NOTE:

[1]. Città è qui in significato di corpo di nazione costituito in ordine civile. Il Traduttore.

[2]. La più ricca raccolta che v'abbia del diplomi di Carlomagno, è quella certamente che si trova negli archivii del regno. L'epoca carolingica si comprende in due grandi cartelle, e v'ha una moltitudine di diplomi originali col monogramma Karolus, le quali furono da me volonterosamente scartabellate, chè la polvere delle pergamene mi piace.

[3]. Ho avuto quest'anno medesimo la ventura di visitar l'una dopo l'altra ancor una volta Aquisgrana, Ravenna e la Badia di Montecassino.

[4]. Il signor Guerard.

[5]. Serbiamo, ad imitazione dell'autore, nella lingua originale latina, ogni volta che ci avvien di ripeterle, queste parole, che, voltate in italiano, suonerebbero: gli inviati del padrone o del principe. È famoso l'errore di quel bibliografo, che prese un trattato de missis dominicis, per un libro rituale, e ne tradusse il titolo a questo modo: Delle messe domenicali. Il Traduttore.

[6]. Questi scacchi, che ora si conservano nel museo d'antichità della Biblioteca orientale, sono, come chiaro si vede, orientali, e appartengono all'arti degli Arabi del secolo IX, siccome opinò il signor Reinaud. Formavano essi parte dell'antico tesoro della Badia di San Dionigi.

[7]. Benedetto vivea nel secolo nono; e Agesisio, abate di Fontenelle, lo avea preceduto con una prima compilazione dei capitolari.

[8]. Nel passare quest'anno stesso per Ginevra, antica capitale dei Borgognoni, e residenza di santa Clotilde, mi recai a far visita ad un uomo riputatissimo in fatto di studii storici, vuo' dire al signor Sismondi, che dimorava in quei giorni nella modesta e deliziosa sua villa a riva del Lemano. Egli ha opinioni diverse dalle mie in argomento di storia, ma non pertanto nessuno a lui tributa più di me quella riverenza e quella venerazione che si debbono allo studio e al sapere: egli è come a dire il Benedettino della scuola protestante. Avendogli io tenuto discorso del mio pellegrinaggio carolingico, mi fece l'onore di comunicarmi una lettera pur dianzi da lui ricevuta, nella quale un giovine, che porta per eredità il nome di Napoleone, il richiedeva di volergli additar le fonti dove attigner potesse i materiali d'una Storia di Carlomagno. Era un nobile e bel pensiero in chi avea già provato le vicende della fortuna e le jatture dell'avversità.

[9]. La gran Raccolta del Pertz porta il titolo di Monumenta Germaniæ historica; il primo volume fa pubblicato in Annover nel 1826, ed il terzo nel 1840.

[10]. Di qui forse l'arpent dei Francesi, che significa, per lo più, una misura di terra di cento pertiche. Il Traduttore.

[11]. Se l'uffizio di fedel traduttore non me l'avesse impedito, io avrei di buon grado fatto grazia a chi legge di quest'apostrofe, che mi par sappia un po' troppo del falso gusto della moderna scuola francese. Il Traduttore.

[12]. L'Aquisgranum della geografia gallico-romana è l'Aix la-Chapelle dei Francesi. Chiamasi chapelle l'oratorio dei re a cagione della cappa di san Martino. — Quemdam in capellam assumpsit, quo nomine Francorum reges propter cappam sancti Martini... sancta sua appellare solebant. (Monach. S. Gall.)

[13]. Io mi sono industriato di por fra tanta incertezza e tanta instabilità di invasioni un po' d'ordine nella geografia della conquista barbara. Il D'Anville è sempre in ciò la miglior delle guide.

[14]. I due grandi viaggiatori dell'ottavo e nono secolo sono i vescovi san Bonifazio e sant'Anscario, la cui leggenda abbiamo nei Bollandisti. Se non che Anscario ebbe anche un biografo particolare in Ramberto; Vita sancti Anscharii archiepiscopi Hamburgerns. la qual si trova nella raccolta nazionale dl Langebeck: Scriptor. rer. Danic., t. I., p. 429.

[15]. L'individualità o personalità delle leggi barbare è un degli argomenti più ventilati. Raffrontisi Mably, Montesquieu e l'ingegnoso e sistematico abate Dubos. Etablissement de la monarchie française, cap. III.

[16]. Saint-Cloud. Clodoaldo, figlio di Clodomiro, fu il fondatore di questa badia, che poi divenne col tempo una delle reggie più care agli ultimi re francesi. Non so perchè il principe dei moderni nostri storici, il Botta, la chiami, ogni volta che gli avvien di citarla, col nome di San Clodoveo. Il Traduttore.

[17]. La Neustria era un cotal po' configurata alla foggia dell'antico reame di Parigi, sotto i figli di Clodoveo; l'Austrasia distendevasi al di là di Francoforte verso Virzburgo, a un di presso. Tale almeno si è l'opinione del D'Anville.

[18]. Consultisi sempre, quanto all'Aquitania, la mirabil opera del padre Vaissete e del padre De-Vic, benedettini. Nulla fu fatto mai che ad essa paragonar si possa intorno alla Gallia meridionale; le opere posteriori, benchè più arroganti, non si sono mai sollevate al di sopra della mediocrità (V. P. Vaissete Histoire du Languedoc).

[19]. Allude l'autore al vaso prezioso che un soldato di Clodoveo nella divisione del bottino, volle ridurre in pezzi con una mazzata anzichè cederlo al suo capitano. Ma poi quel soldato ebbe a pagar cara questa sua irriverenza, che anch'egli fu da Clodoveo ucciso in una rassegna con una mazzata. Il Traduttore.

[20]. Fra le ire d'un sistema sovente appassionato, molta erudizione si trova nell'opera del signor Raynouard intorno al Diritto municipale, stampata a Parigi nell'anno 1828. Il signor Raynouard, grande lavoratore, si lasciava troppo prendere da certe idee politiche dei tempi, e questo nella storia è male. Perchè recar le nostre passioni nei tempi antichi?

