XV.
Ma no, per lungo tempo, ella rifiutò ogni altro convegno. Troppo temeva di sè, troppo di lui…. Emilia lo amava di quel formidabile amor delle vedove, che paiono spinte dai ricordi del morto fra le braccia dei vivi…. A pena, scambiavano qualche frase, congiungevano le labbra, quando Roberta non era presente.
Le molte notti che la donna aveva promesso e Cesare aveva sperato di gioia, si dissolvevano oscure, senza memorie, se non di tristezza e d'insonnia.
Era succeduta la stagione media, quando il periodo dei bagni è finito, e ancòra non ha avuto inizio il periodo invernale, caro alle anime e ai corpi malati.
Sul paese, la solitudine pesava; v'erano stati in settembre inesorabili giorni di scirocco, durante i quali l'aria scottava e il sole pareva non dover tramontare mai.
Nelle caldissime serate, salivano Cesare e le due sorelle sopra un canotto a remi, con un agile marinaio più cùpreo del rame; e si facevan trasportar lentamente verso Nervi, verso Quinto, o a capriccio…. In mare l'aria era ricca e buona; ma Roberta aveva dovuto ben presto rinunziare alle fresche gite, poichè il lene ondeggiamento della barca le dava le vertigini.
Se pure quelli del paese avessero supposto o mormorato, ciò importava ben poco a Cesare e ad Emilia, già ciechi per la necessaria imprudenza della passione; ed essi continuarono ogni dopo pranzo, spesso col marinaio, soli più spesso, remando il Lascaris….
Roberta stava ad aspettarli, e qualche volta indugiava una lunga ora sulle rocce, a guardare il canotto lontano e tardo, fra la porpora del tramonto, fra le maravigliose zone di luce irrubinata…. L'imbarcazione, minuscola nella latitudine delle acque, non poteva affondare e sparire? Le vele bianche o rosee eran lungi, alle estremità dell'orizzonte, dove anche un pennacchio di fumo svelava qualche invisibile vapore; mentre dalla spiaggia la distanza era grande….
La fanciulla sentiva d'odiare qualcuno, là dentro.
E la deliziosa strada che da Nervi sale a Sant'Ilario, s'appiana, discende per viottoli aspri fino a sboccar di nuovo sulla strada comunale,—anche vedeva talvolta Cesare ed Emilia incontrarsi e passeggiare nella tenera oziosità di chi aspetta giorni felici e si studia a render felici i giorni comuni.
Passavano per quella strada sempre le medesime persone alle medesime ore; quando un gruppo di monache in abito bruno col soggòlo bianco, per la questua; e quando un curiosissimo carretto tirato da un asinello grigio, guidato da un omiciattolo, che gridava a giusti intervalli, per tutta la durata del viaggio:—Aaah!… Iiih!…., e spingeva l'animale, e scambiava parole coi conoscenti che incontrava.
Cesare aveva chiesto all'uomo da quanto tempo egli percorresse quella strada…. Da venti anni; da venti anni, tutti i giorni egli scendeva a Genova a portare involti e a raccoglierne, e risaliva a Sant'Ilario, senz'affrettarsi, parlando col ciuco, se gli mancavano incontri…. L'alba rischiarava il suo andare; il tramonto salutava il suo ritorno….
—Aaah!… Iiih!…
Cesare l'aveva seguìto con l'occhio, fino a un gomito della salita, invidiandolo…. Passione? dolore? desiderio?… Vocaboli ignoti all'umile; egli non si augurava se non di poter gridare:—Aaah!… Iiih!… per altri venti anni.
Il Lascaris meditava così, dietro le sensazioni del momento, per qualche spettacolo semplice e fugace; fin che non fosse comparsa Emilia, che saliva adagio, sorridendo da lungi all'amico….
Sempre, quell'apparizione aspettata lo toglieva dalla supina realtà d'ogni giorno; ma dentro l'animo gli si risvegliava, l'amarezza intollerante di uno che abbia sognato, che abbia sentito sul proprio corpo il contatto fresco d'un corpo femmineo, e al risveglio si sia trovato in una camera deserta e priva di lume.
