SCENA
Ricco salotto in casa dell’avvocato Carpani. La comune è nella parete di fondo, verso sinistra. Due usci laterali. Quello a destra dà nello studio del Carpani.
Al levarsi della tela, la scena è vuota. Entrano dalla comune Lisa, vecchia domestica con la cuffia e gli occhiali, stupida e pedante, e Ferrante Morli, bell’uomo, forte, sui quarantacinque anni, sbarbato, con folti e ricci capelli, già tutti grigi, vestito con eleganza un po’ abbondante, all’americana. È in preda a una viva ansietà, ma si sforza di dominarla. Questo sforzo lo fa apparire più d’un po’ strano e distratto.
Lisa
(dando passo sulla soglia a Ferrante)
Ecco, entri qua. Chi debbo annunziare?
Ferrante
Ah, sì.... Pedretti, l’ingegner Pedretti. Sono tutti in casa?
Lisa
Dice anche la signora?
Ferrante
(con foga)
La signora, già! (contenendosi) Anche.... anche la signora.
Lisa
Sissignore. Credo che sia in casa. Ma lei, scusi, con chi vuol parlare propriamente?
Ferrante
(in fretta)
Con l’avvocato, con l’avvocato.
Lisa
Va bene. S’accomodi. Vado ad annunziarla. — Ha detto, mi pare....
Ferrante
Che cosa? — Niente.
Lisa
No. Il nome, scusi. L’ingegnere, come ha detto?
Ferrante
(senz’imbarazzo, cercando di ricordare)
Ah, Pe.... Pedretti mi pare d’aver detto.
Lisa
(lo guarda stupita, come se domandasse: «Ma come! Non ne è sicuro?»)
Ferrante
(notando lo stupore, con stizza)
Non si confonda, per carità! Sono un po’ distratto.
Lisa
Ingegnere?
Ferrante
(sbuffando)
Dio mio, l’avvocato non mi conosce! (Poi, di scatto, come per darle una lezione) Lei, scusi, come si chiama?
Lisa
Io? Lisa.
Ferrante
E che vuole che importi a me che non la conosco, che lei si chiami Lisa, o che si chiami, poniamo, Beatrice? — Dica che c’è un signore che vuol parlargli, e basta così!
Lisa
Eh, lo so; ma è che il signor avvocato mi rimprovera quando non so ripetergli con precisione i nomi dei signori clienti. — Pedretti.... l’ingegner Pedretti....
Così dicendo quasi tra sè, s’avvia verso l’uscio a destra; fa per picchiare con le nocche delle dita, ma se ne trattiene, perchè dall’uscio a sinistra irrompono gridando e ridendo, Aldo e Decio, entrambi sui diciott’anni, elegantissimi; in maniche di camicia, con le racchette in mano.
Aldo
(tenendo in una mano dietro la schiena una palla di tennis, che Decio vorrebbe strappargli)
No, no! Non te la do! non te la do!
Decio
Ma tocca a me ora, scusa!
Aldo
No! Tu non l’hai ripresa! Non te la do!
Decio
Sfido, me l’hai buttata male! Dammela! dammela!
Lisa
(che s’è turate le orecchie allo schiamazzo, alzando ora le braccia e facendosi avanti)
Per favore, non mi fanno sentire se il signor avvocato risponde!
Ferrante
(non riuscendo più a dominarsi fin dall’irruzione dei due giovanotti, facendosi avanti anche lui e dicendo quasi a sè stesso, sospeso e sorridente, con gli occhi ora all’uno ora all’altro)
Vorrei indovinare.... vorrei indovinare....
Decio
(con sorpresa, scorgendo ora soltanto il visitatore e rivolgendosi ad Aldo)
Oh! E chi è il signore?
Ferrante
(c. s.)
Vorrei indovinare.
Aldo
(stordito)
Che cosa?
Lisa approfitta di questa pausa per picchiare all’uscio a destra. Poco dopo lo aprirà e andrà via, richiudendolo.
Ferrante
(ponendosi davanti l’uno e l’altro giovanotto e seguitando a guardarli con ansietà sempre più viva e commossa)
Ecco.... mi permettano.... così accanto.... (Poi, dopo aver guardato ancora, bene, l’uno e l’altro negli occhi, posando una mano sulla spalla di Decio, gli domanda:) Aldo? sei tu?
Aldo
No, scusi: sono io.
Ferrante
(deluso, che la così detta «voce del sangue» lo abbia tradito)
Ah — lei?
Aldo
(ridendo)
Oh bella! E perchè, se Aldo era lui (indica Decio), gli dava del tu, e, sapendo che sono io, mi dà del lei?
Ma Decio all’improvviso, approfittando della distrazione di Aldo, gli strappa la palla di mano. Tutt’e due, allora, gridando, prendono a inseguirsi, girando attorno a Ferrante.
Decio
Ah! Eccola, me la riprendo!
Aldo
No! Questo è un tradimento!
Decio
Te l’ho fatta! Te l’ho fatta!
Aldo
No! Ridammela! Ridammela!
Ferrante
(sorridendo tra i due, sballottato)
Signori miei.... signori miei....
A questo punto, l’uscio a destra si spalanca e ne vien fuori l’avvocato Lello Carpani, irritatissimo. È anch’egli sui quarant’anni, molto posato, avvocato di grido, che sa come bisogna comportarsi per farsi valere. Sarebbe, o vorrebbe essere ben altro, se non stimasse pericoloso abbandonarsi alle velleità letterarie della sua prima giovinezza piuttosto romantica. La quale s’intravede ancora da certi mezzi sorrisi, e da come si passa la mano sui capelli, ch’eran tanti e che sono pochini ormai, ma ben rassettati, con la scriminatura da un lato e un ciuffetto sulla fronte. La posizione. Tutte le apparenze da sostenere e da rispettare. E come si fa, Dio mio! È pur necessaria questa grande serietà, che contiene tanta segreta malinconia.
Lello
Ma Aldo, vergogna! A un signore in visita....
Aldo
(a Ferrante)
Oh, già! Scusi. — M’ha strappato la palla, ha visto?
Ferrante
Ma io godo moltissimo....
Lello
No, la prego: non dica così, perchè è una vera indecenza....
Aldo
Hai ragione, papà. Torno a chiedere scusa al signore.
Lello
Ti prego di tacere. Basta a denunziare la tua sconvenienza il fatto che mi giuochi a tennis in camera!
Aldo
No, permetti?
Lello
Basta così!
Aldo
M’accusi di sconvenienza.... Ti prego di guardare! (S’accosta d’un balzo a Decio e gli strappa di mano la racchetta per mostrarla a Lello insieme con la sua). Di chi sono queste racchette?
