CAPITOLO NONO. DA PAINA A MONZA.
Seregno. — Desio. — Lissone. — Muggiò.
Soffrite che prosegua a parlarvi di me. Sì vive impressioni riportai dalle mie peregrinazioni in questi luoghi deliziosi, che anche a mio malgrado mi riempiono ancora tutto di sè, e si inframmettono a tutti i miei discorsi come l'idea della patria si frammischia a tutte le parole del profugo, che l'ha perduta.
Passata una notte a Paina, prima dell'alba mi alzai irrigidito da una brezza autunnale, che però prometteva di intiepidirsi fra poco. Studiando il passo arrivai a Seregno borgo più grosso, non bellezze di vie, non isplendidezza di palagi, poca eleganza di giardini; invece bellissima e altissima torre, con grave incomodo però disgiunta dalla tonda chiesa parrocchiale, con buona facciata del professor cavalier Pino. È nota la mimica Funzione dell'Interro, onde erano vaghi gli abitatori di questo borgo, ma che da providi regolamenti fu poi modificata, quindi abolita. L'astronomo Carlini, livellato il pavimento della chiesa di Seregno, lo trovò 300 piedi al di sopra del piano dell'orto botanico di Brera.
La speranza non si deluse, il gelido orezzo cesse dinanzi ad un blando zeffiretto autunnale onde era scosso il calice de' fiori, che s'aprivano lieti al sorriso del sole nascente, e mandavano anch'essi nella muta loquela l'inno al Creatore. L'usignuolo intanto risvegliato dal ritorno dell'astro che avviva la natura usciva dal nido e poggiando sopra d'un ramo, che andava già perdendo le foglie, mandava un soavissimo gorgheggio, grato anch'egli alla pietà di Chi veste l'augello di penne, e gli prepara il nutrimento e il nido.
Tutto è lezione per l'uomo! Lezione è per lui l'animata natura! Viene la stagione invernale; i fiori di repente intirizziti sullo stelo chinano il capo e muojono, la pianta perde ogni ornamento, il sole vibra meno ardenti i suoi raggi, ma torna la primavera, e i fiori e le foglie rinascono con essa. Noi soli, non sentiamo questa vicenda; quando la nostra vita toccò l'estremo suo tramonto, essa non rifiorisce mai più; una nuova generazione scorre sull'avello delle antiche e noi a poco a poco veniamo cancellati anche dalla ricordanza.
Ed eccoci fra queste fantasie sulla strada di Desio; dappertutto contadini che si spargevano nella campagna, fanciullette che spingevano la vaccherella ringaluzzita anch'essa dal soave tepore delle placidi aurette; dappertutto canti armoniosi del vendemmiatore. Bellissima a vedere è la quantità di gelsi che crescono in questo suolo, ricco di quella foglia che rende lo straniero tributario al Lombardo di forse cento milioni ogni anno. Quella vista mi trasportava nell'operose officine dei setificj, a veder come la moda moltiplicando l'uso di questo tessuto, raddoppi il valore e le ricchezze del nostro terreno; a veder le migliaja di mani che affaticano per esso, tramutandolo in trine, velluti, attendendo chi ai cascami, chi alle trame, chi agli organzini, chi combina i colori, chi prepara i disegni, chi ordisce, chi appretta, chi torce, e cento e cento che lo trasportano da paese a paese, che lo fanno passare di mano in mano, cercando i mezzi di accrescere i vantaggi della lombarda floridezza.
Desio, borgo s'altri mai considerevole e popoloso, ricchissimo di memorie, ebbe il nome dalla sua distanza da Milano, come Nova, Sesto, Quinto e Quarto. San Giovanni Bono, arcivescovo milanese, vi fondò la collegiata di San Materno che nel 1288 avea soggette quarantadue chiese. Nella parrocchia esiste ancora il sepolcro di Giovanni Lampugnano, che spropriatosi di tutto a favore de' poverelli, trascinò sette anni nella miseria, e finì nel 1563 una vita che non vuol esser per nulla dimenticata. Recentemente vi fu posto un bel quadro, la morte di San Giuseppe, lavoro del nostro Vitale Sala. Al tempo in cui il popolo milanese e quello del suo contado faceano scorrere torrenti di sangue all'ombra de' due celebri nomi torriano e visconti, i seguaci dei Torriani si rinchiusero coi loro capi nel borgo di Desio, ma sorpresi ivi dall'arcivescovo Ottone, 20 gennajo 1277, in parte vi lasciarono la libertà, in parte la vita. In secoli più vicini a noi Desio colla poco discosta cascina Aliprandi divennero feudo del conte spagnuolo Manriquez de Mendocia, che ne fu investito dalla cattolica maestà, 1580.
