CAPITOLO UNDECIMO. STRADA ALZAJA.
Naviglio di Paderno. — Le tre corna. — Il Paradiso. — Trezzo. — Concesa. — Vaprio. — Canonica. — Cassano.
L'Adda uscendo dal bacino del lago di Brivio si fa rapida, e trascorre in un letto scosceso, che giunto al porto d'Imbersago si seppellisce fra due sponde di sasso ora calcare stratificato, ora schistoso, ora di pudinga. L'opinione volgare è che questo tratto da Imbersago a Porto, da Paderno a Callusco fosse un laghetto, che Medolago rialzato sul dosso d'una collina ricevesse il nome dall'essere di mezzo al lago, e che Porto fosse pure denominato dalla sua posizione. Questo laghetto vuol essere distinto da uno più vasto chiamato mar Gerundo che occupava il terreno della Gerradadda.
Sotto Paderno comincia il Naviglio aperto da Francesco Sforza nel 1475 destinato a condurre alla capitale della Lombardia l'acque dell'Adda, che qui cessa d'essere navigabile infino a Trezzo, per gli enormi massi che ne ingombrano il letto. Le Tre corna, nome spaventoso, sono tre minacciose rupi, che si affacciano al navigante quando cauto rivolge la poppa del suo burchiello nella bocca del naviglio. Guai se la correntia del fiume vincesse la sua perizia!
Un'amena strada, quando tagliata sul dorso d'un bosco, quando ricavata nel nudo ceppo, quando artefatta con terra e sassi di trasporto asseconda tutto il corso del fiume da Brivio sino a Paderno, e da qui costeggia il naviglio fino al suo termine. È questo il sentiere tenuto dai cavalli, che traggono le barche.
Andando per questa vedrai gli avanzi della conca fatta nel secolo XVI. dall'infelice architetto Meda, e poi altre sei conche moderne, più profonde di quelle intorno a Milano, ciascuna con tre aperture laterali facili a chiudersi ed aprirsi.
Nulla di particolare più t'arresta fino al Paradiso, già villa dei Gesuiti, ove la rapidità dell'Adda è profondissima; nè meno lo è sotto Trezzo urtando ferocemente contro lo scoglio, su cui sta piantato il castello.
È Trezzo luogo oggi molto importante, vago per la sua posizione, per la decenza di molti palazzi e case signorili, e per l'ampiezza delle sue strade e delle sue piazze. Ma la cosa più importante però è il castello.
Quadrato eccelso torrion, di cui
Le nerissime bugne adamantine
Rotte l'Adda riflette ed ondolevoli.
Fra il bollente biancor delle sue spume
Solo egli sta di quelle amene rive
Terribile signor, cui la minaccia
Siede sul volto e l'imponente rabbia
Innacesso a mortale orma, di strigi
Stanza e d'impuri rettili e d'upùpe...
P. Marocco.
Varj assalti sostenne e ribattè questo forte, che gareggiava con quelli di Cassano e di Brivio, e si distinse maggiormente ai tempi del Barbarossa, e d'Ezzellino da Romano. Bernabò Visconti, fatto prigioniero dall'ipocrito nipote Gian Galeazzo vi fu rinchiuso coll'amica Donnina dei Porri e vi terminò la vita fra i rimorsi e gli strazj. Tempo fa s'additava ancora la sua prigione e le parole scritte col suo sangue qual a mi, tu la ti. «Tutto il castello, pochi anni fa, trovavasi in migliore forma; ora l'avidità privata, che poco si cura delle poetiche e delle storiche ruine, l'ha ridotto in misero stato: ma pure merita essere visitato, perchè l'immaginazione può facilmente ricostruirlo intero e sognar battaglie e guerrieri armati di ferro sino ai denti, colà dove serpeggian l'ellera e le parietarie; e figurarsi i gemiti de' prigionieri nelle grotte ove annidano i topi ed i ramarri». C. Cantù.
