ATTO SECONDO
La stessa scena del primo atto, verso sera; pochi giorni dopo. Accanto alla finestra, nella parete di sinistra, si vedrà da una parte e dall’altra un vaso da giardino con pianta d’alto fusto vivacemente fiorita. Un terzo vaso consimile, al levarsi della tela, avrà tra le mani Giovanni sulla soglia dell’uscio in fondo, presso la quale si vedranno anche Donn’Anna e sua sorella Donna Fiorina.
Donn’Anna
a Giovanni, indicandogli il posto per il vaso: lì accanto all’uscio, a destra:
Qua, Giovanni; posalo qua.
Giovanni lo poserà.
Così. E ora vai per l’ultimo, che collocherai dall’altra parte. — Se ti pesa, fatti ajutare.
Giovanni
No, padrona.
Donn’Anna
So, so che non ti pesa, vecchio mio. Vai, vai.
E come Giovanni andrà via, voltando alla sua destra, ella dirà a Fiorina, odorando la pianta:
Senti che buon odore, Fiorina?
E poi, indicando le altre piante presso la finestra:
E come sono belle, qua vive!
Donna Fiorina
Ma tu ti rendi più difficile il còmpito, così, Anna, ci pensi?
Donn’Anna
Follia per follia; lasciami fare! Non ne commettemmo mai nessuna, nè io nè tu, per noi, nella nostra gioventù!
Donna Fiorina
Ma sei responsabile tu, ora, della sua!
Donn’Anna
No. In tutti i modi, in tutti i modi egli la scongiurò di non commetterla. È voluta venire! L’aveva in mente! Non avrei più fatto a tempo a impedirlo, scrivendo! È partita!
Donna Fiorina
Ma se tu già avessi scritto alla madre!
Donn’Anna
Non ho potuto! Mi ci sono provata, tre giorni, e non ho potuto; per la paura che ancora ho —
Donna Fiorina
— di che?
Donn’Anna
— che possa non essere per lei, com’è per me! che «sapendolo», il suo amore debba finire!
Donna Fiorina
Ma dovresti augurartelo, augurarglielo!
Donn’Anna
Non me lo dire, Fiorina! — Gli ha scritto un’altra lettera, sai?
Donna Fiorina
Un’altra lettera?
Donn’Anna
con occhi accesi di cupa gioja vorace:
L’ho letta per lui!
E subito a prevenire:
Ma era più disperata della prima!
Donna Fiorina
Dio mio, Anna, tu mi spaventi!
Donn’Anna
Una mamma che si spaventa, come se non avesse tenuto vivi in grembo i suoi due figli e non li avesse nutriti di sè, con quella bella fame per due! — O che ti spaventavi allora? — Io ora mangio la vita per lui! — Se lo chiamo, che fai? torni a spaventarti?
Donna Fiorina
s’otturerà le orecchie come se la sorella stesse per gridare il nome del figlio:
No, Anna mia! no! no!
Donn’Anna
Temi ch’egli possa castigare il tuo spavento, comparendoti per burla di là?
Indicherà la camera del figlio.
Io non ho bisogno di credere alle ombre. So che egli vive per me. Non sono pazza.
Donna Fiorina
Lo so! E intanto fai, come se fossi!
Donn’Anna
Che ne sai tu come faccio? delle ore che passo? Quando, su, abbandono la testa sui guanciali, e lo sento, lo sento anch’io il silenzio e il vuoto di queste stanze, e non mi basta più nessun ricordo per animarlo e riempirlo, perchè sono stanca. «So» anch’io, allora! «so» anch’io! e m’invade un raccapriccio spaventoso! L’unico rifugio, l’ultimo conforto allora è in lei, in questa che viene e che ancora non «sa». — Me le rianima e me le riempie lei subito, queste stanze; mi metto tutta negli occhi e nel cuore di lei per vederlo ancora qua, per sentirlo ancora qua, vivo; poichè da me non posso più!
Donna Fiorina
Ma ora che ella viene —
Donn’Anna
Tu vuoi farmi pensare prima del tempo a ciò che avverrà! Sei crudele! Non vedi come smanio? Mi par di respirare come chi abbia i minuti contati e tu mi vuoi levare quest’ultimo minuto di respiro!
Donna Fiorina
Ma perchè considero che con questo viaggio ella rischia di compromettersi; ora che tutto è finito.
Donn’Anna
No. Gliel’ha scritto. Approfitta d’una assenza del marito, andato da Nizza a Parigi per affari.
