IV.
Il pranzo finiva in un silenzio glaciale che nessuno dei due aveva osato di rompere e che li opprimeva dolorosamente. Sebbene qualcosa di grave fosse avvenuto fra loro, gli amanti si erano ritrovati alla stessa ora intorno a quella tavola in quella stessa cabina come nelle sere precedenti, spinti da quella gagliarda forza delle abitudini la quale fa sì che si possa mangiare e sorridere dopo la morte d'una persona diletta, tornare con le gramaglie del dolore a viver la vita che si viveva fra i rosei veli e le gemme splendenti della felicità. Giuliano uscito dalla villa aveva girovagato per San Remo, cercando di calmare con la marcia la sua grande agitazione. A poco a poco aveva visto accendersi i lumi, discendere il silenzio con le sue lente e grevi ali notturne. Poi si era trovato sul mare, era salito a bordo del suo yacht e nella sala da pranzo, distesa su una poltrona e pallidissima, aveva trovato Claudina apparentemente immersa nella lettura d'un libro, ch'ella leggeva a rovescio! La giovane donna, trovatasi sola nel giardino di Farnese dopo l'improvvisa fuga di lui, era rimasta perplessa. Che fare? Pur troppo ella intuiva qual fosse la tormenta che per qualche tempo aveva devastato l'anima di Giuliano. Comprendeva che forse quello era il principio della fine di quella loro felicità così breve e così illusoria. Ma, con l'ansiosa e folle speranza di colui che vede in un'inondazione l'acqua sommergere le dimore vicine e s'illude e vuole illudersi che la sua sarà salva, Claudina tentava d'illudersi ancora sul suo triste destino e si ripeteva senza tregua che quell'improvvisa disperazione di Giuliano, quantunque prodotta dalle memorie del tempo passato, poteva non significare disamore per lei, che aveva dato a lui quanto aveva di più sacro e di più ardente. Ogni piccolo fatto sembrava a lei un pretesto a speranze e a fiducie, come ogni rottame che sia su la superficie delle acque appare al naufrago una vela, una probabilità di salvataggio. Così quel giorno, quando nella stanza Giuliano le aveva teso le mani e l'aveva baciata, doveva certamente avere obbedito ad un moto spontaneo. Un minuto dopo egli era fuggito e Claudina, quantunque si rendesse conto delle molte cause di quel fatto, non sapeva spiegarsi quale fosse stato il movente decisivo. Anch'ella era tornata a bordo, perchè non sapeva dove dirigersi, perchè abbandonata ella si sentiva tanto sola, perchè, anche se non era amata più, ella amava tanto ancóra con tutte le esuberanze della sua giovinezza!
Giuliano si levò da tavola per primo, si distese su un divano, chiuse le palpebre per meglio riconcentrare il suo pensiero e per difendere gli occhi troppo vivamente feriti dall'aureo splendore dei fiori elettrici. La tempesta, che crudelmente s'era in quel pomeriggio abbattuta su la sua anima, non s'era ancóra del tutto allontanata e tuttavia l'anima serbava le tracce di quella devastazione. Claudina rimase qualche minuto a fissarlo, attendendo da lui una parola, una sola parola che avesse riconfortato le sue illusioni, dato color di verità alle sue speranze. Invano! Ella uscì sul ponte, si sedette su una poltrona di vimini, un poco oppressa dall'afa di quella notte di nuvoli.
L'orizzonte infatti si era oscurato. Grossi nuvoloni neri gravavano sul cielo che durante il giorno era stato di un così puro e splendente sereno. Dietro alcune nuvole meno dense la luna spandeva qualche riflesso del suo chiarore argenteo. Ed era la sola oasi di luce in quell'immensa profondità di tenebre. I lumi di San Remo tremolavano come lampade accese in un cimitero innanzi a quelle case bianche che sembravano sepolture. Gli alberi di qualche villa ed alcune ombre che s'agitavano presso il mare avevano lugubri apparenze di fantasmi. Non una voce, non un'eco, non un canto. Come la tenebra, così il silenzio era profondo. La notte si drappeggiava nella maestà dei suoi neri manti e per le anime dolorose era come un incubo pauroso ed insopportabile.