Poco dopo Trezzo è Concesa, già villa del medico Moscati, a cui succede Vaprio, terra amenissima, ricca di storiche vicende e rialzata sur un'amena collina. Qui visse molto tempo Leonardo da Vinci, frescando una Madonna col Putto, di grandezza più che naturale e che vedesi tuttora nella villa Melzi. Durante questo suo soggiorno l'immortale Leonardo ebbe amorosa corrispondenza con una donna di qui, che egli nominò nelle sue opere chiamandola la mia Anna da Vauro. Ma ciò che vince di lunga mano tutte le bellezze di questo tratto di via è il magnifico parco del conte Castelbarco, dalla cui rosseggiante torricciuola potrai vedere il burrone dell'Adda, la vivace Canonica che popola la sinistra del fiume e che è congiunta con Vaprio per mezzo del magnifico ponte costruito di recente dall'ingegnere Parea. La sua chiesa e il campanile di nuova costruzione furono disegnate dal già citato architetto conte Della Somaglia. La prima, in forma di croce, ha la lunghezza di 90 e la larghezza di 39 braccia, il secondo l'altezza di 93 braccia col diametro di 9.
Procedendo sulle arginature che sostengono la strada Alzaja, viensi a Cassano posto a cavaliere del fiume e famoso per moltissimi combattimenti. Di qui passò Federico Barbarossa, sotto le cui numerose soldatesche si ruppe il ponte, recando ai Germani gravissimi danni; vi passò Ezzellino e qui presso riportò quella ferita che lo tolse di vita; di qui passò Francesco I. di Modena, perdendo alcuni de' suoi nella correntia del fiume, di qui passò Eugenio di Savoja rimanendo non isconfitto, ma superato da Vandôme; con migliore fortuna passarono gli Austro-Russi guidati da Souwaroff quando diedero principio a quel periodo della storia moderna conosciuta sotto il nome di tredici mesi.
Il paese è dei più ridenti e più allegri dei contorni di Milano; possiede gli avanzi dell'antico castello fabbricato da Ottone Visconti nel secolo XIII. che domina minaccioso la Gerradadda ma che, come tutti, cessò d'essere luogo di armi e di contese per divenir stanza tranquilla e sicura.
Notevolissimo è il ponte per la sua singolare costruzione; bellissimo il palazzo d'Adda di cui diede il disegno Piermarini; ma è più di tutto notevole una sala ricca di quadri dipinti a' tempi di Luigi XV.; nei quali ti spiace vedere come l'invenzione sia molto inferiore all'esecuzione. Migliore è l'Ancona di sei pezzi dipinta sul fare leonardesco da Bernardino Fasola di Pavia nella segrestia della chiesa.
Nelle vicinanze sono Groppello, autunnale delizia degli arcivescovi di Milano, ed Albignano, ove è considerevole la villa d'Adda.
La strada dell'Alzaja conduce quindi ad Inzago, alle Fornaci, a Gorgonzola, a Cernusco Asinario, a Vimodrone, a Crescenzago, a Gorla, alla Cascina dei Pomi, indi a Milano,
Daremo da ultimo le dimensioni di quel tratto del corso dell'Adda che abbiamo legato da Lecco a Cassano, distinguendo i punti che sono d'ordinario considerati da chi rilevò queste misure.
| Denominazione dei punti. | Lunghezza in metri. | Pendenza in metri e millim. | ||||
| Dal ponte di Lecco alla Cappelletta sopra Olginate | 5869 | 0,750 | ||||
| Da essa Cappelletta alla soglia del Casino del vicerè | 4850 | 2,225 | ||||
| Da quella soglia al mulino di Brivio | 5497 | 0,560 | ||||
| Dal mulino al Corrente del Soldato | 1050 | 2,450 | ||||
| Di là all'imboccatura del naviglio di Paderno | 6700 | 11,390 | ||||
| Dall'imboccatura alla sboccatura del naviglio | ||||||
| Dallo sbocco del naviglio di Paderno alla Rondenera | 1808 | 2,228 | ||||
| Dalla Rondenera al castello di Trezzo | 7192 | 7,911 | ||||
| Da quel punto allo sbocco del Brembo | 2700 | 7,020 | ||||
| Dallo sbocco del Brembo a Canonica | 1300 | 3,380 | ||||
| Da Canonica a Cassano | 6500 | 11,950 | ||||
(NB.) Quanto alle dimensioni del Naviglio vedi le notizie statistiche a pag. 32.
CAPITOLO DUODECIMO. UNA CORSA PER LA VALSASSINA[26].