[21]. Grandi opere vennero fatte in Germania sul Sassoni; ma i testi son rari e le fonti; moltissime tradizioni raccolse il signor Pertz in quell'opera sua Monumenta Germaniæ: l'opera veramente nazionale della Germania.

[22]. Un discepolo di san Bonifazio, il pio Villibaldo, ne scritte la vita, Vit. Bonif., che trovasi nei Bollandisti, I. Jun. pag. 470. Il Serrario pubblicò pure le epistole di quel primo vescovo di Magonza, sotto il titolo: Bonifac. Epistol. Il santo soggiacque al martirio nel tentare la predicazione del Vangelo tra i Frisoni.

[23]. L'Ariosto medesimo non potè resistere a quest'amore per gli antichi romanzi di cavalleria, e ne fece un episodio dell'Orlando Furioso.

[24]. Molto s'è studiato intorno alla mitologia e ai costumi dei Danesi e degli Scandinavi in generale; i moderni nulla disser di meglio di quanto disse il Torfeo, Histor. Norveg. e Sasso grammatico. Il Langebeek Scriptor, rer. Danic., raccolse i testi tutti che trattano di quell'ampia mitologia.

[25]. Consultisi, intorno all'origine e ai costumi dei Longobardi, Paolo Varnefrido, soprannominato Paolo Diacono: De gestis Longobard., e il si raffronti col Cluverio: Germania antiqua, e principalmente col Grozio: Prolegom. ad Hist. Goth. Nè vuolsi lasciar da parte Procopio: Goth. lib. II. Finalmente il Muratori, maestro di noi tutti, ha di lunghe dissertationi intorno ai Longobardi: Script. rer. italic. t. I, pag. 405-419.

[26]. Quanto al gran traffico e splendor di Marsiglia, non si saprebbe mai leggere abbastanza il passo di Agatia, pag. 13 dell'edizion parigina 1660; e il capo 20 a 62 del libro IX. La Cronaca di san Dionigi ci ha conservata la memoria della peste che scoppiò in sull'uscire del quarto secolo; lib. IV, cap. 19. Nei Bollandisti abbiamo ben mille testimonianze che provano qual ampio commercio facea Marsiglia con l'Egitto e la Siria. Era il luogo in cui venivano a imbarcarsi i pellegrini per quelle parti.

[27]. Ogni giorno si vanno scoprendo ad Arli nuove antichità. Essa era uno de' più nobili municipii romani. I viaggiatori che vengono giù pel Rodano, non possono far di non salutarla; l'antica città d'Arli è una ricca spoglia svelta d'in seno alla terra.

[28]. Ho misurato e confrontato le due Arene di Roma e quelle di Nimes, e ho trovato che queste sono più picciole sì ma meglio conservate. Quand'io passai l'ultima volta per Nimes, vidi che il circo maggiore era stato converso ad uso di scuderia, e che alcuni pezzi d'artiglieria ingombravano le Arene. Oh profanazione!

[29]. Procopio è pur sempre la migliore autorità da consultare intorno alle origini e ai costumi delle nazioni barbare; egli fa menzion degli Unni e del Goti come di pericolosi vicini γειτονουντα del Danubio.

[30]. I Bulgari erano senza più un ramo della gran famiglia degli Unni. Questa denominazione di Bulgari la troviamo per la prima volta in Ennodio Panegyr. Theodorici: V. Il padre Sirmond, t. I. pag. 1598-1590.

[31]. Son essi i due autori dei grandi pellegrinaggi del Nord, ond'è che la vita di sant'Anscario vien consultata da tutti i dotti di Norvegia e di Svezia, quando studiar vogliono le antichità patrie. V. Vita etc.

[32]. Molte torte opinioni, a parer mio, si formarono e spacciarono intorno alla caduta dell'Impero di Bisanzio; chè la sua condizione era tuttavia splendida nel settimo e nell'ottavo secolo. Veggasi intorno alle forme ed alla grandezza di questa nobile ruina la bell'opera di Costantino Πορφυρογενητος, De cæremoniis aulæ et Ecclesiæ byzantinæ, ediz. del Reiske, 1751, in-fol.

[33]. Gl'imperatori non negarono mai questi titoli ai re franchi; n'aveano troppa paura. Il proverbio bisantino diceva «Τον φράνκον φίλον ἔχῃς, γείτονα οὺκ, ἔχῃς».

[34]. Le corrispondenze diplomatiche di Carlomagno cogli imperatori di Bisanzio furono non poco importanti. Quanto alla proposta delle nozze di lui con l'imperatrice Irene, essa pare a me troppo arrischiata; ben credo che Adriano e Leone, papi, ci potesser pensare dassenno, come un mezzo ad unir le due Chiese, e ad abbattere la potenza del califfato e dei Saraceni. È da ricordare altresì che la pia Irene aveva ristorato il culto delle sacre immagini.

[35]. Mi piaccion gli uomini di studi speciali, quand'ei dedican la vita a questa o quella parte della scienza. Il dotto amico mio Reinaud, ha ottenuto con le sue investigazioni, di rischiarare la maggior parte delle quistioni della letteratura numismatica e della storia orientale. Dopo la morte del Sacy io lo credo il più sapiente orientalista ch'abbia la Francia.

[36]. E' mi pare che il Conde, nell'opera sua sul dominio degli Arabi in Ispagna tratti solo una parte della questione. Il Conde, siccome quegli che dedicò la vita sua allo studio dei manoscritti arabi, non vide se non quella. Senzachè, lo spirito volteriano del secolo decimottavo sforzavasi di trovar l'origine e il principio d'ogni civiltà altrove che nel cristianesimo, donde quelle iperboli intorno alla sapienza dei Cinesi e alla civiltà degli Arabi, di che tanto erano smaniosi gli Enciclopedisti.

