MXXXVIII

Anno diCristo MXXXVIII. Indizione VI.
Benedetto IX papa 6.
Corrado II re di Germania 15, imperadore 12.

Cessato il rigore del verno, marciò nella primavera di quest'anno l'Augusto Corrado per la Toscana alla volta di Roma coll'esercito suo. Se vogliamo credere a Glabro [Glaber, Hist., lib. 4, cap. 8.], ebbe bisogno della di lui venuta Benedetto IX papa, perchè alcuni de' baroni romani tramavano congiure ed insidie contra la di lui vita. Sed minime valentes, a sede tamen propria expulerunt. Tam pro hac re, quam aliis insolenter patratis, imperator illuc proficiscens, propriae illum sedi restituit. Niun altro autore abbiamo che parli di questa cacciata e restituzione d'esso pontefice. Quivi fece che il papa fulminò la scomunica contra di Eriberto arcivescovo di Milano. Ma altro recipe ci volea che questo per guarire quella cancrena. Eriberto co' Milanesi tranquillamente seguitò a difendersi. Passò dipoi Corrado a Monte Casino [Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 65.], dove da que' monaci gli fu rinfrescata la memoria de' tanti aggravii e danni recati al loro imperial monistero da Pandolfo IV principe di Capoa, con disprezzo dell'augusta sua maestà: lamenti anche molto prima portati al di lui trono. Per questo avea già spedito l'imperadore a Capoa i suoi legati, con intimare a quel malvagio principe il risarcimento e la restituzione di tutto ai monaci casinesi. Si trovò indurato l'animo di Pandolfo nell'antica malizia: laonde Corrado, dopo essere stato a Monte Casino, passò colle armi alla volta di Capoa nuova, e v'entrò nella vigilia della Pentecoste, cioè nel dì 15 di maggio. Erasi ritirato Pandolfo nella forte rocca di sant'Agata; ma per tornare in grazia dell'imperadore, gli fece esibir trecento libbre d'oro, e per ostaggi una figliuola e un nipote: offerta che fu accettata. Poco nondimeno stette a scoppiare che Pandolfo tuttavia macchinava delle novità per la voglia e speranza di ricuperar la città, subitochè se ne fosse partito Corrado. Il perchè esso imperadore col parere de' principali di Capoa diede quel principato a Guaimario IV principe di Salerno, cioè ad un principe, a cui non mancassero forze per sostener quell'acquisto. Così tolta la speranza a Pandolfo di rientrare in casa, egli, dopo aver lasciato Pandolfo V suo figliuolo con buona guarnigione nella rocca suddetta, se ne andò a Costantinopoli per implorare dal greco Augusto aiuto o di gente o di danaro. Ma prevenuto Michele, allora imperadore, dai messi spediti da Guaimario, in vece di soccorso, il mandò in esilio, dove stette finchè s'udì la morte dell'imperador Corrado. Ad intercessione ancora d'esso Guaimario, l'Augusto suddetto diede l'investitura del contado di Aversa a Rainolfo normanno. E perchè era andato crescendo il corpo de' Normanni a cagion d'altri che andavano di tanto in tanto sopravvenendo, con esser poi insorte dissensioni fra i vecchi stabiliti in quelle contrade e i nuovi venuti [Wippo, in Vit. Conradi Salici.], Corrado colla sua autorità le troncò o compose. Ma intanto sopravvenuta la bollente state, entrò la peste, oppure una feroce epidemia nell'esercito imperiale, in maniera che la morte cominciò a mietere senza ritegno le vite de' soldati tedeschi, avvezzi a clima troppo diverso. Questa disavventura fece affrettar i passi dell'imperador Corrado, dappoichè egli ebbe fatta una visita a Benevento, per tornarsene in Germania; ma coll'armata sua marciava del pari il malore con fiera strage dei minori ed anche de' maggiori. Fra questi ultimi specialmente fu compianta da tutti la morte di Cunichilda regina, nuora d'esso Augusto [Hermannus Contractus, in Chron. Annal. Saxo apud Eccard.], a cui tenne dietro l'altra di Erimanno duca di Suevia, figliastro dell'imperadore, perchè nato in prime nozze dall'imperadrice Gisla. Noi vedemmo questo principe divenuto anche marchese di Susa pel suo matrimonio con una figliuola del già marchese Maginfredo, cioè, secondo tutte le verisimiglianze, con Adelaide principessa di gran senno e ornata di rare virtù, la quale è certo, per testimonianza di san Pier Damiano [Petrus Damian., Opusc. XVIII.], che ebbe due mariti, e che sotto il dominio d'essa plures episcopabantur antistites. Restò perciò vedova essa Adelaide, e d'essa avremo occasion di riparlare andando innanzi. Nè vo' lasciar di dire che l'imperador Corrado, nell'andare in quest'anno a Roma, si trovò VII kalendas martii ad viam Vinariam (Vivinaia) in comitatu Lucensi, siccome costa da un suo diploma da me dato alla luce [Antiq. Ital., Dissert. XL et XLI.], e spedito in favore del capitolo de' canonici di Lucca. Vedesi il medesimo Augusto dipoi XIII kalend. aprilis anno dominicae Incarnationis MXXXVIII, Indictione VI, anno domni Chuonradi regni XIIII, imperii XIII (si dee scrivere XI) juxta Perusium in monasterio sancti Petri, come s'ha da un suo diploma da me pubblicato, e confermatorio dei beni del monistero di san Sisto di Piacenza. Stando poscia esso Augusto in Benevento nonis junii di quest'anno, regnantis quartodecimo, imperantis tertiodecimo (dovrebbe essere duodecimo), Indictione sexta, confermò i suoi privilegii al monistero di Monte Casino, come s'ha dalla storia casinese del padre Gattola [Gattola, P. I Hist. Casin. Access.]. Abbiamo ancora un diploma suo dato in favore della badia di Firenze [Bullar. Casinense, tom. 2, Constit. LXXXVI.] X kalendas augusti dell'anno presente, anno regni XIV, imperii XIII. Vidalianae, cioè in Viadana, oggidì del contado di Mantova. Come ancor qui e come in altri due sopraccennati diplomi, s'incontri l'anno XIII dell'imperio, quando allora correa solamente l'anno XII, lascerò esaminarlo ad altri. Abbiamo inoltre due placiti tenuti in Vivanaia nel contado di Lucca da Cadaloo cancelliere dell'imperadore [Antiquit. Italic., Dissert. VI et IX.] intus curte domnicata domni Bonifatii marchio et dux per data licentia domni Conradi imperatoris, qui ibi aderat, octavo kalendas martii dell'anno presente. Se dice il vero uno strumento che sono per riferire, mancò di vita in quest'anno Ingone vescovo di Modena, e gli succedette Guiberto, il quale non tardò a fare un contratto con Bonifazio, appellato ivi marchio et dux Tusciae [Ibidem, Dissert. XXXVI.], dandogli a livello tre corti, cioè Bazani cum castro et capella sancti Stephani; Liviciani cum castro et capella sanctorum martyrum Adhelberti et Antonini; et sanctae Mariae in castello cum rocha et ecclesia, ec. Dal che sempre più s'intende che le corti anticamente abbracciavano un buon territorio con parrocchia, e sovente con castello. Diede all'incontro il marchese Bonifazio in proprietà e a titolo di donazione al vescovato di Modena tre corti, cioè di Gavello, forse quella che è oggidì sul Mirandolese; di Panzano cum castro et capella, e di Ganaceto colla porzione a lui spettante de castro et capella infra eodem castro in honore sanctorum martyrum Georgii et Resmi (forse Erasmi); e inoltre varii poderi nelle pievi di Pulinago e di rocca Pelago, cum rocca, quae nominatur Flumenalbo, ec, ascendenti alla somma di mille cinquecento iugeri. Le note cronologiche sono queste: Chuonradus gratia dei imperator Augustus, anni imperii ejus hic in Italia duodecimo, XV kalendas octobris, Indictione sexta, continuata sino al fine dell'anno.