Ma della storia di questo borgo non intendiamo intrattenerci più a lungo per non uscire dal campo che ci siamo proposto, e per poter aver più agio di favellare delle sue proprietà corografiche ed artificiali.
E soprattutto vuole ragione che ci allarghiamo a parlare della villa Traversi, già Cusani. Il palazzo, se cede per magnificenza a tanti altri di questi contorni, difficilmente è da altri superato in agiatezza. In esso puoi vedere i primi felici tentativi delle pitture all'encausto dei fratelli Gerli; è fiancheggiato lateralmente da due bellissimi arancieri, il sinistro de' quali si unisce colle serre dei fiori più dilicati e peregrini. Ed ecco succedere il boschetto delle piante forestiere, a cui fa degnissima compagnia il vasto castagneto, tagliato da tre larghi viali che convergono fino a combaciarsi. Di là ti farà grata meraviglia recarti al labirinto, uscito dal quale, recati al villereccio casolare, rustico all'esterno, e che in un subito vedrai nel suo di dentro tramutarsi quasi per incanto in un'elegantissima sala adorna di pitture, di gusto egiziano, che circondano una squisitissima statua d'Apollo. Oh come ti sarà grato affacciarti alle placide onde del laghetto, vedere i nuoti del cigno, i guizzi dei pesci, e nel mezzo la circolare isoletta, popolata di pioppi e di cipressi della Luigiana! Oh come vedrai d'improvviso mutarsi la sera se ascenderai per la grotta al sommo del poggio vestito di smilaci, tassi, lauri, ginepri, e sempre verdi pini, d'onde la vista tira in lontananza fra quelle incantevoli prospettive di cui i soli Brianzuoli, abituati a goderle, sentono meno che dovrebbero le meraviglie! «Scendendo si passa il ponte, scrive il mio amico Michele Sartorio, da dove la veduta del lago si offre amenissima, e quindi per una grotta s'entra in una gentil capanna, in cui vennero dipinti dal signor Domenico Menozzi i compassionevoli casi d'Erminia; un bel monumento si trova quivi pure consacrato alla memoria dell'immortale Torquato. La capanna giace nella valle del fiume ed offre un ridente e tranquillo passeggio. Sul circolar pendìo un vasto bosco di pini che si prolunga, dà molt'ombra e guida al tempietto costrutto sopra disegno del professore Zanoja. Esso è monopetro e consta di colonne joniche striate sostenenti la cornice reale, che porta la tazza interiormente compartita a cassettoni co' rosoni. Circolari scalini introducono alla cella nel cui mezzo posa sopra piedestallo la statua d'Imene a cui il tempio è dedicato. Questo piccolo edificio per la sua bella proporzione, per la materia ond'è composto, per la precisione del lavoro e per l'amena sua situazione riesce oltremodo pregevole. Per sinuosi sentieri, che attraversano la costiera coronata di viti, giungesi al castello diroccato. Sul rialzato ponte del castello si domina il sottoposto tortuoso letto del ruscello, che mette nel lago e si gode all'intorno una vaga veduta, che può dirsi un eccellente quadro di paesaggio. Su di vicino rialto ombroso il punto di vista si fa più bello ancora. Movendo più innanzi alla diritta v'è il vivajo delle piante e degli arbusti forestieri ed indigeni. Per ultimo, dirigendoci al giardino de' vasi degli agrumi, di contro le aranciaje, guadagniamo il palazzo innanzi al quale si distende un vasto e ben ordinato parterre ove, per cura di Giovanni Casoretti, direttore di codesta amenissima villa, prosperano ad ogni stagione i fiori più rari e più svariati, che profumano l'aria de' più soavi odori. Per ogni dove tu volga l'occhio, i colori più vivaci illuminati dal sole ci sfolgorano innanzi con una, direi quasi, discorde, ma pur grata armonia, che ti fa fantasticare d'aggirarti pei sentieri sempre fioriti dell'Eden».
