III.

Mentre il signor Van-Spengel eseguiva queste operazioni, il giudice Lamère e il dottor Marol avevano fatte altre e più minute osservazioni su le diverse ferite delle vittime, perdendosi in un ginepraio di supposizioni intorno al modo con cui gli avvenimenti eran dovuti accadere.

Un piccolo episodio li avea commossi.

Erano nella Camera della Marchesina.

— Perchè non l'avevano trovata uccisa là, ma nel salone di ricevimento? La Marchesina era ancor sveglia verso le due e mezzo dopo la mezzanotte. Che cosa faceva?

Il dottor Marol si accorse pel primo d'una lettera restata a mezzo, sul tavolino, ma non osò buttarvi gli occhi. La sua squisitezza di animo gli impediva di violare il segreto dei morti, il segreto di una signorina!

Il Giudice Lamère, invece, trattò quella lettera come un documento del suo futuro processo, e la lesse.

Eccola: fu pubblicata dai giornali belgi di quell'anno.

«Mia cara,

«Sono felice! Bisogna che ti dica sùbito queste due parole; le capirai meglio quando avrai letto fino all'ultima riga. Sono felice! Se ancora me le tenessi nel cuore, potrebbero farmelo scoppiare. Oh! Sarò sempre in tempo a morire. Oggi sono felice! Troppo felice!

«Figurati! Mi son messa a scrivere alle undici e mezzo di sera. È già l'una dopo la mezzanotte, ed ho appena incominciato. Ma in queste due ore e mezzo non ho fatto altro che parlare con te, ad alta voce, come se ti avessi avuta presente. Ah! mia cara!....

«La penna non corrisponde alla foga del mio pensiero, al tumulto de' miei affetti. Perchè le persone che si amano non s'intendono da lontano, senza scriversi nè parlarsi? Ecco: io duro fatica a proseguire, ed ho cento cose da dirti. Via, siamo serie!....

«Egli mi ama!

«Me l'ha detto questa mattina, in salotto, dove ci trovammo soli per due brevi minuti. Io tremavo come una bimba nel sentirlo parlare. Egli tremava più di me. Non intesi bene le prime parole; ma le compresi egualmente e gli risposi... così strampalata! Oh, fu di una delicatezza senza pari! Pareva chiedesse scusa di farmi felice.

«Scesi sùbito in giardino. Non potevo contenermi. Un fremito di piacere mi agitava da capo a piedi e mi rendeva leggera come una piuma.

«Lì tutto sorrideva; tutto era pieno di profumi. I fiori mi salutavano scotendo il capino su lo stelo con grazia indicibile; le acque delle vasche mormoravano mille cosette maliziose che mi facevano provare certi brividi!... Gioia fino allora ignorata!

«Correvo pei viali; mi fermavo; odoravo i fiori, li accarezzavo; agitavo con le mani convulse le acque della vasca...

«Pare impossibile che una parola ci possa rendere così! Volevo esser seria e non riuscivo. Mi sembravo che io profanassi il divino sentimento dell'amore, manifestando la mia allegrezza in quel modo così fanciullesco; ne avevo dispetto.... Ma tornavo a far peggio. Correvo di nuovo, saltavo... Poveri fiori! Quelle mie carezze li maltrattavano, ne guastavano le foglioline e le corolle, li sfogliavano anche; ma!... I felici sono crudeli, cara mia!

«Egli m'ama! C'era proprio bisogno che me lo dicesse? No, no!... Ma pure non vivevo tranquilla; dubitavo sempre, mi torturavo da mattina a sera: mentre ora!...

Il signor Lamère e il dottor Marol avevano le lacrime agli occhi. Il cuore da cui erano sgorgate quelle righe piene di tanto affetto non batteva più!

Il Lamère e il dottor Marol si guardarono in viso stupiti vedendo entrare il signor Van-Spengel seguito dal giovane arrestato, tra le guardie. Il Van-Spengel pareva in preda a un fierissimo accesso nervoso. Metteva paura.

— Cancelliere — disse il signor Lamère, stendiamo dunque il verbale.

— Se ne risparmi la fatica — balbettò il signor Van-Spengel, avanzandosi barcollante, con un sorriso da ebete. — Il verbale eccolo qua!....

E presentava il suo manoscritto, dando in uno scroscio di risa convulse.

Era ammattito!

***

Il libro del dottor Croissart, interessantissimo per tutti i versi (egli è direttore del Manicomio di Brusselle) termina con profonde considerazioni su questo fenomeno di psicologia patologica, degne di esser lette e meditate. Egli conchiude:

«Quando vediamo il nostro organismo mostrar tanta potenza in circostanze così eccezionali ed evidentemente morbose, chi ardirà di asserire che le presenti facoltà siano il limite estremo imposto ad esso dalla Natura?

Catania 25 Marzo 1873.

IL DOTTOR CYMBALUS

Da due anni Hermann Strauss lavorava assiduamente a un Nuovo sistema della natura; ma quel giorno la sua meditazione era stata troppo intensa. Perduto nella immensità d'un problema d'altissima metafisica, aveva finito coll'addormentarsi; e russava da più di un'ora quando fu bruscamente svegliato da un insistente picchiare all'uscio.