In quel periodo, Cesare soffriva presso Roberta qualche molestia, quasi lo spettacolo tuttora vivissimo d'Emilia ignuda sotto i suoi occhi, gli avesse conficcato nel cervello la cupidigia sacrilega di giungere una notte alla camera della giovanetta, di risvegliarla e dominarla come la sorella.
Fra le due sessualità ancòra per lui misteriose, egli aveva dei lampi d'esitanza.
Quelle voci si rassomigliavano assai, e Cesare sussultava, udendosi chiamare da Roberta con la stessa inflessione, che gli aveva reso caro il proprio nome pronunziato dalle labbra d'Emilia.
Ambedue le donne adoperavano un solo profumo, aliante intorno ai corpi in una nube leggera; un profumo, il quale, sorgendo dagli abiti e dalle mani di Roberta, rammentava ostinatamente all'uomo il gesto, ch'egli aveva osato quella notte per veder tutta Emilia, e ch'egli avrebbe voluto osare anche più audace sopra la fanciulla gettata attraverso al letto, per rivelarla pure, fra la molle custodia dell'abbigliamento intimo.
Ambedue avevano un certo movimento risoluto del capo, e certi atti di grazia nel chinarsi fino a un fiore, nel dar la mano, nel sedersi e acconciarsi le gonne intorno.
Differivan poco di gusti, e si vestivano quasi a un modo, portando gli stessi gioielli ai polsi e alle orecchie, e gli stessi monili.
Non di rado, Emilia esprimeva a metà un'idea o una sensazione, e Roberta continuava e concludeva…. Si sorridevano, allora, come se le loro anime fossero vissute un attimo nel medesimo cerchio invisibile.
Ma sotto quelle e simili apparenze, restava il fenomeno, inquietante per Cesare, che l'una completava l'altra; la bionda ammalata s'era avvinta per sempre alla sorella bruna, perchè da questa pareva trarre qualche mistico alimento alla propria anima; ed Emilia aveva contesto il filo della sua esistenza al filo tenue dell'altra.
Egli erasi interposto fra di loro, ma esse. all'infuori di lui, seguitavano una vita comune, indissolubile per le oscure simiglianze del sangue; erano carne d'una medesima carne, due rami d'un albero unico.
—Perchè,—domandò Cesare una volta a Emilia,—perchè ti vesti come tua sorella? Perchè usi del suo profumo? Perchè da lontano io posso scambiarti con lei?
—Vi spiace?
Egli scosse la testa, incerto.
—Vorrei che nessuno ti somigliasse, anche da lontano….
—Ma la somiglianza con Roberta non è cosa che possa ferirvi. Io ho forse la sua voce, e probabilmente uno stesso modo di esprimermi…. Ciò avviene quando si vive tutta la vita con una persona, tanto più se questa ci è legata da parentela. Non vi è nulla di strano o di voluto….
—Si può volere il contrario….
—Odiate Roberta al punto da non tollerar nemmeno un abito simile al suo?
—Comprendimi, Emilia….
E si arrestò. Non avrebbe potuto comprenderlo mai, perchè non sapeva il turbamento arrecatogli con quella notte di mezza voluttà; pel quale turbamento, la pace dei sensi era scomparsa, e innanzi a Cesare s'era spalancata la voragine dissolvitrice delle fantasie, dei sogni, delle figurazioni carnali….
—Oh lasciatemi amarla!—esclamò Emilia, credendo d'aver capito.—Dovrò sfuggire ogni somiglianza con Roberta, come si trattasse d'una nemica? Perchè odiate tanto una fanciulla, che non vi ha fatto male alcuno?
