MLX

Anno diCristo MLX. Indizione XIII.
Niccolò II papa 2.
Arrigo IV re di Germania e d'Italia 5.

Fece il pontefice Niccolò o sul fine del precedente, o sul principio di questo anno, una scappata a Firenze, quando sussista una sua bolla in favor delle monache di santa Felicita VI idus januarii, rapportata dall'Ughelli [Ughellius, Ital. Sacr., tom. 3.]. Portatosi poi al monistero di Monte Casino, quivi creò cardinal diacono Oderisio figliuolo di Odecrisio conte di Marsi. Depose Angelo vescovo d'Aquino, e in luogo suo ordinò Martino monaco cassinense di nazion fiorentino. Anche Pietro, altro monaco di quel monistero, di nazion ravennate, fu consecrato vescovo di Venafro e d'Isernia. Ed allora fu, secondo Leone Ostiense [Leo Ostiensis, Chronic., lib 3, cap. 15.] ch'egli creò duca di Puglia, Calabria e Sicilia Roberto Guiscardo. Nulla altro di rilevante, operato da questo valoroso pontefice nell'anno presente, è giunto a nostra notizia, se non che egli andò al monistero di Farfa, dove nel mese di luglio consecrò varii altari, e diede poi a quel sacro luogo la conferma de' privilegii [Antiquit. Ital., Dissert. LXX.]. Intanto Stefano cardinale, da lui spedito in Francia, tenne un concilio nella città di Tours [Labbe, Concil., tom. 9.], dove alcuni canoni spettanti alla disciplina ecclesiastica furono pubblicati. Per quanto s'ha da Guglielmo Pugliese [Guilliel. Apul., lib. 2 Poem.], si scoprì forse nell'anno presente una congiura di dodici conti contra del suddetto Roberto Guiscardo, ordita spezialmente da Goffredo, Gocelino e Abailardo, normanni nobili, tutti malcontenti di lui, perchè egli tutto volea per sè. Abailardo, fra gli altri, nipote d'esso Roberto, non potea sofferire di vedersi spogliato da esso suo zio degli Stati che erano di Unfredo conte suo padre. De' congiurati chi fu preso, chi si salvò colla fuga. Ma io non accerto che in quest'anno succedesse tale attentato, perchè Guglielmo narra i fatti senza assegnarne il tempo. Sotto l'anno presente bensì racconta il Malaterra [Gaufrid. Malaterra, lib. 1, cap. 3.] che i due fratelli Roberto Guiscardo e Ruggieri, ansanti dietro alla conquista di Reggio, capitale della Calabria, si portarono nel tempo di state all'assedio di quella città. Resisterono un pezzo i Greci padroni, ma in fine a patti di buona guerra si arrenderono, e quel presidio passò a Squillaci. Fu questo castello assediato anch'esso, ed obbligato alla resa da Ruggieri. Nella Cronichetta amalfitana [Antiquit. Ital., tom. 1, pag. 213.] abbiamo di più: cioè che il Guiscardo ridusse in suo potere anche la città di Cosenza, con che tutta la Calabria venne sotto il dominio di lui, ed allora fu ch'egli, secondo il suddetto Malaterra, prese il titolo di duca. Leone Ostiense [Leo Ostiensis, lib. 3, cap. 16.] è del medesimo sentimento, siccome dicemmo, con aggiugnere che il Guiscardo, dopo la presa di Reggio, venne con tutte le sue forze in Puglia addosso la città di Troia, e se ne impadronì. La Cronichetta d'Amalfi mette prima alla presa di Troia, e poi della Calabria. Con questi sì prosperosi successi camminava a gran passi la fortuna e il valore del Guiscardo, e veniva mancando il dominio de' Greci in quelle parti. Giovanni Curopalata [Curopalata, in Histor.], autore per altro poco conoscente, onde scendesse Roberto Guiscardo confessa che dopo la perdita di Reggio altro non restava in mano de' Greci che Bari, Idro, Gallipoli, Taranto, Brindisi ed Hora, cioè, a mio credere, Oria, con altri castelletti. La gloria nondimeno di tante conquiste de' Normanni in Calabria è dovuta in parte a Ruggieri di lui fratello, altro eroe di quella nazione e famiglia. Due bolle di papa Niccolò II, date nel mese di maggio dell'anno presente, in conferma de' privilegii dell'insigne monistero delle monache di santa Giulia di Brescia, si leggono nel Bollario casinense [Bullarium Casinense, Constit. CII et CIII.]. Ho anch'io dato alla luce un documento [Antiquit. Ital., Dissert. LXXII.], scritto anno ab Incarnatione Domini MLX, ipso die kalendas decembris, Indictione XIII, da cui apparisce che nella città di Firenze ante praesentia domni Nicolai papa sede sancti Petri romanensis ecclesiae, et Ildibrandus abbas monisterio sancti Pauli, Guglielmo conte soprannominato Bulgarello restituisce alcune castella a Guido vescovo di Volterra. Ma è da vedere, se questa carta appartenesse piuttosto al primo dì di dicembre dell'anno precedente, in cui poteva e soleva anche più ordinariamente correre l'Indizione XIII. Al vedere che Ildebrando è chiamato solamente abbate di san Paolo, potrebbe far sospettare adoperato qui l'anno pisano.