[37]. Il padre Felibien ha molto bene trattata questa quistione nelle dissertazioni che egli unì alla sua Storia di Parigi. Il signor Renonard ha sparso ugualmente gran lume nei municipii, ma preoccupato, al solito, dal jus romanum: il municipio è antico al par della Gallia. Ora, non fa di bisogno dire che lo scoprimento della Communs al duodecimo secolo è simile all'ingegnoso trovato della lettera K aggiunta alla parola Franc. Il Secousse e il Brequigny (Ordon. du Louvre, prefazione) poco avean lasciato da dire agli altri intorno ai Comuni, agli altri, che approfittaron delle loro investigazioni, senza pur degnarsi di nominarli.

[38]. Quanto non è da lasciarci increscere che manchino ancora parecchie di siffatte metropoli alla bell'opera della Gallia christiana! Ma I nuovi Benedettini la stanno continuando, ed io spero che questo nazional monumento verrà terminato. Io lo pongo a ragguaglio di quel dei Bollandisti, Act. Sanct., a cui pur mancano alcuni mesi.

[39]. Vedi il divieto fatto dal concilio verberiense, art. 16; Concil. Gall. t. II.

[40]. Ecco qui sotto alcuni dei più notabili articoli de' Concilii delle Gallie. Il P. Sirmond e il Fleury si studiano di scusare i vescovi, ma son troppo gallicani da riconoscer che l'ammiranda autorità dei papi fu quella sola che pose qualche unità in quella confusione, Baluze, I, 162. Hist., v. 637.

1. De conjugiis in tertio et quarto gradu.

2. De eo qui cum uxoris suæ filia carnale commercium habuit.

3. Quod relictam sacerdotis uxorem ducere non liceat

4. De feminis sponte vel invito vel sine virorum consensu velatis.

5. De eo cui mortem uxor cum aliis machinata est.

6. De ingenuo qui ancillam duxit pro ingenua, et de ingenua quæ servo nupsit pro ingenuo.

7. De servo qui ancillam suam concubinam habuit, et illa relicta domini ancillam vult ducere.

8. Servus a domino libertate donatus, si postea cum ejus ancilla mœchatur, cogi potest ut uxorem illam habeat.

9. De muliere quæ virum suum in alio pago sequi non vult.

10. De filio qui com noverca moechatus est.

11. De eo qui cum privigna vel cum uxoris sorore mœchatur.

12. De eo qui cum duabus sororibus dormierit.

13. Qui anellam volens uxorem duxit, cum ea permaneat.

14. Ut ab episcopis vagis presbyteri non ordinentur.

15. Presbyter degradatus potest in necessitate baptizare.

16. Ne clerici arma gerant.

17. De muliere qua viri impotentiam causatur.

18. De eo qui cum uxoris sua consobrina mœchatur.

19. De servo et ancilis, si per venditionem separentur.

20. Ut chartularius qui cum ancilla fornicatur, eam libertate donatam uxorem habere cogatur.

21. Qui uxorem telari permisit, aliam ne ducat.

Baluze, I, 105. Hist. v. 637.

1. De illo qui cum uxore fratris sui fornicatus est.

2. De illo qui sponsam filii sui oppresserit.

3. De eo qui filiastrum aut filiastram ante episcopum tenuerit.

4. De illo qui cum filiastra, ignorante matre, fornicatus est.

5. De illo qui cum duabus sororibus fornicatus est.

6. Si quis propter faidam fugit.

7. De incestis.

8. De parricidis.

9. Item de incestis.

[41]. Consil. Gall. t. II, p. 1 a 50. — Già io ho mostrato nel mio Ugo Capeto, t. III, questa grand'opera morale del papato.

[42]. «Noi ordiniamo, dicea papa Zaccaria a san Bonifacio, per l'autorità di san Pietro, che la detta Chiesa di Magonza sia metropoli in perpetuo, per te e tuoi successori, e abbia sotto di sè cinque città, e sieno Tongres, Colonia, Vormazia, Spira ed Utrecht». Gall. Concil. tom. I, p. 581.

[43]. Prima dell'istituzione di questa metropoli Bonifazio possedea la dignità di corepiscopo (τοῦ Χὼρου ὲπισκοποι, vescovo dei campi), che non avea nessun territorio fermo.

[44]. Grande specialmente è l'autorità esercitata da Zaccaria, il cui pontificato comincia dal dì 30 novembre 741. Quanto alla storia del papato sotto Gregorio VII, io lo diedi nel mio Ugo Capeto, t. III.

[45]. La fondazione dei monasteri di Sithieu, Fontenelle, Chelles, Corbia, seguì nel settimo secolo. San Benedetto è pur sempre il primo fondatore di que' monasteri dove si fa orazione e si lavora. Consultisi il grande e modesto Mabillon ne' suoi Annal. ordin. sancti Benedict. Fo altresì grandissima stima de' suoi Act. Sanct.; ma la raccolta dei Bollandisti fu più largamente ideata.

[46]. S'è fatto il conto che i cinque ottavi delle borgate e città della Francia riconoscon la loro origine dai monasteri. Il Belgio principalmente, dee loro le industri sue città. Liegi, la città de' telai, trae l'origine sua dalla traslazione delle reliquie di san Lamberto, tale essendovi stato il concorso dei popolo, che si edificò una città intorno all'arca del Santo. Questa traslazione seguì a dì 28 d'aprile dell'anno 720. Vita Sancti Lamberti. Nelle origini della città di Liegi.

[47]. Questo nome davasi anticamente in Francia ad una fiera che tenevasi ogn'anno a San Dionigi. Nel medesimo giorno chiudevasi l'Università, e quindi il nome di landito anche all'onorario che gli studianti davano a' loro lettori. Il Traduttore.