Castello. — San Giovanni alla Castagna. — Laorca. — Pomerio. — Ballabio. — Ballisio. — Maggio. — Mezzacca. — Colmine. — Vedeseta. — Moggio. — Concenedo. — Cassina. — Cremeno. — Cantello. — Barsio. — Pasturo. — Bajedo. — Chiuso. — Introbbio. — Vimogno. — Barcone. — Gero. — Pessina. — Primaluna. — Cortabio. — Prato San Pietro. — Cortenuova. — Bindo. — Taceno. — Vegno. — Crandola. — Bagnala. — Margno. — Valcasarga. — Premana. — Pagnona. — Indovero. — Narro. — Muggiasca. — Parlasco. — Portone. — Esino. — Perledo. — Gettana.
La Valsassina comprende il distretto d'Introbbio che ha 27 comuni, occupa la superficie di 68 miglia quadrate, sulle quali passeggiano 12,233 persone, ed ha l'estimo di scudi 308,684.
Le produzioni principali sono castagne, buoni caci, ottimo miele e seta assai stimata per la lucentezza e finezza. Il maggior utile però ricavasi dall'industria e dagli opificj di ferro.
Dividesi in Valsassina propriamente detta, o Valle di Pioverna, in Valcasarga e in Valle di Varrone.
Usi a camminare per erti e difficili sentieri questi montanari sono naturalmente forti e coraggiosi. Sono poi acutissimi d'ingegno, leali, cortesi, allegri ed ospitali quanto gli Arabi.
Chi da Lecco si avvia per la Valsassina passa per Castello e San Giovanni alla Castagna, paesi popolati e ricchi. Il girar di tante ruote di fucine, filatoj, mulini, cartiere, il rumore dei battenti maglj, il continuo andar e venire di operaj con volti anneriti dal carbone tutto concorre a dare a questi luoghi un aspetto di movimento e di vita.
Per una strada, che presto sarà migliorata, a quanta lena hanno i polmoni ti arrampichi quindi a Laorca, rinomata per una bellissima grotta di stalattiti e passando presso Pomerio, che forse fu luogo sacro agli dèi e dove Manzoni finse il palazzotto di don Rodrigo, giungi a Ballabio inferiore. Superata l'erta rivolgi lo sguardo e ti si parerà dinanzi una delle più incantevoli scene, di cui faccia pompa la natura. Villaggi sparsi pel Territorio come branco di pecore pascenti, Lecco, il suo lago, Malgrate, più in là la superba chiesa di Valmadrera, i laghetti di Pusiano e d'Alserio colle sinuose sponde rallegrate da bianchi paeselli e pianure frammezzate da colline con vigneti e boschetti, e l'ispido Mombaro e tutta la ridentissima Brianza faranno tale impressione, che difficilmente ti sfuggirà dall'animo.
Dopo Ballabio superiore, che lasci a sinistra, apresi bella e piana la strada in mezzo a spaccature di montagne nude, precipiti, a cocuzzoli ineguali. Non piante, non erbe, non uccello rallegra la tetra maestà di quei greppi, che ti stringe il cuore e t'infonde mestizia, orrore, stupore. Solo il gufo col suo lugubre canto, simile al gemito dell'uom che si lagna, e l'eco che cupamente gli risponde, ne rompono il pauroso silenzio.
Quivi una grossa muraglia guardata da una fortezza chiudeva l'ingresso alla Valsassina.
Ballisio al principio della valle (forse da Vallis initium) sta tutto in un'osteria ed in un oratorio. Nelle sue vicinanze, attissime alla caccia, nasce la Pioverna, che libera percorre la valle del suo nome e si congiunge al Lario dopo aver formato l'Orrido di Bellano. Qui apresi spaziosa la valle in ameno anfiteatro circondato da alte montagne e la vista gradevolmente si stende in verdi praterie vagamente ammantate di boschetti e di sparsi casolari.
La strada provinciale segue il rapido corso della Pioverna e per incolti pascoli comunali conduce al Ponte di Chiuso e quindi ad Introbbio. Ma piegando a dritta arrivi a Maggio, villaggio di rustiche casupole poste qua e là per un'amena prateria dolcemente inclinata ed abitata da soli mandriani, che fanno eccellenti stracchini. Bella è la sagra che qui si tiene sul principio di settembre, ove quei montanari al suono delle cornamuse e delle rusticali zampogne accompagnato da popolari canzoni menano carole sull'erboso clivo.
