MCCX

Anno diCristo MCCX. Indizione XIII.
Innocenzo III papa 13.
Ottone IV imperadore 2.

Trovavasi l'imperadore Ottone tuttavia in Toscana XIII kalendas februarii dell'anno presente, ciò apparendo da un suo diploma dato ad Azzo VI marchese d'Este apud Clusinam civitatem [Antichità Estensi, P. I, cap. 39.]. Intorno al qual documento è da avvertire che il saggio pontefice Innocenzo negli anni addietro, attento a ricuperar dalle mani de' Tedeschi gli Stati della Chiesa romana, standogli forte a cuore la marca d'Ancona, perchè non avea forze bastevoli per ricuperare e sostener quel paese alla sua divozione, lo concedette con investitura al suddetto marchese d'Este, ben conoscendo di che valore egli fosse dotato. Abbiamo di ciò la sicura testimonianza di Rolandino [Roland., Chron., lib. 1, cap. 10.] storico di questo secolo. Ma avendo l'Augusto Ottone IV preteso che quello Stato appartenesse all'imperio, giudicò meglio il marchese Azzo di prenderne l'investitura anche da esso imperadore, e forse con tacito consenso del pontefice, acciocchè non si annidasse in quel dominio qualche persona mal affetta alla santa Sede. Ottone dunque l'investì di quella marca, che abbracciava allora le città d'Ascoli, Fermo, Camerino, Osimo, Ancona, Umana, Iesi, Sinigaglia, Fano, Pesaro, Fossombrone, Cagli e Sassoferrato. Viene ivi chiamato cognatus noster Azzo marchio estensis da Ottone, perchè amendue discendeano dal marchese Azzo III, comune stipite della linea di Germania e dell'italiana. Un altro diploma d'esso Ottone, dato in Foligno nel dì cinque di gennaio, ho io quivi accennato. Presso l'Ughelli [Ughel., Ital. Sacr., tom. 3 in Episcop. Pistoriens] un altro se ne legge, dato apud Pratum in Toscana VIII idus februarii. Era esso Augusto apud Imolam III calendas aprilis, come costa da un altro suo diploma riferito dal medesimo Ughelli [Ughel., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Parmens.]. Trasferitosi anche a Ferrara, quivi pubblicò un editto contro gli eretici paterini, ossia gazari, mettendoli al bando dell'imperio, coll'intimar pene gravissime contra dei medesimi. Il suo diploma, da me pubblicato [Antiquit. Ital., Dissert. LX.], fu dato Ferrariae VIII kalendas aprilis del presente anno. Probabilmente in questa congiuntura ch'egli pacificò insieme il suddetto Azzo VI marchese di Este e Salinguerra competitori nella signoria di Ferrara [Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]. Imperator praedictus venit Ferrariam, et pacem fecit inter marchionem estensem et dominum Salinguerram: così è scritto nella vecchia Cronica Estense. Altrettanto abbiamo dagli antichi Annali di Modena [Annal. Veter. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]. Passò dipoi l'imperadore Ottone a Milano, dove furono da lui spediti nel mese d'aprile tre diplomi accennati dal signor Sassi [Saxius, in Not. ad Sigonium, de Regn. Italic.]. Ch'egli si trattenesse in quelle parti, e si trovasse in Piacenza nel mese di giugno, in Cremona, in Alba, in Brescia e in Vercelli, apparisce da altri suoi diplomi. Che parimente egli soggiornasse vicino a Pavia nel dì 17 agosto dell'anno presente, si raccoglie da un altro suo diploma presso il suddetto Ughelli nel catalogo de' vescovi di Parma. Tenne anche un parlamento in essa città di Parma [Chron. Parmense, tom. 11 Rer. Ital.]. Era antico l'odio di Ottone, perchè erede della casa de' Guelfi, contra di Federigo II re di Sicilia, erede della casa ghibellina di Suevia. Crebbe questo alla pubblica notizia ch'esso Federigo aspirava all'imperio, anche prima della coronazion di Ottone. E giacchè s'erano stranamente imbrogliati gli affari fra esso Ottone e papa Innocenzo, che gran parzialità mostrava per Federigo, Ottone, senza voler far caso che il regno di Sicilia da tanto tempo dipendeva dalla sovranità dei soli romani pontefici, sconsigliatamente e contra de' giuramenti si lasciò trasportare a dichiarar la guerra al medesimo Federigo, e ad invadere i di lui Stati di qua dal Faro. Abbiamo da Rigordo [Rigord., de Gest. Philip. Reg. Franc.] che egli aveva ancora occupato castra et munitiones, quae erant juris beati Petri, Aquapendens, Radicofanum, Sanctum Quiricum, Montem Flasconis, et fere totam Romaniam. Intanto egli ebbe dei segreti negoziati in Puglia col conte Diopoldo tante volte nominato di sopra, e il guadagnò col dargli l'investitura del ducato di Spoleti. Scrive il Sigonio [Sigon., de Regno Ital., lib. 16.] di averla veduta, data XIII kalendas februarias dell'anno presente.