[48]. Vita Huberti, ecc. Il Padre Roberti, che fu pur esso gran cacciatore, ebbe molto a parlare di sant'Uberto, in quel suo opuscolo che ha per titolo: Questiones Hubertinæ.

[49]. V. la leggenda sulla fondazione di Monte san Michele. Sigebert, ecc.

[50]. Due volte sono passato per Fulda che giace sulla via di Francoforte a Lipsia: appena vi riman tuttavia qualche memoria dell'antica badia.

[51]. Le più delle carte originali de' Carolingi che si conservano negli archivii del regno, sono relative ai doni fatti a' monasteri di San Dionigi e di San Germano, vere fondazioni nazionali.

[52]. Io ho consumato l'ultima mia giovinezza nello studio de' Bollandisti, e da questa profonda ed assidua lettura mi venne l'amor della storia. Gli Act. Sanct. ord. Sanct. Bened. del Mabillon, son essi pure una delle più allettative letture che far possan coloro che voglian tener dietro alla storia.

[53]. Aimoino è uno de' più laboriosi biografi de' Santi, e scrisse De miracul. Egli è scrittore d'immaginazione ardente e poetica. V. il testo che ne diede il Bouquet, t. VII, p. 348.

[54]. E' non si vuol scambiare santa Genoveffa del Brabante per l'altra Genoveffa di Nanterre.

[55]. Questo Benedetto, sassone, non dee esser confuso con san Benedetto il fondatore. Quegli nacque nel 628, e abbiam la sua vita scritta dal Beda nella The history of first Warermouth abbots, pel Ware. Dublino, 1604.

[56]. Concil. Gall., t. I, p. 550-580. I viaggi di sant'Anscario al settentrione della Scandinavia appartengono al secolo nono.

[57]. La vita tanto drammatica di san Bonifacio fu scritta da Villibaldo suo discepolo, e sassone anch'esso.

[58]. Mi duolo che la storia de' monasteri non venisse scritta sotto quest'aspetto, chè avrebbe assai meglio rischiarato il medio evo, che non il semplice studio delle leggi incerte e delle cronache generalmente troppo brevi del secolo duodecimo.

[59]. Il padre Sirmond ha pubblicato con gran cura la Raccolta dei Concilii della Gallia; e fra quel preziosi documenti, è da cercar, più che altrove, la storia delle leggi di polizia sociale dal quinto al settimo secolo.

[60]. Il concilio di Nantes è contrassegnato coll'anno 650. Fiodoardo ne parla nel lib. II. cap. 1, e l'abbiam tutto intero nel Concil. Gall., t. I, p. 601.

[61]. Nell'ottavo secolo sussistevan pur tuttavia alcune vestigia del culto de' Galli e de' druidi, specialmente nella Bretagna, che rimase per lungo tempo quasi una terra appartata.

[62]. Art. 17 del Concilio. Quest'andarne alla croce, allude senza dubbio alla prova della croce.

[63]. I canoni del concilio verberiense si trovano nel Concil. Gall., t. II, p. 1. Ci sono alcuni concilii che applican solo siffatte disposizioni a certi luoghi.

[64]. La perpetua confusione dei due principii della Chiesa e della conquista, fu la prima cagione della maggior parte degli errori in cui sono caduti gli autori sistematici preoccupati dalla legislazione delle Gallie. Il Mably altro non vide che la politica; il Montesquieu non fece verun caso del concilii, e sol si diè pensiero delle leggi barbariche. Io tengo che impossibil sia di parlar della legislazione al quinto e al nono secolo, senza darne una gran participazione al diritto canonico.

[65]. Immensa è nelle Gallie l'influenza del diritto romano o meglio del diritto bizantino, e mal fa chi troppo concede all'azion delle leggi barbare, le quali appena s'applicano a una parte picciolissima della popolazione, cioè ai conquistatori.

[66]. Quand'io verrò alle instituzioni barbariche, avrò bisogno di riabilitar la legge, specialmente l'ecclesiastica, dei Visigoti. Il Montesquieu la malmenò acremente tacciandola di bacchettoneria, perchè con tutto l'ingegno suo il Montesquieu pure non seppe esimersi dalle male preoccupazioni del secolo XVIII contro i preti.

[67]. La teoria della comune, nata tutt'a un tratto dalla sedizione al decimo secolo, è, lo torno a dire, una di quelle scoverte che dipendono dalle circostanze politiche momentanee. Chi la esponeva nel 1827, si serviva per istromento della storia come di tutt'altr'arma. Essa principiò a foggia di polemica nel Censore europeo, poi continuò per articoli nel Corrier francese. La comune, congregazione o gruppo di cittadini, è antica al par del municipio e della comunità, e ogni dì si scoprono diplomi di municipii anteriori d'assai alle sedizioni del servi. V. l'opera del Pardessus, Bibliothèque, t. I.

[68]. Angers, Bourges, Cavaillon, Clermont, le Mans, Meaux, Orleans, Paris, Saintes, Tours, Toul, Uzèz avean loro antiche ed ampie instituzioni municipali, prima della sollevazione dei servi nel secolo decimo, altri municipii si trovano in tempo ancora più antico; e il signor Raynouard ne recò le prove, se non che per mala ventura, con troppa parzialità.

[69]. Queste comunità di nauti, o battellieri, sono antichissime, e forse le più antiche d'ogni altra. Ci sono vestigia della loro instituzione anche a Parigi. Nautæ Parisiaci (V. Mém. de l'Acad. des Inscrip., t. I.)

[70]. Ho spesso raffrontato i concilii coi codici teodosiano e giustinianeo, principalmente negli studi speciali del Diritto, e vi ho trovato plagi vicendevoli, ed una evidente confusione. Questa si è pure l'opinione del signor di Savigny.

[71]. Veggansi le formole raccolte in Francia e in Germania dal Bignon, dal Sirmond, dal Baluze, dal Mabillon, dal Goldast, e il Thesaurus di Schilter; le più curiose sono quelle di Marculfo.

