependent lychni laquearibus aureis..... incensi.....
[75]. Ved. disegni in Micali, Mon. ined. IX e X e pag. 72; cenno della scoperta in Boll. C. A., 1840, pag. 164, e studio di Abeken, negli Annali I. C. A., 1842, pag. 53.
[76]. Cavedoni, Annali Ist. Corr. Arch., 1842, pag. 75.
[77]. Per gli specchi etruschi ved. Gerhard, Über die Metallspiegel der Etrusker (Abhandl. der koniglichen Akad. d. Wissensch. zu Berlin, 1836, pag. 323), e la maggior opera dello stesso autore, Etruskische Spiegel, 1840. Molti disegni e illustrazioni negli Annali e nei Monumenti dell'Ist. d. C. A.
[78]. Boll. Ist. Corr. Arch., 1880, pag. 213. Ved. per la cista Ficoroni la nostra [tav. 34].
[79]. Ved. Micali, Mon. ined., tav LIV.
[80]. Ved. Plinio, N. H., XXXV, 6. Egli dice che i dipinti di Ardea, città per lo meno di occupazione etrusca, siano anteriori alla fondazione di Roma.
[81]. Ved. p. es., Annali Ist. Corr. Arch., 1873, pag. 239.
[82]. Intorno alla storia della pittura etrusca ved. Helbig, Ann. Ist. Corr. Archeol., 1863, pag. 336; Brunn-Helbig, ibid., 1866, 1870. Intorno alla policromia ved. Braun, Bollett. Ist. Corr. Archeol., 1841, pag. 2; Martha, L'art étrusque già più volte citata.
[83]. Ved. questo nostro Manuale a [pag. 78] e segg.
[84]. Ved. Micali, Monum. ined., tav. IV e V.
[85]. Ved. p. es., Monum. Istit. Corr. Archeol. II, 8, 9, in cui sono rappresentati due vasi, l'uno con Atteone sbranato dai cani, e con Aiace che s'abbandona sulla spada; l'altro con Aiace che immola un uomo ignudo, assistito da Charun, faccia mostruosa che si rivede sullo stesso vaso con tre imagini femminili. Opera di pennello volgare e non antico, ma prettamente etrusco. Cfr. pei vasi greci l'Atl. d'arte greca, tav. CXXXVI e segg.
[86]. Ved. Annali Ist. Corr. Arch., 1875, 98; cfr. Bollettino, 1874, pag. 241. — Circa la composizione dei buccheri, ved. Bollettino Ist. Corr. Arch., 1837, pag. 28; ibid., 1842, pag. 164, e recentemente l'ill. prof. Barnabei, che ritrattò la questione con nuovi esperimenti e copia di prove critiche e bibliografiche in Monum. Ant. della R. Accad. dei Lincei, IV, 1894.
Quanto ai disegni varî dei buccheri ved. Micali, cit., Monumenti ined., tavole XXVII-XXVIII, pag. 156; Nöel des Vergers, Atlante tav. XVII e segg..
[87]. Ved. A. Fabbroni, Storia degli antichi vasi fittili aretini. 1841.
[88]. Ved. Micali, Mon. ined., tav. IV, 2, pag. 40.
[89]. Ved. Klügmann, Annali Ist. Corr. Arch., 1871, pag. 1; Mon., vol. VIII, tav. 26.
[90]. Molti scritti pubblica l'avv. Giuseppe Fregni di Modena sulle iscrizioni etrusche ed umbre, sulla Grotta di Corneto Tarquinia, sulla Colonna di Foca (1897-1900), ma lascio agli specialisti in materia il giudizio sul merito scientifico dei suoi lavori.
[91]. Cfr. [pag. 117-118].
Fin dal 1893 uno degli alunni del Lattes, il dott. Bartolomeo Nogara, già citato, (cfr. [pag. 118]), raccolse calchi e disegni di iscrizioni etrusche da lui fatti nel Museo di Perugia, (1º viaggio epigrafico 1893), e un primo manipolo di iscrizioni messapiche depositate con quelle etrusche presso la R. Accademia Scientifico-Letteraria nel 1895 (2º viaggio epigrafico). Incoraggito dai premi Lattes, il dott. Nogara continuò le sue ricerche e le sue collezioni di calchi e disegni per gli anni successivi in altre città dell'Etruria fino all'anno scorso (3º viaggio 1896; 4º, 1897; 5º, 1898; 6º-7º 1899); ved. Relazioni nell'Annuario della R. Accademia Scientifico-Letteraria, dall'anno 1894 fino al 1900.
[92]. L. A. Milani, Museo topografico dell'Etruria. Firenze-Roma, Bencini, 1898.
[93]. Ved. Gellio, Nott. att., XVII, 21.
[94]. Ved. Orazio, Epistol. II. 1, 156-57. Graecia capta ferum victorem cepit et artes Intulit agresti Latio.