—È certo,—mormorò Cesare, trascinato in quel nuovo ordine d'idee,—è certo che voi non capirete mai la lotta. Io non odio; mi difendo…. Fin che il tuo cuore sarà pieno di lei, io non potrò sperare nulla da te…. Devo darti la forza di comparare e di scegliere, se la scelta sarà necessaria…. Tu ti sei chiusa nel presente e ti sei innamorata del tuo dolore!…
—Non ammettete alcun legame. Siete un selvaggio,—disse la giovane, cercando, di sorridere per calmarlo….
Erano le cinque del pomeriggio; avevan preso il tè, in casa, e Roberta era andata sùbito dopo a visitar la figlia del massaio, che giaceva ammalata. Il sole prorompeva dalla finestra aperta nel salotto, chiazzando d'oro le pareti e il pavimento a mosaico. Nero latrava in giardino, allo strepito d'un carro. E gli amanti ricordavano; ella, la scena del chiosco, non osando spingersi fino al ricordo impudico; egli, la scena della camera, parendogli che di là fosse cominciato il gaudio.
—Non ammetto alcun legame?—ripetè.—Vorrei poter non ammetterlo; e sarei libero, e la mia vita riprenderebbe il suo corso tranquillo, e non aspetterei tutto il mio avvenire dalla volontà capricciosa di due bambine crudeli…. È questa, ormai, la condizione difficile in cui mi trovo: chi devo vincere? Te, o Roberta? Di quale animo devo essere padrone? Del tuo, o dell'animo di tua sorella?
Emilia si concedeva qualche atteggiamento un po' oblioso, appena si trovavan soli; e s'era allungata sul divano, col gomito e la mano destra sostenendo il capo; sottil figura, che rammentava a Cesare quel suo nèo prezioso fra i due seni, e le calze di seta nera alte fino alla coscia.
Ella si raddrizzò di scatto, e restò immota, ascoltando.
—Per liberarmi da questo dubbio, bisogna che la soluzione venga da noi, da te,—seguitò Cesare, il quale aveva notato e goduto l'effetto della propria domanda.—Bisogna, infine, parlare a tua sorella, poichè la vuoi arbitra della nostra sorte….
—E se rifiuta? Se minaccia?—chiese Emilia.—Se mi fa comprendere che una diminuzione del mio affetto le toglierà ogni forza di vivere e di sperare?
Il Lascaris si strinse nelle spalle; egli era innanzi al tavolino da tè, e passava macchinalmente le tazze, guardandone il fondo zuccherato, quasi a trovarvi un'idea.
—Non è probabile,—disse finalmente, per dire.
—-È molto probabile, invece, che ella si opponga. Vivere con noi, adattarsi a un posto secondario nel mio cuore, cedere a te, le parranno cose assurde e spaventevoli…. Oh, continuiamo così, Cesare, fin che è possibile! Io sono felice, ora per ora; non cerchiamo di più, non affrettiamo nulla!… Tu sei troppo impaziente….
Egli obbedì a uno slancio, con le braccia tese verso la donna; ma sùbito si vinse, e abbassò la testa.
Urtava nuovamente contro a una barriera: tra il suo concetto della vita e il concetto d'Emilia, l'indole, la coltura, l'esperienza, avevano scavato un abisso…. Egli era non meno sollecito della vita morale che della fisica; il contatto femmineo, la cupidità esaltata e imprigionata, gli avevano sconvolto la mente e il cuore; sotto la fustigazione della brama inutile, stava per sorgere l'uomo pervertito; ed egli lo intuiva…. Già gli era balenato il pensiero di Milano, dove si sarebbe potuto tuffare in una palude di stravizio, e aspettare coi nervi calmi.
Dir questo a Emilia e perderla, doveva essere una cosa sola.
Ella, come quasi tutte le donne, ignorava il fascino proprio: ignorava che, ad essere serenamente amata, doveva sodisfar prima la bramosia del maschio, eccitata da lei stessa con l'incautela d'una visione, con la vicinanza continua, ch'era uno stimolo a fantasticare. Sapeva resistere, o almeno fuggir le opportunità, perchè ciò stava nel suo medesimo spirito femminile; e non sapeva che, al contrario, cercar quelle occasioni, avversar senza posa la resistenza di lei, eran nell'indole maschile.