[72]. La quistione de' componimenti fu a fior d'evidenza discussa dal Mably e dal Montesquieu.

[73]. Quest'autorità della corte di Costantinopoli sui Franchi è rilevante nella prima schiatta più che altrove; essa continua ancor sotto Carlomagno. Mi duole che nell'opere moderne non fosse quanto basta osservata.

[74]. Sotto questo nome di comunità, o compagnie (corporations,), s'intendon quelli che dai Romani chiamavansi collegi degli artieri (collegia opificum) che furon dall'imperator Severo instituiti per tutto l'Imperio romano. Eran la medesima cosa che le Arti e i Mestieri nella repubblica di Firenze. Il Traduttore.

[75]. Gli storici italiani non si sono ancor accordati sul nome da darsi a questo uffiziale; chi lo chiama governatore, chi maestro, e chi prefetto di palazzo; il Muratori troppo duramente ad imitazione del Giambullari maggiordomo. Noi ci siamo attenuti alla terza di queste denominazioni, parendoci la più acconcia per le sue classiche reminiscenze, a significare quei grado. Il Traduttore.

[76]. A Roma. Colà in cospetto del Coliseo, e nel Campo Vaccino, ben tu puoi ripeter quel versi:

Fecistis patriam diversis gentibus unam,

Urbem fecistis quod prius orbis erat.

[77]. Sant'Ireneo si duole, nel secondo secolo, del trovarsi necessitato a imparar la lingua celtica per farsi intendere. I Benedettini sostengono che nelle Gallie parlavasi universalmente la lingua latina. V. Hist. litt., t. VII, nell'Avvertimento.

[78]. Sparsi erano per le Gallie i manoscritti latini ed anche i papiri, e ogni dì vi si trovavan vestigi dei manoscritti d'Ovidio e Cicerone.

[79]. In Gregorio di Tours, vi sono, come chiaro si conosce, alcuni passi, i quali altro non sono che prette tradizioni dei canti narrativi. La storia del Monaco di San Gallo a' tempi carolingici, è forse altro che una cronaca scritta sulle canzoni narrative e sulle guerresche tradizioni? Il sig. Paolino Paris ha di proposito trattato tutte siffatte quistioni nella sua prefazione all'opera Intorno a Berta dai gran piedi.

[80]. I diplomi appunto attestano questa corruzione della latinità, e troviamo Basileca, Pagenam, Volomus, Negutiante.

[81]. Il calcolo di questi tempi è certamente la parte meglio finita dell'Arte di verificar le date dei Benedettini

[82]. Fu, come vedrem più innanzi, una gran contesa che durò fin sotto il regno di Carlomagno, il quale introdusse alcune modificazioni al canto germanico, mescolandovi il canto greco e il latino.

[83]. Egli è da studiar Roma, cristiana, soprattutto. Ne' miei pellegrinaggi d'Italia, io fui più che d'altro curioso delle basiliche, e posso dire d'essere stato assai men preso da maraviglia al veder San Pietro di Roma, che le ruine delle catacombe, Santa Maria Maggiore e San Giovanni Laterano.

[84]. Io non saprei troppo mai provocar l'attenzione degli artisti sulle tre tombe del terzo o del quarto secolo da me visitate a San Massimino, in fondo alla chiesa sotterranea, in un pellegrinaggio a Sainte-Baume[87]; cosa più notabile di quant'altro vedessi al Vaticano.

[85]. Cercate il convento dei Cappuccini a Roma, e troverete questa reliquia dell'antica età.

[86]. Il sig. Raoul Rochette ha molto bene illustrata quest'epoca dell'arte cristiana, e dimostrati i continui plagi da essa fatti a quella del paganesimo nell'opera sua delle Catacombe di Roma, ch'io tradussi l'anno scorso, e fu pubblicata per le stampe del Lampato. Il Traduttore.

[87]. Con questo nome chiamano una grotta sovra un monte della Provenza, in cui il popolo crede, troppo piamente, esser morta la Maddalena. Il Traduttore.

[88]. Questa impressione provai specialmente alla vista dei dipinti bisantini delle chiese di Venezia e di Ravenna.

[89]. Di San Vittore, a Marsiglia, più altro non rimane che l'alte sue muraglie, le torri quadrate, e le porte guernite di ferro, che eran destinate a proteggerlo dai Barbari. Altri Barbari son venuti a distruggere la badia. Il sotterraneo ha due o tre vôlti ancora e non più, e la cappella della Vergine Nera (nigra sum sed formosa). Sotto alcune di queste volte, si veggono qua e là sparsi frammenti di tombe, che hanno qualche rassomiglianza con le catacombe di Roma.

[90]. La Biblioteca reale può andar superba di parecchi manoscritti splendidi per gran ricchezza di legatura. Appartengon essi al nono e decimo secolo. Nella sala destinata al manoscritti greci, v'ha uno stupendo San Gregorio Nazianzeno, con miniature bisantine, tradizione dell'arte romana recata al sommo della perfezione; esso porta il numero 510.

[91]. Sant'Eligio fu orefice insieme e zecchiero di Dagoberto I, e nelle monete così di questo come di Clotario, si vede pur segnato il suo nome con l'abbreviatura Eligi. Il suo discepolo Dado o Adoeno (Saint-Ouen), gli scrisse la vita.

[92]. L'Accademia delle Iscrizioni premiò una delle mie Memorie Intorno allo Stato degli Ebrei nel medio evo, dov'io trattai in modo speciale l'argomento delle usure.

[93]. La gabelle imposte eran queste Salutaticum, Pontaticum, Ripaticum, Portulaticum, Cespitaticum. (V. Il Ducange a ciascuna di queste voci).

[94]. I papi principalmente si mostravano avversissimi al traffico degli schiavi. V. Epist. sancti Gregor. ad Brunechild. Duchesne, t. I, p. 902.