[95]. Ved. Virgilio, Aeneis, VI, 843-853.
[96]. Ved. Livio, Stor. Rom., l. XXXIX, c. 4 (orazione di Catone per la legge Oppia).
[97]. Su Damofilo e Gorgaso, che lavoravano al tempio di Cerere (493 a. C.), ved. Plinio, N. H., XXXV, 154: Ante hanc aedem tuscanica omnia in aedibus fuisse auctor est Varro. Quindi i due artisti greci sono per lo meno anteriori a Fidia e a Polignoto.
[98]. Ved. Livio, I, 56: Fabris undique ex Etruria accitis.
[99]. Livio, I, 55: Arcem eam imperii caputque rerum fore.
[100]. Ved. intorno al tempio di Giove Capitolino la descrizione di Dionigi d'Alicarnasso, IV, 61, 3, 4, e la ricostruzione in Durm, Baukunst der Etrusker und Römer. Cfr. un suo disegno in un rilievo di Aureliano (Durm, op. cit., pag. 45); B. v. Köhne, Der Tempel des kapitolin. Jupiter nach den Münzen, Berlino, 1870.
[101]. Donaldson, Architect. num., pag. 6-11, tav. 3; Cohen, Méd. impér. I2, Vespas. n. 409; Domiz. n. 174 (?); cfr. Ephem. epigr. VIII 1892, tav. II, 5 (Dressel).
[102]. Su Turanius ved. Plinio, XXXV, 45.
[103]. Sul foedus latinum ved. Dionis. IV, 26; cfr. S. Ricci, Epigrafia latina, Milano, Hoepli, 1898, pag. 160-161.
[104]. Ved. per la tomba di Porsenna, Guhl-Koner-Giussani, op. cit. II, pag. 116.
[105]. Il trattato ci è conservato da Polibio nella sua storia romana, III, 22.
[106]. Cfr. pag. 196; ved. Plin., N. H., XXXV, 154.
[107]. Ved. Livio, Stor. rom., XLII, 3, Populum romanum ruinis templorum templa aedificantem.
[108]. Ved. S. Ricci, Epigrafia latina, Milano, Hoepli, 1898, pag. 144 e segg., tav. XXVI.
[109]. Ved. Livio, Stor. rom., XXVI, 27.
[110]. F. v. Quast, Die Basilika der Alten, Berlino, 1845; O. Mothes. Die Basilikenform bei den Christen der ersten Jahrhunderte. Lipsia, 1865: Holtzinger, Die römische Privatbasilika (in Repertorium für Kunstwerke): K. Lange, Excursus, II; Basilica Ulpia. — Lesueur, La basilique Ulpienne (Roma), Parigi, 1877; cfr. Donaldson, Architectura numismatica, 1859; utilissimo per lo studio delle monete rappresentanti basiliche romane.
[111]. Ved. Tacito, Annali, XIV, 21.
[112]. Ved. S. Ricci, Epigrafia latina, cit., p. 141 e segg. e tav. XXIII-XXV. A tav. XXV e pag. 143 si corregga “quonoro per quorum„ sfuggiti per errore, in “duonoro per bonorum„.
[113]. Cfr. Sui sarcofagi romani in confronto coi greci e coi cristiani, ved. Guhl-Engelmann, Matz, Über den Unterschied der griech und römischen Sarkophage, dall'Archäol. Zeitung, XXV, pag. 16 e segg.; René Grousset, Étude sur l'histoire des sarcophages chrêtiens.
[114]. Ved. Gentile, Storia dell'arte greca cit., pag. 43.
[115]. Cfr. S. Ricci, Epigrafia latina cit., tav. LII. È ora nel Museo Kircheriano al Collegio romano in Roma. L'iscrizione in carattere del VI sec. di R. dice: Dindia Macolnia filea dedit | Novios Plautios med Romai fecid. La dama prenestina Dindia Macolnia passò in regalo la cista alla figlia. Si corregga quindi al luogo cit. dell'Epigrafia latina la voce filea in filea, come richiede il senso. Ved. per la Cista Ficoroni inoltre: E. Braun, Die Ficoronische Cista, Lipsia, 1830; O. Jahn, Die Ficoronische Cista, 1852; cfr. Schône, in Ann. Istit. Corr. Arch., 1868, pag. 150; e inoltre Annali, 1864, pag. 356; 1866, pag. 357; 1876, pag 105.
[116]. Le tombe prenestine sono abbondanti di ciste e d'oggetti d'ornamento muliebre. Fra le varie ciste una per la rappresentazione sua singolarmente importante è quella in cui pare raffigurata l'unione di Enea con Lavinia, onde sarebbe indicata la piena e diffusa esistenza della leggenda già nel VI secolo di Roma. Degli oggetti di toletta muliebre contenuti nelle ciste molti sono orientali, cioè vasetti d'alabastro, smalti, oreficerie, e provano le relazioni commerciali che fra il Lazio e i paesi transmarini erano mantenute da mercanti fenicî.
