VII.

Si arrampicò per il monte dietro il paese, dove la straducola mancava del muro, e apparivano, come da uno squarcio, le acque, il paesaggio, il verde, il grigio.

Là, Cesare sedette; restò a guardar lo spettacolo fantastico, in una posa d'attenzione totale, sdraiato sopra un piano d'erba, all'ombra d'alcuni folti ulivi.

E lo spettacolo era così raro, che l'uomo ne fu per qualche istante tutto assorbito, e cominciò a osservar da lontano, avvicinandosi con lo sguardo a poco a poco fin dov'egli si trovava.

Da lontano, il mare in un'invasione di luce singolarmente nebulosa e dorata, aveva smarrito la linea d'orizzonte, unendosi col cielo dorato e nebuloso; talchè non si sarebbe potuto dire, nella falsa rifrazione, se le vele piccoline danzassero sul mare, o non piuttosto fossero tra cielo e mare sospese. In quella sterminata dovizie di luce impalpabile o dentro le acque animate dal formidabile riverbero, due scogli neri sorgevano, apparenti e scomparenti a capriccio dell'onda, circonvoluti da un rigoglio di spuma gialla. Le coste lontane, che nei giorni d'aria lucida si disegnavano perdutamente, stavan celate dietro il velario d'oro. Ma verso le rocce violette di Portofino, a levante, le acque avevan disperso il pulviscolo solare, e una violenta chiazza azzurra restituiva la solita visione col limite ben netto dell'orizzonte. Ancòra là, otto o dieci vele bianche, l'una accosto all'altra, erano farfalle posate con le ale trepide sul pelo delle acque; e due o tre, più basse, avevano una tinta bruna, quasi la luce non fosse giunta a tangerle. Così lungi, le imbarcazioni peschereccie, tenevan forma e significato di giuocattoli; nè si poteva credere portassero uomini massicci, curvi sul liquido specchio o stesi sulle tavole umide in aspettazione.

Poi, ad un tratto, diminuendo di molti gradi la lontananza prospettica, s'apriva agli occhi di Cesare la costeggiante verzura del paese, fitta e spessa come un vello, in numerose gamme di colore, in diverse altezze, da cui s'ergevano, i cipressi cuspidali. E ridenti di bianco o di rossiccio, le case vivevano tra quel magnifico sopore della vegetazione, che nell'aria calda non muoveva fronda o foglia.

Verso oriente era la chiesa bigia col livido campanile, cui s'aggruppavano stretti attorno gli altri edifici, i quali a mano a mano andavan poi disseminati in mezzo al verde, spinti fino al mare, collocati più alti sul lene pendio dei colli; e frequenti balzavan fuori tra casa e casa i ciuffi di verzura, i ciuffi argentei degli ulivi…. Dominava il grigio, per i ciuffi degli ulivi e per le lastre di ardesia che coprivano i tetti.

Più qua, immediatamente sotto il piano erboso dove Cesare stava, lo spettacolo era gentile, con due lunghi rettangoli di terra, che un giardiniere coltivava a rosai; e le rose bianche, opulenti, molte già sfatte, innalzavano un profumo carnale, potentissimo in quell'aria pura d'ogni altro profumo. Una cagna volgare abbaiava dietro invisibili fantasmi, correndo sulla terra grassa a calpestar le foglie di rose disperse.

Alcuni romori salivan dal paese: il grido di qualche rivendugliolo, lo schioccar delle fruste, il lamentio d'uno zufolo stonato; così fievoli tutti, vaganti nel grande spazio, che la lontananza pareva maggiore.

Lentamente le scene diverse si mutarono in imagini d'abitudine, per Cesare che le fissava con lo sguardo pigro di chi medita cose lontane; assorbivano la sua attenzione fisica, dando libero il corso ai pensieri.

La donna amata da lui, era per altri; la plastica di quell'impareggiabile corpo sul quale i suoi occhi s'eran posati nella deliziosa trepidanza dell'intuizione, doveva svelarsi intera a un altro uomo; in un'alcova ignota, la voce d'Emilia sarebbe diventata intima…. E la sinfonia classica dei bottoni che si slacciano? La visione della donna soffusa di bianco nel pulviscolo lunare?

Egli si trovava dunque impegolato in uno di quegli amori cui il volgo definisce, tra il rammarico e lo scherno, senza speranza; e ne derivava la necessità di gettarsi a capofitto in pieno romanticismo, o di togliersi per sempre da una strada che cominciava a diventar malagevole.

Aveva sognato. Qualche particolare dei sogni che inconsciamente era andato accarezzando in quei giorni, gli tornava alla memoria. Per esempio, aveva sognato una piccola villa con molti palmizii, addossata a una falange d'ulivi rampicanti sui colli; e tutto in giro, la campagna esalava quella serenità, la quale giunge così crudele alle umane sventure, ed è così piacevole per gli umani egoismi: la serenità dei grandi paesaggi alpestri, o dei graziosi paesaggi sui laghi lombardi…. Entro la villa, una voce femminile risonava nell'ombra moderata delle camere fresche…. In abito purpureo Emilia giaceva sovra un ampio divano carico di molti origlieri bizzarri; a' suoi piedi, egli stesso, Cesare, seguiva la voce della donna…. Uno svelto scaffale da ninnoli era coronato da un alto vaso di porcellana riboccante di fiori, che cadevan sotto uno spiraglio di luce; il sole ne irrubinava metà, un angolo di rose e di verbene, tra cui si drizzava qualche ciuffo di vainiglia.

Questa ed altre ideali concezioni d'avvenire, erano state bruscamente travolte, poichè non nella villa con molti palmizii, ma la voce d'Emilia sarebbe diventata intima e flessuosa in un'alcova ignota, per un uomo ignoto….