[95]. San Martino fu trasportato nel Chersoneso taurico,(Crimea) il dì 10 marzo 655.

[96]. Eugenio passò di vita il dì 1.º di giugno 657.

[97]. Vitaliano era nativo di Segni, in Campania. A diffinire il tempo dell'introduzione degli organi in Italia, mi convien dire che questo papa ve gli usò fino dal 670.

[98]. Qui l'Autore non s'è ricordato che Mario fu di origine plebea, e che la sua discendenza si spense tutta in suo figlio poco dopo di lui. Il Traduttore.

[99]. Fin qui l'Italia era divisa in due parti, l'una sotto il dominio dei Longobardi, l'altra formava l'esarcato di Ravenna.

[100]. Pavia a quei tempi era la più animata città della Lombardia, singolarmente privilegiata dai re longobardi. Il Traduttore.

[101]. See Konung.

[102].

Pars extans curis, solo diademata dispar

Ordine pro rerum vocitatus Cura Palati.

(Corippus: De laudibus Justini Lib. I, pag. 136.)

[103]. Chi vuol chiarirsene legga l'opera di Giorgio Codino: De officiis Ecclesia et aula.

[104]. Non è da dimenticare che questo epiteto vien dato dagli storici francesi a una lunga successione di re della prima schiatta, che degeneri dai loro antecessori, passarono la vita a far niente (fainants). Il Traduttore.

[105]. Ho cercato di sbrogliar tutta questa istoria sì confusa, dei prefetti palatini, con quella del Merovei; i Benedettini stessi, non sono esenti da confusione; e poichè vi furon cortigiani sotto la seconda schiatta (i Benedettini si fecer cortigiani dalla terza), vi furon anche genealogie a rannodar i prefetti del palazzo col sangue merovingico, ed i Capeti coi prefetti del palazzo.

[106]. Ad ann. 718-719.

[107]. V. Isidoro di Beja, p. 56, e Rodrigo Ximenes, p. 12. Il continuatore di Fredegario aggiunge che Eudi, ad imitazione del conte Giuliano, chiamò i Saracini nelle Gallie. V. Conde. Hist., t. I. p. 83.

[108]. Epistol. Gregor. III.

[109]. Chansons des gestes. Così il testo francese. Son quelle canzoni o quei canti che abbiamo chiamati anche narrativi, ma che più propriamente si debbon chiamar eroici, perchè narran le gesta degli eroi di quell'età. Il Traduttore.

[110]. Il poeta qui, come si vede chiaro, non fa che ripetere i lamenti dei guerrieri contro i cherici.

[111]. Tutti sanno che Carlo Martello non morì altrimenti alla battaglia di Poitiers, come dice il romanziero.

[112]. È inutile l'avvertire che questo modo tenean que' popoli barbari nel sollevare altrui al grado sovrano. Il Traduttore.

[113]. Eginhard Annal., ad ann. 748.

[114]. Questo campo è chiamato nella cronaca la vigna di Rachi, nome d'un re longobardo. V. Muratori, Annali d'Italia.

[115]. Questo romanzo fu, insiem con quello di Garino il Loreno, pubblicato dal signor Paolino Paris ponendogli innanzi una lettera importantissima, indiritta al modesto e dotto magistrato il signor di Montmarqué[116].

[116]. La leggenda di Berta dal gran piè è pur narrata, ma in diverso modo nei Reali di Francia al lib. IV, cap. I e segg. dell'edizione che ne diede l'anno 1821 in Venezia l'illustre Bartolomeo Gamba da poco rapito alla gloria delle lettere italiane. Nel brano, quivi recato dall'autore, del romanzo francese, ho procurato, per quanto io potei, d'accostarmi, per amore di verità, allo stile dei tempi in cui fu scritto. Il Traduttore.

[117]. L'intimità che era fra papa Leone e Carlomagno avea suggerito ai Romani il pensiero di dar loro una stirpe comune. In altre di queste leggende papa Leone è posto per figlio di Carlomagno.

[118]. Palmam qui non vuol esser altrimenti presa nel senso di mano, ma certo di palma del martirio, come l'hanno i santi nelle pitture bisantine.

[119]. Se si presta fede al Muratori, storico di quella esattezza che ognun sa, Carlomanno morì intorno a questo tempo sì, ma non già nella spedizione, come afferma l'autore, sibbene in un monistero a Vienna nel Delfinato, dove il fratello lo avea mandato ad abitare. Il Traduttore.

[120]. Veggasi nel Codice Carolino l'epistola di papa Paolo a Pipino con col gli accompagna alcuni cantori della Chiesa romana, ed un oriuolo notturno che segna le ore così di notte come di giorno. (Epistol. Paul ad Pipin. — Cod. Carol. 25-45.)

[121]. Questa è la prima volta ch'io trovo nelle cronache antiche fatta menzione della voce Borbone. Pipino preso per forza quadam oppida atque castella... in quibus præcipua fuere Burbonis, Cantilla, Clarmontis. Eginhard. Annal. — ad ann. 761.

[122]. Croniq. de Saint-Denis, ad ann. 768.

[123]. Ho fatto parecchi viaggi in Germania per cercare le orme di Carlomagno, nelle cui sembianze tutto è germanico. Io il credo originario dell'Assia o del circolo di Franconia. O Fulda! Fulda! perchè altro non rimane omai più che la tua cronaca!

[124]. Eginh. Vita Carol. IV.

[125]. Il tesoro della cattedrale d'Aquisgrana è ricchissimo. Esso fu trasportato a Monaco nel tempo della rivoluzione, ed indi restituito.

[126]. Ho letto in alcuni storici moderni italiani, non so se per amore di novità, o per altre ragioni, voltato questo epiteto in Piccolo. È falsare un soprannome dato a quel re, dalla nazione e dalla storia, e consacrato dall'uso di più secoli. Anche i Francesi hanno sostituito la voce petit all'antiquata bref, ma pur serbano ancora quest'ultima, nel solo uso appunto di siffatto istorico soprannome. Il Traduttore.