Ascendendo pel monte si va a Mezzacca (Mediaqua) ed alla Colmine (Culmen), ove si rinvengono bei cristalli di rocca e si vedon gli avanzi di un forte che sedeva a cavalcione della Valsassina e della Valbrembana. Di là si passa a Vedeseta, principio della Valtaleggio e dipendente dalla chiesa prepositurale di Primaluna, e quindi alle acque termali di San Pellegrino. Ma tornando in Valsassina si viene a Moggio, Concenedo, Cassina, nei cui territorj si cavarono miniere di ferro e di piombo, ed a Cremeno.
Antico e già più considerevol villaggio fu Cremeno molto dilaniato dai Guelfi e Ghibellini, nomi di funesta ricordanza a tutta l'Italia. Nella chiesa di San Giorgio, che è una delle più antiche parrocchiali della valle, vorrai vedere la più grande e meno danneggiata pittura del Borgognone. «Il piegar delle vesti ornate di ricami d'oro improntati sul dipinto, qualche secchezza di contorni, l'esilità delle mani ricordano l'antica maniera, ma i volti sono tali, che fecero risguardare questo quadro per opera di Bernardino Luino. Coll'atto di osservarlo attentamente lessi a chiare note A. Borgognonus F. Anno MDXXXV.» (Ticozzi). Ora non si vede che l'anno ed è peccato che non si pensi a collocarla in miglior situazione e a garentirla dalle ingiurie del tempo. Nella peste del 1630 un Gian Ambrogio Arrigoni delegato della sanità per la Valsassina fece qui tanagliare e squartare alcuni suoi nemici accusandoli di untori.
Tra Cremeno e Barsio sopra un colle, d'onde si gode giocondissima veduta, una beata Guarisca Arrigoni nel 1408 eresse una chiesuola ed un ospitale detto Cantello pei pellegrini che andavano in Terra Santa, cangiato poi in convento di monache Agostiniane e distrutto dopo di aver servito di ricovero ai petecchiosi del 1817.
Barsio è il più bello ed allegro paese della valle. L'antica chiesa di San Giovanni, che nel 1288 era canonica, possiede un buon quadro creduto del Montalto. Quivi nacquero varj letterati distinti, fra cui il barnabita Giovenale Sacchi, che scrisse molte erudite opere sulla musica ed a cui la città di Bologna eresse un monumento, e la poetessa Francesca Manzoni, che morendo di 33 anni lasciava alcuni drammi ed una tragedia. Alla metà di settembre vi si tiene un mercato di bestiami e di squisitissimi formaggi del paese. Ultimamente a spese comunali si aprì una comodissima via carreggiabile che dal paese mette alla strada provinciale. Vogliano gli altri comuni imitare sì bell'esempio e più di essi lo voglia il pubblico erario! Lungo la strada che mette ad Introbbio recentemente migliorata incontri la Bobbia, meraviglioso torrente che nell'estate impetuosamente sgorga da una caverna e nell'inverno esce più abbasso da un'altra. Più avanti trovi una bella cava di marmo nero finissimo, che somiglia il luculleo degli antichi.
Quasi dicontro a Barsio ed alla sinistra della Pioverna giace il popoloso Pasturo, supposta patria di Agnese nei Promessi Sposi e patria reale di Stefano Ticozzi, uomo che alla vastità delle cognizioni ed al finissimo gusto nelle arti belle univa molte doti del cuore. È villaggio di annerite case, ma la sua allegra situazione invita spesso a ricrearvisi i signori della valle. I vasti alpigiani provveduti di forse 400 cascine o baite, come qui le chiamano, somministrano abbondante pascolo a grosse bergamine, da cui si ricavano buonissimi stracchini. Nelle vicinanze trovansi arene da far cristalli, buone argille talvolta a pire, miniere di ferro spatico ed ocraceo, di piombo e d'argento ora abbandonate.
Poco discosto è Bajedo ignobile casale, ma pur noto nella storia dell'età di mezzo per l'inespugnabile sua rôcca, di cui rimangono pochi avanzi. Giaceva essa su quell'erto colle che si protende a serrare la valle in luogo fortissimo per natura e reso più forte dall'arte. Fu forse eretta dai Romani per chiudere il passo alle nordiche nazioni, che per la Valsassina scendevano nell'Insubria. Fervendo le guerre tra i Veneziani e Francesco Sforza, questo castello tenuto dai primi fu l'ultimo a cedere all'armi vittoriose del Duca, e quando Lodovico il Moro ed i Francesi si disputavano il dominio del ducato di Milano, un Simone Arrigoni astutamente levò dal forte il presidio sforzesco e se ne fece padrone; ma a lui fu poi colla stessa arte ritolto dai Francesi, i quali, ogni genere di scelleraggini esercitando, mossero a sdegno gli abitanti, che nel 1513 ne smantellarono le mura.
