VIII.

Innanzi alla piccola tavola, su cui era il servizio da tè, con le ginocchia che quasi toccavano le ginocchia, scaldati dal buon fuoco borbottante, ritrovarono l'allegria e l'intimità.

Tullio chiese alla fanciulla se Ernesto Giuliani le fosse piaciuto; ed ella ne fu inorridita. Era brutto, smunto, smilzo, e rideva troppo, dimenandosi come avesse avuto qualche malanno indosso. Non le piaceva; non doveva essere buono; i suoi occhi lampeggiavano pieni di malignità e guardavano obliquamente, sfuggendo lo sguardo degli altri.

— Dunque, non lo sposerebbe? — domandò Tullio.

— Ma io non sposerei nessuno! — esclamò la giovinetta indignata. — Non ho mai pensato a sposarmi: che me ne faccio d'un marito? Io sono molto utile al mio papà, e non voglio lasciarlo. Tutte le mie amiche pensano al marito per uscir di casa; ma io sto bene, a casa mia, sono la padrona, e il mio papà è tanto contento di me, che non saprebbe vivere se io lo abbandonassi!... E sposare il Giuliani, poi! Che le viene in mente? Neppure se mi offrisse un trono! Io voglio vivere quieta e libera.... Forse sono stata sconveniente col suo amico? Forse ho parlato troppo, e lei ha creduto che mi piacesse?

Tullio dovette rassicurarla. Ma quando fu sicura, ella lo aggredì a sua volta:

— Lei, invece, perchè non si sposa? — disse. — Non ha trovato nessuna che le piaccia?

Lo Sciara tacque, guardandola.

— Ha capito? — riprese la giovinetta. — Le ho chiesto perchè non si sposa? Quanti anni ha?

— Trenta.

— A trent'anni, un uomo deve prender moglie, — dichiarò gravemente Estella. — Può sposare una ragazza giovane; dicono che tra marito e moglie deve esserci una differenza di quattordici anni....

Si fermò di repente, e sentì che le saliva alla faccia una vampa; cercò di dominarsi, rovesciò il bricco dell'acqua, si confuse.

— Che sciocca! — ella disse. — Io faccio degli sproloqui inutili, e poi ne arrossisco. Lei deve avere un'idea ben meschina di me.

— No, cara, — rispose Tullio. — Mi ha chiesto perchè non mi sposo, e glielo dico subito: perchè le mie condizioni finanziarie non me lo permettono ancora. Io devo pensare a mia madre e a due sorelle più giovani di me. Forse, un giorno, lavorando, lavorando molto, riuscirò a migliorare la mia situazione, e allora potrò avere una famiglia mia....

Estella congiunse le mani impetuosamente, con espressione di preghiera.

— Per carità! — disse. — Sono stata molto indiscreta; e l'ho obbligato a dirmi cose che forse le dispiacciono. Sono una selvaggia, non capisco nulla, non so trattenermi.... Che opinione si farà di me, lei?... Ma è la prima volta che mi trovo sola con un uomo, e non so come si deve fare....

Tullio diede in una risata.

— Cara innocente! — egli esclamò. — Lo credo, che è la prima volta che si trova sola con un uomo! Ma non mi ha dato nessun dispiacere. Si confessano a malincuore i segreti delle colpe e dei vizii; dire che si vive del proprio lavoro non è doloroso; il fatto non è umiliante....

— Anzi, è bellissimo.... Io ho sognato sempre di sposare un uomo che vivesse del proprio la....

Si morse la lingua. Ormai era fatta, s'era tradita, e la sua confusione fu tanta, che gli occhi le si velarono di lagrime. Guardò Tullio, il quale giocherellava con un coltellino e pareva non aver udito, ma egli alzò il capo, e disse:

— Anche il suo papà vive del proprio lavoro....

— Sì anche il mio papà, — esclamò Estella, felice ch'egli le avesse gettata quell'ancora. — Anche il papà lavora molto, e studia sempre, e basta a tutto.

Lo Sciara guardò l'orologio.

— È tardi, — osservò. — Domattina partiremo col battello delle nove e mezzo. Lei è stanca, e ha bisogno di riposare....

Estella voleva negare e trattenerlo, ma non osò.

Riattizzarono il fuoco, rimisero a posto la piccola tavola, e si salutarono.

La giovinetta diede la mano a Tullio. Dopo un attimo di esitazione, egli si chinò, impresse un bacio lungo sulla mano dalle dita sottili, mentre Estella impallidiva sorridendo.