MXI
| Anno di | Cristo MXI. Indizione IX. |
| Sergio IV papa 3. | |
| Ardoino re d'Italia 10. | |
| Arrigo II re di Germania 10, d'Italia 8. |
Già ho accennata la ribellione dei Pugliesi, capo de' quali era Melo, con essersi sottratti al dominio dei Greci. Scrive Romualdo salernitano [Romualdus Salern., in Chron. l. 6 Rer. Ital.]: Anno MXI, Indictione IX, fames validam Italiam obtinuit. Quo tempore Mel catipanus cum Normannis Apuliam impugnabat. Ecco il catipanus o catapanus, adoperato invece di capitanus, o capitaneus. Ma questo storico anticipa di troppo la venuta dei Normanni a guerreggiare in Puglia. Potrebbe ben essere che nell'anno presente seguisse l'assedio di Bari fatto da Basilio generale dei Greci, ed accennato da Leone ostiense. In un testo di Lupo Protospata [Lupus Protospata, in Chronico.] pare che tale assedio sia narrato all'anno precedente. In un altro è posto sotto l'anno 1013. Forse anche la ribellione dei Pugliesi non divampò se non in quest'anno, oppure nel seguente, perchè lo storico greco Curopalata [Curopalata.] mette nei primi mesi dell'anno presente alcune disgrazie che servirono di preludio. Comunque sia, abbiamo dall'Ostiense [Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 37.], che ancorchè entro essa città di Bari assistesse Melo alla difesa, pure quel popolo vilmente sosteneva il peso degli assalti; e però dopo un mese d'assedio trattarono di rendersi e di dar lo stesso Melo in mano de' Greci. Ebbe Melo conoscenza di questa trama, e la fortuna di salvarsi segretamente in compagnia di Datto, con rifugiarsi in Ascoli, città che s'era anch'essa ribellata. Quivi fu di nuovo assediato, laonde una notte gli convenne fuggire anche di là insieme con Datto, e ritirarsi a Benevento. Poscia andò a Salerno, indi a Capoa, meditando sempre le maniere di liberar la sua patria dalla tirannia de' Greci, e studiandosi di muovere que' principi in aiuto suo. Ebbe nuova guerra in quest'anno il re Arrigo con Boleslao duca di Polonia [Annalista Saxo. Hermannus Contractus, in Chron.]. Con gran solennità fece il re Arrigo [Marianus Scotus, in Chron. Ditmar., Chron., lib. 6.] dedicare anche nel presente anno (se pure non fu piuttosto nel seguente) la chiesa di Bamberga. Giovanni patriarca d'Aquileia con più di trenta vescovi fece quella sacra funzione. Ci somministra a quest'anno il Guichenon [Guichenon, Bibliothec. Sebus Centur. II, cap. 10.] una donazione fatta dal re Ardoino a san Siro, cioè alla cattedrale di Pavia, pro anima patris nostri Doddonis, et pro anima patrui nostri domni Adalberti, rogante domno Willelmo marchione carissimo consobrino germano nostro. Tale atto fu scritto anno dominicae Incarnationis MXI, tertio kalendas aprilis, Indictione IX. Actum Bobii in episcopali palatio. È osservabile che non compariscono qui gli anni del suo regno. Scorgiamo poi che il dominio di esso re Ardoino si stendeva anche nella città di Bobbio, situata sulla Trebbia, ventiquattro miglia sopra di Piacenza. Se è vero questo documento, converrà dire che prima dell'anno 1014, cioè prima di quel che pensasse l'Ughelli [Ughell. Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Bobiens.], fosse creato il primo vescovo di Bobbio. Ma Ditmaro [Ditmarus, Chron., lib. 7.], storico di questi tempi, ci assicura che quel vescovo fu istituito nell'anno 1014, e però fondamento giusto ci è di dubitare della legittimità di questo documento. Qualora poi si potesse provare, come pensò il suddetto Guichenon [Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye, tom. 2.], che Berengario II re d'Italia avesse avuto un figliuolo chiamato Doddone ossia Oddone, noi potremmo dedurre dal documento suddetto, che il re Ardoino fosse nipote di lui, e per pretensioni ereditarie avesse conseguito la corona d'Italia. Perciocchè in tal caso Adalberto, zio paterno d'esso Ardoino, sarebbe quel medesimo che abbiam veduto re d'Italia, scacciato da Ottone il Grande. E Guglielmo marchese, qui nominato, sarebbe Otton Guglielmo figliuolo di esso re Adalberto, che in questi tempi tuttavia vivente era conte ossia duca di Borgogna. Ma io non so che Berengario II avesse se non tre figliuoli, cioè Adalberto, Conone, ossia Corrado, e Guido; e qui poi si tratta di un documento che non è affatto sicuro. Per testimonianza del padre Mabillone [Mabillonius, Annal. Benedict. ad hunc annum.], in quest'anno, undecima die decembris, anno Sergii papae tertio, tenuto fu un placito in Roma davanti a Giovanni patrizio, e a Crescenzio prefetto della città, in cui Guido abbate del monistero di Farfa vinse una casa di ragione del suo monistero. Resta a noi ignoto come allora si regolasse il governo di Roma. Era in questi tempi console e duca di Napoli Sergio IV mentovato da Leone ostiense, e in un documento da me dato alla luce [Antiquit. Italic., Disser. V, pag. 195.].