Lello
Che vuoi che sappia di chi sono!
Aldo
Questa, della mamma; e questa di Muci.
Lello
(scattando)
Ma che Muci! Si chiama Titti!
Aldo
Titti, sì: muci-muci — Me le ha lasciate in camera; con la palla. Non c’è caso che a me sarebbe venuto in mente di giocarci, senza questo disordine. E di’ tu, Decio, dov’erano posate?
Decio
(ipocrita)
Ma.... non so se debba dirlo....
Aldo
No, dillo! dillo!
Decio
Eh.... veramente.... sul letto....
Aldo
Hai capito? Con la palla! Cose che non dovrebbero essere ammissibili in una ragazza governata da Miss Write. Signore, la ossequio. — Vieni Decio!
Via tutti e due dall’uscio a sinistra. Lello resta male.
Ferrante
Eh, la gioventù!
Lello
(pigiando sulla parola)
D’oggi! Che vale quanto dire arroganza, impudenza, petulanza!
Ferrante
Anche quella di jeri, là!
Lello
No, prego! Sono stato anch’io giovane, e mi sentirei, creda, d’esser tuttora giovanissimo; ma gli eccessi, proprii della gioventù, erano, almeno per me, di ben altro genere.
Ferrante
Secondo nature. Mi sa che quel giovanotto debba tener molto da suo padre.
Lello
(impuntandosi)
Ah, lei è a conoscenza che non è mio figlio?
Ferrante
Sì. So che....
Lello
Ha conosciuto forse il padre?
Ferrante
Sissignore. E vengo anzi, se permette, a nome di lui....
Lello
(tirandosi indietro e quasi parando con la mano la notizia inattesa)
Di lui? Che dice? Di Ferrante Morli?
Ferrante
Non s’allarmi, prego!
Lello
È ritornato?
Ferrante
Sissignore.
Lello
Ferrante Morli è ritornato? Ma come? dove? quando è ritornato?
Ferrante
Da sei giorni.
Lello
Da sei giorni? E dove? Qua?
Ferrante
Non qua. Ha mandato me. Si calmi, per carità; mi lasci dire.
Lello
(senza dargli ascolto, indietreggiando e squadrandolo)
Manda lei? E che vuole? Che cosa può pretendere dopo quattordici anni?
Ferrante
Ecco: niente! Vorrei che mi lasciasse dire....
Lello
Ma che mi vuol dire! che mi vuol dire! È uno scompiglio! Uno sconquasso, ora.... (casca a sedere). Uno ch’era sparito, lei lo capisce? cancellato dalla memoria, come se fosse morto....
Ferrante
(con strana espressione)
Ecco, precisamente.
Lello
(stordito, voltandosi a guardarlo)
Che, precisamente?
Ferrante
Quand’uno parte (come partì lui) e ritorna dopo quattordici anni....
Lello
(balzando di nuovo in piedi)
Si ha tutto il diritto di considerarlo come morto!
Ferrante
(con l’espressione di prima)
Ecco, precisamente.
Lello
Lei sa come se ne partì? Saprà anche, allora, che fui io a cavarlo dal carcere!
Ferrante
Ah no, questo, scusi....
Lello
Sissignore! Minacciato d’arresto....
Ferrante
Se ne partì....
Lello
(con forza)
Se ne fuggì! E allora lo cavai io, qua, da tutto quel groviglio d’imprese spallate, per cui non aveva veduto altro scampo, che nella fuga.
Ferrante
(turbato, ritenuto, come sospeso in una costernata meraviglia)
Ah, lei.... lei riuscì a chiarire la.... la situazione del Morli?
Lello
Io! sissignore!
Ferrante
Ma.... so che c’era anche un forte ammanco — distorsione d’altri, lei lo saprà — ma di cui purtroppo il responsabile era lui.
Lello
(mostrando di non volersi indugiare nella discussione risponde, seccato, come se per lui la cosa non avesse importanza)
Per quell’ammanco intervenne la moglie.
Ferrante
(facendo un violentissimo sforzo su se stesso per dominare lo stupore e la commozione)
La moglie? Come?
Lello
(c. s.)
Con la dote. Contro il mio parere, badiamo. Non avrei voluto a nessun costo.
Ferrante
(non riuscendo a nascondere il dolore e la commozione)
Ma sì! Fu male! Non doveva mai! (Con ansia): E allora.... allora la signora perdette la dote?
Lello
(dopo averlo osservato un po’; con freddezza)
No, non la perdette.... Ma lei forse ha da comunicarmi qualche cosa, per cui questa notizia la turba tanto?
Ferrante
(cercando di riprendersi per rimediare)
No.... è.... è che lui ignora, ignora affatto, che la moglie.... Mi disse anzi, ch’era sicuro, allontanandosi forse per sempre, ch’ella — almeno materialmente — mercè la dote che le restava intatta e cospicua, non avrebbe patito di quella sua rovina. (Di nuovo con ansia) Ma lei mi dice che non la perdette?
Lello
Grazie a me, non la perdette, caro signore. Se si fosse rivolta a un avvocato di meno scrupoli....
Ferrante
(con fervore di gratitudine)
Ne sono convinto! ne sono convinto!
Lello
(interpretando male quel fervore)
Oh, sa? tanto per prevenire qualche sottintesa ironia....
Ferrante
(subito)
Ma no! Per carità!
Lello
No, dico, se mai! posso dichiararle senz’ambagi che m’interessai tanto alla sorte della signora, abbandonata a ventitre anni, con un bambino di quattro, sola, bella, inesperta....
Ferrante
(con uno scatto inconsulto)
Inesperta, no! (poi subito, per rimediare) Per quanto io ne sappia!
Lello
Basta a dimostrarlo il fatto che voleva dar via, così senz’altro, la sua dote....
Ferrante
Ma potè anche essere per amore del marito....
Lello
Ah, sì.... questo sì.... difatti....
Ferrante
Mi duole — badi! — doverlo riconoscere, perchè il Morli.... — eh, lo conosco bene! «La vita, a chi resta; la morte, a chi tocca!» — era questo il suo motto; per significare che non dobbiamo più impacciarci di chi se ne va.
Lello
Precisamente! Ma non fu così per lui! E so io quel che dovetti penare per far valere — prima su quell’intenzione di sacrifizio; poi, a poco a poco, sui sentimenti della signora — quell’interesse che, come le dicevo, presi subito alla sua sorte (reciso, con forza), per amore, sì — non esito affatto, ripeto, a dichiararlo — per l’amore che mi nacque improvviso allora per lei — giovane anch’io.... (Subito); Badi però; poteva essermi di vantaggio ch’ella sacrificasse al marito scomparso la sua dote, e si riducesse povera e bisognosa d’ajuto e di sostegno. — Non volli! La difesi contro me stesso!