Dalla cresta del monte scendevano le muraglie della rôcca fino al Ponte di Chiuso, ove talmente si ristringe la valle che appena lascia posto al letto del fiume, e qui pure una fortezza ne chiudeva il passo, per cui Chiuso si disse.
Introbbio (Introbium), capo-luogo della valle, situato fra i torrenti Acquaduro, Troggia e Pioverna, è paese antichissimo forse fondato dagli Orobj. È fama che nella più remota antichità sorgesse più in alto al luogo chiamato oggi la Pezza e che rovinasse per una frana distaccatasi dal monte. Nel 1493 un Alione ne riscuoteva le decime e al tempo che lo dominava Gian Giacomo De Medici il suo castello, di cui ora si ammira la capace torre, ebbe a sostenere varj assalti dai Grigioni, ma fu valorosamente difeso dai terrazzani. Nel 1635 il duca di Rohan, general francese, volendo tentare un'escursione nel Milanese, venne ad Introbbio e distrusse tutte le fucine dei projetti guerreschi, che qui si fondevano a favor degli Spagnuoli. La pretura, la commissaria, il collegio dei notari della Valsassina, le fucine e i forni di ferro e varie ricche famiglie rendevano per l'addietro assai vivo e commerciante questo luogo, e Paris Cattaneo Della Torre nel 1571 scriveva: «si trattano in questa terra assai mercantie di ferro, di panno, di grassine, di bestiami, di biade, di vini et altre cose, in modo, che per le mercantie et per la corte del Podestà vi è sempre gran concorso di popolo come se si fosse in una città». Cessarono i forni, la pretura fu trasferita a Bellano, cioè portata dal centro al cerchio della valle, ed oggi solo vi risiede il commissario politico. Di bell'ornamento al paese saranno le cappelle che sta dipingendo il valente Ambrogio Ticozzi figlio dell'illustre Stefano. Qui nacquero lo scultor plastico Carlo Antonio Tantardini, che primo tentò ricondurre sul diritto sentiero la scultura da gran tempo traviata; Leone Arrigoni ambasciatore del Medeghino presso il Papa, i Veneziani e il Duca di Milano; e Marco Antonio Brugora pittore del sedicesimo secolo. Antica è la fiera di San Michele, ove si vendono bestiami e merci.
Vicino ad Introbbio è una delle più belle cascate, e vien chiamata il Paradiso dei cani. Le acque della Troggia cadono in angusto canale che l'acqua ha formato nel duro sasso, indi giunte ad un terzo dell'altezza sono ripercosse dallo sporgente scoglio, onde a rivi ed a spruzzi giù per l'altissimo precipizio piombano rumoreggiando in profondo bacino, di guisa che quando sono abbondanti le acque mandano gli spruzzi fino al ponte della strada maestra. Peccato che da questo luogo non si possa vedere tutta la cascata, perchè un fianco di monte ne sconde la miglior parte! Discreta cascata è anche quella dello Sprizzotolo presso il ponte di Chiuso.
Da Introbbio partonsi due strade, una asprissima che conduce nelle bergamasche valli Torta ed Averara, l'altra più comoda che s'addentra nella valle di Troggia. Se ti diletti di botanica, di mineralogia o d'insettologia, o se ti piace posar su vette dominatrici di lontani paesi, non t'incresca farvi una gita. Per questa valle passarono molti eserciti e vi passò coi suoi Svizzeri il cardinal di Sion, che vi fu svaligiato da alcuni uomini di Barsio, Crandola e Vegno. Prima frammezzo al solitario silenzio di selve castanili, poi fra due montagne dipinte di sublime orrore giungi al pittoresco casale della Scala, ov'è il pegherolo, grossissimo pino che conta forse 15 secoli d'esistenza, e sempre secondando la Troggia, che di varie cascatelle s'adorna, arrivi alla Bocca di Biandino, ove alquanto si allarga la valle in bella veduta. Dall'una parte s'incurva ad anfiteatro una pascolosa montagna, dall'altra per singolar contrasto s'innalza un erto monte di cupi boschi di larice e di betulle, in mezzo alla pianura una chiesuola e numerose bande di mandriani, la Troggia che scorre tortuosamente e nel fondo della scena l'altissimo Pizzo dei Tre Signori, così chiamato perchè serviva a marcare i confini del ducato di Milano colla Veneta repubblica e coi Grigioni. Questi luoghi nutrono mille specie di rarissime piante tintoriali e farmaceutiche, la campanula Rainerii e rotondifolia, l'hicracium intybaceum e fallax, la draba aizoides, la saxifraga stellaris, il sedum saxatile, il peucedanum officinale, il ligusticum austriacum, il seseli montanum e moltissime varietà di genziana. Non lontano è il pescoso Lago di Sasso ed il castello Reino, sulle cui rovine saltellano i camosci. Qui, e principalmente nel vicino Varrone, il monte più fecondo di ferro, da molti secoli, e forse fino dai tempi di Roma, si va escavando la miniera di questo metallo. Per un intero giorno puoi aggirarti per entro le buje viscere del monte e non basta a vederne tutti i cunicoli. Di qui o si scende nella valle del Bitto indi si va a Morbegno, oppure si viene a Premana.
