SCENA
Salotto di passaggio, in casa Lori, tra la sala di ricevimento e la camera di Palma. Arredo signorile, ma non dovizioso. Usci laterali a destra e a sinistra: quello a sinistra dà nella sala di ricevimento; quello a destra, nella camera di Palma. Nella parete di fondo, verso destra, s’apre un altro uscio, che dà su un corridojo. È il giorno delle nozze di Palma, e anche qui nella saletta son ricchi mazzi e ceste di fiori.
Al levarsi del sipario la scena è vuota. Poco dopo, dall’uscio a sinistra entra, col cappello in capo, la BARBETTI seguita dal figlio CARLO CLARINO.
La Barbetti ha sessantatre anni, ma è tutta tinta e goffamente parata, come una ricca provinciale. È imperiosa e sguajata, in fondo però non antipatica. Il figlio Cadetto, sui trent’anni, veste all’ultima moda, con un’aria affettata di stanco vizioso, annojato di tutto, trascinato dalla madre ricca e bisbetica a far quello che non vorrebbe.
Entrano in iscena, come in cerca di qualcuno; la madre con una certa risolutezza; il figlio, titubante.
LA BARBETTI
(dalla soglia) Permesso? Non c’è nessuno? Vieni, vieni, Carletto.
CARLETTO
(col tono di chi avverte che può finir male) Mammà, prudenza!
LA BARBETTI
Non mi seccare! Ci hanno piantato lì in salotto come due piuoli...
CARLETTO
Ma introdurci così...
LA BARBETTI
Bisogna ch’io sappia; che parli con qualcuno... (Si guarda attorno) Ma non c’è un campanello in questa stanza?
CARLETTO
(rassegnato, sospirando) Vogliamo fare per forza una pessima figura, facciamola!
LA BARBETTI
(picchiando all’uscio a destra) Permesso?... (Attende un po’ e ripicchia) Permesso? (Nuova attesa; si prova ad aprir l’uscio e guarda dentro) Neanche qua, nessuno... (Al figlio, irata) Perchè una pessima figura, imbecille? Porto in regalo una «broche» di tremila e settecento lire! (Torna a guardarsi intorno) Vorrei sapere dov’è andato a ficcarsi quell’idiota di cameriere! (Si fa all’altro uscio in fondo e chiama) Cameriere!... Cameriere!
CARLETTO
(dopo una pausa) Sarà andato in chiesa anche lui con tutta la servitù per assistere allo sposalizio.
LA BARBETTI
E lasciano la casa sola?
CARLETTO
(col tono di prima) Forse è una fortuna, mammà! Svigniamocela! Siamo ancora in tempo!
LA BARBETTI
Tu starai qua con me, perchè voglio così! Ti costringerò io a imparare a vivere tra la gente per bene!
CARLETTO
Figuriamoci che allegria!
LA BARBETTI
Ah, tu hai finito di scialacquarti i miei denari, te lo dico io!
CARLETTO
Mammà! Ma Dio mio!
LA BARBETTI
D’ora in poi, vedrai!
CARLETTO
Perchè speri davvero che ci faranno una buona accoglienza?
LA BARBETTI
No, comunque! comunque! Son venuta via da Perugia per questo. Ti metterai qua sulla buona strada, e con l’ajuto di tuo cognato...
CARLETTO
(con uno scatto) Ma che cognato, per carità! Non dire cognato, mammà, in nome di Dio! Mi fai sudar freddo!
LA BARBETTI
Ma sì, che è tuo cognato! Che storie!
CARLETTO
Mammà, non dire cognato, sai, o io me ne scappo!
LA BARBETTI
Come vuoi che dica?
CARLETTO
Non voglio esser preso per le spalle e cacciato via con un calcio da nessuno, io!
LA BARBETTI
(risoluta, ponendoglisi davanti) Scusa, sei figlio mio?
CARLETTO
Ma lascia andare, mammà!
LA BARBETTI
Non sei figlio mio?
CARLETTO
Ti dico di lasciare andare, mammà! Sai bene che non si tratta di te!
LA BARBETTI
(adirandosi fieramente) Che credi di dire, imbecille?
CARLETTO
Vuoi litigare qua, scusa?
LA BARBETTI
No! Tu devi parlare con rispetto!
CARLETTO
Ma io ti parlo con rispetto, mammà! E perchè vorrei che tutti ti parlassero con rispetto, torno a ripeterti: andiamocene!
LA BARBETTI
No, no e no! Sei un povero di spirito, ecco quello che sei! Uno sciocco! Perchè son tutte fisime! Se con tuo padre — posso ammettere — ci fu in prima qualche irregolarità, poi ci sposammo.
CARLETTO
Va bene: poi.
LA BARBETTI
O prima o poi, diventasti anche tu legittimo, tale e quale come fu la buon’anima di Silvia. Sorellastra, sì, sorellastra, va bene. Ma ciò non toglie che questo signor Martino Lori, marito della povera Silvia e perciò mio genero, non debba considerar te — almeno in qualche modo — come suo cognato. Mi par chiaro!
CARLETTO
Già! Bello! Abolendo il prima!
LA BARBETTI
Che vuol dire abolendo?
CARLETTO
Ma sì! Tu abolisti il prima, mammà! Quella irregolarità di prima.
LA BARBETTI
Fisime! Chi vuoi che ci pensi più? Il mio primo marito è morto da vent’anni.
CARLETTO
E io, che non sono suo figlio, ne ho trentadue mamma! È una grave irregolarità questa, a danno del tuo primo marito. Talmente grave che, t’assicuro, non avresti avuto il coraggio di presentarti qua, con tua figlia Silvia ancor viva!
LA BARBETTI
È morta, sì o no? E sono, sì o no, sedici anni che è morta? Sedici, ohè, non sono un giorno!... Ora c’è qua la figlia di mia figlia che sposa, e io me le presento con un bel regalo per le sue nozze.
CARLETTO
Ah, va bene! Così. Come nonna. Presentati come nonna! Nonna sei; nessuno può metterlo in dubbio. Silvia era tua figlia; questa è la figlia di Silvia; dunque c’è poco da dire: tu sei la nonna. Non immischiarci gli uomini, mammà, la cui parentela, neanche tra padre e figlio, santo Dio, può esser sicura; figùrati poi tra cognati!