—Ebbene?—chiese la donna, vedendo l'atto di Cesare.
—Non è possibile continuare a questo modo,—disse il Lascaris, rialzando la testa. La ruga profonda e dritta gli solcava ancòra la fronte.—Se tu pensassi a raddolcire la mia impazienza, se tu mi dessi qualche convegno, come quella notte, in giardino….
Emilia s'era inavvertitamente stesa di nuovo sul divano, con un moto di voluttuosa pigrizia; sentiva ascendere fino al suo egoismo di donna il nembo di quella preghiera incessante, e lo aspirava a guisa di profumo, trovandovi tutto il compenso alla sua resistenza tenace, tutta la ragione della sua resistenza futura.
Cesare la vide, e si alzò. Ma ella ebbe appena il tempo a comporsi in un atteggiamento calmo, che sulle scale risonò il passo di Roberta.
—Non partire così presto, Cesare,—disse Emilia, sottovoce.
Quando Roberta entrò, scorse la sorella intenta a tagliar le pagine d'un libro e Cesare, in piedi nel vano della finestra, parlando della prossima stagione di Nervi.
La giovanetta spense immediatamente lo sguardo che aveva lanciato sui due, e s'inoltrò con un sorriso pallido.
—Lei dovrebbe visitare quella povera ragazza,—fece al Lascaris, mentre si accomodava sulla poltrona a dondolo, in faccia a Emilia.—È in cura del dottor Noli, ma il consiglio di Lei sarebbe utile….
Il tòno metallico della voce e lo studio insolito con cui Roberta spiccava le parole chiarissime, avvertirono Emilia dello stato d'agitazione in che la sorella si trovava; ma il Lascaris tardò a rispondere. Guardava la fanciulla, vestita come l'amante, con una camicetta, una cintura di cuoio giallo, una sottana azzurro-mare; la camicetta d'Emilia era rosea; la camicetta di Roberta, cilestre. Tutt'e due le giovani portavano i capelli annodati in giro al capo, folti e copiosi.
—Non potrebbe visitarla?—chiese di nuovo Roberta.
—No,—rispose Cesare scuotendosi.—È in cura del dottor Noli, il quale non ha bisogno di consigli….
—Soltanto un'occhiata, passando.
—È impossibile, signorina…
—Sta malissimo…. Grida, ha le convulsioni, la schiuma alla bocca…. Il dottor Noli non verrà fino a domani.
—Possono chiamarlo sùbito,—osservò Emilia.
—L'ho suggerito, ma i parenti dicono, ch'è inutile, e sanno ciò che devono fare; è una famiglia di zotici…. E come è possibile,—seguitò Roberta verso Cesare,—come è possibile negare aiuto a un'infelice, che è forse in pericolo?
—So di che cosa si tratta,—assicurò il Lascaris.—Me ne ha parlato il dottor Noli; non v'è pericolo alcuno….
E pronunziando le parole, le quali caddero in un corto silenzio susseguito, egli osservava la testa bionda e animosa di Roberta, a riscontro con la testa bruna d'Emilia; quella superava questa, per la venustà dell'espressione, e una debole tinta azzurrognola sotto gli occhi, dava alla giovanetta un senso tra di ardore e tra di allettamento.
—Quanti anni ha l'ammalata?—domandò Emilia, che, pur volendo schivare quel tema, vi era caduta meglio, d'un colpo.
—Diciannove,—rispose Roberta.—Oh, morire a questa età, è spaventoso!
La scena aveva dovuto sinistramente colpirla; fra sè stessa e la giovane epilettica, fra il male che rodeva l'una e il male che minava l'altra, aveva forse trovato qualche occulta rispondenza; e la esclamazione venutale di lancio, dal cuore, diede una scossa agli amanti.
Ella recava sempre nei colloquii di loro una nota acre, un presentimento cupo; e, partiti già da tempo dietro imagini diverse, gagliarde, quali le imagini d'amore, essi eran di tanto in tanto soprappresi, arrestati e torturati dal richiamo aspro della fatidica.
