II.

Tre giorni dopo, la chiesa del villaggio mostravasi sontuosamente parata di nero e d'argento.—I paesani in folla erano inginocchiati sui gradini.

Sopra un gran cartello, sormontato dallo stemma dei Montsauron inquartato con quello dei Sentis, leggevasi in lettere bianche su fondo nero: ALL'ANIMA DELLA NOBILE DAMA IDA DI MONTSAURON MARCHESA DI SENTIS DA SUBITANEO MALORE RAPITA LA SERA DELLE NOZZE LASCIANDO ORBATO LO SPOSO IL PADRE INCONSOLABILE CONCEDA DIO L'ETERNO RIPOSO LA CORONA DEL PARADISO.

R. I. P.

Null'altro rimaneva di quell'angelo passato sulla terra che una pomposa iscrizione di dodici righe.

L'interno della chiesa era imponente. Le torce funebri l'illuminavano di una luce bianca e severa. Come al di fuori era tutta parata di nero e d'argento. In mezzo sorgeva il cataletto su cui era posata una ghirlanda di fiori.

Il dolore del vecchio conte fu terribile e spaventevole. Dal suo occhio non scese una lagrima—ma in due ore pareva invecchiato di dieci anni.—Volle egli stesso presiedere a tutto ciò che concerneva il funerale, perchè l'ultima dei Montsauron venisse sepolta onorevolmente. Assistette alle esequie dalla tribuna della casa. Poi accompagnò il corteo fino alla tomba di famiglia. Fu deposta vicino alla contessa di Montsauron. Sulla tomba non leggevasi che il nome, con la data della nascita e quella della morte.

Dopo adempiti codesti strazianti ufficii, il conte andò a piedi, accompagnato dal marchese e dal curato, fino al limitare del villaggio, dove una carrozza di posta lo aspettava.

—Là dove Ida è morta, diss'egli, additando la vecchia casa, io non ci voglio star più.

Il marchese aveva offerto di accompagnarlo, ma egli aveva rifiutato. Nessuno aveva voluto, tranne il suo vecchio cameriere, che triste egli pure salì dietro la carrozza.

Il marchese ed il curato, col cappello alla mano ed il viso commosso da un dolore così fiero e così fieramente sopportato, lo sorressero mentre montava in carrozza.—Egli strinse loro la mano e gridò al cocchiere:

—A Parigi!

La pesante carrozza si mosse e i quattro cavalli partirono di galoppo.

Il marchese di Sentis tornò alle sue terre di Normandia.

Paolo non si consolò mai della morte d'Ida—ma non ne morì. Il tempo e l'arte sono grandi consolatori. Partì per Parigi dove non tardò a farsi un nome.

Il dolore che fu veramente immenso fu quello del vecchio. Dolore grande, augusto.

È solo di questo che ne resta a parlare.