Dall’uscio di fondo, attirata dal rumore delle voci, si presenta la SIGNORINA CEI. Bionda, magra, alta, sulla trentina, veste, per l’occasione, con sobria eleganza. Usa a nascondere tutta la sua intima vita sotto una composta apparenza, parla e guarda attenta, e dimostra in tutti i modi una finezza naturalmente signorile.
SIGNORINA CEI
Chi è qua?
LA BARBETTI
(voltandosi alla voce) Ah, ecco... Abbiamo chiesto...
SIGNORINA CEI
Ma chi è lei, scusi?
LA BARBETTI
Sono la nonna della sposa; e questi, lo zio. (Indica il figlio, che fa un gesto di stizza).
SIGNORINA CEI
(notandolo e restando perplessa) Ah... la nonna?
LA BARBETTI
(come a farlo apposta) E lo zio. Veniamo da Perugia.
SIGNORINA CEI
Ma la signora non era attesa, ch’io sappia...
LA BARBETTI
No no: arriviamo di sorpresa.
SIGNORINA CEI
(all’una e all’altro) Prego... prego: s’accomodino.
LA BARBETTI
(sedendo) Grazie. E lei, scusi... sarebbe?
SIGNORINA CEI
Sono... — come vuol dire? — sono qua per tener compagnia alla signorina.
LA BARBETTI
Ah, la dama di compagnia?
SIGNORINA CEI
Se vuole... Ma sono piuttosto un’amica di Palma.
LA BARBETTI
Ah, bene, bene... di Palma (ripete il nome, come una che lo apprenda per la prima volta).
SIGNORINA CEI
Mi dispiace che la signorina non m’abbia avvertita...
LA BARBETTI
Niente. Non si dia pena. Dev’essere una sorpresa.
SIGNORINA CEI
Già... ma, proprio sul punto...
CARLETTO
(che si è agitato alla battuta precedente della madre) Ecco! dicevo appunto questo a mia madre...
LA BARBETTI
Tu stai zitto lì! (Alla signorina Cei) C’è stato uno sbaglio, veda. Credevamo, per nostre informazioni, che il matrimonio dovesse celebrarsi domattina. Volevamo arrivare alla vigilia.
SIGNORINA CEI
Ma è stato celebrato jeri, veramente...
LA BARBETTI
Ah, come! Jeri?
SIGNORINA CEI
Il matrimonio civile, sì signora. Stamattina, la cerimonia religiosa.
LA BARBETTI
Ah, jeri il civile, e ora il religioso?... Guarda!
SIGNORINA CEI
Credo che a momenti saranno di ritorno!
LA BARBETTI
Un gran corteo, m’immagino! Un gran festino!
SIGNORINA CEI
No, signora. Niente...
LA BARBETTI
Come, niente? La sala, di là (indica a sinistra) tutta piena di fiori! (Si guarda attorno) Anche qua!
SIGNORINA CEI
Sì, ma nessuna pompa. Jeri sì, ricevimento, pranzo; proprio però nell’intimità...
CARLETTO
Ma sì, come usa adesso! In abito da viaggio...
SIGNORINA CEI
No, signore. Per questo, pochi amici, intimi; ma la sposa, come di rito, stamattina, in bianco e col suo velo e i suoi fiori d’arancio. La vedrà: una bellezza!
LA BARBETTI
Me l’immagino! Un amore! Ma, Dio mio, dico... sposando un marchese...
SIGNORINA CEI
Già, ma... forse per questo, veda... La signora Marchesa madre...
LA BARBETTI
Non avrebbe voluto questo matrimonio?
SIGNORINA CEI
No no, signora! Anzi! Vedesse che regali ha mandato! Ma... ecco... la salute un po’ malferma...
CARLETTO
(da uomo di mondo) Comprendiamo, comprendiamo...
SIGNORINA CEI
Riceverà con grande festa la sposa nel suo palazzo al ritorno dal viaggio di nozze.
LA BARBETTI
Cosicchè, ora, qua...
SIGNORINA CEI
Oh, tutto finito, ormai. Si fermeranno un po’, credo, per dar tempo alla sposa di rivestirsi per il viaggio. Vi saranno i testimoni, qualche amico del signor Marchese e del signor Senatore.
LA BARBETTI
Mio genero? (A Carletto) Ah senti! Lo hanno fatto anche senatore!
SIGNORINA CEI
(sorridendo impercettibilmente) No, signora. Dico del senator Manfroni.
LA BARBETTI
Ah, non è mio genero? E chi è questo Manfroni?
CARLETTO
Ma Salvo Manfroni, mammà!, che fu nostro deputato, e poi anche Ministro...
LA BARBETTI
Ah, lui? E come c’entra lui qua?
CARLETTO
Come c’entra! È quello che ha portato su tuo genero fino al Consiglio di Stato!
LA BARBETTI
Ah, sì?
CARLETTO
Quando fu Ministro lo prese come capo-gabinetto; non ti ricordi che te lo dissi a Perugia?
SIGNORINA CEI
E anch’io sono qua per il signor Senatore...
CARLETTO
Fu scolaro del tuo primo marito...
LA BARBETTI
Già, già! sì! Ora ricordo... Del mio primo marito!
SIGNORINA CEI
Il nonno della signorina?
LA BARBETTI
Un professorone, sa, il mio primo marito!
SIGNORINA CEI
(con maraviglia mal dissimulata) Ah, come... la signora... la moglie di Bernardo Agliani?
LA BARBETTI
Io, io, sì!
SIGNORINA CEI
Un’illustrazione della scienza!
LA BARBETTI
Glie n’ha parlato la mia nipotina?
SIGNORINA CEI
Oh, ma ne parlano tutti i libri di scuola, signora...
LA BARBETTI
E morì disgraziato, sa? nel suo... (a Carletto) come si chiama?
CARLETTO
Laboratorio, mammà!
LA BARBETTI
Laboratorio di... di...
CARLETTO
Di fisica, mammà!
LA BARBETTI
Di fisica, già... Fulminato! Ne parlarono tutti i giornali.
SIGNORINA CEI
Eh, lo so bene, signora...
LA BARBETTI
Una disgrazia! E mi pentii tanto io, creda, quando avvenne, di non aver avuto pazienza con lui fino all’ultimo. Dotto! Studiava sempre! Stampava sempre! tanti libri!