Emilia la fissò con un'interrogativa di mite rimprovero, quasi per trattenerla; ma ella aveva sentiti gli artigli della paura
Si levò in piedi, senza curar la presenza del Lascaris, che, rivolte le spalle alla finestra, seguiva attento l'atto della ragazza. irrequieta.
—Se sapessi di dover morire fra un anno, non so che cosa farei oggi,—ella continuò intensamente.—È orribile, simile dubbio, quando la vita ci dà l'abitudine di pensar sempre all'avvenire, come se il presente non contasse…. Ecco un esempio, l'esempio di quella giovane, che non ha vissuto, che non ha gioito, e che un giorno, assai presto, rimarrà vittima d'una crisi…. Povera anima! Povera bambina!
Cesare avvertì uno sguardo supplichevole d'Emilia, per invitarlo a rassicurar la sorella; ma egli non si mosse dalla sua posa consueta, le braccia incrociate al petto, gli occhi freddi sopra Roberta, che camminava concitata per la camera….
—Perdere questa bella, bella vita, perdere il sole, perdere questi spettacoli,—ella aggiunse, delineando un gesto verso l'amplitudine del mare e dell'orizzonte,—perdere tutto, senza aver conosciuto nulla!… No, io voglio ancòra vivere, dovunque, comunque, purchè viva; non è cosa umana rassegnarci al destino, e passare così, quando ancor nessuno ci è tanto legato da poter ricordarci sempre!… Perchè se morissi io oggi, chi mi ricorderebbe fra dieci anni?… Che bene ho fatto?… Che cosa sono stata?…
Allora, vedendola tutta vibrare di nervosa esaltazione, e rilevando un nuovo sguardo angosciato di Emilia, Cesare si staccò adagio dalla finestra, e andò incontro a Roberta, la prese dolcemente per un braccio, e fissàtole negli occhi gli occhi imperativi, le disse:
—Basta, signorina. Che significano queste idee? Dove le ha lette?… È guarita, è forte, e nulla contrasta il suo avvenire…. Tutta la colpa della sua tristezza, è in Lei medesima.
Sotto lo sguardo attanagliante dell'uomo, Roberta parve decadere da un'alta allucinazione; il colorito le si diffuse alle guance vivissimo, e nel punto in cui Cesare la lasciava, ella andò a sedersi, e restò a capo chino, umiliata….
—Suvvia,—finì il Lascaris con un sorriso,—la sua povera malata guarirà, e non valeva la pena di trarre deduzioni pessimiste contro il destino…. Quale comunanza poi, Ella abbia con l'epilettica, dall'età infuori, io non saprei; e l'età è poca cosa, per credere che se quella morisse, dovrebbe morire anche Lei…. Non è vero? Mi dica che ho ragione,…
Con una fievole punta d'ironia, egli era a bella posta passato al di là de' suoi diritti; s'era compiaciuto a far sentire l'indulgenza mordace che le debolezze di Roberta suscitavano nel suo animo, quasi le debolezze d'una bimba….
—Sì,—ella rispose a voce bassa, levando infine lo sguardo in volto a
Cesare.—Ho avuto torto. Quello spettacolo mi ha tanta commossa!
E per sottrarsi al dominio di lui, corse alba sorella, che la ricevette e la strinse fra le braccia.
—Non recarti oltre, laggiù,—disse Emilia con dolcezza.—Vi andrò io, se vuoi. Tu ti lasci troppo impressionare.
Innanzi alle due giovani riavvicinate e avvinte, le quali lo guardavano con occhi sì diversamente intensi, il Lascaris provò ancòra la vampa di calda sensualità che lo bruciava ormai sempre alla vista delle due sorelle; e quell'entrare di un tratto nel possesso spirituale di Roberta, quell'impero ch'egli poteva, ch'egli avrebbe potuto stendere più ampio su di lei, col diritto del medico sull'ammalata inconscia, gli piacquero e lo aizzarono.