[117]. Ved. Livio, Storia rom., VI, 29.
[118]. Ved. Plinio, H. N. XXXV, 22 e segg.
[119]. Ved. Livio, Stor. rom. XXXVI, 52.
[120]. Ved. Livio, itid. XXXIX, 5.
[121]. Ved. Plinio, N. H., XXXVI, 2; cfr. Guhl-Koner e Giussani, La vita dei Romani, Torino, Loescher, 1891; Borsari, Topografia di Roma, Milano, Hoepli, 1897, pag. 165, 271 e segg.; Friedländer, Sittengeschichte Roms, II, pag. 322 e segg. della 5ª ediz. (1881).
[122]. Ved. Plinio, N. H., XXXVI, 24.
[123]. Ved. sui teatri in generale: Fr. Wieseler, Theatergebäude und Denkmäler des Bühnenwesens bei den Griechen und Römern, Göttingen, 1851; Scip. Maffei, Dei teatri antichi e moderni, Verona, 1753; Öhmichen, Bühnenwesen nell'Handbuch di Iwan Müller; W. Dörpfeld-E. Reisch, Das griechische Theater, Roma, Loescher, 1895. Una bibliografia molto copiosa sui varî teatri ho cercato di riunire nel lavoro: S. Ricci, Il teatro romano di Verona, Venezia, 1895, Memorie dell'Istituto di Scienze, Lettere ed Arti.
[124]. Sugli anfiteatri leggasi, dopo i lavori di Giusto Lipsio, Antwerpen, 1528 e di Poleni e Montenari, Vicenza, 1735, le osservazioni del Nissen, Pompejanische Studien, e del Friedländer, in Marquardt, Staatsverwaltung, III2, 2, 556 e segg. — Sui circhi ved. G. L. Bianconi, Descrizione dei circhi, particolarmente di quello di Caracalla, Roma, 1789; cfr. Burgess, Descrizione del circo sulla Via Appia presso Roma, Roma, 1829; Friedländer, in Marquardt's, Staatsverwaltung, III2, 504 e segg.
[125]. Il testamento di Augusto essendo infisso su lastre di marmo del tempio d'Augusto e di Roma in Ancira, è detto il Monumentum Ancyranum: vedasi S. Ricci, Epigrafia latina, Milano, Hoepli, 1898, pag. 187, not. 1 e pagg. 195-203. L'opera capitale intorno a questo è del Mommsen, Res gestae divi Augusti ex monumentis Ancyrano et Apolloniensi, Berlino, Weidmann, 1883; alle pagg. 197-198 del mio Manuale precitato vi è unita tutta la bibliografia relativa.
[126]. Ved. Svetonio, Vit. Aug., 29: Marmoream se relinquere quam latericiam accepisset.
[127]. Borsari, Topografia di Roma antica, Milano, Hoepli, 1897, pag. 261-265.
[128]. Oltre il nostro Atlante, sulle tavole qui sotto citate hanno illustrazioni del Pantheon, come anche dei principali monumenti di Roma imperiale, che saranno in sèguito descritti: H. Strack, Baudenkmäler des Alten Rom, Berlino, Wachsmuth, 1890; A. Schneider, Das alte Rom. Entwickelung seiner Grundrisse und Geschichte seiner Bauten auf 12 Karten und 14 Tafeln dargestellt. Per uso didattico sono abbastanza utili, i Kunsthistorische Bilderbogen, zusammengestellt del Dottor Menge. Il nostro Melani ha pure illustrazioni della parte romana nei suoi Manuali, con speciale trattazione delle piante e degli stili degli edifizî nel volume dell'Architettura; delle riproduzioni romane di capilavori greci in quello della Scultura; degli affreschi soprattutto pompeiani in quello della Pittura (Milano, Hoepli, 1900). Il prof. Archinti di Milano ha pure edito un volume sulla storia dell'Architettura e degli stili con molte e belle tavole (Milano, Vallardi, 1889), e il Melani un altro sull'ornamento artistico. Cfr. per altre opere il mio indice bibliografico generale e speciale.
[129]. Virgilio, Eneide, I, v. 448-449.
[130]. Ved. Dione, l. III. 27.
[131]. Ved. Plinio, N. H., XXXVI, 24.
[132]. Ved. Gentile, Storia dell'arte greca, Milano. Hoepli, 1892, vol. I, pag. 83, 115. Cfr. Atlante, tav. LVII, LIX, LXXXIII.
[133]. Da questo fatto della fusione del bronzo per i pezzi d'artiglieria sorse il proverbio: Quod non fecerunt barbari fecerunt Barberini. I due piccoli campanili laterali che stettero un pezzo alla disapprovazione di tutti erano stati posti dal Bernini per ordine dello stesso papa Urbano VIII, ed erano detti gli orecchioni del Bernini.
