VIII
Al medesimo
Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. Per lo messo di Vostra Signoria ho avute tutte quelle cose ch'ella mi scrive di mandarmi per lui. E prima, circa i danari, ho fatto che ser Iacomo Ziponaro gli ha portati al mercadante, e satisfattolo, e fattosi render lo scritto, il quale vi rimando; ed esso ser Iacomo di questo scriverà a V. S. più a pieno. Circa la corona e le perle e le altre cose che 'l vostro messo dovea portare a Lugo[339] a madonna Leona,[340] ci è parato di non lasciarle andar più inante; perchè Lugo si trova da questo tempo tutto allagato dintorno, e non vi può andare se non chi molto sia pratico della strada, e molto peggio persona a cavallo: e oltre a questo, tutto il paese è pieno di cavalli e di fanteria dell'imperatore,[341] che starebbe a pericolo di essere rubato. Io ho mandate le lettere: le cose ho ritenute appresso di me, cioè il zebelino, la corona, le perle da orecchie, le pantofole e l'ufficio. Come mi occorra messo fedele e sufficiente, e che si possa andare intorno, gliene manderò: intanto saprà ella che sono appresso di me. Della catena che avete mandata a me, molto riferisco grazie a V. S., ancora che non accadèa di pigliare adesso questo disconcio, non vi ritrovando meglio in danari di quello che vi dovete trovare; chè sempre si potèa fare. Io la salverò così a nome vostro come a mio, chè non meno ne porrete disporre, come se fosse in man vostra. Ben vi avvertisco e priego che non parliate di avermi fatto questo dono; perchè se venisse all'orecchie di vostra suocera, nè voi nè io avressimo mai più pace con lei. Io la terrò molto bene occulta, nè altri saprà ch'io l'abbia, che voi e il Cancellier di questa.
Circa il servitore che V. S. mi scrive, quella saprà che dopo la partita vostra esso ha preso moglie: nondimeno esso è per venire volontieri; ma io non l'ho voluto mandare, se prima non vi ho fatto intendere questo termine in che egli si ritrova. La moglie che egli ha preso, è donna attempata e senza figliuoli, e gli ha dato una casa ed un casale, e sta così bene che non avrà bisogno del vostro. Lui commendo a V. S. per uomo fidatissimo e sufficiente: tuttavia farete in questo il parer vostro. Dell'Ebrèo io non vi scriverò altro, perchè il servitor vostro vi riferirà a bocca quello ch'io gli ho detto. Del vostro non venire in qua non solo vi escuso, ma vi laudo; chè mi maraviglio come possa alcuno andare intorno. Altro non occorre. Insieme col Cancelliere mi vi raccomando, e vi priego che a madonna vostra madre ed alla sorella mi raccomandiate.
Ferrara, 25 decembre 1532.
Di V. S.
Alessandra Strozza.
ALTRA LETTERA DI LODOVICO ARIOSTO SCRITTA A NOME
DEL CARDINALE IPPOLITO D'ESTE
A Francesco Gonzaga Marchese di Mantova
Ill.me et Ex.me dne Cognate et dne mi obser.me Essendo per far stampare un libro di M. Ludovico Ariosto mio servitore, et a questo bisognandomi mille risme di carta, mando il presente exhibitor per condurne hora una parte da Salò, e fatto che habbia questa condutta per rimandarlo o lui o altri, tanto ch'io n'habbia tutta questa summa. Prego V. Ex.tia che per mio amore sia contenta de commettere a' suoi ufficiali, che sia lasciato passare senza pagamento alcuno de dacio o altro impedimento de volta in volta che mostrarà la presente, che gli ho fatta e gli farò per questo effetto, finchè m'habbia condutta la quantità delle mille risme che per quest'opera mi son de bisogno; et V. Ex.tia lo deve fare volontera, perchè essa anchora n'haverà la sua parte del piacere, et leggendola vi trovarà esser nominata con qualche laude in più d'un loco; et se ben forse non così altamente che se arrivi alli meriti de V. Ex.tia, almeno per quanto s'hanno potuto extendere le forze del compositore.
Quae bene valeat, et a cui mi raccomando.
Ferrariae, XVII sept. MDXV.
Servitor et Cognatus
Hipp. Card. Estensis.[342]
Fuori — Ill.mo et Ex.mo Dno Cognato et Dno meo observ.mo Domino Marchioni Mantuae.