MLVII
| Anno di | Cristo MLVII. Indizione X. |
| Stefano IX papa 1. | |
| Arrigo IV re di Germania e d'Italia 2. |
Per tutto il verno si fermò il papa Vittore in Germania [Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.], ed insieme col fanciullo re Arrigo IV solennizzò la festa del santo Natale in Ratisbona. Opera sua fu, per testimonianza di Sigeberto [Sigebertus, in Chron.], che nel presente anno Baldovino conte di Fiandra e Goffredo duca di Lorena comparissero ad una gran dieta tenuta in Colonia, e quivi fossero rimessi in grazia del re e dell'imperadrice lor madre. In tale occasione Goffredo [Albericus Monachus, in Chronico.] liberamente riebbe la duchessa Beatrice sua moglie, e con esso lei se ne tornò al governo della Toscana e degli altri Stati d'Italia. Anche il pontefice Vittore II, dopo avere colla sua prudenza messo qualche buon sesto alla quiete della Germania, sen venne in Italia. Da una lettera a lui scritta da san Pier Damiano [Petrus Damian., lib. 1, Epist. 5.] si raccoglie che esso papa portò seco un'ampia autorità e plenipotenza per regolar gli affari del regno italico, e mantenerlo alla divozione del piccolo re Arrigo. Introduce esso Pier Damiano Cristo Signor nostro a parlargli così: Ego te quasi patrem imperatoris esse constitui, ec. Ego claves totius universalis Ecclesiae meae tuis manibus tradidi, ec. Et si pauca sunt ista, etiam monarchias addidi. Immo sublato rege de medio, totius imperii vacantis tibi jura permisi. Prima ancora, cioè nell'anno precedente, e vivente l'Augusto Arrigo, era ad esso papa raccomandato e commesso il governo d'Italia. In pruova di ciò resta un atto pubblicato dall'Ughelli [Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 Append. Episcop. Ascol.], cioè un placito tenuto da esso papa Vittore II in comitatu aprutiensi ante castrum de la Vitice, ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi anni sunt millesimi quinquagesimi sexti, et dies istius (parola scorretta) et mensis julius per Indictione nona. Quivi egli è chiamato Victorius sedis apostolicae praesul urbis Romae Dei gratia Italiae egregius universali PP. regimine successus, marcam firmanam et ducatum spoletinum. Non furono copiate colla dovuta attenzione queste parole, ma assai trasparisce ch'esso papa avea il governo o di tutta l'Italia, o almeno della marca di Fermo e del ducato di Spoleti. Ed acciocchè si conosca chi fosse tuttavia il sovrano di quegli stati, si osservi che il papa fecit mittere bandum de parte regis Henrici, et de sua parte, ec., ut si qui rebellis aut contemptor extiterit, ec., sciat se compositurum ad partem camerae regis libras quinquaginta, et ad partem camerae suae alias quinquaginta libras, etc. Già si accennò che nell'anno 1055 Federigo fratello del duca Goffredo avea vestito l'abito monastico in Monte Casino. Era venuto papa Vittore a Firenze, colà invitato dal duca; e, per attestato di Leone ostiense [Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 94.], Federigo, che più non avea paura del defunto imperadore, si portò anche egli a Firenze, per far le sue doglianze contro di Trasmondo conte di Chieti, da cui era stato empiamente svaligiato nel suo ritorno da Costantinopoli. Trasmondo fu scomunicato dal papa, e, per ottener l'assoluzione, restituì non solo tutto il rapito, ma ancora il castello di Frisa, già lasciato al monistero casinese dalla di lui moglie. Quindi fu mossa lite contra di Pietro eletto abbate d'esso monistero, e spedito colà Umberto cardinale per esaminar l'elezione di lui. Avendo egli rinunziato, i voti dei monaci, probabilmente per insinuazione dello stesso cardinale, si unirono ad eleggere il suddetto Federigo, personaggio per altro degnissimo di quel ministero, perchè dotato di religiosa perfezione e di singolari virtù. Nè mancò il duca Goffredo di procacciargli anche dei più splendidi onori. In effetto il papa nelle quattro tempora di giugno creò esso Federigo cardinale del titolo di san Grisogono, confermando nello stesso tempo a lui il grado di abbate, e alla badia casinese tutti i suoi privilegii con bolla pubblicata dal padre Mabillone [Mabillon., in Annal. Benedictin., tom. 4 in Append.].
