VIII.

Alcune pieghe del nostro carattere sono talmente speciali e così intimamente nostre, così profondamente buone o cattive, che anche quando la passione, la grande maga, tutto rovescia, quelle restano tuttavia vive ed integre, e pur avendo la passione modificata tanta parte del nostro essere ha dovuto lasciare intatte quelle intimità singolari. Claudina Rosiers, trascinata sempre più e vertiginosamente dopo quella notte d'amore su la china rapidissima della passione, non perdeva quella tristezza, che la conscienza del male commesso contro una povera donna innocente le diffondeva nel cuore. Farnese s'adirava per quel rimorso, ch'era come un limpido specchio del suo, un indice inesorabile del male ch'egli commetteva, un ricordo continuo del delitto d'amore da lui compiuto. Claudina Rosiers aveva escogitati tutti i mezzi perchè la sua passione per Farnese non apparisse ad alcuno. L'astuzia e la prudenza della donna erano state messe a contributo. Non ostante che al Teatro Nazionale continuassero trionfali le rappresentazioni della Chimera, Giuliano vi si recava ormai molto di rado. Egli vedeva Claudina a sera tarda, rimaneva con lei qualche ora della notte. Oppure, nei giorni in cui Claudina non aveva prova al teatro, fuggivano in campagna, si recavano a colazione spensieratamente in un'osteria suburbana, come due scolaretti che abbiano fatto école buissonnière. E, nei rari incontri di Claudina con lo scrittore innanzi alla gente, si ostentava dai due una grande freddezza ed una placida indifferenza, così abilmente rappresentate che tutti abbandonavano persuasi i loro sospetti.

Uno fra tutti era però difficile ingannarlo: Lorenzo Gray. Egli persisteva nelle sue smanie amorose per Claudina, continuava a rammentarle i giuramenti fattigli — che, se un giorno ella si fosse persuasa all'amore, avrebbe ricordato la sua rispettosa passione ed il suo silenzioso dolore, — continuava imperterrito a spiare le azioni e le parole di Claudina, ad architettare castelli fantastici sopra un solo gesto insignificantissimo dell'attrice, ad assediarla di domande, di inchieste, di preghiere, di rimproveri. Claudina sopportava, un po' perchè impietosita verso quell'uomo che sinceramente soffriva, ma sopra tutto per prudenza, perchè, scatenato, quel geloso avrebbe potuto nuocere. Ma non sempre ella era del medesimo umore, non sempre la pietà o la prudenza la vincevano sul fastidio ed il dispetto, ed allora rispondeva con mal garbo alle proteste di Gray ed il geloso per giornate intere mordeva il freno, ronzava sopraccarico di cento sospetti intorno all'attrice. Gli era stato sufficiente di giungere improvvisamente all'appartamento di piazza di Piazza di Spagna e di trovarvi Farnese, gli era stato sufficiente di recarsi in una sera di riposo al Teatro Costanzi e di scorgervi in un palchetto Claudina Rosiers in compagnia dello scrittore, perchè i suoi sospetti sconfinassero nel campo dell'assurdo e si esaltassero fino ad una gelosia tanto più fiammante ed irragionevole, quanto più era illecita ed ingiustificata. E questa gelosia aumentava, a misura che Claudina la colpiva d'ironie o la combatteva.