Donna Fiorina
E se il marito ritornasse all’improvviso e non la trovasse?
Donn’Anna
Avrà lasciato alla madre qualche scusa da dare al marito, di questa sua corsa qua di pochi giorni. La madre ha ancora le sue terre a Cortona.
Donna Fiorina
Ma com’ha potuto pensare, io dico, di venire a trovarlo qua, sotto i tuoi occhi?
Donn’Anna
Qua? Ma che dici? Qua la condurrò io. Ella gli ha scritto di trovarsi ad aspettarla alla stazione.
Donna Fiorina
E ci troverà te, invece? E come le dirai?
Donn’Anna
Le dirò.... le dirò, prima, di venire con me. — Non le potrò mica dare la notizia lì alla stazione, davanti a tutti.
Donna Fiorina
Ma come resterà lei, alla tua presenza? Che penserà, non trovando lui?
Donn’Anna
Penserà che non c’è, perchè è partito. E che ha mandato me per farglielo sapere. — Ecco: dapprima, là, le dirò così.... — o in qualche altro modo.
Donna Fiorina
Ma poi qua, almeno, le dirai tutto? tutto?
Donn’Anna
Dopo che la avrò persuasa a seguirmi, sì.
Donna Fiorina
E perchè allora prepari queste piante?
Donn’Anna
Perchè ancora ella non lo saprà, arrivando! È lui! è lui! Non sono io! — Per carità non farmi parlare! — Ella arriva, e ci vogliono queste piante!
Vedendo rientrare Giovanni con l’altro vaso:
Là, Giovanni, come t’ho detto.
Giovanni
Dopo aver posato il vaso:
Questa è la più bella di tutte.
Donn’Anna
Abbiamo scelte le più belle, sì. E ora di’, di’ che tengano pronta la vettura.
Giovanni
È già pronta, signora. In dieci minuti lei sarà alla stazione.
Donn’Anna
Bene bene. Puoi andare.
Giovanni riandrà via per l’uscio in fondo. Donn’Anna in preda come sarà alla sua crescente impazienza, si farà presso l’uscio a destra a chiamare:
Elisabetta! Non hai ancora finito di preparare?
Donna Fiorina
Ma come? Lì, Anna?
Donn’Anna
No! Non per lei. Per lei ho fatto preparare su.
E chiamerà più forte, appressandosi all’uscio.
Elisabetta! E perchè hai aperto la finestra?
Entrerà Elisabetta di corsa annunziando fin dall’interno:
Elisabetta
I signorini! i signorini!
A Donna Fiorina:
Sono arrivati i suoi figli, signora!
Donna Fiorina
sorpresa, esultante:
Lida? Flavio?
Elisabetta
Li ho sentiti gridare nel giardino! Sissignora! Vengono su di corsa!
Donn’Anna
I tuoi figli....
Donna Fiorina
Ma come? Un giorno prima? Dovevano arrivare domani!
Si udrà gridare dall’interno: «Mamma! Mamma!»
Elisabetta
Eccoli! Eccoli!
Irromperanno nella stanza Lida, sui diciotto anni, e Flavio, sui venti. Partiti lo scorso anno dalla campagna per i loro studi in città, saranno diventati altri, pure in così poco tempo, da quelli che erano prima che fossero partiti; altri non solo nel modo di pensare e di sentire, ma anche nel corpo, nel suono della voce, nel modo di gestire, di muoversi, di guardare, di sorridere. Essi naturalmente, non lo sapranno. Se ne accorgerà subito la madre, dopo le prime impetuose effusioni d’affetto, e ne resterà sbigottita, per il tragico senso che all’improvviso assumerà ai suoi occhi l’evidenza della prova di quanto la sorella le ha rivelato.
Lida
accorrendo alla madre e buttandole le braccia al collo:
Mammina! Mammina mia bella!
La bacerà.
Donna Fiorina
Lida mia!
La bacerà.
Ma come? — Flavio! Flavio!
Gli tenderà le braccia.
Flavio
abbracciandola:
Mammina!
La bacerà.
Donna Fiorina
Ma come? — Oh Dio, ma come? Voi? Così?
Lida
Siamo riusciti a partire oggi, vedi?
Flavio
A precipizio! Sbrigando tutto in due ore!
Lida
Ora se ne vanta! Non voleva —
Flavio
Sfido! Corri di qua! scappa di là! Dalla sarta, dalla modista — Chypre Coty — calze di seta! (che te ne farai poi qua in campagna, non lo so!)
