III.

Alla stazione fu un grosso guaio.

Tullio era corso a prendere i biglietti, lasciando Estella innanzi al banco dei giornali; e proprio dopo pochi passi lo Sciara s'era imbattuto in un amico, in quell'Ernesto Giuliani, che tutti conoscevano per uomo maligno e incredulo.

Il Giuliani era alto, smilzo, la pelle giallognola; e di fronte a lui, Tullio Sciara, più basso, robustamente piantato, col volto dal colorito acceso e la bella barba nera a punta, figurava benissimo.

Il Giuliani l'aveva visto discendere dalla carrozza con la fanciulla, e gli aveva tenuto dietro fino allo sportello dei biglietti, ove s'incontrarono.

— Parti? — domandò Ernesto Giuliani.

— Sì, una breve scappata, — mormorò Tullio.

— Ti ho visto in buona compagnia, con una ragazza magnifica.

— Mia nipote, — disse Tullio per troncare ogni investigazione.

— È una bellissima fanciulla, — insistette il Giuliani. — Non me ne avevi mai parlato.

— Può darsi; la ritorno ai suoi parenti, a Bellagio.

— Ah, vai a Bellagio! Io vi farò compagnia fino a Como, perchè di là devo procedere per la linea del Gottardo. Vado in Isvizzera per affari.

Tullio si morse le labbra. Non appena fu in possesso dei biglietti, corse presso Estella, che teneva nelle mani un fascicolo illustrato.

— Quanti bei libri! — ella gli disse, accennando al banco ov'eran disposti in ordine i volumi e i giornali.

— Sì, andiamo; non si tratta di questo, ora, — rispose Tullio frettolosamente.

— Ne ho comperato uno, perchè aveva una copertina così elegante! — seguitò Estella. — L'ho pagato una lira. È troppo?

E ciò dicendo. Estella gli porse il fascicolo. Tullio vi gettò un'occhiata.

— Mio Dio! — esclamò. — Che cosa le viene in mente? L'Almanach des cocottes!

E si mise il fascicolo in tasca, guatando Estella con un'occhiata irosa.

— Mi ascolti, — soggiunse, poco curandosi dell'espressione di stupore e di malcontento ch'era sul viso della giovinetta. — Ho trovato un amico, un seccatore. Gli ho detto che lei è mia nipote. Se quello sciocco ci raggiunge, bisogna che ci diamo del tu; io farò da zio, e lei mi chiamerà zio. Ha capito? Non mi chiami Sciara. Quello è un maligno, e potrebbe pensar male.... Io non imaginava che ci avrebbe seguiti in treno.... Speriamo che non ci veda; corra, corra....

Tutto questo era detto tra il frastuono della folla, dei fischi, tra il fumo delle vaporiere, mentre si spediva il baule e poi correndo lungo il binario per giungere al treno.... Estella rideva, e si volgeva ogni tanto a guardare se il facchino la seguiva con le valigie....

Non avrebbe mai sognato nulla di più divertente; l'avventura aveva del romanzesco; dar del tu allo Sciara, e fingersi sua nipote! Che complicazione! Se almeno quel seccatore li avesse raggiunti davvero, obbligandoli alla commedia! Ma chi era, ma dov'era? Come si poteva dargli nell'occhio?

— Qua, — disse Tullio. — Salga! E tu, fa presto, metti giù la roba; questa valigia nella rete; va, chiudi lo sportello.

Congedato così il facchino, Tullio esalò un grande sospiro di sollievo: Estella si sporse dal finestrino a guardare.

Sapristi! — esclamò lo Sciara. — Non si metta in mostra!... Il Giuliani può vederla e salire.

Era precisamente ciò che Estella desiderava; ma obbedì e si ritrasse, mettendosi a sedere di fronte a Tullio.

— Allora, — ella disse, — mi restituisca il mio libro.

— Che, che! — egli rispose. — Non è un libro per lei! Sono sciocchezze da bambini, racconti noiosi....

— Non è vero niente affatto! — dichiarò la giovinetta con fermezza. — Io voglio sapere che cosa sono queste cocottes e voglio veder le incisioni. Mi dia il libro!

— È inutile che lei insista. Il libro lo tengo io.

— Mi dia il libro, o mi metto a gridare! — minacciò Estella.

— Ma sì, ma benone, ma non mancherebbe altro! — esclamò Tullio disperato. — Si metta a gridare, e così crederanno che.... Mi arresteranno per ratto....

— Io voglio il mio libro....

— La finisca, la finisca. Ci vorrebbe suo padre qui!

— Col papà, io grido quando non mi obbedisce, — annunziò Estella.

Tullio stava per rispondere: “Suo papà è un imbecille„, ma si trattenne in tempo. Rispose invece:

— Io non sono suo padre, l'avverto. Io non ho tenerezze paterne. Lei gridi pure, e nascerà uno scandalo nel quale il suo buon nome.... Insomma, la prego di finirla.... Ha diciassette anni, non uno!...

Egli avrebbe continuato ancora a lungo, se in quell'istante lo sportello non si fosse aperto, ed Ernesto Giuliani non fosse salito col più lieto sorriso sulle labbra.

— Ti ho trovato! — egli disse. — Ho visto tua nipote affacciata.... Speravo che tu mi aspettassi....

Tullio scambiò uno sguardo d'intesa con la giovinetta e fece la presentazione:

— Il mio amico Ernesto Giuliani; mia nipote Estella....

— Accidenti alle donne! — pensò poi, mentre il treno usciva dalla stazione e ciascuna vettura passava sulla piattaforma, mandando uno strepito sordo di ferramenta traballanti.