Un fastidioso silenzio chiuse la rapida scena. Cesare stava per tôrre commiato, quando la fanciulla lo prevenne, diede un bacio a Emilia, e salutato il Lascaris, ridiscese in giardino.
—Nessuna speranza, dunque?—egli ricominciò non appena furono soli.—Non parlerai?
Emilia era tuttavia circonfusa dalla tristezza, che Roberta sembrava aver lasciato con la sua assenza.
—Chi oserebbe parlare?—rispose.—Non vedi? Non capisci? È crudelmente ammalata di spirito…. Chi oserebbe parlarle, in simili condizioni?
—Ammalata di spirito?—ripetè il Lascaris.—Io ho conosciuto parecchie fanciulle, le quali inghiottivano il sale e bevevan l'aceto, nella ingenua speranza di morir consunte…. Sono le piccole follìe, cui poche normalissime si sottraggono; sono i perturbamenti dell'età…. La signorina legge forse troppi romanzi.
—Cesare!—interruppe Emilia.—Non posso lasciarvi parlare così di
Roberta….
—Legge troppi romanzi,—proseguì Cesare pacatamente, nell'atto che riprendeva la canna e il cappello.—La morte è sempre descritta nei romanzi con un lusso di particolari falòtici, che fanno ridere; non è un fenomeno naturale e semplice, ma una trovata dello scrittore, una punizione d'Iddio, una giustizia degli uomini, uno scioglimento di qualche terrifico dramma, che diversamente non sarebbe mai più finito…. Questo ha turbato la fantasia di tua sorella, e una contadinotta qualunque non può patir di capogiro, senza che la signorina ne preveda la morte e le esequie…. E noi, qui ad attendere che i fantasmi passino, mentre andranno sempre rinnovandosi poichè non sono formazioni esterne e occasionali, ma flora indigena, creazioni caratteristiche del suo cervello…..
—Cesare!… Cesare!… Cesare!…—esclamò nuovamente la donna, su tre tòni diversi.—Non vi avrei supposto tanta ingenerosità…. Essa è malata….
—Addio, Emilia,—egli rispose, prendendole ambo le mani.—Cercate di non farmi ricordare quanto può un uomo che vuole…. Cercate di parlarle…. O le parlerò io, benchè non abbia su di lei autorità alcuna.
Una maschera di sarcasmo gli era scesa sul volto, e traverso le frigide parole di lui sembrava minacciare qualche imprevedibile ribellione.
Emilia non consentì alla stretta delle sue mani; e lo lasciò partire, pensando che non lo conosceva, che in fondo al cuore dell'uomo doveva giacere una malvagità sottile, una acerba indifferenza per i mali altrui. Forse, tutto ciò ch'egli era apparso fino allora, poteva essere stato frutto d'ipocrisia, di quella ipocrisia non volgare, cui la lotta medesima suggerisce e insegna…. Certo, il sarcasmo, il lieve disprezzo per Roberta e probabilmente per lei stessa, rivestivano i suoi lineamenti arguti meglio assai delle altre espressioni delle quali il volto mobilissimo di Cesare era capace.
Quando fu a' piedi della scalinata marmorea, egli scorse Roberta china sopra un cespo di gaggìa, da cui staccava a uno a uno i granelli dorati e fragranti, serrandoli nel cavo della mano.
Cesare avrebbe voluto scansarla; ma ella avvertì il passo, lasciò la sua leggiadra occupazione, e andò incontro al Lascaris.
—Ascolti,—gli disse.—Le grida giungono fin qui…. L'ammalata è nel rustico…. Vada, vada a vederla….
Veramente, grida non s'udivano, e il silenzio non era interrotto se non da un canto acutissimo sulla strada, un canto lamentoso e azzurro, che i popolani liguri trascinano in note di falsetto.
—Sarebbe indelicatezza verso l'amico mio dottor Noli,—osservò Cesare annoiato.—Non v'è pericolo, non ve n'è affatto…. E, d'altra parte, io non rappresento nulla; sono il signor Lascaris, un passante, un villeggiante qualunque. Da due anni, lo sa, ho lasciato la carriera…. Il mio intervento non può essere scusato se non da casi eccezionali.