Lida
Vedrai, vedrai, mammina, quante cose belle ho portato, anche per te!
Donna Fiorina
che avrà cercato di sorridere, ascoltandoli; ma che pure, avendo notato subito il loro cambiamento, si sarà sentita come raggelare; ora dirà, con gli occhi rivolti alla sorella che si sarà tratta un po’ in disparte nell’ombra che comincerà a invadere la stanza:
Sì... sì, — ma Dio mio.... — io non so.... — come parlate?
Subito, allora, a Lida e a Flavio, seguendo lo sguardo della madre, sovverrà d’essere in casa della zia: penseranno alla sciagura recente di cui nel primo impeto non si saranno più ricordati e, attribuendo a questa loro dimenticanza lo sbigottimento della madre, si turberanno e si volgeranno confusi e mortificati alla zia.
Flavio
Ah, la zia — già! —
Lida
Scusaci, zia! Entrando a precipizio —
Flavio
Non vedevamo la mamma da un anno —
Lida
Il povero Fulvio —
Flavio
— ne abbiamo avuta tanta pena —
Lida
— per te, zia!
Flavio
Contavo di trovarlo qua; di passare con lui le vacanze —
Lida
E io di conoscerlo, perchè —
Flavio
— ma dovresti ricordartene! —
Lida
— avevo appena nove anni, quando partì —
Flavio
Povera zia!
Lida
Scusaci! E anche tu, mamma!
Donn’Anna
No, Flavio; no, Lida: Non è per me; è per voi.
Lida
non comprendendo:
Che cosa, per noi?
Donn’Anna
Niente, cari!
Li guarderà un poco, poi li bacerà sulla fronte, prima l’uno poi l’altro.
Ben tornati.
S’accosterà alla sorella e le dirà piano con un sorriso, per confortarla:
Pensa che almeno, ora, sono più belli. — È bene che io me ne vada.
Andrà per l’uscio in fondo. Gli altri resteranno per un momento in silenzio, come sospesi. L’ombra seguiterà intanto a invadere gradatamente la stanza.
Flavio
Non abbiamo pensato, entrando —
Lida
Ma che ha voluto dire, «che è per noi»?
Donna Fiorina
insorgendo come contro un incubo:
Niente, niente, figli miei! Non è vero! no! no! — Lasciatevi vedere!
Elisabetta
Come si sono fatti!
Donna Fiorina
c. s.
Più belli! più belli!
Elisabetta
ammirando Lida:
Altro che! Una signorina di già! Sembra un’altra!
Donna Fiorina
con impeto, come a ripararla, riprendendosela:
No, Lida mia! Lida mia!
E subito volgendosi all’altro:
Il mio Flavio!
Flavio
riabbracciandola:
Mammina! Ma che hai?
Donna Fiorina
Qua, qua! Lasciatevi vedere bene!
Prenderà fra le mani il viso di Lida.
Non star più a pensare! guardami!
Lida
Ma com’è morto, mamma? Proprio per —
Flavio
— per quella donna?
Donna Fiorina
in fretta, urtata:
No! D’un male che gli è sopravvenuto all’improvviso. — Ve ne parlerò poi. — Ora ditemi, ditemi di voi, piuttosto!
Flavio
a Lida:
Vedi se è vero? Le tue solite romanticherie, te l’ho detto! Se aveva potuto staccarsene, è segno che tutta questa gran passione, da morirne —
Donna Fiorina
Ma no, che dite?
Flavio
Non fa che leggere romanzi, te n’avverto!
Donna Fiorina
Tu, Liduccia?
Lida
Non ci credere, mammina: non è vero!
Flavio
Se n’è portati una ventina anche qua, figurati!
Lida
Mi fai il piacere di non immischiarti negli affari miei?
Donna Fiorina
Ma come! Litigate così tra voi?
Lida
È insoffribile! Non ci badare, mammina.
Flavio
Da quale eroina t’è venuto lo «Chypre» si può sapere?
Donna Fiorina
tra sè, angustiata:
Lo «Chypre» — che sarà?
Lida
Me l’ha suggerito un’amica mia!
Flavio
La Rosi?
Lida
Ma che Rosi!
Flavio
La Franchi?
Lida
Ma che Franchi!
Flavio
Ne cambia una al giorno! Bandieruola!