D'altra parte, Claudina si sentiva di giorno in giorno più felice per potersi rattristare al pietoso spettacolo delle sofferenze di Gray, sofferenze ch'egli amava ostentare e che raccontava al primo indifferente incontrato per via, al ristorante, al teatro. L'attrice viveva nella realtà del suo sogno e nelle braccia di Giuliano Farnese cullava i suoi dolci fantasmi di gloria comune, di grandezza comune, quei fantasmi e quelle visioni incitanti di gloria che erano la sua vita, la sua sola dolcissima illusione. Se la felicità di quei giorni era stata turbata, in principio, dai racconti che Giuliano faceva a Claudina delle tristezze di sua moglie e dell'incalzare dei suoi sospetti, ora queste sofferenze erano divenute più rare. Non ch'ella non sentisse più il rimorso addentarle il cuore ed il suo sorriso non fosse più amareggiato dal fantasma dell'offesa; ma questo fantasma oramai, sebbene più gagliardamente e con più crudeltà, le appariva ad intervalli sempre maggiori, poichè ora Giuliano serbava segreta nel cuore ogni sua sofferenza. Egli sentiva atrocemente il peso della dissimulazione, dell'inganno, della turpe commedia che rappresentava. Ogni volta che rivedeva Beatrice, il ricordo dei baci di Claudina lo faceva tremare fin nei precordii; e nelle lunghe notti, nel letto coniugale presso il corpo della tradita che dormiva d'un sonno affannoso ed oppresso, egli passava dolorose ore di insonnia ad assaporare la sua tristezza ed il veleno di quella sua indecisione; indecisione che lo teneva sempre spasmodicamente sospeso, fra il desiderio del perdono di sua moglie e del ritorno alla vita di prima, e l'amore ardente di Claudina, le sirene fallaci ma incantevoli della grande passione. Non di meno, egli non svelava più nulla di queste laceranti battaglie intime all'attrice. Ricordava troppo distintamente le ultime sante e ragionevoli parole di Claudina in quella notte memorabile, pronunziate prima della seconda e decisiva dedizione, per non paventare che, al racconto delle sue amare tergiversazioni, l'amante non gli ricordasse il suo saggio consiglio di quella notte e le sue risposte. Anzi, a volte, egli affermava un'indifferenza così completa verso i suoi affetti di una volta che l'attrice non poteva prestargli fede nemmeno un minuto e riusciva piuttosto persuasa del contrario.

Vi è sempre qualcuno che, su piccoli dati che a tutti gli altri sfuggono od appaiono trascurabili, riesce a ricostruire tutto l'alto edificio di una verità. Loredano, che pure era e rimaneva estraneo a questi tristi giochi dell'amore, si rese conto di tutto; e mentre Beatrice oggi era sicura del tradimento, per tornare a dubitarne domani, e così via via, quotidianamente; e mentre Gray sospettava per indizii fallaci, e sempre s'illudeva su la verità dolorosa; Leonardo aveva intuito l'evoluzione sentimentale che lacerava l'anima di Giuliano e, dalla sera della prima rappresentazione, egli aveva compreso che quel peccaminoso legame d'amore era inevitabilmente contratto. Dai suoi rari incontri con Claudina Rosiers e quando questa gli parlava di Giuliano, e dai suoi continui colloqui con il cognato e quando questi gli parlava di Claudina, Loredano aveva appreso più di quanto avrebbe voluto sapere. Egli era passato tante volte tra gli intrichi di quelle complicazioni sentimentali che esse non costituivano più per lui un labirinto. Sapeva ben discernere i fili che conducevano al primo nodo, dove il labirinto si apriva, con la medesima facilità con cui discerneva quelli che conducevano all'ultimo nodo, dove il labirinto si chiudeva. Tra le dissimulazioni di Giuliano e le sue fanfaronate, tra le amabilità di Claudina e le sue tristezze, egli non aveva trovato che amore, amore, amore.... Non di meno, nel medesimo giorno, egli aveva inteso Giuliano parlargli male di Claudina Rosiers e, recatosi la sera al Teatro Nazionale, la Rosiers aveva saputo gettare a Loredano una frase che rivelava pochissima simpatia per suo cognato. Non ostante le sue apprensioni, allora, Leonardo non si era potuto trattenere dal ridere e si era ripetuto quell'indimenticabile frase di Boisgommeux nella Petite marquise di Meilhac: «C'est ça, l'Amour!....» Così che i due amanti, volendogli nascondere la verità, gliela avevano sempre più chiaramente rivelata.

Ma Leonardo era troppo uomo di mondo, amava troppo sua sorella e, pure biasimandolo comprendeva troppo la lotta che si combatteva nell'animo di Giuliano, da lasciar trapelare fosse pure un nonnulla di quanto egli era giunto a scoprire. Oramai quasi conosceva gli appuntamenti e gli incontri dell'attrice con lo scrittore e Leonardo proprio in quei momenti cercava di giustificare e spiegare a sua sorella le assenze del marito. Beatrice si confidava a lui, perchè a lui poteva dischiudere tutta l'intimità dell'anima sua. Ella aveva l'abitudine di considerare Leonardo non solo come un fratello maggiore, ma, poichè il fratello era stato come un padre dell'orfana bambina, era nel sentimento di lei qualcosa di superiore e di diverso, una tenerezza filiale. La parola di Leonardo, quindi, le riusciva estremamente carezzevole e quietante. Ed egli che lo sapeva, usava di questo suo potere per sollevarla, per distrarla, per farle smarrire la via quando il sospetto di lei s'incamminava per quel cammino che l'avrebbe portata all'atroce rivelazione. Leonardo comprendeva che non era possibile restare molto tempo in quel tacito inganno: troppo paventava la veloce e sicura marcia della verità. Tuttavia, conoscendo l'anima di Giuliano, le sue volubilità e le sue mutevolezze, egli si augurava che l'innammorato si distaccasse dalla sua illusione e ritornasse alla moglie ed al retto sentiero, prima che la verità avesse potuto compire la sua marcia ancòra lontana.