—Ero dunque ben gravemente ammalata, quando Lei è venuto a visitarmi la prima volta?—chiese Roberta con una triste lentezza.
S'erano fermati poco lungi dalla villa, sul principio del viale che digradava fino alla verde cancellata; ed Emilia udiva le loro voci, senza afferrar le parole…. Ricordò allora, la donna, la dubbia frase dell'amante: «Di quale animo devo impadronirmi? Del tuo, o dell'animo di tua sorella?»
Un malefico intento di torturar la fanciulla nacque sùbito nello spirito affaticato dell'uomo; e invece di protestare, di confortare, di toglierle ogni apprensione sulla malattia d'ieri, che poteva essere la malattia di domani, egli non rispose motto, e finse l'impaccio di chi cerca una benevola menzogna.
Gli fiammeggiava in mente la sensazione da lui medesimo definita: «Con una parola potrei forse ucciderti» e la parola stava per iscattare, rovesciando ai suoi piedi la giovane dritta e titubante. Ma fu tosto, ridestato dall'incubo.
—Abbiamo una giornata ideale,—egli disse.—Perchè non esce a passeggio? Le gioverebbe assai più che occuparsi di quella ragazza.
—Se ero tanto malata, come posso essere guarita d'un tratto?—soggiunse Roberta, allentando il pugno e lasciandosi sfuggire i grani odorosi della gaggìa.—E perchè Lei m'illude?
Aveva nella voce qualche cosa umile e paziente, qualche cosa forse anco vile e trepida, non mai udita da Cesare nelle domande di lei.
Ella era innanzi al giudice, al quale voleva carpire per insidia la sentenza intima e sepolta. Studiava d'avvicinarsi alla verità, fingendo una rassegnazione consapevole; ma sotto alla scaltra indagine, il terrore, l'angoscia istintiva della giovanezza per la tenebra eterna, vibravano.
Pur di assaporare la vita, il sole, la felicità d'una lunga dimane, la vergine intatta nel corpo e monda nel pensiero, si sarebbe macchiata di qualunque impudicizia; colui che avesse potuto offrirle la salvezza, avrebbe imprigionato la fanciulla in una schiavitù senza limiti, per sempre. O forse, rispondendo alla visione che balenava qualche volta alla mente di Cesare, fors'ella si sarebbe gettata ai piaceri con la fame avida di chi vuol tutto conoscere in breve giro di tempo, con la febbre di chi alle spalle intende il galoppo macabro.
—Che cosa posso dirle più di quanto non Le abbia detto?—egli rispose freddamente.—Io non ho mai incontrato anima meno fiduciosa…! Ella turba la pace d'una persona che le è cara, e rattrista un'esistenza che non le appartiene….
Si mosse per allontanarsi, e già s'era incamminato, quando la voce di
Roberta lo richiamò tenera e sommessa:
—Almeno, mi saluti,—diceva.—Almeno, mi saluti….
Un'altra fanciulla, Cesare vide venirgli incontro, nell'animo della quale le parole di lui secche, brevi, imperiose, avevano prodotto la reazione.
Gli veniva incontro Roberta, il volto irradiato da un lampo di gioia riconoscente; bella di fiducia, a testa alta, con la mano tesa, ormai sulla via della schiavitù assoluta, per quanto piccola sicurezza di bene egli avesse potuto offrirle.
—Addio, fantastica!—Cesare disse, stringendo quella mano, la quale già rispondeva alla sua stretta con qualche abbandono femminile.
—Addio, dottore!—ella replicò, mettendo in quell'appellativo un arcano senso di devozione e di fede.
Allora, veramente, l'ululo della epilettica lacerò l'aria, rompendosi in un sèguito di singulti barbari.
Cesare fissò in viso Roberta; ma questa gli sorrideva ancòra, e tutta colma di speranze egoistiche, non aveva udito.