CAPO V.
Delle cause, degli effetti e dei rimedii della lussuria.
§ I.—Delle cause della lussuria.
Le principali e più frequenti cause dei peccati di lussuria sono:
1. L'intemperanza nel mangiare e soprattutto nel bere. «Il vino è cosa lussuriosa e l'ubriachezza è turbolenta chiunque si diletterà in queste cose, non sarà saggio» (Prov. 20, 1); «Non inebriatevi di vino, perchè eccita alla lussuria» (Agli Ef. 5, 13); «Lascivia e lussuria sono convesse alla ghiottoneria » (Tertull., lib, del dig.) L'esperienza conferma quest'opinione.
2. L'oziosità che «insegna molte cose cattive» (Eccl. 33, 29); il dormir troppo; la morbidezza o il tepore del letto; i giuochi gli allettamenti e le delizie della vita.
3. La famigliarità fra persone di diverso sesso, anche sotto pretesto di matrimonio; gli sguardi, i toccamenti, gli abbracci, i colloquii teneri giusta queste parole dell'Ecclesiastico, 9, 11: «Molti diventarono reprobi perchè s'invaghirono delle bellezze della moglie altrui, le di cui parole infiammano come il fuoco.»
4. Le danze, le commedie ed altri spettacoli profani; le letture di libri osceni, i romanzi, i turpiloqui, le canzoni amorose; l'abbigliamento immodesto o lussureggiante; il frequentare le bettole: tutte cose che come dice Tertulliano, «sono indizii di una castità morente.»
§ II.—Degli effetti della lussuria.
S. Tomaso, (dopo S. Gregorio) dà alla lussuria otto figlie, 2, 2, q. 153, art. 5, che sono:
Relativamente all'intelletto.
1. La cecità di mente, di cui lo stesso Salomone ci offrì un terribile esempio:
2. La sfrenatezza, per la quale l'uomo commette sconvenienze, senza riflettere, senza deliberare;
3. La sconsideratezza, la quale fa giudicare erroneamente lo scopo che si propone o i mezzi per conseguirlo;
4. L'incostanza, per la quale, chi si è dato alla lussuria vuole e non vuole come il poltrone (Prov. 13, 4), e non sa persistere generalmente nel proposito di una vita migliore
Relativamente alla volontà, le figlie della lussuria, secondo S.
Tomaso, sono:
1. Un disordinato amore di sè stesso, in forza del quale il libidinoso ripone il suo ultimo scopo nelle voluttà della carne, e tutti i suoi pensieri dirige a conseguirle;
2. L'odio a Dio, il quale proibisce i peccati contro la castità e li punisce con gravissime pene;
3. L'affezione al mondo, ove sono quelle voluttà che il lussurioso si propone come scopo della vita;
5. Orrore alla vita futura, ove sa che egli non potrà godere piaceri lascivi, ma dovrà subire invece acerbissimi dolori. Quest'orrore lo fa disperare della felicità eterna imperocchè gli sembra impossibile ch'ei possa rinunciare mai alle terrene voluttà. Quelli che giungono a questa disperazione si abbandonano poi ad ogni genere di lussuria. Per ciò S. Paolo agli Ef. 4, 19: «I disperati si sono dati in balía alla impudicizia e ad impurità di ogni fatta,» e Davide Sal. 9, 26: « Ai loro occhi, Dio non esiste piú: tutte le loro vie sono, in ogni tempo, insozzate.» E' come s'egli dicesse, scrive Syilvius t. 3, p. 821: «Rigettato ogni timore ed ogni rispetto a Dio, conducono una vita impurissima.»
Oltre queste conseguenze morali, altre ve n'hanno corporali, che già indicammo, senza contare le orribili malattie veneree (così chiamate da Venere), le quali tengono sempre dietro all'abuso dei piaceri di lussuria.
§ III.—Dei rimedii ai peccati di lussuria.
Innanzi tutto è necessario levar via le cause già enunciate, di cotesti peccati.
Di più, devonsi specialmente prescrivere i seguenti rimedii.
1. La preghiera frequente e fervorosa.. «Vedendo che io non poteva in altro modo essere continente, se non che rivolgendomi a Dio,… andai a Lui e lo pregai.» (Sap. 8, 21).
2. La lettura di libri di devozione, la meditazione sulla passione di Cristo e sui supplizi riserbati ai libidinosi nell'altra vita. «Qualunque cosa tu imprenda a fare ricordati dell'ultimo tuo fine, e non peccherai mai» (Eccl. 9, 40).
3. Non coltivare il corpo con delicatezze o con lusso. «Le iniquità di Sodoma furono la superbia, la sovrabbondanza degli alimenti e l'ozio» (Ezech. 16, 49).
4. Custodire i sensi e specialmente quello della vista. «Non guardare le fanciulle, se non vuoi che la loro bellezza ti faccia cadere in iscandalo.» (Eccles.).
5. Fuggire l'ozio ed evitare con cura le tentazioni. «Chi ama il pericolo, in esso perirà.» (Eccles. 3. 27). Procurino dunque i parenti che i fanciulli di sesso diverso, sieno pure fratelli e sorelle, non giacciano nello stesso letto, imperocchè l'esperienza ammaestra che ció è pericoloso alla castità.
6. Mortificare la carne e digiunare, imperocchè i contrarii si guariscono coi contrarii. »Non si caccia questa specie di demonii se non colla preghiera e col digiuno.» (Mat. 17, 20.)
7. Fare elemosine ed altre opere di carità, colle quali si impetrano da Dio copiose grazie.
8. Accostarsi frequentemente e con devozione ai sacramenti della Penitenza e della Eucarestia.
9. L'assiduità a mettersi al cospetto di Dio e a ricordarsi dell'Eternità.
10. La residenza alle prime lusinghe della voluttà, dirigendo il pensiero ad altro oggetto, e meglio, se sia un oggetto santo. «Resistete al demonio, ed egli fuggirà.» (Jac. 4, 7).
11. Sentire i consigli d'un prudente confessore, e per quanto è possibile, del proprio confessore ordinario; il quale suggerirà rimedii proporzionati al male e idonei maggiormente a vincere le tentazioni.
PARTE SECONDA
SUPPLEMENTO
Al trattato sul matrimonio
Sono molte le questioni gravissime ad uso quotidiano, risguardanti il matrimonio, che la prudenza comanda di non trattare in un pubblico Corso di Teologia. I preti, tuttavia, che stanno per assumere il formidabile incarico di dirigere le anime, non devono ignorarle, e perciò è nostra abitudine di proporle e svolgerle ai nostri diaconi.
Codeste questioni possono generalmente ridursi a due:
1. Dell'impedimento per impotenza.
2. Del debito conjugale.