Elisabetta
Partiti come due pastorelli dalla campagna, Signore Iddio, ora pajono due milordini!
Donna Fiorina
tentando ancora di reagire:
Ma certo! La città.... Sono cresciuti, e....
A Lida:
Mi dite che cos’è codesto «Chypre»?
Flavio
Un profumo, mammina: novanta lire la fialetta!
Donna Fiorina
Profumi, una ragazza!
Lida
Mammina, ho diciott’anni!
Flavio
Tre fialette: duecento settanta lire!
Lida
Hai speso per te, di cravatte, di colletti, di guanti, non so quanto, e hai il coraggio di rinfacciare a me le tre fialette di «Chypre»?
Donna Fiorina
Zitti, per carità, non posso sentirvi fare codesti discorsi!
A Lida, carezzevole:
Ti pettini ora così, — come una grande —
Elisabetta
Partì con la treccina sulle spalle!
Donna Fiorina
senza dare ascolto a Elisabetta:
Eh già! Sei più alta di me.
Poi come smarrita:
Come ti sto sembrando io?
Lida
Bene, mammina! Tanto bene!
Donna Fiorina
E allora perchè mi guardi così?
Lida
Come ti guardo?
Donna Fiorina
Non so.... E tu, Flavio....
Flavio
Ma sai che sei davvero strana, mammina?
Riderà, guardandola.
Donna Fiorina
No, non ridere così, ti prego!
Flavio
Eh, lo so che qui non dovrei ridere; ma parli, ci guardi in un modo così curioso —
Donna Fiorina
Io?
Smaniosamente:
S’è fatto bujo qua: vi cerco con gli occhi, perchè quasi non vi vedo più.
L’ombra, di fatti, si sarà addensata; e in essa a mano a mano si sarà avvivato sempre più il riverbero del lume acceso nella stanza del figlio morto.
Elisabetta
Aspetti. Accenderò.
Donna Fiorina
No. Andiamo via; andiamo via, ragazzi! Andiamocene di qui; è tardi!
Lida
nel voltarsi, notando quel riverbero:
Oh, c’è lume in quella stanza. Chi c’è?
Donna Fiorina
Se sapeste!
Flavio
piano, restando:
È morto là?
Elisabetta
cupa, dopo un silenzio:
Qua è, ormai, come se non avessimo più vita noi; e l’avesse lui solo.
Flavio
Gli tiene il lume acceso?
Lida
che si sarà timorosamente appressata a guardare:
E la camera intatta?
Donna Fiorina
Non guardare, Lida!
Flavio
Come se dovesse sempre arrivare?
Elisabetta
No: come se non se ne fosse andato mai, e fosse qua ancora, com’era prima che partisse. Ci penserà lei, dice, a non farlo partire.
Breve pausa; e poi aggiungerà cupamente:
Perchè i figli che partono, muojono per la madre. Non sono più quelli!
Nel bujo e nel silenzio d’incubo, sopravvenuto, Donna Fiorina romperà in un pianto sommesso.
Flavio
dopo che il pianto della madre avrà fatto per un momento sussultare quel silenzio di morte, dirà alieno, attribuendo quel pianto al dolore per la sorella:
Povera zia; ma guarda!
Lida
È come una follia!
Elisabetta
Ne parla così, che quasi lo fa vedere. Io mi guardo dietro, quando sono qua sola, come se debba vederlo uscire da questa camera e andare per quell’uscio in giardino o di qua alla finestra. Vivo in un tremore continuo. Mi fa badare alla sua stanza; rifare il letto; ecco — là — le coperte rimboccate: ogni sera così, e tutto preparato, come se dovesse andare a dormire.
Donna Fiorina
piano, come una mendica, a Lida che le si sarà stretta accanto istintivamente, impaurita dalle parole d’Elisabetta:
Liduccia mia! Liduccia! Tu mi vuoi bene ancora?
Lida
tutta intenta a Elisabetta, senza badare alla madre:
Seguita dunque a —
Elisabetta
— a farlo vivere!
Donna Fiorina
non potendone più, come se il cuore le scoppiasse:
Flavio! Figli miei! Andiamocene, andiamocene, per carità!
Elisabetta
Aspetti, signora. Le faccio lume: è tutto al bujo ancora di là.
Donna Fiorina
Sì, grazie, Elisabetta. Andiamo, andiamo via!
Elisabetta uscirà prima; poi usciranno Donna Fiorina, Lida, Flavio.