Egli aveva considerato tutte le vie per accelerare nel cuore di Giuliano quella felice resipiscenza. Parlare a Claudina? Era inutile, poichè egli avrebbe capito da dove l'imposizione partiva. Parlare a lui? Era ancòra più inutile, poichè egli sapeva bene il potere reattivo che hanno i saggi consigli quando la passione divampa. Consigliare a Beatrice di partire col marito? Ma sarebbe questi partito? E quel che era più illusorio ancòra, sarebbe egli rimasto lontano? Non era questo il modo di dare a Beatrice la lacerante certezza, senza tuttavia ricondurre nella casa, che adesso n'era deserta, la pace e l'amore? Ma chi, se non il tempo, il gran livellatore ed il gran giustiziere, poteva riportare fra gli sposi il ramo d'ulivo ed il roseo ramoscello d'eliotropio? Aveva, così, respinto tutti quei progetti dannosi e si era attenuto al più semplice ed al più ragionevole: lasciar fare al tempo. Sapeva bene e per esperienza, come sia possibile prevenire la passione, ma come sia vano e sciocco reprimerla, quand'essa è divampata: — vano, poichè essa non s'estingue sotto alcuna forza se non sotto la sua propria; sciocco, poichè la passione repressa è come una fiamma su cui si soffii per spengerla e che, repressa un istante, divampa dopo più gagliardamente.

Beatrice intanto soffriva. Il suo amore per il marito era oramai avvelenato dal dubbio. Nei suoi sgomenti, ella invocava la certezza come una liberazione, ed allora si dava ad investigare, a spiare, a riflettere. Ma, a metà del suo febbrile lavoro d'indagine, uno sgomento più forte la prendeva, lo sgomento di trovarsi d'un tratto innanzi alla crudele ed irrimediabile verità. Allora ella ritornava indietro e si aggrappava al dubbio tanto amaro, come ad un'agognata tavola di salvezza, benedicendo quella continua tortura, piuttosto che lo spasimo orrendo di una prova irrefragabile. Tanto più che allora ella si apriva col fratello e piangeva sul petto di lui tutte le sue lacrime, mentre egli, passandole la mano sui capelli, la rassicurava, la tranquillava, burlava i suoi timori, le sue ansie, i suoi sospetti e le portava fra le braccia i suoi bimbi ch'ella, sperando ed illudendosi ancòra, baciava appassionatamente, baciando in loro anche l'imagine del padre. E quelle lacrime le eran di sollievo, quasi di gioia.

— Sai, le disse una sera Loredano, trovandola sola nel salotto invaso dalla penombra del crepuscolo piovoso, ho una buonissima notizia. Claudina Rosiers e tutta la sua compagnia partono e vanno a Torino e poi a Milano. Partiranno tra dieci giorni. Sei contenta? Allontanato l'oggetto dei tuoi sospetti, essi cadranno. Vedi che il tempo stesso si è incaricato di riportare in questa casa, come ti dicevo, il ramo d'ulivo ed il ramoscello d'eliotropio?

Beatrice sorrideva, poichè quella notizia le illuminava un'orizzonte di calma e di amore, ch'ella aveva temuto più volte di non rivedere mai più. Anche Loredano sorrideva, poichè anche lui sperava molto in quella partenza e dentro di sè si felicitava della sua prudenza e della sua abile strategia, dimostrate l'una e l'altra nel tacere a Beatrice quanto egli aveva indovinato.

In quel momento, mentre egli baciava le pallide mani scintillanti di anelli che la sorella gli tendeva raggiante di speranza e di gioia, il domestico entrò, recando la lampada velata dall'abat-jour di tulle roseo; e quella lampada rosea sembrò a loro, secondo le parole d'un poeta, una sorella infermiera che mettesse negli occhi della tormentata la sua luce, come un collirio; — sembrò una sorella che mettesse sul cuore di lei la sua bocca tepida; — sembrò una rosa bianca fiorita d'improvviso in un grigio giardino crepuscolare.