[134]. Ved. Lanciani, Notizie degli Scavi, 1881, anche per la bibliografia.
[135]. Gentile, Storia dell'arte greca, Milano, Hoepli, 1883, pag. 87, 135-138, cfr. Atlante (parte greca) tav. LXIV-LXV; CV-CVIII.
[136]. Cfr. F. Cerasoli, Documenti inediti medievali circa le terme di Diocleziano in Bull. Comm., archeol. comunale. Roma, 1895, pag. 301 e seg.
[137]. Ved. Borsari, op. cit. pag. 87, 311-313; Cfr. Middleton, Ancient Rom II, 282, 288-292; Lanciani, Forma Urbis, t. 8.
[138]. Ved. O. Marucchi, Gli Obelischi egiziani in Roma, in Bull. Comm. Arch. com. Roma, 1896.
[139]. Ved. Guhl-Koner-Giussani, La vita dei Greci e dei Romani. Parte II, i Romani, pag. 120 e segg., fig. 101: Piramide di Cestio.
[140]. Cohen, Médailles imperiales, I2, pag. 252, 254, n. 25-29; 48.
[141]. Ved. intorno agli archi Bellorius e De Rubeis, Veteres arcus Augustorum, triumphis insignes, Roma, 1690, 1824; L. Rossini, Gli archi di trionfo degli antichi Romani, Roma, 1836. — Gräf, Triumphbogen, inserito nel dizionario di archeologia e di antichità del Baumeister, Denkmaeler, III, pag. 1865 e segg.
[142]. Ved. Bucoliche, Ecloga IV, 5.
[143]. Ved. Gentile, Atl. cit. (Parte romana), tav. XXXVIII; Porta Maggiore in Roma (acquedotto di Claudio imperatore).
[144]. R. Lanciani, Commentarii di Frontino intorno le acque ed acquedotti di Roma, Roma, 1880. In quest'opera è citata la bibliografia precedente, specialmente Raffaele Fabretti, De aquis et aquaeductibus veteris Romae, Roma, 1680; 2ª edizione, 1738; Castro, Corso delle acque antiche, Roma, 1757, 2 voll.; De Prony, Réchérches sur le systeme hydraulique de l'Italie; A. Secchi, Avanzi di opere idrauliche antiche nell'Alatri, Roma, 1865.
[145]. Intorno all'opinione che l'incendio debba veramente attribuirsi ai Cristiani ved. G. Negri, Nerone e il Cristianesimo (Rivista d'Italia, 1899, fasc. 8, 9); C. Pascal, L'incendio di Roma e i primi cristiani, Milano, 1900; A. Coen, La persecuzione neroniana dei cristiani (Atene e Roma, 1900, n. 21-23).
[146]. Ved. Tacito, Annali, XV, 425; Svetonio, Nerone, 31; cfr. per maggiori particolari Guhl e Koner cit. II, pag. 104 e segg.; Borsari, Topografia di Roma antica, Milano, Hoepli, 1897, pag. 130, 132, 143-145, 349.
[147]. Ved. le monete con l'Anfiteatro Flavio in Cohen, Médailles impériales, vol. I2, n. 399. È riprodotto anche su un conio del Padovanino; Cfr. C. Fontana, L'Anfiteatro Flavio, 1725; Haag, 1776; C. Wagner, De Flavii Anphithéatro, Marburg, 1829-31; cfr. anche A. Pompei, Studî intorno all'anfiteatro di Verona, Verona, 1877, che contiene ottime osservazioni per lo studio generale degli anfiteatri. Altri particolari sul Colosseo aggiunge il Borsari, op. cit., pag. 132, 134.
[148]. Intorno alle terme romane in generale ved., oltre il lavoro di Baccio sulle terme libr. VII, Venezia, 1588: Andrea Palladio, Les thermes des Romains, ediz. di Londra 1732, Vicenza, 1785: Ch. Cameron, The baths of the Romains, Londra, 1772; Mirri, Le antiche camere delle terme di Tito, Roma, 1776; id. Descriptions des bains de Titus, Paris, 1786; Ant. de Romanis, Le antiche camere Esquiline dette Terme di Tito, Roma, 1822. Delle Terme di Tito e adiacenze si tratta anche in S. Ricci, La Ξυστικὴ Σύνοσος e la “Curia athletarum„ presso S. Pietro in Vincoli, Roma, 1891, (Bullettino della Commissione Comunale di Roma: Lanciani, ibidem, 1891-1892).
[149]. P. es., il celebre gruppo del Laocoonte, ora nel Vaticano, fu rinvenuto nell'anno 1566 in una nicchia di queste stesse terme di Tito; il così detto Toro Farnese, cioè il celebre gruppo di Zetos ed Anfione, Dirce ed Antiope, che ora si ammira nel Museo nazionale di Napoli, fu rinvenuto nell'anno 1546 nelle terme di Caracalla: ved. Gentile, Storia dell'arte greca; op. cit., pag. 171, 176; cfr. A. Häckermann, Die Laocoonsgruppe, Greifswald, 1856; Collignon, Histoire de la sculpture grecque, Parigi, Didot, II, 533.