La scena resterà vuota e buja; con quel solo riverbero spettrale che s’allungherà dall’uscio a destra.
Dopo una lunga pausa, senza il minimo rumore, la scranna accostata davanti alla tavola da scrivere si scosterà lentamente come se una mano invisibile la girasse. Dopo un’altra pausa, più breve, la lieve cortina davanti alla finestra si solleverà un poco da una parte, come scostata dalla stessa mano; e ricadrà. (Chi sa che cose avvengono, non viste da nessuno, nell’ombra delle stanze deserte dove qualcuno è morto?)
Rientrerà, poco dopo, Elisabetta, e subito darà luce alla stanza. Istintivamente, riaccosterà la scranna alla tavola, senza il minimo sospetto che qualcuno l’abbia smossa; poi, per sottrarsi alla vista degli oggetti della stanza, si recherà alla finestra; scosterà anche lei con la mano la lieve cortina; aprirà la vetrata e guarderà nel giardino.
Elisabetta
dalla finestra:
Chi è là? —
Pausa.
Oh — Giovanni — sei tu? —
Pausa.
Giovanni?
La voce di Giovanni
dal giardino, allegra:
La vedi?
Elisabetta
No, che cosa?
La voce di Giovanni
Là, ancora tra gli olivi della collina.
Elisabetta
Ah, sì — la vedo. E tu stai lì a guardare la luna?
La voce di Giovanni
Voglio vedere se è vero quello che mi disse.
Elisabetta
Chi?
La voce di Giovanni
Chi! Chi ora non la vede più.
Elisabetta
Ah, lui?
La voce di Giovanni
Da costà; ove sei tu.
Elisabetta
Non mi far paura: ne ho tanta!
La voce di Giovanni
La sera dopo che arrivò.
Elisabetta
Ti disse della luna? E che ti disse?
La voce di Giovanni
Che più va su, e più si perde.
Elisabetta
La luna?
La voce di Giovanni
Tu guardi in terra — mi disse — e ne vedi il lume là sulla collina, qua sulle piante; ma se alzi il capo e guardi lei, più alta è, e più la vedi come lontana dalla nostra notte.
Elisabetta
Lontana? Perchè?
La voce di Giovanni
Perchè notte è qua per noi, ma la luna non la vede, perduta lassù nella sua luce, intendi? — A che pensava, eh? guardando la luna. — Sento i sonaglioli della vettura.
Elisabetta
Corri, corri ad aprire il cancello.
Elisabetta richiuderà in fretta la finestra e si ritirerà per l’uscio in fondo.
Poco dopo, da quest’uscio, entreranno Lucia Maubel e Donn’Anna. Avranno avuto durante il tragitto dalla stazione alla villa le prime spiegazioni, prevedute già nella prima scena da Donna Fiorina. La giovane ne sarà rimasta offesa, mortificata e turbatissima.
Donn’Anna
ansiosa, introducendola:
Vieni, vieni. Sono le sue stanze. E se entri là, ne avrai la prova: ti vedrai da per tutto, con gli ultimi fiori lasciati jeri davanti a tutti i tuoi ritratti.
Lucia
amabile, ironicamente:
I fiori, e poi se n’è fuggito?
Donn’Anna
Torni a rimproverarlo? Se sapessi a che costo non è qua —
Lucia
Vengo, e non si fa trovare. Lei dice che l’ha fatto per me?
Donn’Anna
— contro il suo cuore —
Lucia
— per prudenza? — e non le sembra che sia ben più che un rimprovero, un’offesa per me, tanta prudenza — un insulto —
Donn’Anna
dolente:
— no — no —
Lucia
— oh Dio, così crudo, che si può pensare abbia voluto usarla per sè — non per me — la prudenza.
Donn’Anna
No, per te! per te! —
Lucia
Ma io non sono morta! Io sono qua!
Donn’Anna
Morta? Che dici?
Lucia
Eh sì, mi scusi: se al mio arrivo se n’è fuggito e ha lasciato i fiori là davanti ai miei ritratti, che vuol dire? che vuol essere come per una morta il suo amore? — E io che ho lasciato là tutta l’altra mia vita, per correre qua a lui! — Oh! oh! è orribile, orribile quello che ha fatto!
Si nasconderà il volto tra le mani, fremendo di vergogna e di sdegno.
Donn’Anna
quasi tra sè, guardando nel vuoto:
Non l’avrebbe fatto... È certo che non l’avrebbe fatto...
