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| Anno di | Cristo M. Indizione XIII. |
| Silvestro II papa 2. | |
| Ottone III re 18, imperad. 5. |
Erano mancate ad Ottone III Augusto le tre principali colonne sue, cioè Gregorio V papa, la santa avola Adelaide, e la piissima e savia zia Matilda badessa: però per regolare gli affari del regno germanico s'inviò colà nella primavera di quest'anno. Specialmente era condotto in Germania dal pio desiderio di visitare in Gnesna città della Polonia il sacro corpo di santo Adalberto vescovo di Praga, ultimamente martirizzato per la Fede di Gesù Cristo dai Prussiani, avendo inteso che al suo sepolcro si faceano dei frequenti miracoli. Portossi colà con somma divozione, e a piè nudi entrato nella città, fece le sue orazioni in quel sacro tempio. Celebrò dipoi la Pasqua in Sassonia, e di là passando ad Aquisgrana, quivi solennizzò la festa della Pentecoste. Mosso da una giovanil curiosità, volle vedere dove riposasse il corpo di Carlo Magno [Ditmarus, Chron., lib. 4.]. E segretamente fatto rompere il pavimento, tanto si cercò sotterra, che si trovò la camera, dove era il deposito di quel glorioso monarca, la cui descrizione abbiamo da varii antichi storici, ma specialmente da Ademaro [Ademarus Monachus, in Chron.] monaco, scrittore vicino a questi tempi. Non altro prese Ottone che la croce d'oro che gli pendeva dal collo, e parte delle vesti non putrefatte; e il resto lasciò come era. Perchè ciò fu creduto contra disciplinam ecclesiasticam perciò corse voce; che Carlo Magno era apparuto ad Ottone III, con predirgli che morrebbe senza eredi. Le storie di questi tempi son piene di simili visioni e sogni. A tutto allora si prestava fede, e non pochi erano gl'inventori di tali novità. Lo stesso Ademaro scrive che Otto imperator per somnium monitus est, ut levaret corpus Caroli Magni. Dimorava in Aquisgrana l'Augusto Ottone, allorchè Olderico, ossia Odelrico vescovo di Cremona ottenne da lui la conferma di due corti, con diploma dato [Antiquit. Ital., Dissert. XXXI, pag. 967.] V idus maii, anno dominicae Incarnationis millesimo, Indictione XIII, anno tertii Ottonis regnantis XVI (dee essere XVII), imperii V (ha da essere IV). Actum Aquisgrani in palatio. Sbrigato dagli affari della Germania, se ne tornò Ottone in Italia; e, se vogliamo credere ad un suo diploma, pubblicato dal Margarino [Bullarium Casinens., tom. 2, Constit. LXVIII.], era egli in Pavia nel dì 6 di luglio del presente anno, avendo quivi confermate al monistero di san Salvatore tutte le sue tenute ed esenzioni, con diploma dato II nonas julii, anno dominicae Incarnationis M, Indictione XIII, anno tertii Ottonis regni XVII, imperii anno V. Actum in papiensi palatio. Da un altro diploma presso l'Ughelli [Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Vercellens.] abbiamo ch'egli dimorava in Roma nella festa dell'Ognissanti di quest'anno, avendo ivi conceduto a Leone vescovo di Vercelli un privilegio kalendis novembris, anno dominicae Incarnationis M, Indictione XIV, anno tertii Ottonis regnantis XVI, imperii vero V. Actum Romae in palatio monasterio. È scorretta questa ultima parola, e secondo un esemplare del padre Mabillone [Mabill., in Annal. Benedictin.], s'ha da leggere Montis. Finalmente l'autore degli Annali d'Ildeseim [Annales Hildesheim.] scrive che imperator Natalem Christi Romae celebravit.
Questo è quel poco che si sa delle azioni di Ottone III nel presente anno. Potrebbe essere ch'egli in questo medesimo, come scrive l'Ostiense [Leo Ostiensis, Chron., lib. 2.], andasse per divozione al monte Gargano, e poscia a Benevento; ma certo non succedette, come pensò il padre Mabillone, la di lui venuta a Ravenna, nè la sua permanenza nel monistero di Classe, dovendosi ciò riferire all'anno seguente. Non so da quale documento, o storia si prendesse il Sigonio [Sigonius, de Regno Italiae, lib. 7.] la seguente notizia, di cui si può dubitare, cioè che papa Silvestro II andò ad Orvieto, et rempublicam ejus civitatis multis salutaribus legibus vinxit. Aggiunge che esso pontefice assediò in quest'anno Cesena. E così fu, scrivendo san Pier Damiano [Petrus Damian., in Vit. S. Mauri, cap. 3.] che papa Gerbertus juxta Caesenam castra metatus erat, ejusque oppidum circumfusi exercitus obsidione vallabat. Per qual motivo s'inducesse a tale assedio il pontefice, non apparisce. Finalmente scrive il medesimo Sigonio che i Saraceni con grosso esercito in quest'anno fecero un'irruzione nella Campania, et Capuam ejus provinciae caput ceperunt. Ma questo avvenimento qual credenza possa meritare nol veggo, non ne parlando alcuno degli antichi storici. Se fosse riuscito un sì gran colpo ai Mori, troppo strepito avrebbe fatto in Italia; ed è quasi impossibile che alcuno degli antichi non ne avesse lasciata memoria. Scorgesi ancora che il Sigonio si servì qui di poco buoni documenti, perchè scrive che Ottone III, intesa questa disavventura del Cristianesimo, con tanta prestezza tornò dalla Sassonia in Italia, e che nel dì 25 di marzo dell'anno seguente 1001 arrivò a Ravenna. Ma noi giù abbiamo veduto ch'egli di buon'ora comparve in Italia nell'anno presente. Non altro ha Lupo Protospata [Lupus Protospata, in Chronico.] sotto quest'anno, se non che anno millesimo, Indictione XIII captus est Smaragdus (ribello de' Greci) a Tracamotho (catapano ossia generale d'essi Greci) mense julii XI die. Che s'egli poi soggiugne: Et obiit rex Otho Romae, questo è un doppio errore, non essendo mancato di vita Ottone III nè in quest'anno, nè in Roma. Fu duca di Amalfi circa questi tempi Giovanni Petrella figliuolo del già Mansone duca [Antiquit. Italic., tom. 1, pag. 120.], e portò anch'egli il titolo di patrizio imperiale. Che i Greci in questi tempi avessero stesa di molto la lor signoria nella Puglia, si può dedurre da un diploma di Gregorio [Ibidem, Dissert. VI, p. 337.] protospatario e catapano d'Italia, in cui conferma al monistero di Monte Casino varie tenute poste in Lesina, Ascoli, Canosa, Minervina e Trani, città perciò sottoposte al dominio greco.