Ferrante
Ah, bello!
Lello
Le feci costituire la dote a garanzia dei creditori; domandai una dilazione per dipanare tutta quella matassa arruffata d’affari; mettere in chiaro le spese, coprir quell’ammanco.... — Un anno d’inferno! — Non certo — lei capirà — per salvare il signor Morli!
Ferrante
Ma giustissimo! Per salvare la dote!
Lello
La dote, sì, ma perchè lei potesse disporre di sè, non solo liberata da ogni difficoltà materiale, ma anche secondo la sua elezione, senza più nessun ostacolo a ricongiungersi, se voleva, col marito, richiamandolo a sè, in patria, senza più pericolo che fosse arrestato.
Ferrante
Bello! Ah bello! Bello!
Lello
No — ecco.... onesto; e — creda — non facile!
Ferrante
Se permette, io dico bello. — Onesto, mi scusi, se lei non avesse amato la signora.
Lello
Anzi perchè l’amavo!
Ferrante
Lei, sì; ma la signora? la signora, è chiaro che doveva ancora amar molto, molto suo marito!
Lello
(con stizza, subito)
Gliel’ho già detto io stesso, mi pare!
Ferrante
Appunto. E perciò bello! Lei, mi perdoni, forse non sentì tanto il bisogno dell’onestà, quanto di farsene bello di fronte a quell’amore di lei, quasi per sfidarlo col paragone tra la viltà del marito che se n’era scappato e codesta sua abnegazione che glielo ridava libero di ritornare a un suo richiamo.
Lello
Ebbene? Quand’anche fosse così?
Ferrante
Ah no, niente! Per chiarire la mia idea....
Lello
Ma nient’affatto! Perchè non m’arrestai qui, io, caro signore! Dopo averlo cavato dagli imbrogli, fui ancora io ad avviar tutte le ricerche possibili e immaginabili presso i nostri consolati per rintracciarlo all’estero e fargli sapere che poteva ritornare tranquillo a casa sua! Le ho detto perciò che io, io più di tutti, ho il diritto di considerarlo come morto!
Ferrante
Già! Ma veda, non era possibile, ch’egli avesse notizia di codeste ricerche....
Lello
Voglio essere franco in tutto. Contai su questa.... non dirò impossibilità....
Ferrante
Ma sì, impossibile! E del resto, quand’anche codeste ricerche lo avessero raggiunto, egli non sarebbe ritornato lo stesso. Perduto ogni credito, rovinato per colpa d’altri più che sua, non si sarebbe mai acconciato a vivere qua sulla dote della moglie.
Lello
Ma se ora è ritornato, scusi, prima della prescrizione di quella condanna che s’aspettava e per cui era fuggito?
Ferrante
È segno, lei dice, che deve aver saputo che nessuna condanna più pendeva su lui?
Lello
Mi pare!
Ferrante
Lo seppe, difatti, pochi mesi or sono; e s’affrettò a liquidare i suoi affari per il ritorno.
Lello
Ma sperando che cosa? Dopo....
Ferrante
(interrompendolo subito)
Ecco.... mi lasci dire! Dopo quattordici anni, lei vuol farmi osservare; spezzato ogni vincolo....
Lello
(con impeto)
Non si sarà mica aspettato che la moglie stesse ancora in attesa di lui! Da pazzo — una simile speranza! Perchè morta tutt’al più — ecco, morta — avrebbe potuto trovarla, se contava ch’ella fosse innamorata di lui fino al punto di poterlo aspettare per quattordici anni, così, senza saperne più nulla!
Ferrante
(dopo aver tentato parecchie volte d’interromperlo, invano)
Quel che dico io! Quel che dico io!
Lello
(c. s.)
Ma no, caro signore! Bisogna non aver niente qua (si picchia sul petto) per non immaginare che il cuore d’una donna innamorata, d’una moglie giovane, che si vede abbandonata da un momento all’altro, col suo bambino, avrebbe potuto schiantarsi, schiantarsi — come difatti rischiò di schiantarsi! — Questo lei non lo sa, caro signore, e che io mi dibattei nella disperazione per più di tre anni, a vedermela morire per un altro, che — spassi, estri, follie; uh! cinque anni di vita in comune, tutt’un giuoco d’artifizio: pim! pam! — Si fa presto così a prendersi tutta l’anima d’una donna! E ora lei viene a dirmi, calmo calmo, che quest’uomo non vuol niente!
Ferrante
Ha ragione! ha ragione, avvocato! Ma scusi, quando uno dice niente! Meno di così?
Lello
No, io rispondo a ciò che m’ha detto lei: che il signor Morli s’è affrettato a ritornare. — Ricco di nuovo, eh?
Ferrante
Sì, ricco....
Lello
E pronto, è vero, a riprendersi, come se non fosse avvenuto nulla, la moglie, il figliuolo....
Ferrante
Ma no, santo Dio! Pronto ad accettare, ritornando, tutto ciò che la sorte, i casi della vita gli avrebbero fatto trovare.
Lello
Glielo dico io che cosa gli hanno fatto trovare!
Ferrante
Ne è già informato....
Si presenta a questo punto sulla soglia della comune Lisa.
Lisa
Permesso, signor avvocato?
Lello
(voltandosi di scatto)
Che cos’è?
Lisa
C’è un signore....
Lello
Non posso, non posso dare ascolto a nessuno in questo momento. Chi è?
Lisa
(smarrita)
Il signor Filo.... Filoni....
Lello
Finali! Finali! Ditegli che torni più tardi. Via! (Lisa si ritira. — A Ferrante, con forza, riattaccando) Da undici anni la signora convive con me!
Ferrante
Sì sì, va bene.
Lello
No, aspetti! Trattata, considerata, rispettata da tutti come una legittima moglie!
Ferrante
E madre anche....
Lello
Sissignore, d’una ragazza che ha ora sette anni: mia figlia!
Ferrante
Va benissimo. Dunque....
Lello
No. Aspetti. Ho fatto da padre in tutto questo tempo al suo figliuolo — quel giovinotto che lei ha veduto e riconosciuto anche.... eccessivamente vivace come il padre — sì, purtroppo!
Ferrante
Tutte queste cose, le dico....