Fra poco si partì alla volta di Roma il novello porporato per quivi prendere il possesso della sua chiesa titolare, quando eccoti, pochi giorni dopo il suo arrivo, colà giugnervi anche Bonifazio, cardinale e vescovo d'Albano, colla nuova che papa Vittore era mancato di vita in Firenze nel dì 28 di giugno. Cominciarono dunque i Romani a trattar dell'elezione del successore, e nel dì 2 d'agosto con voti unanimi del clero e popolo restò eletto il medesimo cardinal Federigo, che assunse il nome di Stefano IX, perchè correva in quel dì la festa di santo Stefano papa e martire. Lamberto da Scafnaburgo [Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.] notò come cosa considerabile l'unione ed allegria de' Romani in tal congiuntura, con dire: Nec quisquam sane multis retro annis laetioribus suffragiis, majore omnium exspectatione, ad regimen processerat romanae Ecclesiae. Applicossi tosto questo zelantissimo papa alla riforma della disciplina ecclesiastica con tenere più di un concilio, dove condannò i maritaggi de' preti latini, le nozze illecite, le simonie ed altri pubblici e comuni disordini di que' corrotti secoli. Per la festa di santo Andrea si portò a Monte Casino, dove con tutto vigore cercò di svellere l'abuso de' monaci proprietarii. Tornato a Roma, quum romana febre jamdudum langueret, s'aggravò talmente il suo male circa la festa del santo Natale, che credette d'essere giunto al fine de' suoi giorni. Allora fu che, col consiglio dei priori, elesse abbate di Monte Casino Desiderio, uomo incomparabile, ed uno dei più splendidi ornamenti di quel sacro luogo, con dichiararlo anche suo nunzio alla corte dell'imperadore d'Oriente, inviandolo colà insieme con Stefano cardinale e Mainardo, poscia vescovo di Selva Candida. Abbiamo da Romoaldo salernitano [Romualdus Salern., Chron., tom. 7 Rer. Ital.] che in quest'anno terminò i suoi giorni Goffredo conte de' Normanni, lasciando per suo successore Bagelardo ossia Abailardo suo figliuolo, valoroso milite. Ma Roberto Guiscardo fratello di Goffredo, la cui ambizione non conobbe mai limiti, s'impadronì di tutti i di lui Stati, e ne cacciò il nipote. Questo Goffredo, il cui nome è alterato nel testo di Romoaldo, altro non è che Unfredo conte e capo dei Normanni in Puglia, del quale abbiam favellato più volte in addietro. La sua morte è riferita all'anno precedente da Lupo Protospata [Lupus Protospata, in Chronico.]. Guglielmo Pugliese aggiugne [Guilielmus Apulus, lib. 2 Poem.] che Roberto Guiscardo, dopo i funerali del fratello,
Ad Calabros rediit, Cariati protinus urbem
Obsidet, hac capta reliquas ut terreret urbes.
Quest'assedio appartiene all'anno seguente. Nel presente [Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.] cominciarono i baroni della Sassonia, siccome mal soddisfatti del defunto imperadore Arrigo, a macchinare delle novità contra del di lui figliuolo Arrigo. Accolsero con grande ansietà Ottone fratello di Guglielmo marchese, e trattarono infino di alzar lui al trono, e di levar di vita il re fanciullo. Diedesi principio alla sollevazione; ma, rimasto estinto in un incontro il suddetto Ottone, per allora si quetò il tumulto, e continuò nell'animo de' Sassoni la medesima avversione ad Arrigo IV. In quest'anno ancora il nuovo papa Stefano ben conoscente della rara virtù e letteratura di Pier Damiano, dall'eremo il chiamò a Roma, e l'alzò al grado di cardinale e di vescovo d'Ostia [Johann. Laudensis, in Vit. S. Petri Damian., cap. 6.]. Ripugnò forte ad accettar queste dignità il santo monaco, con resistere finchè potè alle preghiere d'esso papa e di molti vescovi; ma l'intimazione della scomunica, se non ubbidiva, quella fu che in fine l'espugnò. Provvide ancora esso pontefice la Chiesa vacante di Lucca di un vescovo, che poi divenne celebre, cioè di Anselmo da Badagio milanese, il qual poscia nella sedia di san Pietro fu chiamato Alessandro II. Circa quest'anno parimente ebbe cominciamento lo scisma del clero di Milano, di cui parleremo negli anni seguenti. Una bolla del suddetto pontefice, data non già nell'anno 1058, ma bensì nel presente 1057, fu da me pubblicata [Antiquit. Ital., Dissert. LXX.], in cui determina che gli ecclesiastici non sieno tirati al foro secolare, nè sieno loro imposte gravezze dai laici. Le note son queste: Datum Romae per manum Humberti sanctae ecclesiae Silvae Candidae episcopi et bibliothecarii sanctae romanae et apostolicae Sedis, anno pontificatus domni Stephani noni papae primo, XV kalendas novembris, Indictione undecima, cominciata nel settembre. A quest'atto intervennero Anselmo vescovo di Lucca, Benedetto vescovo di Veletri, Bonifazio vescovo d'Albano, Umberto vescovo di Selva Candida, Pietro vescovo lavicano, ed Ildebrando cardinale suddiacono della santa romana Chiesa.