Lucia
si volterà di scatto a guardarla:
C’è dunque una ragione per cui l’ha fatto?
Donn’Anna
quasi senza voce:
Sì.
E sorriderà squallidamente.
Lucia
Che ragione? Mi dica!
Donn’Anna
Mi permetti di chiamarti Lucia?
Lucia
Mi chiami Lucia, sì. Anzi, gliene sono grata!
Donn’Anna
E di dirti che egli non intese offenderti se, dovendo partire —
Lucia
— ma mi dica perchè? la ragione! —
Donn’Anna
Ecco: te la dirò — ma prima questo: che non intese offenderti, affidandoti a me —
Lucia
— no! ah, mi comprenda! — io.... — io so che —
Donn’Anna
— che lui mi confidò sempre tutto — come vi siete amati —
Lucia
infoscandosi:
Tutto?
Donn’Anna
Poteva confidarmelo, perchè —
Lucia
come colta da un brivido si nasconderà di nuovo la faccia e, spasimando, negherà col capo.
Donn’Anna
guardandola, allibita:
No?
Lucia
più col gesto del capo che con la voce, la quale sarà pianto prossimo a prorompere:
No — no —
Donn’Anna
c. s.
Come? — Allora....
Lucia
prorompendo:
Mi perdoni! mi perdoni! Sia madre anche per me! — Io sono qua per questo!
Donn’Anna
Ma allora, egli —
Lucia
— partì di là per questo!
Donn’Anna
Ma lo forzasti tu a partire!
Lucia
Io, sì! Dopo! dopo! — All’ultimo, a tradimento, quest’amore, durato puro tant’anni, ci vinse!
Donn’Anna
Ah, per questo —?
Lucia
Sconvolta, atterrita, lo spinsi a partire. — Non avrei più potuto guardare i miei bambini. — Ma fu inutile, inutile. — Non potei più guardarli. Mi son sentita morire.
La guarderà con occhi atroci.
Comprende perchè? — Ne ho un altro!
E si nasconderà la faccia.
Donn’Anna
Suo?
Lucia
Sono qua per questo.
Donn’Anna
Suo? Suo?
Lucia
Egli ancora non lo sa! Bisogna che lo sappia! — Mi dica dov’è!
Donn’Anna
Oh figlia mia! figlia mia! — Egli vive allora in te veramente? — Partendo, lasciò in te una vita — sua?
Lucia
Sì, sì — bisogna che lo sappia subito! Dov’è? Me lo dica! Dovè?
Donn’Anna
E come faccio ora a dirtelo? Oh Dio! oh Dio! Come faccio ora a dirtelo?
Lucia
Perchè? Non lo sa?
Donn’Anna
Partito —
Lucia
— non le disse dove andava?
Donn’Anna
Non me lo disse.
Lucia
Ha sospettato — lo vedo — che solo per....
troncherà con un’esclamazione di sdegno.
Ma non aveva ragione di sospettar questo di me! — Sono stata anch’io, sì; com’è stato lui; ma io lo spinsi poi a partire, e non sarei venuta, ora, per questo! — È che non posso più, ora, staccarmi da lui; tornare là — come sono — non posso — ne ho orrore!
Donn’Anna
Sì, sì, è giusto!
Lucia
Non mi può dire proprio dov’è? Non lo sa davvero? Come gli si può far sapere?
Donn’Anna
Aspetta, aspetta: gli si farà sapere, sì —
Lucia
— e come? dove, se lei non sa dov’è? Non sarà mica partito per un lungo viaggio, senza dirglielo, senz’avvertirmene!
Donn’Anna
No, no — non sarà lontano — non può essere lontano....
Lucia
Temette che anche a lasciarlo detto a lei, dove andava.... — Ma forse glielo consigliò anche lei di partire —?
