XII.

Quanto durò quella raffica di disperazione in cui ogni volontà ed ogni sensibilità, se non quella del dolore, sembravano abolite? A un dato momento Giuliano si riprese dal suo abbattimento, vide la sua solitudine in quella stanza silenziosa già invasa dalle penombre del crepuscolo. Uscì nei salotti contigui, in cerca della moglie, deciso ad ogni umiliazione pur che ella non lo abbandonasse, pur che non gli togliesse i suoi figli.

Girò per tutte le stanze, nei salotti, nella sala da pranzo, nel gabinetto da toeletta, nella stanzetta da bagno, nelle camere dei domestici. Beatrice non v'era. In anticamera interrogò il cameriere che non sapeva nulla. In quel momento Miss Margaret saliva dal giardino ed avvertì lo scrittore che i bambini, rientrati con lei, erano di nuovo usciti con la loro mamma, un'ora prima. Non sapeva però dove fossero andati, nè a quale ora sarebbero rientrati. Giuliano in un lampo intuì quello che accadeva, prese il cappello ed il bastone, deciso ad uscire, a cercare Beatrice ed i bambini. Ma in quel momento il domestico apriva la porta e Leonardo Loredano entrava.

I due uomini passarono in un piccolo salotto, ove si chiusero a chiave. Il colloquio fra loro avvenne a voce bassa, senza declamazioni, brevissimo ma desolato. Loredano amava sinceramente Giuliano e nel tempo stesso che soffriva pel dolore della sorella, comprendeva il colpevole e s'inteneriva al dolore di lui. Egli parlò per il primo, ragionevolmente:

— La catastrofe giunta così improvvisamente, egli diceva, ci fa sentire il contraccolpo, appunto perchè inattesa, improvvisa ed irreparabile. Io comprendo il tuo dolore, che in fondo è un'espiazione meritata: m'inchino con riverenza a quello nobilissimo, altero, silenzioso di mia sorella, di tua moglie. Indagare la causa di ciò, è inutile. È ugualmente superfluo fermarsi a ricercare chi possa essere stato l'ignobile delatore della tua relazione con Claudina Rosiers. Se vorrai, in seguito, potrai cercare.... L'importante è questo, per ora: Beatrice si trova presentemente con i bambini in una casa amica e sicura, dove io sono stato chiamato per telefono, dal circolo. Non ti posso dire chi siano gli ospiti della tua famigliola, perchè Beatrice mi ha fatto giurare che non te l'avrei detto, volendo evitare che tu la cerchi, volendo sfuggire ad un'altra scena ancòra più dolorosa ed atroce. Bisogna, dunque, prendere una decisione. Beatrice, un giorno, forse anche non lontano, ti perdonerà, ritornerete insieme e sarà allora per voi una seconda luna di miele, cui io mi invito fin d'ora ad assistere. Ma, al momento presente, la povera donna è troppo abbattuta e demoralizzata per poterle parlare d'un perdono sia pure lontano. Ella non intende nè di rivederti nè di cederti i figli. La sua intenzione è di lasciarti libera la casa tua e di venire lei ed i piccini a Venezia con me. Mi sembra che questa partenza di Beatrice sia fatta appunto per risvegliare pettegolezzi e ciarle. È meglio, dunque, che sii tu ad uscire da questa casa. Va, parti, viaggia; io resterò con Beatrice e ti avvertirò e ti chiamerò il giorno in cui ci sarà possibile tentare ch'ella ti perdoni. Ella rientrerà in questa casa e, per il mondo, nulla sarà mutato. Per tutti, tu sarai in viaggio, per affari, per diporto, che so io! Questa notte intanto, Beatrice dormirà in un albergo, con me. Domani, dopo la tua partenza, tornerà qui. Tu hai tutto il tempo di prepararti a questa assenza non breve.

— E devo partire, balbettò Giuliano, senza baciare i miei piccini? E chi sa per quanto tempo non li rivedrò!

— Li bacerò io per te, rispose Loredano. Ed è meglio. Se tu li vedessi non partiresti più ed è necessario ora che tu ti assenti per qualche mese, affinchè la grave ferita che tu hai fatto al cuore di Beatrice abbia il tempo di rimarginarsi, almeno apparentemente e superficialmente.

Giuliano parlò ancòra. Disse lo schianto che quella partenza significava per lui, la solitudine della sua vita, la sua tristezza; ma le risposte di Loredano furono così affettuose e così persuasive che poco dopo i due uomini si abbracciavano, — la partenza di Giuliano era stata decisa — si abbracciavano come fratelli di dolore, virilmente ma profondamente commossi.

Poi si lasciarono. Loredano tornò presso Beatrice. Giuliano incominciò una marcia veloce per le vie della città, a fine di sollevare i suoi nervi depressi. I lampioni cominciavano ad accendersi nei negozi, le vie erano piene di folla, coppie di innamorati felici passavano vicino a Giuliano, lentamente, nel crepuscolo di quella soave giornata primaverile. Egli pensava alla vanità, alla insussistenza di quella illusoria felicità che luccicava negli occhi di quelle coppie di amanti. Anche per loro era passata quell'ora dolce. E rivedeva Beatrice al suo braccio, nei tramonti d'aprile e nelle stellate sere di luglio, mormorare parole tenere, mentre egli le sorrideva. Ed ora tutto era finito; il dramma era giunto inesorabile, a sconto delle gioie del tempo passato. Si trovò nella via Nazionale dove una fanfara di bersaglieri lanciava al cielo i suoi squilli inebrianti. Giunse al Corso, riboccante di folla lieta, scintillante di lumi, dorato di fanali a gas, argentato di lampade elettriche. Qualche signora che passava nella propria carrozza lo salutò. Egli si sentì sempre più solo fra quella folla ignota e, come unico porto al suo dolore, gli apparvero l'intimo salotto ed il dolce cuore di Claudina Rosiers.