Claudina era ancóra immersa nelle sue incertezze, ancóra s'affaticava a veder rosa il nero, a trovar rose tra la cenere, a confondere con i soavi effluvii della primavera gli ultimi odori di un autunno morente, ancóra s'illudeva e dava speranze all'anima sua e vedeva stelle sotto quelle nubi e riflessi e splendori oltre i tenebrosi enimmatici misteri di quella notte profonda; mite e dolce creatura d'amore, ella, dimentica dei suoi proprii spasimi, compiangeva Giuliano per quel ch'ei doveva soffrire, quando questi di repente comparve innanzi a lei, quasi sórto dall'ombra. Ella ebbe un piccolo grido, un gesto di paura, subito represso. Poi guardò l'amante in piedi innanzi a lei con la maschia figura vigorosa e slanciata: gli parve ch'ei fosse stranamente pallido, che le labbra gli tremassero, che le pupille gli si velassero di un sottil velo di lacrime. Ebbe pietà, ma non osò parlare. Anche una lieve irritazione la faceva tacere: perchè Giuliano si ostinava in quel silenzio, perchè non dissipava con una sola buona parola tutte le nubi ch'erano nel cielo del loro amore, non discacciava tutte le apprensioni che gravavano sul debole cuore di lei? Ella pensò che forse Giuliano si stimava colpevole, che forse anch'egli non osava parlare, che forse anch'egli attendeva ch'ella con una sola parola buona dissipasse a sua volta quelle nubi e discacciasse quelle angosciose apprensioni. Così, forse, il malinteso fatalmente era fra loro, ed il supplizio del silenzio e del dolore non sollevato dalla confidenza continuava a torturare le anime degli amanti.
Per quale strana e tutta femminile contraddizione, quando Giuliano le sorrise, ella invece di rispondere con un sorriso si fece più scura in volto, più severa e più corrucciata? Da quale dolente pensiero ell'era afflitta quando ella tacque e lasciò senza risposta Giuliano che, appressandolesi, le diceva con una voce velata, piena di tristezza, con una grazia stanca ch'egli dava sovente alle sue parole d'amore:
— Claudina mi vuoi sempre bene? Oggi come ieri, domani come quest'oggi?
E quando Giuliano le si avvicinò ancóra per porre un bacio su la sua pallida fronte, ella si disciolse dalla stretta di lui, sorse in piedi. Ma Giuliano era innanzi a lei così umile e supplichevole ch'ella fu vinta e, reclinando la fronte su la spalla di lui, diede sfogo alle sue lacrime roventi, mentre le smorte labbra susurravano:
— Come mi hai fatto soffrire!....
Allora Giuliano parlò, sentì che una spiegazione, dopo la riconciliazione spontanea, era necessaria tra loro; velò quanto seppe e potè il suo pensiero, ridusse a proporzioni minori il tumulto della sua anima in quel giorno.
— Ho tanto sofferto anche io... Tu sai, Claudina, che io ti ho preferita a tutto ed a tutti poichè per te ho tutto abbandonato e tutti obliato..... Ma pure quest'oggi, rientrando in quella villa dov'era trascorsa tanta della mia vita, le memorie mi hanno riafferrato; con le memorie è venuto il rimorso del male che ho fatto, quello stesso rimorso che ci trafisse a casa mia quel giorno in cui tu fosti mia per la prima volta. Ti ricordi? Ma quest'oggi io non avevo solamente il rimorso del male fatto agli assenti, avevo anche il rimorso del male fatto a te, Claudina, unendo il tuo cuore giovane ed ardente alle ceneri del mio vecchio cuore ammalato di uomo e di poeta, troncando così il tuo avvenire di gloria, velando di tristezza lo splendore primaverile dei tuoi sogni.....
Claudina accennava di no col capo biondo; le sue labbra sorridevano un po' tristemente, le sue mani premettero quelle di Giuliano d'una stretta amorosa, che non era di perdono, ma di gratitudine:
— Tu non mi hai fatto nulla di male, Giuliano, ella disse. Io ti sono anzi grata con tutta l'anima della gioia che il tuo amore mi dà e di aver così saputo realizzare i miei più ambiziosi sogni.....
Giuliano continuò, quasi non avesse inteso le parole di lei, non avesse visto il suo sorriso, non avesse sentito il tepore della sua stretta di mano:
— E quest'oggi, quando ti sei seduta sul letto, io ho avuto la visione di un nostro amplesso su quel giaciglio non nostro. Mi è parso ch'esso avrebbe offeso l'assente e così bassamente avvilite le anime nostre!.... E sono fuggito, perchè l'emozione mi serrava la gola, perchè le lacrime mi gonfiavano gli occhi e non volevo piangere innanzi a te, non volevo sembrarti un fanciullo, non volevo.....