Donn’Anna
Io non sapevo —
Lucia
si premerà una mano sugli occhi:
Divento così sospettosa! Oh com’è triste! — Lo so: avrei dovuto scriverglielo. Ma non volli disperdere in parole le forze che mi bisognavano tutte per la risoluzione già presa. — Gli è parsa una follia, una frenesia —
Donn’Anna
per calmarla:
— ecco, ecco —
Lucia
— ed è fuggito per farmi trovare qua in lei la ragione che avevo perduta. — Capisco, capisco. —
Staccando:
Tornerà? le scriverà? farà sapere dov’è? —
Donn’Anna
Sì, sì, certo — calmati — siedi, siedi qua accanto a me — e lasciati chiamare figlia —
Lucia
— sì, sì —
Donn’Anna
— Lucia —
Lucia
— sì —
Donn’Anna
— figlia mia! —
Lucia
— sì, mamma! mamma! — Ora sento che è meglio così; ch’io abbia trovato lei qua, prima, e non lui —
Donn’Anna
— figlia mia bella — bella! — questi occhi — questa bocca — quest’odore dei tuoi capelli — e l’alito del tuo corpo! — Comprendo, comprendo! — Ah, egli doveva — ma fin da prima, fin da prima doveva farti sua! Questa gioja me la doveva dare, d’avere in te un’altra mia figlia, così! — così! —
Lucia
— senza tutto il male — oh Dio, il male che abbiamo fatto!
Donn’Anna
Ora non ci pensare! — Quelli che non ne hanno fatto, figlia, chi sa di quanto male sono stati cagione agli altri, a quelli che lo fanno, e che forse saranno i soli ad averne poi bene. Tu più di me.
Lucia
Ho tagliata in due la mia vita — io —
Donn’Anna
— ne hai una in te —
Lucia
— ma quegli altri, là? — Son dovuta fuggire qua, con questa, che ancora è nulla e che pure subito è diventata tutto — tutto l’amore precipitato d’un tratto così, diventato d’un tratto ciò che non doveva mai diventare!
Donn’Anna
La vita!
Lucia
Ah quello che ho patito, lei non lo sa, non lo potrà mai immaginare! — Il letto, Dio mio, dove si riposa, diventato un orrore! — Certi patti con me stessa.... — Sa, sa il bruciore di certi tagli? — Così! Là, a tenermi coi denti finchè potevo, per impedirmi che il corpo finisse d’appartenermi e cedesse! E ogni qual volta scattavo da quell’orribile incubo dove per un attimo, cieca, era stata costretta a mancarmi — ah — liberata — potevo essere di lui, pura, per il martirio subìto — senza rimorsi. — Non dovevamo cedere anche noi! Il patto poteva valere soltanto così. — Perchè, anche quegli altri là — che crede? — (lei è madre, e con lei posso parlare) —
Donn’Anna
— sì, parla, parla —
Lucia
— quegli altri là (è vero) non erano amore che si fosse fatto carne: — erano di quello, carne — ma l’amore che ci avevo messo io, l’amore che avevo dato io anche a quegli altri — io, io così col cuore pieno di lui — li aveva fatti, anche quelli, quasi di lui. L’amore è uno! — E ora.... ora questo non è più possibile! — Di due io non posso essere. Piuttosto m’uccido.
Donn’Anna
Non solo per te, ma anche per non dare a quell’altro «questo» che è tuo solamente e di lui — non puoi —
Lucia
— è vero? è vero? —
Donn’Anna
Non devi!
E smarrendosi un poco:
Io lo domando a te —
Lucia
— l’ha detto lei! —
Donn’Anna
— sì — per sapere se hai pensato anche a questo! —
Lucia
dopo una breve pausa, ripigliandosi e infoscandosi:
La violenza che ho fatto a me stessa per tanti anni — quei due bambini che mi sono nati ad onta di questa violenza —
Resterà improvvisamente in tronco.
Donn’Anna
Che vuoi dire?
Lucia
Nulla, nulla contro di loro! Ah, ma contro quell’uomo — è un così intimo e oscuro sentimento d’odio, che non lo so dire. — Sento che io sono stata madre due volte così, senza la mia minima cooperazione, per opera d’un estraneo a me — e badi, nella mia carne viva e con tutto lo strazio dell’anima — mentre lui — oh, lui non lo saprebbe nemmeno!
Donn’Anna
Ma lo sai tu!
Lucia
Sì, e allora per rispetto a me, non per rispetto a lui! Avrebbe reso da me un male assai minore di quello che mi ha fatto.
Donn’Anna
Non lo conosco: non posso giudicare.
Lucia
Solo perchè moglie m’ha reso madre, per potersene poi andare spensierato con altre donne — tante! — cinico e sprezzante; solo attento agli affari; e poi, levato di lì, fatuo, frigido — guarda la vita per riderne, e le donne per prenderle, e gli uomini per ingannarli. — Ho potuto resistere a stare ancora con lui, solo perchè avevo chi mi teneva su, chi mi dava aria da respirare fuori di quella bruttura. — Non dovevano bruttarci anche noi! Le giuro, le giuro che non è stata una gioja — e la prova (è orribile dirlo, ma per me è così) — la prova è in questa mia nuova maternità.