— Avanti! — borbottò, sbadigliando e stirandosi sulla poltrona.

Comparve una gran cuffia dov'era affogata una grinzosa testa di vecchia.

— C'è un giovane che desidera parlarle — biascicò la cuffia.

— Passi — rispose Hermann. — Chi diavolo può essere?

E aveva appena terminato di pensar questa domanda, che un bel giovane, alto di statura, biondo, pallido e in abito da viaggio, si presentava sulla soglia.

— William Usinger!

I due amici si abbracciarono affettuosamente.

— Sei arrivato oggi stesso?

— Si; e ripartirò domani. Ho bisogno di te.

— Son qua. Ma siedi; fumiamo una pipa.

— Grazie.

L'Usinger posò sul tavolino un grosso piego sigillato.

— Vo in America — egli disse; — lontanetto, è vero?

— Ci metterai un po' di più ad arrivare. Infine si va in capo al mondo e si ritorna.

— Si può anche non tornare...

— Certamente, quando si trova da star bene... Ah! È il tuo viaggio di nozze! — esclamò Hermann picchiandosi con la mano su la fronte e spalancando gli occhi cerulei sotto le sue lenti da miope.

Il silenzio di William lo sorprese.

— Hai già sposato?

— No. Ma parliamo di cose serie. Sono qui per un affare di grave interesse.

— Non sei sposo?

— No — replicò William seccamente.

— O dunque?

— Parto per l'America.

— Ma che cosa è accaduto'?

— Una cosa semplicissima: Ida sposa un altro.

— Tu l'abbandoni? Tu che mi scrivevi di amarla tanto?

— È lei che preferisce di sposare un francese.

— Francese per giunta! — esclamò Hermann dando un fortissimo pugno sul tavolino.

— Oh, per me val lo stesso, quando l'amato non son più io!

— Povero William! Tu vuoi dimenticare, tu vuoi.....

— T'inganni. Due donne non mi usciranno mai dal cuore: mia madre e lei!

— A proposito, e tua madre?

— Non ha voluto ricevermi.

— Nemmeno per farsi vedere, per farsi adorare in silenzio?

William scosse il capo tristamente.

— Tua madre dev'essere un'altra!

— È lei! Ne ho in mano le irrefragabili prove.

— Povero William!

— Mi sento vecchio, decrepito a venticinque anni. Senza famiglia, senz'affetti, senza speranze, senz'illusioni, che più ci faccio fra voi?

— Hai ragione. Va' in America: abbandona questa vecchia Europa che casca a pezzi da ogni parte. Va' in America. Buon viaggio! Là potrai presto rifarti il cuore. Buon viaggio!.... Ma è triste doversi dire addio forse per sempre!

— Ed ecco il motivo della mia visita — disse William molto commosso. — Questo plico sigillato contiene alcune carte importanti e le mie ultime volontà.

— Le tue ultime volontà?

— Riguardo a quel che lascio in Europa — soggiunse l'Usinger sorridendo. — Per l'esecuzione del mio testamento non bisogna aspettare la mia morte. Appena imbarcato, intendo non esser più vivo per nessuno di qui, cioè fra tre o quattro giorni. Non ammattirai; te lo avverto perchè tu non stia in pensiero. Ho venduto tutto. Questo plico contiene, in biglietti, in obbligazioni, in cambiali, quas'intiera la somma che ne ho ricavata.

— E pel tuo viaggio? Pel tuo avvenire?

— Non dubitare, ci ho pensato. Accetti?

— Ma di cuore!

Hermann avea le lacrime agli occhi. William, pallidissimo, faceva grandi sforzi per contenersi.

— Hermann — disse l'Usinger dopo alcuni momenti di silenzio; — promettimi di non aprire questo plico prima di quando ti ho detto!

— Anche più tardi, mio caro, se così ti fa piacere. Io già l'ho con me che non tento di distoglierti dalla tua trista risoluzione. Trattienti almeno un paio di giorni!

— Non posso, ho molte faccende da sbrigare. Volevo anzi, per far più presto, spedirti il plico con la posta; ma poi mutai pensiero. Ho voluto abbracciarti prima di lasciare l'Europa.

— Grazie, caro William! Mi hai fatto proprio piacere. Dove sei tu alloggiato?

— Alla Blaue Stern.

— Verrò a trovarti. Staremo insieme fino a stasera.

Quando Hermann Strauss rimase solo, accese la sua grande pipa, si calcò sulla fronte il berretto di pelle di volpe, incrociò le braccia e stette assorto, lungamente, cogli occhi fissi sul busto di Hegel collocato lì in faccia.

A un tratto si riscosse, si precipitò sul plico, ne ruppe i sigilli, prese il solo foglio scritto ch'esso conteneva, e, prima di averne letto mezza pagina, cacciò un urlo.

— Che io arrivi a tempo! Che io arrivi a tempo! — balbettava scappando fuori di casa.