[150]. Si osservi qui per incidenza quanti utili cimelî per la conoscenza dell'arte e della vita si traggano dai monumenti dissepolti. Intorno alla vita dei Romani, specialmente privata, per es., basti rammentare quanti documenti autentici siansi tratti appunto dalle rovine di Ercolano e di Pompei, e quanto ancora si tragga intorno alla condizione della ricca civiltà romana del I secolo dell'Impero. Ved. per queste città e per gli scavi relativi: Overbeck-Mau, Pompei, citato nell'Indice bibliogr.
Di somma importanza per la storia della decorazione pittorica sono i ritrovamenti della Domus Vettiorum a Pompei, dei quali si occuparono, si può dire, tutte le Riviste d'archeologia e d'arte italiane e straniere. Cfr. A. Sogliano, La casa dei Vettii nei Monumenti antichi per cura della R. Accademia dei Lincei, VIII, 1898; Pasquale d'Amelio, Nuovi scavi di Pompei — Casa dei Vettii. Non meno importanti per gli affreschi e per l'uso di case alte più piani sono i ritrovamenti recentissimi di Boscoreale e di Ercolano (ved. tav. 57-61). Cfr. Mittheil. d. k. d. arch. Inst. Röm. Abth., 1894, p. 349 e segg.; 1896, pag 131-140, tav. III; A. Mau, Pompei in Leben u. Kunst, Lipsia, 1900.
[151]. Intorno all'Arco di Tito ved. S. Reinach, L'arc de Titus et les dépouilles du temple de Jerusalem, Parigi, 1890. Sugli archi trionfali, oltre le opere capitali del Bellorius e del De Rubeis, si studî quella già citata di L. Rossini, Gli archi di trionfo degli antichi Romani, Roma, 1836, e in particolare il lavoro del Mancini sull'arco d'Augusto a Fano, Pesaro, 1826; del Petersen sull'arco di Trajano a Benevento, Röm. Mittheil, VII, pag. 239 e segg.; del Massazza e del Ponsera sull'arco antico di Susa, Torino, 1750, 1841.
[152]. Ved. Cohen, Médailles impériales, II2, n. 545 fol., Circo; n. 542-544 pel ponte sul Danubio.
[153]. H. Thédenat, Le Forum romain et les forums impériaux, Parigi, 1898. Cfr. Melani, Archit., 3.ª ediz., tav. X (Ricostruzione).
[154]. Ved. Albertolli, Fregi trovati negli scavi del Foro Trajano con altri esistenti in Roma e in diverse altre città. Milano, 1838. Per la bibliografia intorno alla Colonna Trajana vedasi più innanzi; cfr. F. Cerasoli, I restauri alle colonne Antonina e Trajana ed ai cavalli marmorei del Quirinale al tempo di Sisto V, in Bull. comm. archéol. com. 1896, pag. 179 e segg.
[155]. Ved. Ammiano Marcellino, Rerum gestarum XVI, 10.
[156]. Ved. Cohen, Méd. impér., II2, n. 167-170.
[157]. Ved. A. v. Domaszewski, Die politische Bedeutung des Trajansbogen in Benevent in Jahresheft des österreisch. archäol. Instituts II, 2, pag. 173 e seg.; Frothingham, Der Trajansbogen in Benevent in Academie des inscriptions et belles lettres VII, 30.
[158]. Si riferisce che Costantino anzi, ridendo, forse con mal simulata invidia, dicesse il nome di Trajano esser così benemerito e noto e ricordato dapertutto da parere l'erba parietaria che alligna sopra ogni parete.
[159]. Ved. Dione Cassio, LXV, 4.
[160]. Intorno alle ville romane ved. all'Indice nostro bibliografico speciale “Architettura„, i nomi Castell, Marquez, Moule, Mazois.
[161]. Ved. Ch. Lucas, L'empéreur-architecte Adrien, Parigi, 1869.
[162]. Ved. Borsari, Topografia di Roma antica, cit., pag. 241. Una delle opere più importanti nei lavori d'escavo del Foro Romano fu l'isolamento del tempio, dietro alla cui area si può ora liberamente passare fra il templum Sacrae Urbis e la Basilica di Costantino (Ved. l'Appendice sugli scavi del Foro romano).
[163]. Intorno alla colonna di Marco Aurelio è uscito un lavoro esauriente per cura del Petersen e del Domazewski con le contribuzioni del Mommsen e del Calderini: Die Marcussäule auf Piazza Colonna in Rom, herausgegeben von E. Petersen und von Domaszewski, mit Beiträgen von Mommsen und G. Calderini, Monaco, Bruckmann, 1896. Cfr. R. Schröder, Germanische Rechtssymbolik auf der Marcussäule (Neue Heidelberger Jahrbücher, VIII, 2 pag. 248 e segg.).