Lello
Aggiungo, no, aggiungo che profittando delle ricerche riuscite vane, trascorso il tempo che la legge prescrive per la ricomparsa del coniuge, avrei potuto anche regolare legalmente col matrimonio la situazione mia e della signora....
Ferrante
Ecco, già. E sarebbe stato bene, io credo, che lei lo avesse fatto.
Lello
Perchè? Per dare al signor Morli adesso la soddisfazione di farlo annullare?
Ferrante
Ma no, scusi, avvocato. Se sono qui per farle sapere che il signor Morli, informato di tutto al suo arrivo, vuole che tanto lei quanto la signora stiano tranquilli e sicuri ch’egli non darà la minima ombra e non farà nulla, da parte sua, per alterare le condizioni di vita che si sono stabilite durante la sua assenza....
Lello
Ah, per questo vorrebbe che io avessi anche legalizzato la mia unione? Le dico che per il solo fatto del suo ritorno il mio matrimonio, adesso, sarebbe annullato.
Ferrante
Già, ma io dico, veda, per la sua figliuola, avvocato. Non m’intendo di legge; ma ritengo che, annullato il secondo matrimonio contratto in buona fede per la scomparsa, come lei dice, del primo coniuge, i figli di questo secondo matrimonio, non perdono, è vero? il diritto della loro legittimità.
Lello
No, no!
Ferrante
Sarebbe iniquo! Ora, non avendolo lei fatto, la sua figliuola....
Lello
(prevenendo, dopo avere stentato a comprendere)
Già! È naturale.... Ora non potrei più farlo.... Ma questo importa fino a un certo punto. La mia figliuola è riconosciuta, e basta così. È donna; troverà marito.... Se fosse stato un maschio, forse, non mi sarei fatto scrupolo di richiamar la madre a considerare una condizione di fatto, su cui, capirà, per mia delicatezza, ho rifuggito sempre dal richiamarla.... — Non perchè non fossi sicuro di lei! Ma perchè.... fare il nome di quell’uomo.... venire a un atto che importava, da parte di lei, così nell’incertezza, doversi considerare come vedova di colui.... — m’era odioso.
Ferrante
Ah, ecco....
Lello
Tanto più che non ne abbiamo sentito proprio bisogno per la stima ch’ella, grazie a Dio, gode intera, accanto a me, presso tutti. — (Riscaldandosi) È questo, è questo ora lo scompiglio vero, che mi porta il signor Morli col suo ritorno! Mi manda a dire che non vuol niente; che non darà la minima ombra! Ma come vuole che non ne dia ombra? — Col suo ritorno cangia tutto!
Ferrante
Ma no, perchè? Non cangia nulla.
Lello
Cangia tutto! Per forza! Finchè lui non c’era — passati ormai tanti anni — sparito — forse morto — la situazione della signora qua con me era diventata agli occhi di tutti quasi normale.
Ferrante
Già! Ma non vedo....
Lello
Come non vede? Ora diventa falsa, col marito di nuovo qua!
Ferrante
No, dico, scusi, non vedo che cosa possa farci lui.... il Morli....
Lello
E non la mette lui, adesso, in questa falsa situazione?
Ferrante
Non lui, scusi....
Lello
Lui, lui! Perchè avrebbe potuto ritornar subito! Questa situazione è stata determinata, provocata dal suo abbandono!
Ferrante
Già.... ma per impedirlo non credo che lei possa pretendere ch’egli arrivi fino al punto di sopprimersi!
Lello
Non pretendo questo! Penso alla reputazione della signora!
Ferrante
Capisco! capisco!
Lello
Non negherà che ora ella si troverà a convivere, davanti a tutti, con un uomo che, legalmente, non è suo marito.
Ferrante
Ma questo è di fatto, scusi!
Lello
Nossignore! Di fatto, finora, questo marito non esisteva; nessuno ci pensava più! Ero io, per tutti, di fatto il marito! Ora invece, con lui di nuovo qua....
Ferrante
(stringendosi nelle spalle)
Che vuole che le dica.... Mi dispiace....
Lello
(non riuscendo a darsi pace)
È stata da anni, da anni, la mia cura più assidua.... Tutta la mia passione per questa donna.... (andando innanzi a Ferrante, quasi aggredendolo). Sa! avrei saputo farle anch’io, le follie, quelle che forse a lei un tempo piacevano, nel marito! — Nossignori: frenarla, comporla, questa passione, per guadagnarle con la correttezza di tutte le forme, il rispetto della società. — Ora viene lui, e addio! — Io divento l’amante. — Questa donna, ha il marito, e convive con l’amante!
Ferrante
Lei se n’ha per male, scusi, come se l’amante, intanto, non fosse lei!
Lello
Nossignori! Perchè per me, ormai è come una moglie!
Ferrante
Appunto.... Ma mi pare che tra lei e il marito, questo fatto dovrebbe più dispiacere al marito, che a lei.
Lello
Ma che vuole che dispiaccia a lui, se mi manda qua uno a dirmi che non glien’importa nulla!
Ferrante
Ah no! no! che non glien’importi nulla, signore, io non gliel’ho detto! Il Morli è disposto....
Lello
A ripartirsene?
Ferrante
No! Ah, no! Basta! Quanto a ripartirsene, stia sicuro che non se ne riparte più!
Lello
E allora? — Disposto a che cosa? — Ma dunque vede che è vero, lei che mi diceva di no?
Ferrante
Io? Che cosa?
Lello
È pazzo! È pazzo! Ah, è venuto anche sul serio con l’intenzione di riprendersi la moglie?
Ferrante
Ma no!
Lello
(senza dargli tempo)
Aspetti! aspetti! Abbia pazienza un momento, caro signore!
Esce concitatamente per l’uscio a sinistra. Ferrante Morli resta interdetto e sospeso su quello che ora avverrà. — Poco dopo, dalla comune, si precipita la Titti — bella ragazzetta di sette anni — vestita di bianco come una farfalla — seguita dalla sua governante inglese Miss Write, giovane e bella, ma assiderata in una dolente rigidezza.
Titti
(accorrendo e abbracciando per di dietro Ferrante)
Buon giorno, papà, buon giorno! (Poi, tirandosi indietro, e irrigidendosi anche lei, come la sua governante, appena Ferrante le si mostra) Oh, prego, scusi!
Miss Write
Ma Titti!
Ferrante
Niente — bella bambina! (Ammirandola) Ah, deliziosa... — Ma guarda! Sai che somigli molto — molto — (volgendosi a Miss Write) — è curioso! — (riguardando la ragazza) — ma sì, a quel birbante che ti chiama muci-muci?
Titti
(alzando una mano come una bambola inorridita)
Ah!