Tirò eziandio nel suo partito Pietro conte di Celano, potente signore in quelle contrade. Studiossi inoltre di metter pace fra i Genovesi e Pisani [Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Italic.], per aver aiuto da loro nella meditata impresa. A questo fine, mentre era in Piacenza, chiamò colà i lor deputati; si fece consegnare i prigioni dell'una e dell'altra parte, e intimò una tregua fra loro dalla vicina festa di san Michele sino a due anni. Ciò fatto, verso il principio di novembre s'incamminò con un possente esercito di Tedeschi, Toscani e Lombardi alla volta della Puglia. Fin qui avea il pontefice Innocenzo III adoperate esortazioni e minaccie per rimettere in buon cammino questo principe; ma nulla avendo operato le parole, e scorgendolo più che mai spinto dalla sua passione a perdere affatto il rispetto alla santa Sede, venne finalmente ai fatti, cioè il dichiarò scomunicato [Godefr. Monach. Albertus Stad. Richardus de S. Germano. Rigordus. Sicardus et alii.]. L'intrepidezza di questo papa bastante era a fargli prendere sì gagliarda risoluzione; ma non lasciò egli di misurar prima anche le forze temporali, che potevano assisterlo in tal congiuntura. Non lieve odio portavano i Romani ad Ottone: il che assicurava il pontefice della loro aderenza e costanza. Faceva anche gran capitale delle forze di Federigo II re di Sicilia, unitissimo seco di interessi. Nè minore speranza fondava egli su quella di Filippo re di Francia nemico di Ottone, alla cui esaltazione dianzi aveva egli fatto ogni possibil contrasto. Sapeva inoltre papa Innocenzo quanto poteva promettersi di molti de' più possenti principi della Germania; e ne vedremo presto le pruove. Però al prudente e zelante pontefice non mancavano i mezzi umani per sostenere i suoi atti. Ciò non ostante, marciò l'Augusto Ottone in Puglia [Richardus de S. Germano, in Chron. Johan. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.], e, dalla parte di Rieti entrato, s'avanzò a Marsi e a Comino, con riempiere di terrore quelle contrade. Roffredo abbate di Monte Casino contro il parere de' suoi monaci andò a trovarlo, e benignamente ricevuto ne riportò salvaguardie per li suoi Stati. Celebrata la festa di san Martino vicino a Sora, passò Ottone all'assedio della città d'Aquino, che fu valorosamente difesa da Tommaso, Pandolfo e Roberto conti di quella città. Venne alle sue mani Capoa col suo principato, datagli da Pietro conte di Celano. Salerno gli fu consegnato da Diopoldo creato duca di Spoleti. Oltre ad altre città, anche i Napoletani, per odio che portavano alla città d'Aversa, spontaneamente se gli diedero, con attizzarlo poi a mettere l'assedio a quella città. Durò questo sino alla Natività del Signore, e vedendo Ottone di non poter più sussistere in campagna a cagion della stagione, dopo aver fatta una composizione cogli Aversani, si ritirò ai quartieri di verno in Capoa, dove attese a far fabbricar macchine da espugnar le città. In tale stato erano gli affari di quelle parti. Fu in quest'anno fieramente agitata la città di Cremona [Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.] dalle civili fazioni insorte fra il popolo della città nuova e quel della vecchia, e si venne molte volte alle mani. Interpostosi il vescovo Sicardo, restituì loro la pace, ma pace che, secondo il costume di que' tempi sconcertati, ebbe corta durata. Una delle applicazioni del popolo di Modena [Annales Veteres Mutinens., tom. 6 Rer. Italic.] in quest'anno fu quella d'indurre l'abbate di Frassinoro, che sulle montagne possedeva molte terre, a sottomettersi alla città per godere del suo patrocinio. Così le città libere d'allora andavano pelando i vescovi ed abbati, con intromettersi nelle loro giurisdizioni, giugnendo in fine a liberarli dalla cura di que' temporali governi, ed accrescendo in questa maniera il proprio distretto. Fabbricarono ancora essi Modenesi il castello di Spilamberto. Vo io credendo che riducessero quella terra in fortezza, poichè anche ne' tempi posteriori se ne truova memoria.