Le sue parole furono troncate, poichè Claudina su le labbra che parlavano aveva soavemente posto la tepida carezza della sua bocca. Egli si lasciò andare alle carezze di lei ch'era già completamente tranquillizzata. Ecco, la tormenta era oramai del tutto passata. E solamente nell'anima sua aveva lasciato tristissime tracce..... Ma forse non solo nella sua: Claudina di quelle rovine non si rendeva conto, per ora racconsolata dall'acqua di Lete delle sue illusioni e dei suoi sogni. Un giorno, però, quand'ella avrebbe guardato nella sua anima come in uno specchio, le vestige di tanto dolore le sarebbero apparse.
Un marinaio passò presso di loro, fece scattare i commutatori delle lampadine elettriche. La tenebra divenne intera sul ponte. L'uomo augurò la buona notte, s'allontanò frettoloso.
Gli amanti si erano distaccati. Claudina aveva rovesciata la testa su la spalliera ed una certa sonnolenza gli aveva appesantito le palpebre. Giuliano (la gola di lei era nuda e un respiro un po' affannoso sollevava i bei seni rotondi) già sentiva di nuovo il desiderio di lei. Con un bacio ella lo aveva ripreso. Nulla più rimaneva di quella dolorosa giornata, se non l'inutilità del suo dolore. Ella adesso dormiva, placida, dimentica che quell'uomo aveva quel giorno così crudelmente sofferto per lei. Un sorriso — che parve a Giuliano un sorriso felino di femminilità vittoriosa — socchiudeva le labbra tornate rosse. Quell'ombra bianca di donna gli parve una nemica soddisfatta, gli parve che ella celasse il suo intento malefico sotto l'ebrietà illusoria dei baci e le maschere delle amorose parole. Un orologio suonò la mezzanotte nella cabina prossima. Pensò Giuliano a quel che avrebbe fatto a quell'ora, se fosse stato a Roma, se fosse stato nella sua casa. Forse avrebbe lavorato tutta la sera ed a quell'ora, con la lietezza che dà agli scrittori una buona e feconda seduta di lavoro, avrebbe lasciato il gabinetto da studio, per passare nelle stanze dei suoi piccini e baciare i loro visini rosei, così rosei sotto le coltri e su gli origlieri candidi; poi sarebbe entrato nella stanza di sua moglie e sua, rischiarata dalla veilleuse di cristallo azzurro, avrebbe baciato la soave creatura che si sarebbe destata al bacio per attirarlo a sè, amorosamente.... Quale dolce visione e come lontana e, ahimè, per sempre perduta!... Era bastato a distruggere quella vita beata che quella donna ora addormentata s'incontrasse sul suo cammino, fatalmente.... Ei non ne faceva, del resto, una colpa a sè stesso od a lei. Egli era un fatalista convinto e solo responsabile degli avvenimenti umani reputava il destino. Era persuaso che una fatalità superiore incombe su tutti gli esseri umani e che è vano opporvisi o lottare con essa una lotta inane. Ricordava una parola araba che riassume il concetto del fatalismo mussulmano, Mektoub: era scritto! Proprio così, mektoub, era scritto che avvenisse quanto era avvenuto, era scritto che quella donna amante fosse per lui come un'aspra avversaria, era scritto che alla lontana creatura che amava egli arrecasse tanto dolore e che dalla prossima creatura che lo amava egli accogliesse tanto dolore!
Ma, intanto, quella sofferenza non poteva continuare. Bisognava darsi tutto a quel nuovo amore che pure gli aveva dato tante ebrezze, bisognava evitare che i ricordi lo assalissero. Al mattino, ei sarebbe partito da San Remo per una breve crociera. Claudina non conosceva nè Montecarlo, nè la Costa Azzurra ed avrebbe accolto la proposta con entusiasmo. Per qualche giorno, così, era possibile a Giuliano differire la sua agonia, qualche giorno di tregua e di calma gli era consentito. Sentì l'anima sua quasi placata. La notte non era più così nera e profonda; di tra le nubi diradate scendevano a torrenti luminosi gli argentei riflessi lunari. Anche la donna, che ora si destava sorridendogli, non gli appariva più un'avversaria temibile, ma piuttosto, come lui, una mite vittima del destino. Mektoub! Era scritto!....