XXV. QUANDO GRAZIA NON C'È...
— Chiudete le finestre. Ho freddo.
È primavera. Ma Marcello ha freddo. Non c'è sole che gli illumini il buio dell'anima, non c'è tepor di maggio che gli riscaldi le vene. È lì, sconsolato, freddoloso, sotto le coperte, disteso sul divano, fra i due più vecchi domestici di casa che lo assistono, la vecchia cameriera che lo ha visto nascere e il vecchio servo fedele che gli è così vigile e affettuoso infermiere. Un tempo una cosa, una gran cosa, riesciva a distrarlo dal pensiero del suo male, a infondergli coraggio: il sorriso di Grazia, la continua presenza di Grazia. Ma ora... Come son lunghe e come son tristi a passare le ore in cui ella è lontana... E come in quelle ore tutt'i suoi mali sembrano moltiplicarsi...
— Chiudete... Chiudete ancora... Ci dev'essere qualche cosa d'aperto nell'altra stanza... Ho freddo...
Ha freddo dentro e gli pare d'aver freddo fuori. E con le coperte di cui s'avvolge crede di riempire il vuoto, di rimediare al freddo che Grazia lascia, quando non c'è...