XLVI

Agli Anziani della Repubblica di Lucca

Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Iacopino da Convalle, il quale da V. S. mi è stato raccomandato nella differenza che ha con suoi cognati, mi ricerca ch'io facci fede a quelle di quanto sia stato fatto da me nella causa sua. V. S. intenderanno come a sua instanza io feci citare suoi cognati, delli quali uno detto G. Francesco, il quale è principale di loro, e al quale li altri fratelli si rimettono, non potè comparire per essere stato prima da me proibito di uscire di casa, per essere egli stato in luoco sospetto di peste; e dipoi che fu passato il termine della sospizione, la vicaria, della quale egli è, fu anco da me vietata di venire in questa terra pure per simile sospetto, sì che esso non è potuto comparire se non a l'ultimo comandamento; e questo ho detto perchè Iacopino vorrebbe che prima che si intendesse altro, lo satisfacesseno delle sue spese; e a me non è paruto di farlo, e di non giudicare di spese se non poi che averò cognosciuto li meriti della causa. Iacopino ha prodotto due testificati; in l'uno mostra che gli furono promessi in dote 22 ducati, e questo testificato è stato fatto citata la parte; poi ha fatto fare un altro esamine, ne lo quale mostra che non sterno a quelli primi patti, e che questi suoi cognati poi gli promisero 25 ducati: ma a questo secondo esamine non fu citata la parte. Li cognati dicono avere satisfatto Iacopino di questa dote, e di qualche cosa di più; Iacopino lo nega: a me pareva di dare qualche dilazione alli cognati di provare; Iacopino non se ne contenta, e mi prega che io facci relazione a V. S. del termine in che si trova la causa, e così la faccio. Alle quali sempre mi raccomando.

Li cognati di Iacopino dicono che hanno le loro prove nella vicaria del Borgo, e che sono stati per farli esaminare; ma che per essere loro stati creduti in sospetto di peste, hanno incorso in pericolo della vita.

Castelnuovo, 12 decembris 1522.