SCENA IV.

Laura e Giorgio.

Laura.

Parlavi del mio amore, così, davanti....

Giorgio

subito, compiendo la frase.

Davanti a tua madre e al dottore!

Laura.

Anche la madre, in questo caso, diventa un’estranea. Non dico quell’altro. Avevi l’aria di buttarmelo in faccia!

Giorgio.

Ma sì, perchè non credo, non voglio credere, che tu ora possa, o voglia avvalertene!

Laura.

Dio! Giorgio, ma guardami! Tu non puoi più guardarmi?

Giorgio.

No! Se è vero questo, no! che tu vorresti far questo! Io voglio sapere — e subito, subito, senza tante parole — quello che tu vuoi fare!

Laura.

Che debbo fare? Dipende da te, Giorgio. Dal tuo animo.

Giorgio.

Come! E tu hai bisogno che te lo dica io, qual è il mio animo? Quale può essere? Non lo comprendi? Non lo vedi? Non lo senti?

Laura.

Sento che tu mi sei tutt’a un tratto nemico. Come.... come se io....

Giorgio.

Dunque tu dici di no?

Laura

abbattendosi a sedere, disperatamente, dice quasi tra sè.

Ah Dio! ah Dio! Non è bastato dunque a nulla?

Giorgio

la guarda, come sbalordito, un pezzo; poi:

Che cosa non è bastato? Che dici? Voglio che tu mi risponda!

Laura.

Tu dunque non hai dimenticato solo una cosa? E dimentichi tutto?

Giorgio.

Ma che vuoi che pensi io in questo momento?

Laura.

Non puoi neanche pensare che per me è proprio tutto il contrario?

Giorgio.

Il contrario? che cosa?

Laura

come assorta lontano, trucemente, con lentezza.

Ch’io non ho memoria, nè immagine: nulla! Io non vidi! io non seppi nulla! Nulla, capisci?

Giorgio.

Sta bene. E poi?

Laura.

E poi....

S’interrompe in un silenzio opaco. Poi dice:

Niente. Se hai perduto tu, invece, la memoria di tutto.

Giorgio.

Ah, del tuo amore, è vero? Ma è proprio così, dunque? Tu m’hai circondato del tuo amore, tu mi hai avviluppato nelle tue carezze, sperando ch’io credessi?

Laura

con un grido.

No!

Poi con nausea:

Ah!

Giorgio.

E allora?

Laura.

Non ho ragionato, io: io ho amato; io sono quasi morta d’amore per te; mi sono fatta tua come nessuna donna mai al mondo è stata d’un uomo; e tu lo sai; tu non hai certo potuto non sentirlo questo, che ho voluto averti tutto in me; che mi sono voluta tutta di te....

Giorgio.

E con questo? con questo?

Laura

gridando.

Non ho ragionato, ti dico!

Giorgio.

Ma che hai sperato?

Laura.

Ma d’aver cancellato.... d’aver distrutto....

Giorgio.

Che cosa? Come?

Laura.

Niente.

Alzandosi.

Tu hai ragione. È stata la mia follia.

Giorgio.

Ma sì, una follia! Tu lo vedi bene!

Laura.

Sì. E ne esco, ecco. Ne sono già uscita. Ma bada! Tu non puoi più parlarmi, ora, come si parla a una folle!

Giorgio.

Ma io voglio appunto che tu ragioni, Laura!

Laura

freddissimamente.

E poi?

Giorgio.

Ma che si faccia.... pur troppo....

Laura.

Solo per un ragionamento, è vero? e dopo che m’hai buttato in faccia con disprezzo, con orrore, tutto ciò che t’ho dato di me? e che tu hai potuto stimare un calcolo vile.... un laido inganno.... un espediente....

Giorgio.

No, no, Laura! Ma se l’hai chiamata tu stessa una follia?

Laura.

Ah, una follia, sì! E sperai che t’avessi sollevato con me nell’ardore di essa, qua, in mezzo alle piante che pure la sanno, questa mia stessa follia! O che tu almeno me lo chiedessi, come si chiede a una povera folle un sacrifizio che essa non sa.... della sua stessa vita.... e chi sa! avresti forse ottenuto quello che volevi. Perchè non puoi credere ch’io volessi salvare in me chi ancora non sento e non conosco. Io l’amore volevo salvare! cancellare una sventura brutale, non brutalmente come tu vorresti....

Giorgio.

Ma come? come, in nome di Dio?

Laura.

Posso dirti come, se tu non l’intendi?

Giorgio.

Accettando la tua follia?

Laura

con un grido di tutta l’anima.

Sì! Tutta me stessa! Perchè tu vedessi tutta me stessa tua, nel figlio tuo: tuo perchè di tutto il mio amore per te! Ecco questo! questo volevo!

Giorgio

ritraendosi, quasi inorridito.

Ah, no!

Laura.

Non è possibile: lo vedo.

Giorgio.

Come vuoi ch’io possa accettare?

Laura.

E lascia allora che accetti io, invece, la mia sventura.

Giorgio.

Tu?

Laura.

Io sola, sì, tutta intera la mia sventura.

Giorgio.

Ah, dunque è detto? Tu ti rifiuti?

Laura.

Perchè lo farei, se dopo tutto quello che ho dato di me, non sono riuscita a cancellarla?

Giorgio.

Ah, no perdio! Tu non puoi! tu non devi!

Laura.

Perchè non posso?

Martellato:

Giorgio.

Dopo quello che hai fatto?

Laura.

Che ho fatto?

Giorgio.

Dopo quello che hai voluto?

Laura.

Che ho voluto?

Giorgio

con ferocia.

Il mio amore, dopo!

Laura

con disprezzo.

Per nascondere, è vero?

Giorgio.

Ma sai che c’è di mezzo il mio nome?

Laura.

Ah, non temere. Avrò il coraggio che ebbe la Zena. Peccato ch’io non possa darlo — dopo l’inganno — al suo padre vero!

Giorgio.

Ma tu volevi darlo a me! E non è questo un inganno?

Laura.

Chiamalo inganno! Io so che era amore!

Giorgio.

Ti dico che tu non puoi!

Laura.

E che vorresti? Con la violenza.

Si fa all’uscio in fondo, e chiama:

Mamma! Mamma!

Giorgio

inveendo.

Anche con la violenza, sì!

Accorrono dall’uscio in fondo in grande agitazione la signora Francesca e il dottor Romeri.