[127]. Il museo delle medaglie alla Biblioteca Reale possiede grossissimi pezzi d'avorio d'un giuoco di scacchi, i quali fan supporre una sterminata scacchiera, e braccia più sterminate ancora per muoverli. Essi provengono dal tesoro di San Dionigi, e furon salvi, per non esser d'oro, dai saccheggi della rivoluzione.

[128]. I capitolari e diplomi suoi son quasi tutti dati dalle ville regali del Reno e della Schelda.

[129]. In queste lettere papa Stefano usa, parlando al re, la seconda persona: vos certum est accepisse; genitorem vestrum, ec. Gregorio VII, Innocente III e i loro successori, men rispettosi, tornarono al tu, più grammaticale e più fratellevole della lingua latina. Il Traduttore.

[130]. De Desiderade naîtrait une lignée leprense; così il mio autore. Ma il testo latino dell'epistola: de cujus natione et leprosorum genus oriri certum est; e di Desiderata neppur parola. Il Manzoni, seguendo altri cronisti, dà a questa figlia di Desiderio il nome d'Ermengarda, anzichè di Desiderata. Chi vuole, in pochi fogli, aver intera cognizione delle cose longobardiche in Italia, legga le notizie storiche da lui premesse alla sua tragedia dell'Adelchi, e il suo discorso sopra alcuni punti della Storia Longobardica in Italia, con cui il gran poeta volle meritarsi pure il titolo di grande critico. Il Traduttore.

[131]. E Adelchi o Adelgiso, non era figlio forse di Desiderio, e suo compagno nel trono? Il Traduttore.

[132]. Senza tante sottigliezze, il Manzoni nel suo citato Discorso, viene alla ragion vera di questa mutata successione, ed è che la consuetudine dei Franchi, a quei tempi, era di eleggere nella famiglia del re morto colui che pareva il più conveniente a quell'ufficio. Il Traduttore.

[133]. Carlomagno nacque nel 742, e fece la guerra di Lombardia nel 775. Nella prima sua spedizione d'Italia, Bonaparte avea 27 anni; ma la conquista della Lombardia fu sol compiuta dopo la battaglia di Marengo, ch'egli aveva appunto 31 anni.

[134]. Dopo la guerra d'Aquitania, nessun popolo del reame de' Franchi fece più resistenza a Carlomagno, salvo i Bretoni. V. Monach. Saint-Gall. t. I.

[135]. Comes march. Britan. Tali sono i titoli co' quali Orlando è indicato.

[136]. A ver dire le cronache non parlano pur d'Orlando, se non al proposito della catastrofe de' Pirenei.

[137]. Berardus, Berhard. Si vede chiaro ch'egli è dell'Austrasia.

[138]. Comes, Regnald, Reginald., Reinaldus.

[139]. Guglielmo Naso-Corto è per avventura l'eroe, dopo Orlando, più nominato nelle canzoni eroiche.

[140]. Gerardo di Rossiglione era l'eroe dai Borgognoni, Garino e il fratel suo, Begone di Belino, rappresentavano le guerre intestine del baroni del nord.

[141]. Il testo dice tenure; che io sappia non abbiamo in italiano la voce equivalente quando usar non si volesse, per ragione di analogia, la parola tenimento, a significar, come qui, il feudo che altri teneva da un primo feudatario, verso cui era obbligato a certi tributi e doveri di vassallaggio. Il Traduttore.

[142]. A tradurre il suzerain del Francesi, ho tolto questo capo signore dagli statuti delle Assise di Gerusalemme, recati da Cesare Cantù nei Documenti della sua Storia Universale. Credo debito mio, come Italiano, di non lasciarmi sfuggir l'occasione qui per ringraziarlo d'aver, senza lasciarsi spaventar di fatica nè d'altro, da sè solo, arricchita la sua nazione di un'opera a cui non possono se non invidiare le altre nazioni. Il Traduttore.

[143]. Non v'è indizio che i soldati franchi avessero paghe ferme di nessuna maniera. Conquistavano e partivansi fra loro le terre conquistate; d'onde son venuti i primi doveri della feudalità.

[144]. Come si fust un bastonnet. V. Roberto Wace nel suo gran poema.

[145]. Nella Biblioteca reale abbiamo il più antico manoscritto che comprenda le miniature delle macchine d'assedio, ed è la Conquista di Gerusalemme di Goffredo Buglione. Esso appartiene al duodecimo o decimoterzo secolo.

[146]. Verona erasi già sottomessa a Carlomagno come si ha da una medaglia riferita dal Leblanc, nella quale si legge: Verona dedita et Longobardis in fidem acceptis, e nel rovescio: clem. princ. (principe clemente).

[147]. Carlomagno non solo confermò la donazione di Pipino, ma l'ampliò pure di molte terre, come si può vedere in Anastasio Bibliotecario, autore contemporaneo. Il Traduttore.

[148]. L'indole di questa donazione o conferma di essa fatta da Carlomagno a papa Adriano fu argomento di molte e speciali discussioni. L'abbiamo specificata nel Codex Carolinus; ma non v'ha titolo autentico se non dopo Lodovico il Pio. Quando Napoleone s'impadronì di Roma, furon commessi alcuni particolari studii intorno alla donazione di Carlomagno, ma ognun sa che libertà ci fosse di scrivere sotto Napoleone, e il retore liberale Dannou acconsentì a fare un libro uffiziale e mediocre contro i papi.

[149]. Tecum sicut cum Petro, tecum sicut cum Gallia; e sul rovescio: Sacr. fœd. (V. Lebranc, Traité des monnaies).

[150]. Non so con qual fondamento l'autore affermi questo, mentre tutti gli storici s'accordano in riferire che quell'assedio passò senza pure uno scontro tra gli assedianti e gli assediati. Il Traduttore.