CARLETTO
Ma sì, mammà! Non vedi che la signorina lo sa? E ne sa qualche cosa anche Salvo Manfroni, mi pare, che ne stampò l’ultimo, postumo...
LA BARBETTI
Già! Un’opera... come si dice?
CARLETTO
Postuma, postuma, mammà!
LA BARBETTI
No! Dico un’opera che questo Manfroni si prese, perchè mio marito l’aveva lasciata... come si dice?
CARLETTO
Ah, inedita!
LA BARBETTI
Come?
CARLETTO
Inedita, mammà!
LA BARBETTI
Ecco... così... Se la prese, e diventò celebre: senatore!
CARLETTO
Ma non dire così, che se la prese. Pare che l’abbia rubata! Erano tracce, appunti di un’opera nuova...
SIGNORINA CEI
Salvo Manfroni la riprese, la sviluppò, la compì...
CARLETTO
E n’ebbe grandissimi onori!
SIGNORINA CEI
Meritati, io credo. Senza detrarre nulla alla fama del suo maestro.
LA BARBETTI
A Perugia non lo credono! Ah, non lo credono! E sono capace di dirglielo io, sa!
CARLETTO
Ma no, mammà!
SIGNORINA CEI
Pare del resto, che sia stata una fortuna, questa, per la signorina; a quanto ho sentito dire.
LA BARBETTI
Che cosa, una fortuna?
SIGNORINA CEI
Ma che il senator Manfroni abbia trovato in casa del signor Lori queste carte inedite del suo maestro.
LA BARBETTI
Per lui, una fortuna!
SIGNORINA CEI
Sì, forse; ma anche per la signorina, bambina allora di pochi anni. Costretto a lavorar qui, perchè pare che la signora morta fosse tanto gelosa di queste carte del padre, le si affezionò fin d’allora; e quando poi la signora morì, prese lui a proteggerla, povera orfanella. Rimasto scapolo, ricco, se l’è cresciuta quasi come una figliuola; le ha trovato ora questo ricco partito...
LA BARBETTI
E va bene! S’è sdebitato di quel che prese al nonno! Qualche favore avrà fatto anche a mio genero....
SIGNORINA CEI
Ah, per il commendatore, l’abbiamo tutti veduto, proprio come un fratello!
LA BARBETTI
E lui, lui, dica, mio genero: com’è?
SIGNORINA CEI
Mah! La signora lo saprà...
LA BARBETTI
Ah no, veda... Mia figlia è morta da tanti anni... S’era data all’insegnamento. Venuta qua a Roma, dopo la morte del padre, conobbe questo Lori, ch’era allora al Ministero, e lo sposò senza neanche dirmene nulla. Sì... perchè, la povera Silvia, vittima anche lei, non creda, della troppa scienza di quel benedett’uomo, ebbe sempre però una vera adorazione per lui, e guaj a toccarglielo! Ora, capirà... una figlia può anche compatire; ma una moglie si stanca; e io — glielo dico chiaro — mi stancai. Separata dal padre, non ebbi più rapporti con mia figlia. Dopo sette anni di matrimonio ella morì. Cosicchè io, mio genero, non lo conosco.
SIGNORINA CEI
Ah, come! Non lo ha mai veduto?
LA BARBETTI
Mai!
SIGNORINA CEI
E neanche la signorina, dunque?
LA BARBETTI
No, neanche!
SIGNORINA CEI
Oh, ma allora...
CARLETTO
Il momento di presentarci non è scelto bene, è vero? Ho fatto notare anche questo a mammà...
SIGNORINA CEI
È che... capiranno...
CARLETTO
Nel trambusto, lei vuol dire, signorina?
SIGNORINA CEI
Già... E poi...
CARLETTO
L’imbarazzo d’una spiegazione...
LA BARBETTI
Ma nient’affatto! Ma che imbarazzo! Che spiegazione! La nonna che viene a portare il regalo di nozze alla sua nipotina! Sarebbe stato meglio, certo, arrivare alla vigilia. Ma dopo tutto, che vuoi che importi a lei la spiegazione di cose passate da tanto tempo; e anche a lui, a mio genero, vedovo da sedici anni, che vuoi che gl’importi di suo suocero che non ha conosciuto, dei rancori di sua moglie... Non ci penserà più neanche, alla moglie!
SIGNORINA CEI
Ah no, signora, s’inganna!
LA BARBETTI
Ci pensa ancora?
SIGNORINA CEI
E come! Creda... per una donna... non so, è una cosa... una cosa che fa quasi dispetto, ecco. Dispetto non per lui, ma per noi stesse, signora, per la poca stima che abbiamo di noi. Vedere un uomo così perduto, quasi svanito ancora, dopo tanti anni, per la morte della sua compagna...
LA BARBETTI
Ah, sì? Come sarebbe, svanito?
SIGNORINA CEI
Ha certi occhi... non so! Vedesse come guarda! come ascolta! Come se le cose, i rumori, le voci stesse a lui più note, quella della figlia, dell’amico, avessero un aspetto, un suono, ch’egli non riuscisse più ad avvertire. Come se la vita tutt’intorno, gli si fosse... non so, quasi diradata... Sarà forse per l’abitudine che ha preso...
LA BARBETTI
(accompagnando l’interrogazione col gesto) Beve?
SIGNORINA CEI
(con orrore, sorridendo) No, signora! Che dice! (Poi, triste:) L’abitudine d’andar là ogni giorno...
LA BARBETTI
Al camposanto?
SIGNORINA CEI
Tutti i giorni, con qualunque tempo! E ritorna così, come se guardasse tutto da lontano.
CARLETTO
(alzandosi, dopo una pausa) Io credo, mammà, che sarebbe meglio rimandare a un altro giorno la nostra presentazione.
LA BARBETTI
Sta’ seduto! Lasciami sentire... (Alla signorina Cei, risolutamente, come una a cui non sia facile darla a bere) Scusi, che età ha?
SIGNORINA CEI
Mah... quarantacinque, quarantasei anni...
LA BARBETTI
Meno sedici, quanto fanno?
SIGNORINA CEI
Che vuol dire?
LA BARBETTI
Quarantasei, meno sedici?
SIGNORINA CEI
Eh... trenta...