Donn’Anna
No, Dio! che dici?
Lucia
Sono venuta qua, perchè mi faccia lui, se può, sentire che non è vero! Avevo fatto di tutto là, tre anni, per non essere più madre. Lo credo, lo credo anch’io che dev’essere una gioja; e non voglio altro, le giuro che non voglio altro che questo: che veramente diventi ora per me questa gioja che non ho provata mai!
Donn’Anna
Ma devi averla tu nel cuore, figlia mia! Se non l’hai tu, chi te la può dare?
Lucia
Lui! Lui!
Donn’Anna
Sì, lui; ma per come tu hai nel cuore anche lui! Solo così. È sempre così. Non cercare nulla che non ti venga da te.
Lucia
Che vuole che mi venga da me in questo momento! Sono così smarrita — sospesa. — Questo tradimento di non farsi trovare.... — Ho bisogno di lui, di vederlo, di parlargli, di sentirne la voce! — Dov’è? dove sarà? come si farà a saperlo? — Finchè non lo saprò, io non avrò requie! — Possibile che lei non supponga nemmeno dove se ne sia potuto andare?
Donn’Anna
Non lo so, figlia. — Ma bisogna che tu te le dia, ora, un po’ di pace —
Lucia
— non posso! —
Donn’Anna
— tremi tutta — sarai così stanca! — Il lungo viaggio!
Lucia
Mi rombano le orecchie — la testa mi vaneggia —
Donn’Anna
— vedi, dunque?
Lucia
— tanta ansia, tanta ansia —
Donn’Anna
— bisogna che tu vada a riposare —
Lucia
— e poi non trovarlo! — Credo di aver la febbre. —
Donn’Anna
— hai bisogno di riposo. — Vedremo domani come si deve fare.
Lucia
Impazzirò stanotte!
Donn’Anna
No — guarda — t’insegnerò io a non impazzire — come si fa quando uno è lontano — come feci io tanto tempo, finchè egli fu con te, là: — me lo sentii vicino, perchè io col cuore me lo facevo vicino. — Altro che vicino! Lo avevo io nel cuore! — Fai così, e questa notte passerà. — Pensa che queste sono le sue stanze; e che egli è di là —
Lucia
Dorme di là?
Donn’Anna
Là, sì. — E che su questa tavola ti scrive —
Lucia
Cose cattive m’ha scritto! —
Donn’Anna
E qua, vedi? su questa panca qua, fino a jeri, m’ha parlato tanto, tanto di te —
Lucia
— e poi se n’è partito —
Donn’Anna
— non sapeva! — Quante cose mi disse, perchè io ti facessi intendere senza offenderti e senza farti soffrire il male di questo suo allontanamento per il tuo bene.
Lucia
Ma ora —
Donn’Anna
— ah ora — certo — cambia tutto — con te così! —
Lucia
— e ritornerà! —
Donn’Anna
— e ritornerà, stai tranquilla — ritornerà. Ma ora vieni, vieni su, con me. — Ti ho preparato su la stanza.
Lucia
Voglio vedere la sua.
Donn’Anna
Sì, sì, vieni — entra.
Lucia
E non mi vorrebbe lasciare qua?
Donn’Anna
Vuoi — qua da lui?
Lucia
Ora posso. — E pure con me.
Donn’Anna
Vedi, vedi che tu già lo senti? — Sì, se tu vuoi, dormi qua, figlia mia.
Lucia
entrando:
Forse è meglio: «più vicino»!
Donn’Anna
— nel tuo cuore, sì! nel tuo cuore!
La seguirà.
La scena resterà per un momento vuota. Si sentiranno in confuso le due voci parlare di là, ma non tristi, anzi gaje; e Lucia fors’anche riderà, come per una sorpresa. Poi Donna Anna verrà fuori, ma rivolta verso l’interno, a parlare con la giovine che l’accompagnerà fino alla soglia.
Lucia
dalla soglia, lieta:
— sì, con questa bella luna!
Donn’Anna
Buona notte, cara. A domani. Chiudo l’uscio.
Lucia
ritirandosi:
Buona notte.
Donn’Anna
sola, richiuso l’uscio, resterà lì davanti come esausta per un istante; ma poi splenderà nel viso d’un ilare divino spasimo, e più con gli occhi che con le labbra dirà:
Vive!
TELA