Miss Write
Shocking. Non retto dire così, signore! (Rivolgendosi alla Titti) Make your compliments and let us retire.
Ferrante
(comprendendo molte cose sulle condizioni del figlio in quella casa, dice con ironia)
Ah, bene.... — Non credevo, scusi....
Rientra dall’uscio a destra Lello, seguito da Evelina. La signora Morli ha circa trentasette anni. È quale i casi della vita e la compagnia d’un uomo malinconico, posato e scrupoloso come Lello Carpani l’hanno ridotta: vale a dire seria, contegnosa, compresa del rispetto che una donna e una madre cosciente dei suoi doveri verso la società e la famiglia, deve ispirare con la sua dignità inappuntabile, temperata però da un misurato languore nello sguardo, nella voce, nei sorrisi, di nobile compatimento, ispirato da non si sa quale soave rimpianto lontano. Tutto questo, si badi, senza la minima ombra di affettazione, come una necessità naturale della sua convivenza col Carpani, la quale, senza concorso di volontà o di studio, abbia determinato istintivamente in lei questo suo modo d’essere, quasi che, volendo piacere all’uomo con cui convive, ella non abbia mai pensato di poter essere altrimenti. Penerà molto, però, in questo momento, a serbare questo suo naturale contegno, agitata com’è dalla notizia del ritorno del marito, ch’ella del resto riconosce subito nella persona di quel sedicente amico.
Titti
(accorrendo per abbracciare Lello)
Oh, eccoti finalmente!
Lello
(arrestandola)
No, Titti; vai, vai.... (Poi, mostrando la ragazza a Ferrante, con intenzione:) Ecco la mia (indica Evelina), la nostra figliuola.
Ferrante
(turbatissimo, guardando invece Evelina)
Ho avuto.... ho avuto il piacere d’ammirarla.
Titti
(accorrendo verso la madre)
Mamma sai? ho visto la signora Armelli. Ha detto che verrà con l’avvocato. Senti, mamma?
Lello
(a Titti)
Vai, vai, cara! (Ma vedendo che Titti, andata verso la madre, resta smarrita di fronte al turbamento di lei, esclama sorpreso, guardando Evelina). Che cos’è?
Evelina
(quasi per venir meno; tra sè, guardando e non volendo guardare Ferrante, dice, convulsa)
Ma.... la voce.... gli occhi.... (Poi, risolutamente arrossendo, impallidendo, quasi con un grido:) Ferrante?
Ferrante
(in un sussulto)
Eva!
Evelina
(con la smania di chi non vorrebbe smarrirsi, e si smarrisce; portandosi le mani alla faccia)
Oh Dio.... Dio mio.... (casca a sedere).
Lello
(a Ferrante)
Ah, come! È lei? Ferrante Morli?
Ferrante
Chiedo scusa.... (accostandosi a Evelina) No, Eva.... Su! su! Me ne vado subito.... Non ho saputo resistere alla tentazione di venire a vedere....
Evelina
(levandosi con franca fierezza)
Venire a vedere che cosa?
Ferrante
(quasi sorridendo, nel vederla così)
Ma no! Niente, Eva....
Lello
Qua bisogna venir subito, Lina, a una spiegazione!
Evelina
(combattuta, fremente, vedendo il marito così placido)
No! Basta! Che spiegazione? Non.... non c’è bisogno di nessuna spiegazione! (Accorgendosi che Titti è ancora lì, stupita, smarrita) Ma vai, vai, figliuola mia.... — (Volgendosi a Miss Write) Mi pare che lei, signorina, avrebbe potuto portarsela anche di là!
Titti e Miss Write si ritirano per la comune.
Evelina
(a Lello)
Nessuno ha diritto di chiedere a me spiegazioni.
Ferrante
Ma io non ne ho chieste. È stato lui, Eva....
Evelina
Non so con quale ardire tu abbia potuto così.... all’improvviso, dopo tanti anni, presentarti qua....
Lello
Sotto veste d’un amico, sai!
Ferrante
(ancor sorridente, ma già cominciando a seccarsi sul serio)
Ma per non fare scene, Dio mio, come questa a cui tutt’a un tratto, senza ch’io potessi impedirglielo, ha voluto trarre qua te, Eva, e me.... — Ho rifuggito sempre dal farne! Tu lo sai!
Evelina
E perchè allora.... perchè allora sei venuto?
Ferrante
Ma l’ho detto a lui.... gliel’avevo già detto....
Lello
No, no, scusi, lei ha manifestato anche l’intenzione....
Ferrante
Nessuna intenzione, no! (Con scatto d’impazienza) Maledetto il momento che a uno viene l’ispirazione di fare un piacere agli altri!
Lello
Ah per lei è un piacere questo?
Ferrante
Ma sì, perchè mi sono preoccupato che v’arrivasse di sorpresa la notizia del mio ritorno, senza sapere con quali intenzioni fossi ritornato!
Evelina
Ma io ancora non le so, le tue intenzioni!
Ferrante
Nessuna! Eva! Nessuna, ti dico!
Evelina
Sarebbe inconcepibile, difatti, che tu potessi averne ancora qualcuna!
Ferrante
Avrei voluto, veramente, o scriverti, o mandare qualcuno. Decisi all’ultimo di venire io stesso, fidandomi che tu — anche se mi avessi visto — ormai, dopo tant’anni, così.... tutto grigio, senza barba.... Mi hai invece riconosciuto subito!
Lello
(seccato di questo tentativo d’approccio familiare)
Aspetti, aspetti, scusi! Non è possibile! Se è venuto di persona.... qualche speranza, per lo meno....
Ferrante
Ma no, le dico! Nessuna speranza! Un desiderio, al massimo, di vedere.... Oh, perdio! mi sembra naturale infine....
Evelina
(subito, intuendo, con uno scatto quasi ferino)
Aldo tu dici?
Ferrante
Mio figlio!
Evelina
(c. s. tutta vibrante d’ira e di sdegno)
Ma che tuo figlio! Tuo figlio? Tu lo abbandonasti, lo lasciasti a me bambino, senza più curarti di lui....
Ferrante
(gridando più di lei, per interrompere la scena che lo secca enormemente)
Ma sì! ma sì! Va bene! Basta! Ora l’ho visto e me ne vado!
Evelina
(restando)
L’hai visto? Dove? Qua?
Ferrante
Poco fa; ma non temere! Non sa d’aver parlato con suo padre!
Lello
Ma lo saprà; verrà a saperlo! Non sarà possibile tenerglielo nascosto! — Ah, eccolo qua....
