II
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes Domini mihi observandissimi. — Li exibitori di questa sono homini della villa di Cascio di questa ducale provincia, li quali havevano tolto a corre certe castagne al terzo sul territorio di Gallicano, et poi che vi hanno posto le loro spese et fatiche, sono vietati per la prohibitione di V.e S.e di potersele portare a casa. Io confidentemente pregho V.e S.e per questa volta et per questi poveri homini, che in tutto sono quattro, che siano contente, che poi che hanno hauto le fatiche habbino ancho il fructo. Alle quali sempre mi rachomando.
Ex Castro Novo, XXV sept. MDXXII.
D.i V.e obser.mus
Lud.cus Ariostus
Duc.lis Commissarius.[344]
SONETTO DI LODOVICO ARIOSTO
A GIULIANO DELLA ROVERE
eletto papa nel 1503 col nome di Giulio II[345]
L'arbor ch'al viver prisco porse aita,
Poi si converse a miglior tempo in oro,
Or ha prodotto un sì soave alloro,
Che la fragranza in fino al ciel n'è gita.
Oh fra' mortali e fra gli Dei gradita,
Felice pianta! oh vivo e bel tesoro!
Per te s'allunga il seme di coloro
Che per cosa divina il mondo addita.
Quinci i rami gentil, quinci i rampolli
Ch'empìo di gloria e di trionfo il mondo,
E fan Roma superba e li suoi colli.
Godi, sacra colonna, e scorgi a tondo:
Alta sei d'ogni parte e senza crolli,
Nè del tuo stato mai fu il più giocondo.
DUE STANZE COLLE QUALI INCOMINCIA UN CODICE SINCRONO
POSSEDUTO DAI SIGG. EREDI ROSSI
DE' CINQUE CANTI DELL'ARIOSTO
PUBBLICATI LA PRIMA VOLTA IN VENEZIA NEL 1545
DOPO L'ORLANDO FURIOSO
Stanza 1ª del Codice
Oltre che già Rinaldo e Orlando ucciso
Molti in più volte avean de' lor malvagi;
Ben che l'ingiurie fûr con saggio avviso
Dal re acchetate e li comun disagi,
E che in quei giorni avea lor tolto il riso
l'ucciso Pinabello e Bertolagi:
Nova invidia e nov'odio anco successe
Che Franza e Carlo in gran periglio messe.[346]
Stanza 2ª del Codice, e 1ª dell'Ediz. 1545
Ma prima che di questo altro vi dica,
Siate, Signor, contento ch'io vi mene,
(Chè ben vi menerò senza fatica)
Là dove il Gange ha le dorate arene;
E veder faccia una montagna aprica,
Che quasi il ciel sopra le spalle tiene,
Col gran tempio nel quale ogni quint'anno
L'immortal fate a far consiglio vanno.