MXXIX

Anno diCristo MXXIX. Indizione XII.
Giovanni XIX papa 6.
Corrado II re di Germania 6, imperadore 3.

Mordeva il freno Sergio duca di Napoli, perchè cacciato fuori del suo nido da Pandolfo IV principe di Capua, e studiava tutte le vie di rientrare in casa. Dopo due anni e mezzo ch'egli era esule [Anonymus Casinens., tom. 5 Rer. Italic. Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 58.], gli venne fatto di ricuperare il suo principato, e per conseguente o sul fine di quest'anno, oppur nell'anno seguente. Probabilmente gli prestarono aiuto per mare i Greci, perchè Napoli fin qui s'era sempre tenuta salda sotto la sovranità degl'imperadori d'Oriente, benchè i suoi duchi, appellati anche maestri de' militi, godessero una piena signoria in quella città e nelle sue dipendenze. Sembra anche certo che a tale impresa concorressero in aiuto suo i Normanni, i quali andavano crescendo in quelle contrade; gente che sapeva pescare nel torbido, e seguitava senza scrupolo ora l'uno, ora l'altro di que' principi, anteponendo sempre chi gli dava o prometteva di più. Nè mancavano a Sergio dei partigiani nella stessa città di Napoli; e però ne tornò felicemente in possesso. Si sa ch'egli donò un delizioso e fertile territorio fra Napoli e Capoa (senza fallo per guiderdone del buon servigio), ai Normanni con crear conte Rainulfo capo de' medesimi, e imparentarsi seco. Allora fu che i Normanni si diedero a fabbricar case in quel sito che a poco a poco divenne una città chiamata Aversa, di cui fu il primo conte il predetto Rainulfo, e che servì di baluardo da lì innanzi contro la potenza de' principi di Capoa. Il trovarsi poi così ben agiati e favoriti in Italia i Normanni, e la fama delle lor delizie portata in Normandia, andava facendo venire di colà nuovi compagni nella Campania a partecipar della fortuna e felicità de' lor nazionali. Abbiamo da Lupo Protospata [Lupus Protospata, in Chronico.] che in quest'anno fu mandato in Italia per catapano ossia generale de' Greci Cristoforo, e che Bugiano con Oreste se ne tornò a Costantinopoli. Aggiugne il suddetto Cronista che mense julii venit Potho catapanus, fecitque pugnam cum Rayca in Baro. Tanto son corte queste memorie, che non si arriva a distinguere nè le persone, nè le azioni succedute in que' paesi. Tuttavia assai traluce dello Anonimo barense [Anonymus Barensis, Chron., tom. 5 Rer. Italic.], che dopo la morte di Melo questo Rayca si fece capo dei Pugliesi ribelli ai Greci. Abbiamo di nuovo sotto quest'anno memoria di Ugo marchese, uno degli antenati della casa di Este, in uno strumento dato alla luce dal Campi [Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1 Append.] e scritto colle note seguenti: Conradus gratia Dei imperator Augustus, anno imperii ejus, Deo propitio, secundo, X kalendas februarii, Indictione XII, che indicano l'anno presente. Egli è quivi chiamato Ugo marchio filius bonae memoriae Oberti, qui fuit item marchio. È magnifica la compra ch'egli fa di una gran quantità di beni, ascendenti secondo la misura a diecimila iugeri, che, secondo il Campi, danno centoventimila pertiche. Fra questi beni posti ne' territorii di Pavia, Piacenza, Parma e Cremona, si contano varii castelli, rocche, corti e chiese, che si trovano poi confermate nell'anno 1077 da Arrigo III, detto il IV, alla casa d'Este. Così coll'una mano raunava questo principe delle ricchezze, ma coll'altra ne faceva anche parte ai sacri luoghi. Perciocchè in quest'anno appunto, oppure nel 1038, come vuole il Campi, si osserva in un altro suo strumento [Antichità Estensi, P. I, cap. 12.] che egli dona alla cattedrale di Piacenza due porzioni della decima di Portalbero, e la terza alla chiesa di santa Maria de ipso loco Portalbero. Molt'altri effetti della sua pietà e munificenza verso le chiese ci ha nascoso il tempo; ma non ci è ignoto che egli magnificamente arricchì l'antica badia della Pomposa, situata oggidì nel distretto di Ferrara, e governata dal vivente allora Guido abbate, uomo santo, di cui si è parlato di sopra. Arrigo II fra gl'imperadori in un suo diploma, da me dato alla luce nelle Antichità estensi, e scritto nel settembre dell'anno 1045, chiama essa badia ab Ugone marchione magnifice ditatam, e le conferma quidquid sibi junior Ugo marchio filius Uberti dedit. L'anno in cui questo principe mancò di vita, è a noi ignoto. Probabilmente non molto sopravvisse dopo l'anno presente. Ebbe moglie, ma non apparisce ch'egli lasciasse dopo di sè figliuoli: laonde la sua eredità pervenne al marchese Alberto Azzo I suo fratello, se era vivo, oppure al marchese Alberto Azzo II suo nipote, del quale comincieremo a parlar da qui innanzi. Fu di parere l'Ughelli [Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Archiepiscop. Ravenn.], che Eriberto arcivescovo di Ravenna passasse a miglior vita nell'anno 1027. Non ne adduce alcuna pruova. Ben certo è per uno strumento addotto da Girolamo Rossi [Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.], che si truova in quest'anno, anno quarto Johannis papae, imperante Chuonrado anno tertio, die XI aprilis, Indictione XII, arcivescovo di quella città Gebeardo. In vece di anno quarto, avrà avuto la pergamena anno V, oppure VI, e il Rossi per isbaglio avrà letto anno IV. Egli stesso confessa, che nell'anno seguente 1030 a dì 6 di giugno correva tuttavia l'anno VI di papa Giovanni XIX. In un documento, da me dato alla luce [Antiquit. Ital., Dissert. VI, pag. 341.], torna a farsi vedere il marchese di Susa Odelrico Magnifredo, ossia Manfredi, il quale si protesta figliuolo di un altro Magnifredo marchese. Di questo principe avremo occasion di parlare in breve.