Entrano dall’uscio a sinistra Aldo e Decio. Aldo ha il cappello in capo, per uscire; Decio lo tiene in mano. Subito Evelina si lancia incontro al figlio, come per ripararlo.
Evelina
(frenetica)
No, no, Aldo! no! mio! mio soltanto! (Volgendosi come una belva a Ferrante). Se sei ritornato per questo, puoi andartene perchè non hai, non hai più nessun diritto su lui!
Aldo
(sbalordito)
Mamma, ma che cos’è? che dici?
Evelina
(seguitando, con foga crescente)
No! Nessuno! nessuno! perchè tu sei rimasto a me; t’ho cresciuto io, Aldo; io soltanto ho sofferto per te, e soltanto la tua mamma tu ti sei trovata accanto!
Aldo
(comprendendo e guardando l’estraneo)
Ma che.... che forse.... lui?
Evelina
(abbracciandolo, riparandolo)
No! Tu non devi neanche guardarlo!
Ferrante
(ad Aldo; impaziente e imperioso, vedendo ch’egli accenna di sciogliersi dal cieco abbraccio della madre)
Stai, stai lì!
Evelina
(voltandosi di nuovo contro di lui, senza lasciare il figlio)
Non c’è bisogno che glielo dica tu di stare qui!
Aldo
Ma no, mamma, aspetta! Non sono un bambino!
Evelina
(atterrita)
Come!... Che dici, Aldo?...
Aldo
Dico che.... preso così, scusami.... — Ho diritto anch’io di sapere....
Evelina
(subito)
No, niente, Aldo! niente! Perchè lo riconosce lui stesso di non avere nessun diritto su te! Ha detto che non vuole niente, e che se ne va! È vero?
Ferrante
(ridendo dell’agitazione di lei e della fretta di mandarlo via)
Ma sì! Calmati! Calmati! Non voglio niente!
Evelina
(subito)
Te ne puoi dunque andare!
Ferrante
Ecco, me ne vado....
Aldo
(risolutamente staccandosi)
Aspetta, mamma! Ti dico che io voglio sapere!
Lello
(a Ferrante)
Ecco, vede? vede? lei che non vuol niente!
Ferrante
(a Lello)
Io? Ma no! È lui! (indica Aldo).
Evelina
(al figlio)
Che vuoi sapere? Non ti basta quello che sai?
Aldo
Sì: quello che m’hai detto tu. Ma forse egli avrà ora esposto qua le ragioni per cui, per tanti anni, non s’è fatto vivo!
Ferrante
Ah no, caro, nessuna ragione! nessuna!
Aldo
Ne avrai avute!
Ferrante
Nessuna, davanti a tua madre che grida, giustamente, perchè l’abbandonai con te, bambino.
Evelina
(interrompendolo)
E non è forse vero?
Ferrante
Sì, e dico infatti «giustamente!»
Aldo
Ma davanti a me?
Evelina
Ah no, nient’affatto! Ci devo esser io!
Ferrante
(ridendo)
Temi che inventi? — Ma no! Perchè tu stia tranquilla, eccole qua a mio figlio spicce spicce, le mie ragioni. Volli abbandonarvi tutt’e due. Te e lei! Per andare a divertirmi! Va bene così?
Evelina
Ah no! Perchè così tu vuoi fargli supporre....
Ferrante
(con scatto d’impazienza)
Ma se non voglio averne per lui! non lo capisci? Prima di tutto perchè credo con te, che per lui debbano valere soltanto le tue; e poi perchè non ammetto che debba giudicarmi mio figlio!
Lello
Ma egli ha pure tutto il diritto di sapere....
Ferrante
(subito, interrompendo)
Nossignore! Perchè io non gl’impongo, nè gli chiedo di venirsene con me! — Potrei dirle a lei (indica Evelina), se mai, le mie ragioni; ma me ne guardo bene! — Io posso riconoscere le sue e accettarle in pace, — lei, le mie, no — per forza! (Volgendosi subito a Evelina) Perchè tu, Eva, hai ora — qua, lui (indica Lello) — e di là, tua figlia! — Due fatti, contro cui non potrebbero mai valere le mie ragioni, fossero pure le più giuste e le più vere! — Dunque, basta! — Me ne vado.
Aldo
E non pensi, che queste che sono ragioni per lei....
Evelina
(cercando d’interromperlo)
Ma che dici?
Aldo
(forte, reciso)
Lasciami dire, ti prego, mamma! Tra te e lui, ci sono anch’io! — Dovete pure tener conto di me! — (A Ferrante) Tu non dovevi più ritornare, se volevi riconoscere e tener ferme soltanto queste ragioni di lei, nelle quali io non entro affatto!
Evelina
(con un grido)
Come non entri? Che dici?
Aldo
(pronto, con forza)
Ma sì, mamma, scusa! Se son lui (indica Lello) e la Titti le tue ragioni, quelle ch’egli accetta, — io non c’entro; io ne son fuori!
Evelina
(subito, con forza)
E che forse la Titti m’ha impedito d’esser mamma anche per te?
Aldo
(tentando d’arginar quella foga, dolcemente)
No, no, mamma!
Evelina
(c. s.)
Quando? quando mai? Sono stata tutta per te; tutte per te le mie cure!
Aldo
(c. s.)
Sì, sì....
Lello
Questa è ingratitudine!
Evelina
E anche lui (indica Lello) è stato per te un padre affettuoso!
Aldo
Ma sì! va benissimo! E gliene sono grato! — Ma considera la mia situazione, ora, con lui qua! (indica Ferrante).
Lello
Ah, questo sì, è giusto. Gliel’ho detto anch’io! Giustissimo!
Evelina
(stordita, non aspettandosi quest’approvazione da parte di Lello)
Come? Che dici, giustissimo?
Aldo
Ma sì, mamma: se mio padre è tornato, ti par giusto ch’io stia qua ancora con lui? (indica Lello; poi, scorgendo per caso Decio di cui s’era scordato) È vero, Decio? Non ti pare? Su, su, di’! tu puoi giudicarne meglio d’ogni altro, da estraneo....
Decio
Ma no.... io.... chiedo scusa....
Aldo
No, no. — Di’, di’ francamente.
Decio
Ma io non so....
Lello
È inutile! è inutile! Perchè è proprio così, Lina tuo figlio ha ragione!
Aldo
Finchè mio padre non c’era....
Lello
Anche la nostra situazione, adesso, gliel’ho fatto notare (indica Ferrante) diventa falsa, con lui qua, agli occhi di tutti. — E tuo figlio naturalmente....