Da Introbbio la strada provinciale mette a Pessina lasciando a dritta Vimogno rinomato per la frutta e poi le misere terre di Barcone e Gero.
Vedi tu quel largo dosso di sassi e ghiara, che dalle falde del franato monte si protende fin presso le rive della Pioverna? Quella è la tomba di 115 uomini, che sotto le proprie case ancor viventi con 400 bestie nel 1762 furono indistintamente sepolti. Pel gonfiamento delle acque sotterranee rilasciossi il terreno e via trascorse seco trascinando il paese di Gero, che si sfasciò quando giunse sul piano della Pioverna. A Barcone passava l'autunno il famoso medico conte Francesco Roncalli Parolino.
Pessina, che ha una miniera di rame, era il sobborgo di Primaluna, quando questa terra cinta da valide mura con sette porte ed un castello che la dominava era la residenza dei Torriani. Tranne la casa ora abbellita dal signor avvocato Torriani, non trovi un monumento, una lapide che ricordi i loro nomi; ma quasi sopra ogni porta vedrai scolpiti la torre, e il leone rampante, insegna dei Torriani e della valle. La chiesa prepositurale di Primaluna fin dal 1231 era collegiata ed aveva sotto di sè 27 chiese, fra cui quelle di Valtaleggio e valle Averara, che per un editto della repubblica Veneta furono unite alla diocesi di Bergamo nel 1788. Qui risiedeva un vicario dell'arcivescovo per render ragione al clero della valle e nel secolo XV. vi si teneva un mercato ebdomadario. Vi ebbero culla l'astrologo matematico e filosofo Filippo Cattaneo Torriano e Maffeo Cattaneo Torriano, detto il Paladino, prode capitano di eserciti.
A Cortabbio nel 1756 ritrovossi una preziosa lapide cristiana appartenente al 425, che fu diffusamente illustrata dal Roncalli Parolino. Essa dice:
B. M.
HIC REQUIESCIT
IN PACE FLORA
QUÆ VIXIT IN SECULO
ANNOS PLUS MINUS XXX
CESSIT SUB DIE XV
KAL APRILIS POST
CONS. CASTINI
V. C.
La Pioverna, che licenziosamente gli scorre ai piedi, gli ha involato un terzo delle case e metà della campagna, e minaccia altri disastri se con pronte misure non vi si provvede. Dicontro drizza la gigantesca fronte la nuda Grigna alta sopra il livello del mare metri 2422. Su quelle vette si trovano lumachelle e marmo occhiadino con corpi marini e vi sono vaste ghiacciaje contemporanee al monte, le quali forse danno origine al Fiume Latte, che nasce dalla parte opposta vicino a Varenna. Questi ghiacci talvolta si spezzano ed allora menano un fragore tale, che tutta la valle ne rintrona.
Seguendo la strada a dritta fra l'ombra dilettevole di silenziosi castagni, oppure traversando le Gere e passando per Prato San Pietro, ove sono indizj di miniere di ferro, di rame e di piombo argentifero, arrivi egualmente a Cortenuova.
Posto a bacìo del monte, poco sole gode nell'inverno il paese di Cortenuova, ma fresca vi è la temperatura anche nel più cocente luglio;
Nol turba del sole la fervida possa,
Che l'aura soave da' monti rimossa,
Vi aleggia uno spiro di mite respir,
E l'ombra ospitale dei lieti boschetti
Rattempra, sopisce l'affanno dei petti,
Diffonde nei cuori giocondo gioir.
