SCENA III.

Dette, Laura, Il Delegato, Il Cameriere, Il Portiere, Due Guardie.

Laura, sostenuta dal delegato e dal cameriere, si presenta sulla soglia, cascante, come disfatta, con gli abiti e i capelli in disordine. Nel pallore cadaverico, le fa sangue il labbro. Ha, lungo il collo, aspri, sanguinosi strappi. Il portiere reca in mano il cappello della signora, la scatola dei colori. Le due guardie si tengono presso l’uscio.

Francesca

che s’è lanciata per accorrere con le altre, dapprima indietreggia spaventata, all’apparizione della figlia in quello stato; poi con un grido, andandole incontro.

Ah! Laura! Che t’hanno fatto? Laura mia!

Laura

buttandosi al collo della madre, in preda a un convulso crescente, di ribbrezzo e di disperazione.

Mamma.... mamma.... mamma....

Francesca.

Sei ferita? Dove? Dove?

Giulietta

cercando d’abbracciare anche lei la sorella.

Laura! Laura mia! Che hai? che hai?

Signora Nelli.

Ma come è stato? chi è stato?

Francesca.

Chi t’ha ferita? Figlia! figlia mia! Dove sei ferita?

Giulietta

portando una seggiola e gridando.

Qua, mamma....

Francesca.

Dove? dove?

Giulietta.

No, dico, falla sedere! Vedi? non si regge.

Francesca.

Ah sì, siedi, figlia, siedi.... Ma chi è stato l’assassino? Chi....

Non può seguitare a parlare, perchè Laura, cascando a sedere senza staccarsi dal collo di lei, la obbliga a piegarsi.

Giulietta.

Chi è stato?

Al delegato, forte:

Lo dica lei, chi è stato?

Il Delegato

con imbarazzo, guardando la signora Nelli, come per farsi intendere.

La.... la signora è stata vittima d’una.... di una.... aggressione, ecco....

Signora Nelli

con un grido soffocato.

Ah!

Giulietta

inginocchiandosi e facendo per cingere con le braccia la sorella.

Oh, Laura.... dì, dì.... come?

Laura

staccando le braccia dal collo della madre e respingendo per impulso istintivo, ma pur con angoscioso affetto la sorella.

No.... tu no, Giulietta.... Va’, tu.... va’.... va’....

Giulietta

a sedere sui ginocchi, tirandosi indietro, smarrita.

Perchè?

Francesca

intuendo, alzando le mani e sbarrando gli occhi:

Questo?... Ah Dio mio!... Questo?...

Alla signora Nelli, facendole cenno di condurre di là Giulietta.

Signora....

Poi, chinandosi su Laura:

Ma come? Figlia mia....

Di nuovo, alla signora Nelli.

Signora, per carità....

Signora Nelli

a Giulietta.

Venga.... venga, cara.... Andiamo di là....

Giulietta.

Ma perchè?

Poi guarda il delegato; capisce che deve andare; scoppia in singhiozzi su la spalla della signora Nelli che la conduce via per l’uscio in fondo.

Laura

mostrando il collo alla madre.

Guarda.... guarda....

Francesca.

Ma chi è stato? Chi?

Laura

non può parlare; il convulso è giunto al colmo; tre volte, fra il tremore spaventoso di tutto il corpo, storcendosi le mani per l’onta, per lo schifo, grida quasi a scatti:

Un bruto.... un bruto.... un bruto....

E rompe in un pianto che pare un nitrito, balzante dalle viscere contratte.

Francesca.

Figlia mia!

Si precipita su lei, e sentendola mancare, la solleva con l’ajuto della cameriera.

Portiamola di là!

Poi, conducendola verso l’uscio a sinistra.

Un medico, presto! Il dottor Romeri!

Il Cameriere.

È già avvertito, signora....

Il Portiere.

L’ho chiamato al telefono....

Francesca, Laura, la Cameriera via per l’uscio a sinistra.