Orme.
Sull’orlo estremo del lido sabbioso, soffice, umido, incrostato di conchiglie, si mescono e si seguono orme di passi umani interminabilmente: l’ombra d’un filo di vita svolto fra la solitudine sterile e una moltitudine invisibile, — fra la sosta immemore d’un limbo che tutto cancella e un’azzurra eternità. Gli umani sono passati in lunga teoria sullo stretto sentiero, avidi d’oblìo, di speranze, di sogni. Le orme narrano: alcuni ritornarono dopo breve cammino delusi; non poterono dimenticare, nè chiedere, nè illudersi: altri proseguirono per lungo tratto insieme, come sfidando con balda audacia la vicenda delle cose perchè riuniti; poi uno ritorna, è stanco, sfiduciato; un altro si smarrisce nella sabbia fine, asciutta, infida; un terzo si scosta ed erra finchè la spuma delle onde lambe e rode le traccie del suo passaggio; l’ultimo inoltra solo, accanto al solco leggiero e continuo d’un bastone. Poi anche il solco cessa, e l’uomo inoltra ancora senza appoggio, ancora, ostinatamente..... Infine le alghe brune e muschiate si dilatano, tutto nascondendo. Orme d’un piedino minuscolo, spesse, irregolari, seguite da orme larghe, sicure: i primi passi. Altre orme irregolari con un seguito di piccole buche: gli ultimi. Le orme dei ricchi, tenui, dai tacchi che scavano fossette; le orme dei giovani, lievi, discoste; quelle dei felici, attraversate ogni tanto da un’iniziale, da un zig-zag; e, finalmente, orme di piedi veri, ignudi, grossolani, a una distanza tanto regolare da parer calcolata con una precisione matematica: il passo della gente che sa cosa vuole e dove va. Dinanzi a quelle orme le altre si scansano. Sono le orme faticate del lavoro.
Gli umani sono passati così fra la solitudine e l’eternità. Domani un soffio di brezza solleverà forse le grigie sabbie volubili che ne cancelleranno ogni traccia; ma nella loro evoluzione le onde affaccendate si dilateranno per raccoglierne nel grembo azzurro, maternamente, l’ultima memoria.