A. I.
Il pretore d'Introbbio era obbligato dagli statuti della valle, a venirvi una volta alla settimana a render ragione. Qui nacque Pier Paolo Ormanico antiquario di Casa d'Austria ed autore di alcune opere storiche. Visiterai la bella fucina dei signori Maroni ed il vicino ponte della Rossiga. Cortenuova fornisce pietra ollare, sasso refrattario e marmi. Il lunedì successivo all'ultima domenica d'aprile si fa una fiera di merci e bestiami.
Se da Cortenuova vuoi recarti a Margno ed a Premana convien tener la dritta e passar vicino a Bindo, che pagava le decime alla mensa vescovile di Milano ed ove vuolsi che anticamente villeggiasse un arcivescovo.
A Taceno risiedeva il commissario politico prima che fosse trasferito ad Introbbio nel 1821. Qui pure due volte alla settimana doveva aprir giudizio il podestà della valle. Se vuoi godere di una veduta degna del pennello di Salvator Rosa, non t'incresca deviare per un quarto d'ora e recarti al ponte sulla Pioverna, ove il fiume s'incanala in profondissimi valloni a viva forza aperti dal continuo rodimento dell'acqua, per entro i quali mugghiando si aggira, finchè parte giunge a Bellano e parte si mesce al Lario per sotterranei anfratti. A Taceno, come anche a Parlasco, Vendrogno e Perledo, vi sono cave di arena cristallina.
Sopra Taceno sta fra le selve pittorescamente ascoso il casale di Vegno e più in su è Crandola, con una chiesa del XV. secolo adornata di alcuni discreti affreschi. Fra Crandola e Margno si rinvengono buone coti da rasoj.
Sulla strada di Taceno e Margno incontri Bagnala già villaggio di qualche considerazione ed ora, non si sa per qual disastro, è ridotto in un mucchio di case smurate e scoperte e cinge le mura intorno alta l'ortica.
Margno con una chiesa del secolo XI. sta in amena situazione e da lontano fa bella mostra di sè. Ma deh! lo guardi il cielo dal Bandito, montagna che gli sorge alle spalle e minaccia ad ogni istante di piombargli addosso. È patria di Marco Aurelio Grattarola autore di operette spirituali, principal promotore della canonizzazione di San Carlo e direttore della fabbrica del sacro monte di Arona. Qui comincia a farsi meno mite la temperatura in modo che non vi matura il melgone.
Entrasi nella valle Casarga, che congiunge la valle di Pioverna con quella di Varrone e riceve il nome dal villaggio di Casargo. Belle donne avrai già vedute quasi in ogni paese della valle, ma sopra tutte bellissime sono quelle di Casargo, Margno, Crandola e Vegno. Biondi capelli ed occhi cilestri come le Olandesi; rubicondo volto e tondeggiante petto, dono dell'aria sottile; vivacità e cortesia negli atti, privilegio delle Italiane, sono i caratteri del bel sesso di questi luoghi. Lungo la strada porrai mente ad alcune piante castanili di smisurata grossezza.
Disceso nella valle di Varrone e passato il ponte gettat sopra un profondo abisso si sale per asprissimo sentieruolo all'alpestre Premana, rinomato per la grossezza e squisitezza delle sue rane. Nella chiesa di San Dionigi ricca di molte argenterie è un Sant'Ilario di Lattanzio Querena. Vi nacquero Giovanni Bellati e frate Girolamo Cotica, l'uno e l'altro buoni pittori. I pochi campi essendo molto acclivi, sono continuamente dilavati dalle pioggie ed è necessario ogni anno riportar la terra dal basso all'alto. Singolare è il dialetto premanese, singolare la foggia di vestire nelle donne. Portano esse un largo cappello di feltro, calze e calzoni rossi, veste rossa di mezzalana che giunge fino al ginocchio e da un lato tengono appeso un coltello. Un terzo degli abitanti è a Venezia a lavorar di ferrajo. Sotto i dirupi su cui è fondato il paese fra immensi macigni precipitoso il fiume Varrone discorre ed ivi sono i forni di fusione di ferro, dei quali solamente quello del signor Innocenzo Fondra è ora in attività. Nel letto di questa valle, la quale sbocca a Dervio, vi sono miniere di ferro, di rame, di piombo, marmo bindellino e cipollino, ardesia tegolare, e massi di granito di molta varietà.