Nè qui sta tutto il bello di questa villa, chè degnissima di ogni riguardo è la gotica torre che sorge superba d'essere uscita dalla mente dell'esimio pittore ed architetto Pelagio Palagi.
Nella vasta sala delle armerie, entro la torre, sono stimatissime le vetriere colorate, venute qui, secondo la fama, da un convento di Svizzera. Su l'uno tu scorgi un apostolo nell'alto di levar la mano armata del brando, sull'altro si presenta San Benedetto che sostiene colla destra un libro aperto ad una pagina, che dice Silentium; nel terzo la Vergine trionfante fra cori d'angeli, San Carlo e Sant'Ambrogio, e questo è molto pregevole, con la data del 1689. Gesù all'orto è il soggetto rappresentato nel quarto; il miracolo d'un Santo prestò l'argomento al quinto che fu eseguito nel 1683 e porta il pregio su tutti gli altri. Il monumento di Diego Raminez De Guzman, colla data del 1528, fu qui, son pochi anni, trasferito dalla chiesa delle Grazie in Milano. L'edera e il semprevivo che serpeggiano sull'edificio ne ravvivano potentemente la bellezza, e parlano all'anima, come tutto quello che ci trasporta fra le idee del passato; e là siedi sotto la pioggia dei rami cadenti del salice che s'inchina sul sottoposto laghetto e canta coll'affettuoso Pindemonte:
Melanconia
Ninfa gentile,
La vita mia
Consacro a te.
I tuoi piaceri
Chi tiene a vile
Ai piacer veri
Nato non è.
Tal si mostra il giardino Traversi, e allorquando la primavera ritorna l'esistenza alle piante e agli arbusti i fiori, vedresti rivestirsi di foglie i poggi, i platani, i peri, i pini ordinarj di rara grandezza, il pino più scarso del Chili. Allora risorgono rinvigorite di fresco umore le magnolie, le mimose, succedendo alle camellie, e la variatissima propagine delle rose, fra cui ti sarà grato conoscere quella che ebbe il nome della cortese signora di questa delizia.
In questa villa l'abate Amoretti scrisse la maggior parte del suo Viaggio ai tre Laghi, e gli uomini al pari di costui spasimati dall'erudizione leggano le romane epigrafi che vi restano tuttora, delle quali riprodurremo le tre seguenti valendoci della interpretazione che ne fece il principe degli archeologi italiani presenti, il dottor Giovanni Labus.
La prima dice:
Iovi Optimo Maximo Comensi
EX PRaEMISSA
FULGURIS
POTESTATE
FLAVIUS VALENS
Vir. Clarissimus Ex Decreto
Votum Solvit Libens Merito
Datum Publice
La seconda è così concepita:
HERC
VLI IN
VICTO
MYRIS
MOS
ET QUIN
TIUS
Votum Solvunt Libentes Merito
La terza poi sta nei termini seguenti:
HERCVLI IN
VICTO
Votum Solvit Libens Merito
Lucius DOMITIUS
GERMANUS
SALVO PATRONO
Avviandoci verso Monza ci converrà uscire alquanto della strada maestra se vogliamo recarci a Lissone, grossa e popolata unione di case, di decentissimo aspetto e piena di tumulto contadinesco, che fa un bel contrapposto coll'indolenza di tante borgate della bassa Lombardia.
Muggiò villa autunnale dei Barnabiti di Monza, è l'ultima terra che s'incontra prima di giungere a Monza da cui è quasi egualmente distante come da Desio. Trovasi in un terreno fertilissimo tagliato da quattro strade principali. Rientriamo nella città, meta dei nostri viaggi, per la port presso la chiesa di San Biagio.