LA BARBETTI
Trenta, signorina! A chi vuol darla a intendere il signor Lori, rimasto vedovo a trent’anni, con quest’andare ogni giorno alla tomba della moglie? Signorina mia! Siamo di carne, anche!
SIGNORINA CEI
Lei suppone?
LA BARBETTI
Ma ci vuol poco, scusi, a supporlo!
SIGNORINA CEI
Ebbene, creda che non lo dirà più, appena l’avrà veduto. E poi, si saprebbe...
Entra dall’uscio in fondo il CAMERIERE in livrea per annunziare in gran fretta:
CAMERIERE
Ecco, signorina: arrivano, arrivano...
E via di nuovo per l’uscio di fondo.
SIGNORINA CEI
(alzandosi) Eccoli qua. Mi permettano. O vogliono favorire in sala?
CARLETTO
(c. s.) No no, per carità!
LA BARBETTI
Aspettiamo qua... sarà meglio.
SIGNORINA CEI
Come vogliono.
CARLETTO
Dica la nonna, per favore! La nonna, e basta!
La signorina Cei, via per l’uscio di sinistra.
LA BARBETTI
Ti raccomandi bene, imbecille! Meno male che ci sono qua io!
CARLETTO
Scusa: poni che ti trattino male: che devo fare io?
LA BARBETTI
Ma tu non farai niente!
CARLETTO
Lascerò insultare mia madre?
LA BARBETTI
Chi vuoi che m’insulti? Perchè mi si deve insultare?
Entra, turbato e concitato, dall’uscio a sinistra MARTINO LORI. È quasi tutto bianco, benchè ancora sotto i cinquant’anni. Curatissimo nelle vesti. Fisonomia viva, segnatamente negli occhi, mobile, visibilmente sospesa ai continui avvertimenti d’una mutevole, acutissima sensibilità, che subito però svanisce, quasi smemorata d’improvviso, lasciando senza difesa lo spirito, che si appalesa allora triste, remissivo e sopra tutto credulo.
LORI
No no, mi scusi, signora. Non so come lei possa aver l’ardire di presentarsi in casa mia!
LA BARBETTI
Parlo con mio genero?
LORI
Ma no! Che genero! La prego! Io non sono mai stato suo genero!
LA BARBETTI
Il commendator Lori?
LORI
Ma sì! Sono io.
LA BARBETTI
Se sposaste mia figlia...
LORI
Ma appunto per questo, signora! Possibile che lei non senta che è un’offesa — un’offesa per me intollerabile — alla memoria di sua figlia, la sua presenza in questa casa?
LA BARBETTI
Oh Dio mio, ho creduto che finite da tanti anni le ragioni...
LORI
Ma no, signora! Quand’io sposai sua figlia, del resto, lei aveva cessato da un pezzo d’esser la moglie di Bernardo Agliani!
LA BARBETTI
Già, ma non la madre di lei!
LORI
Eh via! Che madre! Lei sa bene che Silvia non aveva più voluto da allora considerarla come madre, e con ragione!
CARLETTO
Oh senta, io la prego...
LORI
Chi è lei?
LA BARBETTI
(subito a riparo del figlio) Questo è mio figlio... (A Carletto) Lascia, lascia che parli io!
CARLETTO
No, aspetta! dirò io a questo signore, che per mio conto — io — non volevo venire, e non sarei venuto...
LORI
E avreste fatto bene!
CARLETTO
No bene, benissimo! E l’ho detto io stesso a mia madre. Ma ciò non toglie...
LA BARBETTI
(subito, interrompendo e intromettendosi) Che voi dobbiate parlare a me così...
CARLETTO
(c. s. a sua volta) senza neanche sapere che cosa...
LA BARBETTI
(c. s.) già! che cosa io sia venuta a far qui per mia nipote!
LORI
(lottando per non smarrirsi) Io non credo che mia figlia possa avere un sentimento diverso dal mio per ciò che riguarda la memoria di sua madre, e il rispetto che le si deve!
Si ode, a questo punto, dall’interno, a sinistra, la voce di PALMA.
VOCE DI PALMA
Sì, sì, mi sbrigo in due minuti!
E sopravviene, dall’uscio a sinistra, PALMA, in abito da sposa, avviata di furia verso l’uscio a destra, che dà nella sua camera. Ha diciott’anni. È bellissima. Tratta il padre con mal dissimulata freddezza. Subito al suo apparire, la Barbetti le si fa innanzi tendendole le braccia.
LA BARBETTI
Ah, eccola qua! eccola qua! Oh figlia mia, come sei bella!
PALMA
(così soprappresa, confusa, trattenendosi) Scusi... lei?
LA BARBETTI
Sono la tua nonna! la tua nonna, figliuola mia!
PALMA
(più stordita dapprima, che meravigliata) La nonna? Come! (Poi, volgendosi al padre, con aria di comica incredulità) Ho anche una nonna?
LORI
No, no, Palma!
LA BARBETTI
(al Lori) Come no? (E subito a Palma, con enfasi) La madre della tua mamma!
CARLETTO
(al Lori) Questo non potete negarlo!
LORI
Ma non m’obbligate a dire ciò che mia figlia del resto sa bene!
PALMA
(sovvenendosi, ma senza dare alcun peso all’indegnità di quella nonna, che per la sua goffaggine le sembra da burla) Ah... lei... già!
LORI
Tu capisci, Palma, che se tua madre fosse qua...
PALMA
(infastidita dall’impiccio imprevisto in cui la mette il padre; stringendosi nelle spalle) Sì... ma... non so! che vuoi fare adesso?
LA BARBETTI
Dice che ho fatto male a venire...
LORI
Malissimo!
PALMA
(seccata, protestando) Ma no! Non mi pare che sia più il caso di pensare ormai...
LORI
(ferito) No? Come?
LA BARBETTI
(subito, esultante) Ecco, sì, è vero, è vero, figliuola mia?
LORI
Di pensare a tua madre?
PALMA
(c. s.) Ma sì, la mamma, va bene! Ma per carità, ora che sto per andar via...
LA BARBETTI
Ecco, già! sposa... Non ha più, dunque, neanche il diritto d’opporsi, lui!
LORI
Ma io non m’oppongo in nome d’un diritto!
LA BARBETTI
E potete forse impedirmi d’aver le mie intenzioni su mia nipote?
