I. LE SUE AMICHE DELLA COLLINA VERDE.

La Collina Verde. Il bianco convento nascosto lassù, in vetta al colle, fra querce ed abeti, che è la mèta d'ogni passeggiata mattutina di Grazia. Arriva lassù, al trotterello del piccolo somaro sardegnolo, piena di fiori la minuscola cestina che il somarello tira su su per quel nastro bianco della strada svolazzante nel verde. Ecco la cima del colle. Ecco il grande panorama della valle ancora ingombra di nebbia azzurra nel mattino di primavera. E Grazia bussa alla porta del convento. Il chiaro sorriso della suora guardiana l'accoglie appena la porta s'è aperta. È la piccola amica d'ogni giorno, cariche come ogni giorno le braccia di fiori, come ogni giorno piena di doni la borsa di velluto che le pende al fianco. E, difatti, il primo dono è per lei: una tavola di cioccolata per suor Ghiottona... Non ha neppure, col volto illuminato di umile gioia, il tempo di ringraziarla. Già Grazia vola via leggera — con la sua sottanina rosea, col suo giubbetto di velluto nero, col suo cappello fiorito, con quel costume un po' antiquato e fuori moda, ma così pieno di grazia e di colore, che la fa sembrare una figurina di Winterhalter — già Grazia vola via per il gran viale dei cipressi e sbuca laggiù su lo spiazzo davanti alla grande cappella. Le suore in ricreazione son lì, tutte raccolte. E non appena Grazia appare, ecco le piccole bianche suore accorrerle attorno, venir d'ogni lato, di tra il verde, come un gran volo di farfalle. Quante, quante sono le sue amiche della Collina Verde... E son lì, tutte attorno a lei — e ancora ne vengono, dal bosco le solitarie, dalla cappella le più mistiche, dall'orto le buone massaie, dal giardino le più poetiche, dal refettorio le più golose — e son tutte lì attorno a Grazia che, come ogni mattina, distribuisce, dopo il grande inchino e il baciamano alla Badessa, fiori, doni e sorrisi.