[164]. Ved. C. Reichel, De Isidis apud Romanos cultu. Berlino, Schade, 1849; L. Preller, Les dieux de l'ancienne Rome, trad. Dietz, II partie: Cultes égyptiens: Isis et Sérapis; G. Lafaye, Histoire du culte des divinités d'Alexandrie (Sérapis, Isis, Harpocrate et Anubis), Parigi, Thorin, 1884; A. Veyries, Les figures criophores dans l'art grec, l'art gréco-romain et l'art chrétien. Parigi, Thorin, 1884.
[165]. Sulla Scuola di Pergamo ved. Gentile, Storia dell'arte greca, Milano, Hoepli, 1883, pag. 164 e seg.; cfr. Atlante, id., tav., e Collignon, Histoire de la sculpture grecque, II, pag. 500.
[166]. In questo volume non si tien conto che delle statue e delle opere d'arte più specialmente romane, riservando lo studio degli originali e delle copie dei capilavori greci al volume della Storia dell'arte greca, che si sta preparando interamente rifatto sull'edizione del prof. Gentile, (Milano, Hoepli, 1883), e che ha già a sua illustrazione un Atlante di 149 tav. (Milano, Hoepli, 1892).
[167]. Cicerone in Verr., IV, 2.
[168]. Ved. Orazio, Satire, 3, 64: Insanit veteres statuas Damasippus emendo.
[169]. Occorre il detto di Trimalcione: Meum intendere nulla pecunia vendo, e l'osservazione di Stazio circa la bravura del riconoscere l'autore d'un'opera anche senza essere segnato: Silvae, IV, 6: Artificium veteres cognoscere ductus — et non inscriptis auctorem reddere signis.
[170]. Ved. Gentile, Storia dell'arte greca cit., pag. 145. Cfr. Atlante id., tav. CXV.
[171]. Ved. Plinio, N. H., XXXVI, 155.
[172]. Ved. Plinio, N. H., XXXVI, 41.
[173]. Ved. Bernouilli, Römische Ikonographie, nell'Indice bibl. e in altri autori, p. es. in Camillo Serafini, L'arte nei ritratti della moneta romana repubblicana in Bull. Comm. arch. com. di Roma 1897, pag. 3 e segg., tav. I. Pei confronti con lo stile dei ritratti greci, cfr. R. Foerster, Das Porträt in der griech. Plastik. Kiel 1882.
[174]. Ved. Boll. dell'Ist. di Corr. Arch. di Roma, 1863.
[175]. Ved. Gentile, Storia dell'arte greca, Milano, Hoepli, 1883, pag. 136 e segg., con la bibliografia a pag. 137-138. Cfr. M. Collignon, Histoire de la sculpture grecque. Parigi, Didot, 1897, II vol. pag. 215 e segg.
[176]. Intorno alla Colonna Trajana. Ved. Alph. Ciacconi, columnae trajanae orthographia, Roma, 1773; Froehner, La colonne trajane. Parigi, 1872-74; F. Boucher, Die Charakterköpfe der Trajanssäule, 1893; C. Cichorius, Die Reliefs der Traianssäule, herausgegeben und historisch erklärt. Berlino, Reimer, 1896. I Tafelband: Die Reliefs des ersten dakischen Krieges (gran folio 57 tavole in eliotipia) — II Text-band: Commentär dazu (8 gr).
[177]. Intorno ai sepolcri, ai sarcofaghi, ai monumenti sepolcrali in genere ved. all'Indice generale, Bianchini, Bartoli e Belloni, inoltre G. P. Campana, Illustrazioni di due sepolcri del secolo di Augusto scoperti tra la via Latina e l'Appia presso la tomba degli Scipioni, Roma, 1852, 2ª ediz. Per i monumenti sepolcrali etruschi ved. nell'Indice generale Bindseil e Orioli.
[178]. Per errore è stato considerato dal Gentile (tav. LXX cit., n. 2) quale imperatore in piedi uno schiavo giudeo con le mani legate, e fu per svista ripetuto l'errore nella mia Epigrafia latina. (Tav. LX, n. 2).
[179]. Intorno ai camei e alle gemme, ved. King, Antique Gems, their origin, uses, Londra, 1872; Chabouillet, Catalogue général des camées et pierres gravées de la Bibliothèque impériale. Quanto all'arte della vetreria, non si può tenerne special conto se non nell'archeologia propriamente detta: cfr. pertanto Deville, Histoire de l'art de la verrerie dans l'antiquité, Parigi 1873.