PALMA
(disgustata, fa per avviarsi) Ah, è troppo! è troppo, via!
LA BARBETTI
(ponendosi davanti, per placarla) No, per carità, non turbarti... vestita così...
PALMA
Debbo andare a rivestirmi per partire...
LORI
(smarrito e cupo, ritraendosi) Forse eccedo... forse eccedo...
PALMA
Eccedi, sì, proprio! Ah, ma se Dio vuole, basta!
LA BARBETTI
Mi dispiace, che per causa mia...
PALMA
(rasserenandosi e tornando a vedere il lato grottesco di quell’incontro inatteso) No, no... Ci vuole un po’ di misura, Dio benedetto! Era, dopo tutto, una graziosa sorpresa, trovar così d’improvviso una nonna, sulla soglia...
LA BARBETTI
(gongolante) Come sei bella! Come sei cara! (Volgendosi subito al figlio per farsi dare il regalo di nozze) Dà, dà, Carletto!
PALMA
(non comprendendo) Che cosa?
LA BARBETTI
T’avevo anche portato un piccolo regaluccio...
PALMA
(volgendosi al padre per richiamarlo a una certa comica indulgenza) Ma vedi! Anche il regaluccio!
LA BARBETTI
E su, su, Carletto! (A Palma presentandoglielo) Questo è l’altro mio figlio...
PALMA
Ah, piacere...
LA BARBETTI
(seguitando) Che sarebbe, sì... un fratellastro della tua povera mamma.
PALMA
Ah! un quasi-zio, allora?
CARLETTO
Già, ecco, un quasi-zio... Veramente felice! (Porgendo l’astuccio alla madre) Ecco, mammà.
LA BARBETTI
(porgendolo a Palma) Prendi, prendi, figliuola mia...
PALMA
(aprendolo e ammirandolo, per compiacenza, esageratamente) Oh bello! bello!
LA BARBETTI
Ne avrai avuto di ben altri!
CAPRETTO
Con gli auguri d’ogni felicità!
LA BARBETTI
Sì, cara, di quella felicità che ti meriti! E poi penserò a fare ancora dell’altro per te.
LORI
(non riuscendo più a contenersi) Tuo nonno, Bernardo Agliani, restituì a costei tutti i suoi denari, anche quelli della dote, che appartenevano a tua madre; e tua madre ne fu felicissima, e preferì, rimasta orfana, guadagnarsi il pane, insegnando. Ma fai, fai, prendi pure: turbo la tua festa, e non ho più neanche il diritto di parlare, come t’ha detto la signora...
Sopravvengono, a questo punto, dall’uscio a sinistra SALVO MANFRONI, il marchese FLAVIO GUALDI e il conte VENIERO BONGIANI. Il senatore Salvo Manfroni è appena sulla cinquantina, alto, rigido, magro. Se la nomina a senatore non gli fosse venuta per meriti scientifici e accademici, oltre che per il suo passato politico, avrebbe potuto venirgli per censo. Si vede infatti in lui il gran signore, padrone degli altri, ma sopratutto di sè. Il marchese Flavio Gualdi ha trentaquattro anni, ancor biondo, anzi d’un biondo acceso, ma già quasi calvo; lucido e roseo come una figurina di finissima porcellana smaltata; parla piano, con accento più francese che piemontese, affettando nella voce una tal quale benignità condiscendente, che contrasta però in modo strano con lo sguardo freddo e duro degli occhi azzurri, quasi vitrei. Il conte Veniero Bongiani ha circa quarant’anni, elegantissimo, specula in cinematografia e ha fondato una delle più ricche Case per la produzione dei films.
MANFRONI
Che cos’è?
PALMA
Niente, niente: una bella sorpresa! Guarda, Flavio!
FLAVIO
Ma come, ancora così?
PALMA
Ho trovato una nonna, qua in anticamera!
FLAVIO
Una nonna?
VENIERO
(contemporaneamente) Oh bella!
SALVO
(contemporaneamente) La signora?
FLAVIO
(indicando il Lori) Sua madre?
PALMA
(subito) No, per fortuna! (E immediatamente, rivolgendosi a Carletto): E anche... aspetta! qua... scusi, il suo nome?
CARLETTO
(riscotendosi, con grazia): Ah, Clarino... (e si inchina).
SALVO
(con stupore, in tono di riprensione) Ma che storia è questa? Palma!
PALMA
(apparentemente, senza dargli retta) Ecco, il signor Clarino, figlio della nonna! Quasi-zio! (Subito alla Barbetti) Nonna Clarino, dunque? Vedova?
LA BARBETTI
Sì, due volte, carina....
PALMA
(quasi trionfante, rivolta al Lori): E dunque, via! Come vedi, non c’è proprio bisogno di ricordar Bernardo Agliani, la mamma; e si può prender la cosa, così, leggermente, e anche (si volta a Flavio con uno sguardo d’intelligenza): allegramente, Flavio; quando si sta per andar via....
FLAVIO
Ma sì, per me, figùrati!
LA BARBETTI
(con sincerità) Ecco, già, come dicevo io!
LORI
(ferito dalle ultime parole di Palma): Potevo non volerlo anche per te, mentre ti stacchi da questa casa....
SALVO
(notando il tono appassionato del Lori e sembrandogli fuor di tempo, fuori di luogo, subito lo interrompe, accostandoglisi): Ma no, ma no, basta! che cos’è, amico mio? (E resta a conversar piano con lui concitatamente).
PALMA
(a Salvo, che mostra di non ascoltarla) Come se l’avesse invitata lui, capisci? (E viene accanto a Flavio e Veniero, che si tengono presso l’uscio a sinistra).
FLAVIO
(a Palma con un sorriso) Mi spiegherai poi...
PALMA
Ma sì! È da ridere veramente!
VENIERO
Una nonna in ottimo stato di conservazione!
PALMA
Impagabile! Dovreste scritturarla per la vostra casa cinematografica!... (A Flavio): Ti spiegherò poi....
FLAVIO
Ma bisogna, cara, che tu ti sbrighi....
PALMA
Sì, ecco, subito... Ma portateveli di là... (A Bongiani): Fate, fate la proposta anche al figlio... (Poi, forte, conducendoli davanti alla Barbetti): Ecco, vi presento alla nonna: Il marchese Flavio Gualdi, mio marito; il conte Veniero Bongiani. (Rivolgendosi a Carletto) Il signor... Carlo, è vero?