Evelina
Ma se finora c’è stato, qua con noi!
Lello
Sì; finchè non si sapeva nulla di lui, neppure se fosse in vita!
Evelina
(ad Aldo)
Ma se lui, Dio mio, lui stesso te lo dice, di rimanere con me!
Ferrante
O se no, me ne riparto....
Lello
(con uno scatto di sincerità)
Ecco! Bene! Dovrebbe far questo, lei!
Aldo
(subito)
Sarebbe inutile! (Voltandosi a Ferrante) Te ne riparti? Vengo con te; e sarà peggio per lei!
Evelina
Ma allora sei tu, Aldo?
Aldo
No, mamma! Dio mio, non so come tu non te ne persuada! Tu te ne stai con lui (indica Lello) e con la Titti — com’è giusto. Ma è giusto allora che anch’io me ne vada con mio padre....
Ferrante
Volete lasciarmi dire due parole?
Evelina
Ecco che parla lui, adesso!
Ferrante
No, Eva, — con calma! con calma!
Evelina
Lo so che cosa vuoi dire! Che non essendomi bastato lui bambino, è vero? e avendo io ora un’altra figlia e lui (indica Lello)....
Ferrante
Ma non te ne fo un rimprovero!
Evelina
E intanto mi porti via il figlio, senz’aver mai fatto nulla per lui! (Voltandosi verso Aldo e abbracciandolo e stringendolo a sè con furia di disperazione) Non è possibile! Non è possibile, Aldo! Io non ti lascio andar via! Io non potrei più vivere; non potrei più vivere senza di te, figlio mio! Come puoi pensare d’abbandonarmi, d’abbandonar la tua mamma?
Aldo
Ma no.... vedi....
Evelina
Che vedo? Non capisci che viene a essere una condanna per me se tu te ne vai con lui, se mi lasci qua senza di te? E ti pare ch’io me la meriti, se lui stesso ti dice di no?
Aldo
Ma perchè condanna, mamma?
Evelina
Condanna! condanna!
Aldo
Ma nient’affatto! T’ho detto che è giusto! E se tu non pensassi soltanto alla tua situazione....
Lello
È certo che tu la renderai più falsa, andandotene.
Evelina
(con subitaneo contrasto, rivoltandosi contro Lello)
No, no! — Ha ragione! — Dice che io non penso alla sua! — Che penso alla mia, e non penso alla sua! — Ha ragione! — (Ad Aldo) No, non me n’importa, della mia — è che io non voglio perderti, Aldo!
Aldo
Ma perchè perdermi? Chi ti dice che mi perderai?
Evelina
Non starai più con me!
Aldo
Ma ci vedremo sempre....
Evelina
Come? dove? sei stato con me sempre, da piccino; e non lo sai, non lo sai tutto quello che ho sofferto; tutto quello che io feci anche per lui (indica Ferrante)....
Lello
(con fermezza, turbandosi)
Gliel’ho già detto, Lina!
Evelina
(subito)
Io non lo dico per lui; lo dico per mio figlio!
Ferrante
Ma Eva, scusa....
Evelina
(di scatto, dura, aggrottata)
Che vuoi tu?
Ferrante
Non per mio figlio; ma per te....
Evelina
Non voglio saper più nulla, io!
Ferrante
Ma non intendo parlare di te, come sei ora!
Evelina
Di quello che fui, in me, non c’è più traccia!
Ferrante
Non è vero! Ah! non è vero! Lo so per prova! Lo credetti anch’io, quando volli troncar tutto, di netto, fuggendo come un pazzo, senza lasciare più, apposta, nessuna traccia di me! — Scusa, tant’è vero, che t’è bastato risentir la mia voce, e sei cascata lì a sedere....
Evelina
Ma sfido!
Lello
Mi sembra perfettamente inutile....
Ferrante
Inutilissimo! inutilissimo! Ma per mandare così una voce — a quattordici anni di distanza — a una certa piccola Eva folle....
Evelina
Folle, sì! folle! folle!
Ferrante
Non rimpiangere, saresti ingrata!
Evelina
Ma lo scontai!
Ferrante
Questo sì! Ma anch’io! E peggio di te! Non rimpiangere! Per questo, capisci? volli sparire. Quando una vita, come quella che vivemmo tu e io, per cinque anni, crolla — è tale il crollo, che: basta! serrare i denti! sparire! — So quello che volesti fare per me! Una pazzia.... Se il mio unico pensiero era stato quello di salvare almeno te e lui (indica Aldo) — così, proprio così come ho fatto — sparendo! — Vedi che, sì — avrai sofferto — ma non t’è finita male.... Con me, se fossi ritornato, sapendo a tempo dell’opera sua (indica Lello) — immagina che vita sarebbe stata.... Diversi, non si può essere se non con gli altri. — Tu, con lui.... (indica di nuovo Lello) — ma diversi noi due, Eva — dopo essere stati com’eravamo — no, ah! sarebbe stato per me una cosa impossibile! meglio niente!
Aldo
Avresti potuto pensare che c’ero io, anche.
Ferrante
No! Anche per te, anche per te — meglio! Dopo quanto avvenne, per colpa d’altri, ma certo anche per il disordine mio — t’avrei fatto male e non bene, restando! (Subito cangiando tono, calmo, arguto, sorridente, per richiamare ai fatti) — Signori miei, insomma, io v’ho trovati qua in perfettissima pace. Mi pare che voi adesso rimpiangiate, non la mia fuga di tanti anni fa, ma ch’io sia ritornato!
Lello
Appunto! appunto! — guastando tutto, con questo ritorno!
Ferrante
Vediamo di guastare il meno possibile! Sono qua per questo.
Evelina
(ad Aldo)
Dunque, tu vuoi andartene con tuo padre? Bada che io non so.... non so come farò.... quello che farò, se tu te ne vai....
Aldo
Ma se ti dico che ci vedremo sempre....
Evelina
Voglio sapere dove!
Lello
Già, perchè.... (rivolgendosi a Ferrante) spero che lei non penserà di domiciliarsi qua, nella stessa città....
Ferrante
Ah, no.... certo....
Lello
Sarebbe una condizione per me, per lei (indica Evelina) intollerabile!
Ferrante
Stia tranquillo. Non mi domicilierò qua certamente.
Evelina
E dunque, come sarà questo sempre?
Aldo
Ma si vedrà, mamma.... Combineremo....
Evelina
No, no! — Ora! — Lo voglio sapere ora! lo voglio sapere prima! — Non verrà fuori che tu non potrai più venire qua perchè io sto con lui! (indica Lello, guardando come a sfida, Ferrante).