[180]. Ved. sui bronzi Guillaume, La sculpture en bronze, 1868; Friederichs, Kleiner kunst und Industrie in Alterthum, Berlino, 1871; Longpérier, Notices des bronzes antiques du Louvre, 1879. Vedi per l'argenteria e la gioielleria, Quaranta, Di quattordici vasi d'argento dissotterrati in Pompei, Napoli, 1835; Arneth, Die antiken Gold und Silbermonumente der k. k. Münz- und Antiken Cabinettes in Wien, 1850; Michaelis, Das Corsinische Silbergefäss, 1859; Wieseler, Hildesheimer Silberfund, Gottinga, 1869. Intorno ai tesori di Boscoreale presso Pompei, ved. Notizie degli scavi, 1894, pag. 385; 1895, pag. 109, 207, 235; 1896, pag. 204, 230; 1899, pagina 14. Uno studio a parte meriterebbe la ceramica, ma a chi non vuol dar polvere negli occhi occorre uscire dal tema per trattarne degnamente. Si confronti la letteratura nella parte greca e si aggiunga: Von Rohden, Die Terracotten von Pompei, Stuttgart, 1880.
[181]. Lavori d'indole generale sulle monete, i quali però possono dare un concetto esatto delle varie classi di monete antiche, sono: Mommsen, Histoire de la monnaie romaine, Parigi, 1865-1875, 4 volumi; Lenormant, La Monnaie dans l'antiquité, 3 vol., 1879; Imhoof-Blumer, Portraitköpfe auf römischen Münzen der Republik und der Kaiserzeit, Lipsia, 1879; Froehner, Les medaillons de l'empire romain, Parigi, 1878; Ch. Robert, Études sur les medaillons contorniates; S. Ambrosoli, Manuale di numismatica, Milano, Hoepli, 1895, 2ª ediz., pag. 79-145; Fr. Gnecchi, Monete romane, Milano, Hoepli, 1896. Di quest'opera è stampata ora la 2ª ediz. di molto accresciuta, anzi interamente rifatta dall'autore. Importantissimi articoli sulla numismatica romana sono anche inseriti nella Rivista italiana di Numismatica, diretta dai cavv. E. e Fr. Gnecchi. — Sulle relazioni che la storia dell'arte e l'architettura hanno con la numismatica, ved. Donaldson, Architectura numismatica, Londra, 1859, ove sono citati gli autori precedenti. Cfr. per le considerazioni d'indole artistica S. Ricci, Intorno all'influenza dei tipi monetari greci su quelli della repubblica romana. Introduzione al lavoro: L'arte greca nella numismatica romana della Repubblica e dell'Impero. Estratto dalle Mémoires du Congrès international de Numismatique del 1900, pp. 170-204.
[182]. Di Timomaco scrisse F. Brandstätter, Timomachos' Werke und Zeitalter, Lipsia, 1889.
[183]. Plinio, H. N., XXXV, 20.
[184]. Léon Renier-Perrot, Les peintures du Palatin, in Rev. Archéol., serie XXI e XXII; F. Schwechten, Wanddekoration aus den Kaiserpalästen auf dem Palatin in Rom, Berlino, 1878.
[185]. Ved. Alte Denkmäler, Vol. I, 11; cfr. Sittl, Archeöl. d. Kunst, pag. 739, nota 10. Cfr. per gli affreschi nella villa “La Farnesina„ i Monumenti cit., vol. XI. tav. 44-48. XII, tav. 5-8; 17-34; cfr. Wand- und Deckenschmuch eines röm. Hauses aus der Zeit des Augustus. Berlino, 1891.
[186]. Degne di nota sono le opere del Mau intorno ai dipinti e agli scavi in genere di Pompei, le quali sono nella maggior parte inserite nella Römische Abtheilung delle Mittheilungen des deutschen. Archäolog. Instituts. Vi è anche una guida archeologica di Pompei curata recentemente dal Mau. Cfr. Presuhn, Die pompejanischen Wanddekorationen. Lipsia, 1882.
[187]. Ved. per Pompei: W. Helbig, Wandgemälde der von Vesuv verschutteten Städte Campaniens, Lipsia, 1868; O. Donner, Abhanlung über die antiken Wandmalereie in technischer Beziehung; ibidem, Appendice al libro precedente. Cfr. G. Boissier, Revue des deux mondes, ottobre, 1879; Fiorelli, Relazioni sugli scavi, dall'anno 1861 all'anno 1872; Pompei e la regione sotterrata dal Vesuvio. (Ved. Annali Ist. Corr. Arch.). A. Mau, Pompeji in Leben und Kunst, Lipsia, Engelmann, 1900. Per le varie piante e sezioni di case pompeiane, ved. tav. 314, 315, 316 (tav. 79-81).
[188]. Ved. E. Petersen, I rilievi tondi dell'arco di Costantino. Mittheil. d. k. d. arch. Instit.: Röm. Abtheil. vol. IV (1889), pag. 314-339, tav. XII. Cfr. A. Monaci, Le sculture aureliane sull'arco di Costantino in Bull. Com. arch. di Roma, 1900, pag. 75 e segg.