CARLETTO
Carletto, sì....
PALMA
Zio Carletto! Ah; non credevo proprio che dovesse toccarmi di far questa parte in abito da sposa! Con permesso. Vado subito a levarmelo... Voi andate, andate di là....
Palma, via per l’uscio a destra.
LA BARBETTI
(le grida dietro) Cara!... Cara!... (Poi, voltandosi a Flavio e avviandosi verso l’uscio a sinistra) Ah, sono proprio felice!....
FLAVIO
(cedendole il passo, davanti all’uscio) Prego... (Ed esce dopo la Barbetti).
VENIERO
(c. s.; a Carletto) Prego....
CARLETTO
(tirandosi indietro) Ah, non permetto... (mostrandogli l’uscio) Prego....
VENIERO
(passando avanti) È giusto... Lei è quasi di casa....
Via per l’uscio a sinistra anche Veniero e Carletto.
LORI
(seguitando a voce alta il discorso col Manfroni, appassionatamente) Posso ritrarmi da qualunque sentimento! Da questo, no! no! perchè non vivo d’altro, tu lo sai!
SALVO
(concitato, quasi tra sè) È incredibile! incredibile! (Poi, aggressivo, rapidamente): Va bene; persisti in codesta fissazione; ma accorgiti almeno della pena che fai a chi ti vede intestato così, e vorrebbe cacciarti dal ridicolo in cui ti metti da te stesso!
LORI
Dal ridicolo? Ti pare ridicolo?
SALVO
Ma sì, caro mio, perchè esageri, esageri maledettamente! E giusto ora che Palma si libera e ti libera, santo Dio, potevi farne a meno!
LORI
Non ho potuto.
SALVO
Lo capisco! Ma perchè appunto ti sei fissato nella dimostrazione d’un sentimento che... sì, va benissimo, è servito finora a scusar tante cose, il tuo appartarti dalle cure che avresti dovuto darti di Palma...
LORI
Perchè c’eri tu...
SALVO
(seguitando) Benissimo; io che m’affezionai alla bambina nel vederla trascurata...
LORI
(protestando) Ma no!
SALVO
(per troncare, irritato) Oh Dio mio, dico per gli altri, adesso!
LORI
(come se guardasse lontano, nel tempo) Eh lo so, che doveva apparir così...
SALVO
(con fastidio) Ma nient’affatto, perchè è apparso invece anche troppo, che il tuo lutto ti escludeva da quegli svaghi, che avresti dovuto procurare alla figliuola. (Con forza, esasperatamente) Ma ora, basta! Ora, basta! È finita! Lei se ne va! Tutto codesto sdegno per la comparsa di quella megera, sul punto di partire, potevi risparmiartelo!
LORI
(con penoso sdegno, quasi avvilito): Con l’accoglienza che le ha fatto lei?
SALVO
(più che mai irritato). Che accoglienza? Ma non hai visto che se l’è presa a godere, togliendosi con molto spirito dall’impiccio in cui tu l’hai messa con la tua esagerazione?
LORI
Ha accettato sotto i miei occhi il regalo che le han portato...
SALVO
Volevi che lo rifiutasse?
LORI
E la promessa della donazione d’un danaro di cui la madre ebbe schifo!
SALVO
(impressionato) Le ha fatto questa promessa?
LORI
Ma io le gridai in faccia la sua vergogna!
SALVO
(sbalordito) E non capisci... (si nasconde la faccia) Dio mio! non capisci che non dovevi farlo?
LORI
Perchè? Grazie a Dio, Palma... (si corregge) dico grazie a Dio, grazie a te, Palma non ha bisogno di quel danaro!
SALVO
Ma giusto per questo! (Quasi tra sè) È incredibile!
LORI
Giusto per questo? Perchè?
SALVO
Ma sì! ma sì! Non toccava a te di dirglielo, scusa!
LORI
Perchè non ne ho il diritto?
SALVO
Non l’hai! Non l’hai in nessun modo! Quella donna è ricchissima. E tu non puoi sapere se il marito di Palma...
LORI
Con la dote che tu hai generosamente costituito a sua moglie...
SALVO
Ma lascia andare, chè il danaro non è mai troppo!
LORI
(stupito e dolente) Ah! scusa... non credevo...
SALVO
Che cosa?
LORI
Non m’aspettavo proprio da te che hai venerato e veneri la memoria di Bernardo Agliani...
SALVO
(scrollandosi, al colmo dell’irritazione, accennando ad avviarsi verso l’uscio a sinistra) Oh! ma fa’ il piacere! È veramente troppo!
Rientra a questo punto, di là, FLAVIO GUALDI.
FLAVIO
Permesso?
SALVO
Vieni, vieni avanti, Flavio!
FLAVIO
(ridendo e alludendo alla Barbetti di là) Ah, è bellissima! bellissima! E il figlio, più bello ancora della madre! S’è ingaggiato davvero, sai? per cachet con Bongiani, che se li sta godendo... Meravigliose!
SALVO
Tu hai capito dunque di che si tratta?
FLAVIO
Ma sì! Una farsa... (Ripigliandosi, serio, con uno sguardo d’intelligenza a Salvo) Oh... naturalmente, ragione di più per... (e fa un gesto con la mano che significa: «per tagliar corto») ça va sans dire...
LORI
Nessuno poteva prevedere che avesse l’impudenza di presentarsi...
SALVO
Hai capito, caro mio, che cosa hai guastato? Una farsa. La farsa che quel vecchio pappagallo lì era venuta a offrirci inaspettatamente... (A Flavio): Ma ti dirò poi qualche cosa... Vado io intanto a farle un certo discorsetto... Vieni, vieni con me...
FLAVIO
Ecco, dico a Palma di far presto...
Salvo, via per l’uscio a sinistra. Flavio s’accosta a quello a destra, picchia e sta in ascolto della voce di Palma.
LORI
Vorrei parlarti anch’io...
FLAVIO
(seccato, freddo) Scusi... (Parlando verso la porta) Sono io, Palma... (Pausa; sta a sentire; poi ridendo): No, no, non voglio entrare... (Pausa c. s.) Ecco, sì, perchè è tardi... (Pausa c. s.) Ma lascia fare alla signorina; tu spicciati!... (Pausa c. s.) Sì, penso io... penso io... (E s’avvia di fretta verso l’uscio di fondo).