Era ne' precedenti anni insorta discordia fra i due fratelli saraceni Abulafar e Abucab, governatori della Sicilia [Cedren., in Compend. Histor.]. Si venne all'armi, ed Abulafar superato, ebbe ricorso a Michele imperador greco per ottener soccorso. Prese quell'Augusto pe' capelli questa congiuntura per isperanza di ritorre la Sicilia ai Saraceni, e con una buona armata spedì in Italia, oltre a Michele Duciano e Stefano patrizii, anche Giorgio Maniaco, famoso generale d'armi de' Greci in questi tempi. Costoro unirono al loro esercito quanti Longobardi e Normanni poterono allettare con ingorde promesse a quell'impresa, e passarono in Sicilia. Felice fu il loro ingresso colla presa di Messina, e poi di Siracusa, dove specialmente si distinse Guglielmo figliuolo di Tancredi d'Altavilla, venuto dalla Normandia a cercar fortuna con altri Normanni in Puglia [Guafrid. Malaterra, Hist., lib. 1. Leo Ostiensis, lib. 2.]. Le sue prodezze gli acquistarono il soprannome di Ferrodibraccio. Intanto venuto dall'Africa un gran rinforzo di gente, i Saraceni siciliani formarono un'armata di circa cinquanta mila combattenti. Maniaco andò coraggiosamente colla sua gente ad assalire quegl'infedeli al fiume Remata, e diede loro una gran rotta, alla quale tenne dietro la presa di tredici piccole città di quell'isola, colla più bella apparenza del mondo di ridur tutta la Sicilia all'ubbidienza del greco Augusto. L'autore della Vita di san Filareto monaco siciliano, che fiorì in questi tempi, racconta [Vita S. Philaret., in Act. Sanct. ad diem 6 aprilis.], che, oltre alla bravura de' Greci, anche un vento gagliardo che soffiava in faccia a' nemici, servì a mettere i Saraceni in rotta, e che il governator saraceno di Sicilia se ne fuggì ignominiosamente con pochi de' suoi. Aveano coloro sparsa per la campagna gran copia di triangoli acuti di ferro, sperando di rovinar la cavalleria de' Greci; ma erano ferrati in maniera i cavalli greci, che punto loro non nocque l'insidiosa invenzione de' nemici, la quale sappiamo che in altre guerre fece un buon giuoco. Secondo la Cronica casauriense [Chron. Casauriense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.], in questi tempi si truova ne' contorni di quel monistero il giovane Trasmondo marchese, il quale, a mio credere, governava allora la marca di Camerino, essendochè in essa marca era compreso quel monistero. Se ciò è vero, dovea essere mancato di vita quell'Ugo duca e marchese che vedemmo all'anno 1028. In una carta dell'anno 1056 da me pubblicata [Antiquit. Ital., Dissert. VI.] si truova domna Willa inclita comitissa, reclita quondam domni Ugo gloriosissimo, qui fuit dux et marchio. Questa fu sua moglie.