[189]. Ved. Gentile, Storia dell'arte greca, op. cit., pag 171, 189, 190-91.
[190]. Sulle terme di Caracalla ved. Blouet, Restauration des thermes d'Antonin Caracalla. Parigi, 1828. Su quelle di Diocleziano ved. E. Paulin, Les thermes de Diocletien (Restauration des mon. ant.). Cfr. gli studi su altre terme, come p. es., su quelle di Civitavecchia: G. Torraca, Delle antiche terme taurine esistenti nel territorio di Civitavecchia. Roma. 1761; su quelle di Pisa: C. Lupi, Nuovi studi sulle antiche terme pisane. Pisa, 1885; per Pompei: Terme stabiane, in Nissen, Pompejanische studien. pag. 140 e segg. Ved. S. A. Iwanoff, Aus den Thermen des Caracalla. Mit Erlaüterungen von Chr. Hülsen. Berlino, 1891.
[191]. Cfr. Fr. Cerasoli, Documenti inediti medievali circa le terme di Diocleziano e il Mausoleo di Augusto, in Bull. Comm. arch. comun. di Roma 1895, pag. 301 e segg.
[192]. Cfr. C. F. Mazzanti, La scultura ornamentale romana nei bassi tempi, in Archivio Storico dell'arte, s. II, anno II, fasc. 1 e 2 p. 33 e segg.; fasc. 3, p. 161-185.
[193]. Tutto questo periodo dell'arte in Italia, che dalla decadenza dell'arte perfetta in Roma si estende fino al Rinascimento, è ora trattato egregiamente dall'illustre prof. Venturi nel suo recentissimo libro La Storia dell'arte in Italia (Milano, Hoepli, 1901), di cui è uscito il primo volume, che giunge fino a Giustiniano, opera ricca di tavole e di illustrazioni. Sono già in corso di stampa il secondo volume, che tratterà del periodo Dal tempo dei Longobardi all'inizio dello stile nazionale, e il terzo: Dal secolo XIII alla fine del Trecento.
[194]. Ved. Notizie degli Scavi di antichità comunicate alla R. Accademia dei Lincei. Roma, giugno 1900, pag. 220 e segg.
[195]. Ved. tavola allegata alle Notizie degli Scavi citate, a pag. 220-221: Sacra Via et continentia aedificia; cfr. Atti dei Lincei, Memorie della classe di Scienze mor., Serie 5ª, vol. VIII.
[196]. Ved. Reina, Triangolazione della città di Roma in Rivista di topografia e catasto. 1896.
[197]. Ved. l'arch. Boni, in Notizie degli Scavi, cit., pag. 229.
[198]. G. Tropea, La stele arcaica del Foro Romano, cronaca della discussione. III. Messina, tip. della Rivista di storia antica e scienze affini. 1900. Cfr. Parte Iª e IIª nella Rivista medesima, 1892.
[199]. Ved. Notizie degli Scavi di Antichità comunicate alla Regia Accademia dei Lincei, maggio 1889, pag. 151 e segg.
[200]. Ved. Nuova Antologia. 1 genn. 1900; cfr. 16 nov. 1900.
[201]. Ved. Notizie degli scavi, aprile 1900, pag. 143 e segg.
[202]. Il Pais ne discusse in varie riprese e recentemente nell'articolo: Le scoperte archeologiche e la buona fede scientifica inserito nella Rivista di storia antica e scienze affini di Messina; il Comparetti invece pubblica un lavoro a sè, intitolato: Iscrizione arcaica del Foro Romano. Firenze-Roma, Bencini. 1900.
[203]. A scanso di dimenticanze, ved. la cronaca citata dal prof. Tropea in op. e luogo citati.
[204]. Queste opinioni espressi già a suo tempo, nell'articolo di divulgazione dell'Almanacco italiano pel 1901, trattando delle Recenti scoperte archeologiche di Roma negli scavi del Foro Romano (ved. pag. 372 e segg.).
[205]. Da un articolo sul Popolo Romano del 23 maggio scorso il prof. Tropea trae un riassunto dei capisaldi dell'opinione del Milani, mentre si attende la sua pubblicazione nei Rendiconti della R. Accademia dei Lincei e nella seconda puntata dei suoi Studî e materiali di Archeologia e Numismatica.
[206]. Notizie degli Scavi d'antichità comunicate alla R. Accademia dei Lincei. Roma, maggio 1900, pag. 159 e segg.
[207]. Ved. in Bollettino della Commiss. archeologica comun. di Roma del 1900. Cfr. anche il Gatteschi nell'Indice bibliografico delle opere speciali.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Grafie alternative o arcaiche sono state analogamente conservate (terramare/terremare, sacrifizio/sagrifizio). Nelle sezioni bibliografiche, i titoli non italiani sono stati riprodotti fedelmente, tranne nel caso di evidenti errori.
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