LORI
Vorrei dirti...
FLAVIO
Scusi, non ho tempo... (Lo pianta e via)
Il Lori resta come raggelato dallo sprezzo patente del Gualdi. Egli non può supporre, che nessuno creda al suo sentimento; suppone invece che tutti n’abbiano fastidio e non abbian per lui nessuna considerazione, poichè la figlia, per la protezione e le aderenze del Manfroni, uscendo dalla sua casa modesta, entra ora col marito nel gran mondo. Rimane avvilito a guardare innanzi a sè, in una lunga pausa. Finchè s’apre l’uscio a destra e la SIGNORINA CEI si sporge e mette fuori borse, borsette, cappelliere, che il CAMERIERE sopravvenuto dall’uscio in fondo, man mano porta via.
SIGNORINA CEI
(porgendo al Cameriere) Ecco, Giovanni... E questo! Attento a questo!... No no, a poco per volta...
Dallo stesso uscio a destra entra infine PALMA in un ricco abito da viaggio; nell’atto di calzarsi i guanti.
PALMA
(alla signorina Cei) Mi farà il piacere, Gina, di raccomandare che non sbaglino tra la roba da spedire come bagaglio e quella da portare nello scompartimento.
SIGNORINA CEI
Ah, non dubiti. Andrà Giovanni stesso...
CAMERIERE
Sì, signora. Vado io. Non ci pensi...
PALMA
(a Lori) Tu vieni con noi alla stazione?
LORI
Sì, certo...
PALMA
(alla signorina Cei che sta per andarsene per l’uscio in fondo) Aspetti, Gina... Lei va via di qua ora stesso, è vero?
SIGNORINA CEI
Se il signor Commendatore non ha bisogno di me...
LORI
No, no, grazie... Per me...
PALMA
Chi resta qui?
SIGNORINA CEI
Ma... non so... C’è la donna di servizio...
LORI
Non importa... non importa... Senti, Palma...
PALMA
Abbi pazienza, vorrei dare a Gina certi ordini...
LORI
Fai, fai...
PALMA
(alla signorina Cei) Lei sarà di ritorno prima della fine del mese?
SIGNORINA CEI
Potrei, se vuole, anche prima...
PALMA
No, no, basterà. Del resto, le scriverò...
SIGNORINA CEI
Non dubiti che al suo arrivo sarà tutto pronto, come lei m’ha detto.
PALMA
Quello stipetto, mi raccomando! (A Lori) E penserai tu, poi, per gli ori della mamma.
LORI
Te li ho già messi da parte.
SIGNORINA CEI
Verrò io a ritirarli, al mio ritorno.
PALMA
Sta bene. E allora, a rivederla, Gina. Mi dia un bacio.
SIGNORINA CEI
Buon viaggio! E le rinnovo tutti i miei auguri.
PALMA
Grazie! Ma la saluterò ancora prima di partire.
La signorina Cei, via per l’uscio in fondo.
LORI
Non vorrei, Palma, che questo spiacevole incidente...
PALMA
Ma no, basta, non ne parliamo più! (Alludendo alla nonna) È ancora di là?
LORI
Sì, credo...
PALMA
Sarà ora d’andare...
LORI
Aspetta un momento... Devo dirti una cosa che mi sta a cuore sopra tutto.
PALMA
Oh Dio mio, ma perchè? Avrei capito prima! Ma ora?
LORI
No, ora, ora che te ne vai, figliuola mia...
PALMA
Ma se non ce n’è più bisogno, proprio!
LORI
Come! Vuoi che non ti dica, prima che te ne vada via per sempre da questa casa, ciò che è stato ed è ancora il mio più segreto dolore?
PALMA
(piano, con insofferenza, ma pur sentendo la necessità di venire a un discorso che è spinosissimo toccare e che perciò sarebbe stato meglio sfuggire): Ma sì, io lo so...
LORI
Lo sai?
PALMA
(c. s.) Sì, lo so. E perciò mi pare inutile, scusa, che me ne parli adesso...
LORI
Non è inutile, perchè vedo che non hai indovinato, che prezzo diverso da quello che ha avuto per te, ha avuto per me la parte che mi sono assunta (resta un po’ sospeso, e aggiunge con molta pena) di padre trascurato.
PALMA
Ma mi sembra che ora...
LORI
Lasciami dire! Per me, tutto questo, si riferisce a cose lontane, che tu non puoi sapere, perchè eri allora bambina. Voglio che le sappia, prima che tu vada via.
PALMA
(con un sospiro, non nascondendo l’impazienza, ma rassegnandosi) Ebbene, allora! di’, di’...
LORI
Codesto tuo modo di trattarmi...
PALMA
Ma no, scusa...
LORI
Lasciami dire! Non te ne fo rimprovero. Codesto tuo modo di trattarmi, sì, è vero, dà ragione ora a tua madre contro di me, doppiamente...
PALMA
Mi parli ancora della mamma?
LORI
(con forza) Sì! Perchè previde questo!
PALMA
(un po’ stordita dal tono assunto da lui) Che cosa?
LORI
(s’arresta, pentito, e non risponde, perchè dovrebbe dirle: «che tu non avresti più avuto per me nessuna considerazione». Poi dice, con dolcezza triste): Non voglio fàrtene un rimprovero, ripeto! Sento solo il bisogno di dirti che ho voluto acquistarmi il diritto di dar torto a lei, che non voleva, non voleva assolutamente...
PALMA
Che cosa, non voleva?
LORI
Ma che Salvo Manfroni stèsse qua, troppo attorno a te.
PALMA
Ebbene?
LORI
Ho voluto acquistarmelo, dicevo, questo diritto di non riconoscere almeno le ragioni di lei, a costo d’una lunga sofferenza che tu — (non dirmi di no, perchè è chiaro) — non hai, non hai indovinato, non hai supposto, e non supponi ancora in me.
PALMA
Ma chi te lo dice, Dio mio?
LORI
Ecco. Il tono stesso con cui me lo domandi.
PALMA
No, scusa, questo tono è appunto perchè la conosco, e la conosco bene, codesta tua sofferenza, su cui è edificata, vuoi dirmi questo? la mia fortuna. Oh! e vuoi che non lo sappia, scusa?