Seguendo la correntia del fiume si va a Pagnona, ove finisce l'attuale Valsassina. Gli avanzi di una fortezza, che qui s'ergeva ti rammenterà il feudalismo non meno che le irate contese tra i Guelfi e i Ghibellini, di che fanno prova le armi e le ossa recentemente dissotterrate. Da Pagnona in sette ore agevolmente puoi salire sulla vetta del Legnone.
Superbo padre di cristalli azzurri
E pietre peregrine il capo alzando
Denudato alle nubi e sull'antico
Fianco di faggi educator primeggia
Sugli Italici monti, e dall'altera
Sublimissima cima i sottoposti
Ai pascoli montani ed al pendente
Gregge piani ineguali ei signoreggia
Di Valtellina, ed i beati clivi
Al generoso tralcio ed alla spica
Di Brianza gradite e le nevose
Balze d'Elvezia e i Longobardi campi[27].
Corbellini.
Per Sueglio, Vestreno e Introzzo si discende a Dervio. Ma ritornando a Margno ed avviandosi a Bellano per la Muggiasca si va ad Indovero, d'onde fu il dotto vescovo di Como Gian Ambrogio Torriano, e poi a Narro.
Inesio, Comasira, Vendrogno, Mornîco, Mosnîco, Bruga e Noceno casali sparsi qua e là sopra il monte Muggio compongon la Muggiasca, dove durante la guerra tra i Veneziani e Francesco Sforza ebbero lunga dimora alcune truppe ducali per opporsi alle mosse dei Veneti da questa parte.
Ma se da Cortenova vuoi recarti a Bellano calchi una strada taciturna e mesta, ma alquanto abbellita dal delizioso prospetto degli opposti già descritti villaggi di Taceno, Margno e della Muggiasca e giungi a Parlasco, che sta poco di sopra della via ed aveva un forte castello detto la Rôcca di Marmoro. Passi poi pel Portone, ove un'altra fortezza vietava il passaggio al nemico. Castelli, torri, muraglie erano a Ballisio, alla Colmine, al Ponte di Chiuso, al lago di Sasso, a Pagnona, ad ogni eminenza, ad ogni gola, tutta la valle era cinta di fortificazioni. Così gli Italiani rotti alle più lagrimande discordie munivano le città, munivano i villaggi e non seppero munir le Alpi. Nella chiesa del Portone è un buon quadro d'ignoto pennello. Una strada assai pendente e stretta ti conduce a Bellano in mezz'ora.
Da Parlasco e dal Portone si può andare ai due Esino, che stanno in alto sul confluente che guarda il Lario. Più abbasso è Perledo, che gode un estesissimo orizzonte ed ove la regina Teodolinda, dopo di aver rinunziato il trono al figlio Adaloaldo, ritirossi a vivere i vecchi giorni e vi fabbricò la chiesa prepositurale, in cui sono due quadri di Giovanni Bellati. Qui ebbero nascita i tre dotti fratelli Giambattista, Sebastiano e Faustino Faggi ed un pittor Fumeo, di cui vedrai un buon quadro nella chiesa di Gettana. Stanno attorno a Perledo i casali di Bologna (Bononia), Ghesazio, Regolo, Regoledo, Tondello, la torre di Vezio e Gettana, nel cui territorio passa la strada militare che mette allo Stelvio ed alla Spluga. Qui erano un forte ed un molo e qui finisce la Valsassina.
FINE.
[ INDICE DEI CAPITOLI.]
| Dedica | [Pag. III] | |
| Ai lettori | [V] | |
| Brevi notizie storiche della Brianza | [9] | |
| Cenni statistici | [29] | |
| Capitolo | I. Monza | [53] |
| II. Il Parco reale | [60] | |
| III. Da Monza a Merate per la via militare | [63] | |
| IV. Da Merate a Brivio per la via militare | [79] | |
| V. Da Brivio a Lecco | [92] | |
| V. Il ramo di Lecco | [105] | |
| VI. Da Monza a Monticello | [111] | |
| VI. Da Monticello ad Oggiono | [130] | |
| VII. Da Lecco ad Erba | [149] | |
| VIII. Da Erba a Paina | [176] | |
| IX. Da Paina a Monza | [192] | |
| X. Una corsa nella Vallassina | [200] | |
| XI. Strada Alzaja | [209] | |
| XII. Una corsa nella Valsassina | [213] | |