XXXI
Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici et excelsi domini mihi observandissimi. Io sono stato a questi giorni a Ferrara, dove fra le altre commissioni che ho avute dal mio illustrissimo signore, è stato che, per quanto si estende il mio potere, io sia sempre pronto a servire e fare cosa che piaccia a V. S., e specialmente ch'io non patisca che li ribelli della vostra eccelsa Repubblica vengano in questa sua provincia, e che venendoci, io li pigli e persegui non altrimenti che li ribelli e inimici di sua Eccellenza; e così sono apparecchiato di fare, e questa e ogni altra cosa, che di V. S. io pensi essere a beneficio e piacere. E perchè intendo che, non essendo io qui, V. S. si sono dolute col mio locotenente di certi assassinamenti che alcuni ribaldi di questa provincia banditi hanno fatto contra terre di quelle, oltra quello che io credo che 'l prefato locotenente abbi scritto, anch'io replico, ch'io n'ho grandissimo dispiacere e non minore desiderio di rimediarci, pur ch'io lo possi fare. Io n'ho scritto al mio illustrissimo signore, e penso che sua Eccellenza in ogni modo mi mostrerà qualche via di potere castigare li malfattori, meglio ch'io non ho potuto fare, nè posso fin qui più, oltra quello che credo che il mio signore disegnerà di fare. L'avviso di V. S. credo che mi saria per giovare molto, scrivendo quelli alli vicari loro che confinano con questa ducale provincia, che per perseguitare tali uomini di pessima vita, ad ogni mia requisizione venissero coll'armi in aiuto delli miei balestrieri, e non dessino in loro terre ricapito alli nostri banditi; che 'l medesimo anch'io sono per fare contra li ribelli e banniti di V. S.: in buona grazie alle quali mi raccomando sempre.
Castelnovi, 12 septembris 1522.
XXXII[230]
Al duca di Ferrara
Ill. ed Ecc. Sign. mio. Oltra quello che per un'altra mia ho scritto a V. Ecc. circa i disordini che sono in questo paese, alli quali senza l'aiuto di quella non è possibile, non avendo più forza di quello ch'io m'abbia, io possa rimediare; benchè non manco di tutti quelli rimedî ch'io posso: prima ho fatto fare contra li assassini di Pontecchio e suoi seguaci (tra quali è quel Battistino Magnano, il quale fu causa de la discordia tra quelli di Barga e di questa terra) una grida,[231] de la quale mando a V. Ecc. qui inclusa la copia, acciò che a quella piaccia di confermarmela per sue lettere: e appresso ho scritto al Commissario fiorentino da Fivizzano e alli Signori Lucchesi acciò che tutti insieme mettiamo in ordine una bella caccia, sicchè da ogni banda si dia addosso a questi ladri, li quali tuttavia non cessano di far ogni dì assassinamenti e por taglie a chi lor pare, e hanno ardimento di mandare a dire a gli uomini qui di Castelnovo, che se non mandano loro certi denari che domandano, li verranno a tagliare a pezzi fin in questo Castello: e forse avriano ardire di farlo, perchè hanno chi fa lor spalle e li nutrisce e difende. E perchè V. Ecc. conosca ch'io non m'inganno in tutto, le mando similmente qui incluso una lettera che oggi mi è venuta in mani, voglio dire la copia d'una lettera che scrive Bastiano Coiaio a questi banditi del Silico, il quale Bastiano è, come per un'altra mia ho scritto a V. Ecc., il consigliere e guidatore de la fazione di Pierino, e in casa del quale li banditi spesso si riducono a consiglio, come ne sono esaminati testimonî appresso il Capitano qui. E acciò che V. Ecc. intenda il tenore della lettera, quella sappia, che quel dì proprio ch'io giunsi qui fu tolto un mulo a Camporeggiano e trafugato a Cicerana in mano del Moro dal Silico, il quale è fratello di quelli che ammazzâro Ser Ferdiano, ed esso ancora per altre cause ha bando: tuttavia sta nel paese, e tiene la Rocca di Cicerana. Colui a chi fu tolto il mulo è stato ritenuto a non venire a lamentarsi a me, parte con minaccie, parte con promissione di fargli restituire il mulo. Oggi si condusse a Bastiano Coiaio il quale gli ha fatto la lettera della quale io mando la copia; ma prima ch'abbia dato la lettera è stato indotto venire a me, e io gli ho dato giuramento quella lettera essere di mano di Bastiano e che esso glie l'ha veduta scrivere, e poi n'ho fatto la copia, la quale io mando acciò che V. Ecc. conosca che esso Bastiano ed Evangelista, che sono partesani e consiglieri di Pierino, sono quelli che aiutano e consigliano questi banditi; e chi li levasse di questa terra insieme al loro capo Pierino la risanerebbe, come chi ne levasse tutto il morbo.
Questa è la copia de la lettera:
«Adì 13 di sett. 1522.
«Moro. Io sì ho visto li conti fra Bastiano Catucio e quelli di Pierlenzo, in modo ch'io vedo che quelli di Pierlenzo si hanno torto, sicchè pertanto egli diceva che voleva andare dal Commissario e io non ho volsuto per onor tuo, perchè il mulo l'avete in le man vostre; e per tanto a me pare che per mezzo tuo tu gli facci rendere il suo mulo in ogni modo, senza fargli pagar nulla; e questo sia l'onor di noi: e se gli voleva por taglia, non lo doveva menar costì in le man vostre: pertanto fatelo sùbito; se non voi avrete un comandamento di renderlo, perchè qua si dice che voi l'avete in le mani. Appresso farete quanto Giorgino vi dirà, e fate che non sia fallo perchè a Ser Evangelista e a tutti noi ci pare che lo facciate e sùbito. De l'altre cose io vi terrò avvisato per il mio mezzadro del tutto. A me pare che voi dobbiate dare il mulo a Giorgino; e non sia fallo, perchè a noi serà vergogna grande: e se quelli di Pierlenzo credono aver nulla da Ser Bastiano Catucio, facciami intendere sue ragioni, e poi lasci fare a me.
«Bastiano Coiaio, in Castelnovo.»
Questa è la copia de la lettera, sopra la quale V. Ecc. faccia quel giudicio che le pare; e a questa e a molt'altre cose pertinenti a questa provincia supplico che faccia quella provvisione che le pare più espediente: in buona grazia de la quale umilmente mi raccomando.
Castelnovi, XII sept. 1522.