LORI
Saperlo, non dovrebbe voler dire il fastidio che ne mostri.
PALMA
Ma non è fastidio; è che proprio non vedo più la ragione, scusa, per cui vuoi ricordarmela anche adesso, quando ha già finito di pesar tanto, credi, su te, su me, su tutti... Ecco: il tuo torto è questo, permetti che te lo dica, poichè mi costringi!
LORI
Mi son tenuto tanto da parte...
PALMA
Troppo per un verso, troppo poco per un altro!
LORI
Cioè?
PALMA
Ma non ti pajono inutili adesso codeste recriminazioni? Via! via!
Rientrano dall’uscio a sinistra SALVO MANFRONI e FLAVIO GUALDI.
FLAVIO
(impaziente) Su, Palma, è tempo d’andare...
PALMA
Eccomi pronta, sì. Andiamo, andiamo... (fa per avviarsi con Flavio)
SALVO
Aspettate un momento. (Al Lori): Senti: è meglio che Palma si licenzii qua da te.
LORI
(restando) Perchè? La accompagno alla stazione...
SALVO
No...
FLAVIO
Per quei due là... (accenna alla sala, dove sono la nonna e Carletto)
SALVO
Se vieni tu, capisci, verranno anche loro, e...
FLAVIO
Ci sarà mia sorella; ci saranno gli amici...
PALMA
(subito) Ah, no! È meglio qua, è meglio qua, allora...
LORI
Ma quei due si possono mandar via!
FLAVIO
Abbiamo già detto così...
SALVO
Che saresti rimasto anche tu. Si disponevano a venire!
PALMA
Pazienza, via! Licenziamoci qua!
LORI
(raggelato, aprendo le braccia) Pazienza...
PALMA
E allora, addio, eh? (Lo abbraccia senza effusione d’affetto)
LORI
(dopo averla baciata in fronte): Addio figliuola mia. Così all’improvviso... Vorrei dirti tante cose; non so dirti nulla... Sii felice...
SALVO
Andiamo, su, andiamo...
LORI
(a Flavio che gli porge la mano) Addio anche a te, e...
FLAVIO
Scusi. (Si volge a Palma) Vai, Palma, vai a licenziarti intanto di là...
PALMA
Sì, eccomi, eccomi (Via, per l’uscio a sinistra)
FLAVIO
(a Lori) Diceva?
LORI
(freddo, triste) Niente. T’ho salutato...
FLAVIO
Ah, bene. L’ho salutato anch’io. Possiamo dunque andare...
SALVO
Sì, andiamo! (A Lori, prima d’uscire dall’uscio a sinistra) Noi ci vediamo.
Via Flavio e Salvo. Il Lori resta assorto per lungo tratto nella sua gelida delusione, finchè dall’uscio a sinistra non rientrano in iscena LA BARBETTI e CARLETTO, in silenzio, l’una ingrugnata e l’altro come una marionetta smontata, cascante di noja.
LA BARBETTI
Eh, dico... una bella fortuna maritare una figliuola con un marchese...
CARLETTO
Mi piace che lui, tante storie per la nostra venuta, e poi...
LORI
E poi? Sono rimasto qua, appunto per la vostra venuta!
LA BARBETTI
Già! Ma vostra figlia...
LORI
Mi ha impedito di fare lo scandalo di cacciarvi via in presenza di suo marito!
CARLETTO
Il quale ci ha accolto con tanta cortesia...
LA BARBETTI
(subito, a rincalzo) E benevolenza!
CARLETTO
Insieme con quel suo amico.
LA BARBETTI
E anche Salvo Manfroni, hai visto come mi ha parlato?
CARLETTO
Ma di quello non ti fidare, mammà!
LA BARBETTI
Io non so! Un padre... capisco, sacrificarsi per il bene della propria figlia... ma farsi poi sostituire così...
LORI
(contenendo a stento un fremito d’ira) Io vi prego d’andarvene via!
CARLETTO
Subito! Ecco... ce n’andiamo da noi senza bisogno d’esser pregati.
LA BARBETTI
Ma in casa di vostra figlia, tra me e voi, sarò accolta meglio io che voi...
CARLETTO
Andiamo, andiamo, mammà! Lascialo perdere!
LA BARBETTI
Di dove si esce?
CARLETTO
(indicando l’uscio a sinistra) Di qua, passa!
LA BARBETTI
(uscendo) Ma guarda che uomo!
CARLETTO
(uscendo) Lascialo perdere...
Prima che la Barbetti e Carletto escano, entra dall’uscio in fondo la SIGNORINA CEI col cappellino in capo e una borsetta in mano, pronta per andar via.
SIGNORINA CEI
(al Lori) Vuole che li accompagni?
LORI
(con sdegno) No, lasci!
SIGNORINA CEI
(dopo avere atteso un po’) E allora, signor Commendatore, se non ha proprio bisogno di me...
LORI
No, grazie. Vada pure...
SIGNORINA CEI
Se mi permette, poichè tutti questi fiori rimangono qui...
LORI
(come se li vedesse soltanto ora) Ah, già! Bisogna pensarci... Mi rimane così la casa, tutta piena di fiori...
SIGNORINA CEI
Già... Le possono anche far male...
LORI
Me li ha lasciati qui...
SIGNORINA CEI
Peccato! Ce n’è di così belli...
LORI
Prenda, prenda pure, tutti quelli che vuole...
SIGNORINA CEI
Grazie, ne prenderò un po’, di questi... (si accosta a una cesta di fiori)
LORI
Non pensa lei che per un padre nessun sacrifizio possa esser di troppo, quando si tratti di fare il bene della propria figliuola?
SIGNORINA CEI
Eh, per un padre come lei, signor commendatore.... Guardi, che rose! (gliele mostra nella cesta, da cui sta per prenderle) Guardi!...
LORI
Belle, sì. Prenda... Vorrei prenderne anch’io... (guarda l’orologio)
SIGNORINA CEI
(triste, alludendo alla sua visita consueta al cimitero) Vuole andare anche oggi?
LORI
Non mi han lasciato andare alla stazione, per via di quei due là; andrò a portarle un po’ di questi fiori della figlia e a dire anche a lei che non voleva, le mie ragioni.
TELA