Ferrante
(sorridendo)
Ma non ti rivolgere a me. Io non dico niente! Fate voi! Fate voi!
Lello
(schizzando stizza; irritato, non si sa se dalla gelosia o dal dispetto di vedersi tutto scombinato)
Comoda, ah, comoda, la sua parte!
Ferrante
E dalli! Ma non me lo dica lei, almeno, scusi!
Lello
Glielo dico io, sissignori, glielo dico io!
Ferrante
Oh bella! Ma abbia pazienza, si rende un po’ conto perchè la cosa le sembra così?
Lello
Ma perchè è così! Non crede che sia comodo lasciar fare agli altri dopo aver messo tutto sossopra?
Ferrante
Nient’affatto. Guardi. Le sembra così, perchè io proprio non voglio nulla, neanche mio figlio; di fronte a lei che invece vorrebbe tutto.
Lello
Io?
Ferrante
Sissignore. Tutto. Come se io non solo non ci fossi, ma non fossi mai stato nessuno nè per questa donna, nè per questo ragazzo. Bene. Io faccio come vuol lei, cioè appunto come se non ci fossi; ed ecco che lei se n’irrita e se la piglia con me. — Se la pigliasse almeno con lui! (indica Aldo) — Quantunque per esser logico, lei, dovrebbe riconoscere che mio figlio, qua, non dovrebbe metter più piede.
Lello
(stordito)
Come per esser logico?
Ferrante
Ma sissignore! Perchè lei si dà pensiero delle false situazioni e della buona reputazione, solo quando fanno comodo a lei. Bene. Voglio darmene pensiero anch’io. E posso pretendere — poichè il marito sono io, infine, io e non lei — posso pretendere che mio figlio, qua, non metta più piede!
Evelina
(subito, costernatissima)
Ah, vedi? vedi?
Ferrante
(scoppiando a ridere)
Ma no! ma no! Stai tranquilla, cara! Non pretendo nulla, io! — Non posso soffrire la pedanteria, lo sai! — Povera piccola Eva, sei diventata accanto a lui una brava saggia mammina feroce. Ti ricordi? Iviù! (farà questo grido, che evidentemente era il modo con cui un tempo la chiamava, con una strana luce negli occhi e alzando tutte e due le braccia) E tu mi saltavi al collo.
Evelina, che durante tutta la scena ha cercato di nascondere il vivo e profondo turbamento richiamandosi di continuo alla sua malinconica e austera dignità, tanto più soffusa d’una cert’aria di comicità, quanto più in lei vuol essere sincera, e che nella difesa del figlio ha messo tanta aggressività contro la sorridente remissione del marito, perchè in questa aggressività trovava anche una difesa contro il suo proprio turbamento, ora a quel grido di lui, per nascondere ancora una volta questo turbamento, ricorre a un fiero atto di sdegno.
Ferrante
(subito, notando quest’atto)
No! Basta.... Scusami.... Mi pare impossibile che, pur essendo all’aspetto quasi la stessa, tu sii divenuta un’altra, così....
Evelina
(non potendone più)
Ma insomma!...
Ferrante
Basta, basta, sì.... Me ne vado. Non c’è da far tragedie, come vedete, disposto come sono alla massima condiscendenza. Tuo figlio se ne starà con te, con me, come vorrà. E standosene con me non soffrirà, perchè ho pensato per lui, credi, più che non paja. Da questo bel giovanotto (posa una mano sulla spalla di Decio) mi farete sapere quello che stabilirete fra voi due: dove, come e quando vi volete vedere; e non ne parliamo più....
Fa per avviarsi, con Decio, quando sulla comune si presenta la Signora Armelli, sui trent’anni, molto ritinta e riccamente abbigliata.
Signora Armelli
Permesso?
Evelina
Oh, Lucia. Vieni, vieni.
Ferrante
(piano a Decio)
Su, su, andiamo, andiamocene, noi due! (Saluta con la mano Aldo, e inosservato dagli altri esce con Decio, approfittando della visita sopravvenuta).
Signora Armelli
(a Lello)
C’è mio marito in automobile che la aspetta giù, avvocato, per andare.... non so, al convegno per la causa....
Lello
(imbarazzatissimo)
Già! Ma non è possibile, vede? (Voltandosi a cercar nella stanza Ferrante) Dov’è? Se n’è andato?
Signora Armelli
(stordita)
Chi?
Lello
Niente niente. Scenderò io stesso giù a portare a Giorgio le carte e a dirgli che faccia lui, perchè per oggi io non posso.... non posso.... (Esce di fretta per l’uscio a destra).
Signora Armelli
Oh Dio, ma che cos’è accaduto?
Evelina
Ah Lucia, che cosa! che cosa!... Vedi questo ingrato? (indica Aldo. — Poi volgendosi a lui) Perchè non te ne sei andato via subito con lui?
Aldo
Ma per carità, mamma.
Evelina
(alla signora Armelli)
Lo abbiamo cresciuto insieme, è vero, Lucia? E ora....
Signora Armelli
E ora?
Evelina
Hai veduto quel signore che si disponeva a uscire quando tu sei entrata?
Signora Armelli
Sì, col signor Decio....
Evelina
È mio marito!
Signora Armelli
(sbalordita)
Tuo marito?... tuo marito?
Evelina
Sì, che si porterà via con sè Aldo!
Signora Armelli
(con un grido subito represso)
Ah!
Evelina
E lui è felicissimo d’andarsene!
Signora Armelli
(sentendosi vacillare e accennando di portarsi le mani al volto, esclama quasi sotto voce)
Oh Dio.... Oh Dio.... (E mentre Evelina e Aldo accorrono a sorreggerla, casca su una sedia, svenuta)
Evelina
(guardando quasi impaurita il figlio)
Che cos’è?
Aldo
(confuso, premuroso chinandosi sulla svenuta)
Signora Armelli.... Dio mio.... signora Lucia.... (Poi, alla madre con un gesto espressivo delle mani) Mamma.... mamma.... va’, corri pei sali....
Evelina
(trasecolata)
Ma come, tu.... con lei? (E si porta le mani alle tempie, come a reggersi la testa che le va via davanti alla rivelazione d’una cosa così enorme e incredibile).
Aldo
(piano, con una certa stizza)
Anche per questo, vedi? è bene che io me ne vada.... — Su, corri, corri....
Evelina, con la bocca aperta, le mani per aria, fa per avvicinarsi, ma come se non sapesse più dove andare; poi si volta accora una volta verso il figlio come impaurita, ma Aldo con le mani le fa un atto iroso d’andare.
TELA