[151]. Anche la dedizion di Pavia è testimoniata da una medaglia, la quale rappresenta un re ed una regina, che inginocchiati depongono la corona sui piedi d'un altro re a sedere, con l'iscrizione: Devicto Desiderio, et Pavia recepta, 774.

[152]. Il Partouneaux, nella sua Storia della Conquista di Lombardia fatta da Carlomagno, ascrive la lunga resistenza di Pavia all'odio verso Carlomagno ed al valore di Unnaldo, antico duca d'Aquitania, spodestato dal Carolingi, che dentro v'era a comandar le armi di Desiderio. Di tutto questo non abbiam trovato parola nè in Muratori nè in alcun altro degli storici nostri. Che se pur Unnaldo era in Pavia, l'età sua presso alla decrepitezza nol dovea fare quell'ardente e tremendo nemico quale il Partouneaux lo descrive. Ci fa maraviglia ch'egli, il quale quasi altro non fece in tutta l'opera sua, che seguire, e per poco non dissi, tradurre gli storici italiani, si sia scostato da loro in questo fatto, a prova del quale cita la sola autorità dell'Anquetil, storico francese. Il Traduttore.

[153]. Qui l'autore pone una nota ad avvertir ch'ei fu a la Monza, com'ei dice ogni volta che gli avviene di nominarla, e vide il tesoro e l'arca dalla regina Teodolinda; e nota come la corona d'oro d'Agilulfo fu rapita da ladri nel 1804, trasportata a Parigi ed ivi fusa. Ma come avvien poi ch'egli chiami la città di Monza una cella monastica? Il Traduttore.

[154]. Alcuni de' nostri storici affermano che questa incoronazione seguisse in Monza; altri, e sono i più, ch'ella seguisse in Pavia; ma l'opinione più comune e probabile si è che questa cerimonia con la corona di ferro non si facesse in alcun luogo, e che a Carlomagno bastasse il suo diritto di conquista. Il Traduttore.

[155]. La prima spedizione di Carlomagno contro i Sassoni è dell'anno 772.

[156]. Vero è che Tacito non fa nessuna particolar menzione del Sassoni; ma bene son essi nominati da Tolomeo, che fiorì più di due secoli prima di san Girolamo. Il Traduttore.

[157]. Honorius. Notitia dignitatum imperii.

[158]. Comes littoralis Saxonici. Anche una parte littorale della Gallia vien chiamata Littus Saxonicum.

[159]. Quel paese che Giornandes chiama con energica frase: Vagina generis humani.

[160]. Chi vuol vedere particolarmente le origini e le trasmigrazioni di tutti questi popoli, legga il lib. II della Storia dell'Europa del Giambullari. Il Traduttore.

[161]. Quest'idolo rappresentavasi sotto la forma d'un uomo armato, con un gallo per cimiero, un orso scolpito sulla corazza, ed un leone sullo scudo. Il Traduttore.

[162]. Sembra che il nostro autore ignori qui il dottissimo trattato de Irminsula dal Meibomio. Il Traduttore.

[163]. Deesi intendere fra i Sassoni conquistati da Carlomagno, perchè quanto al resto di quella nazione, sappiamo ch'essa fu convertita al cristianesimo alcuni secoli prima, principalmente da Felice vescovo loro, a cui Fortunato, scrittore del sesto secolo, indirizza questi due versi:

«Aspra gens Saxo vivens quasi more ferino,

Te medicante, sacram bellua reddit ovem.»

Il Traduttore.

[164]. Oggidì Stadberga fra Cassel e Paderborna.

[165]. Irminsul o Herman-Saule, colonna d'Ermanno o d'Arminio.

[166]. Abbiamo un'antica medaglia che attesta quest'avvenimento, di rozzo lavoro, sì, ma in cui si vede abbastanza distinto un torrente in faccia ad un trofeo coll'iscrizione: Saxonibus ad torrentem devictis.

[167]. Questa geografia della guerra di Sassonia è naturalmente alquanto guasta: pur nondimeno, chi scorre la Vesfalia, ve ne trova in ogni luogo tracce evidenti. Brunsber è Brunesberga, sul Veser: l'Oacro è l'Ocker. Le più delle spedizioni di Carlomagno facevansi per la via di Francoforte, che a quel tempi altro non era se non una gran tenuta reale sul Meno. Francoforte vien da Francone-furt (passo dei Franchi) Francorum dixisse vadum, come dice un poeta antico, in commemorazione del passaggio di Carlomagno.

[168]. No, perchè quel dio druidico ed il suo culto sono assai più antichi d'Ermanno. Il Traduttore.

[169]. Una medaglia pure fu coniata a ricordar l'avvenimento della conversione de' Sassoni: Saxonibus sacro lavacro regeneratis, 777.

[170]. Ed ecco di qual modo giustificar si possono tutte le violenze e oppressioni del conquistatori! Il Traduttore.

[171]. Vedi queste genealogia nel mio Ugo Capeto, t. I.

[172]. Pare che sotto questo nome il poeta intenda i conti e altri feudatari maggiori; ma non ho trovato questo titolo in alcuno de' nostri autori nè altrove. Il Traduttore.

[173]. Formaron essi come colonie monastiche, delle quali qualche indizio si trova nella lettura del Bollandisti al nono e decimo secolo.

[174]. Monach. Sanct Gall., lib. II.

[175]. I governatori delle grandi città fra gli Arabi di Spagna erano insigniti del titolo di visir, e quelli delle minori del titolo di alcaid, donde venne alcade, se pur esso non derivò da cadì, giudice di pace.

[176]. L'autore qui pone una nota per dir che le cronache additano questo Almanzor sotto il titolo di Emir Almoumenyn. Ora questo titolo, che dai nostri antichi storici e romanzieri fu tradotto in quel di Miramolino, significa appunto Commendator de' Credenti, che si arrogavano i califfi ommiadi in Ispagna. Il Traduttore.

[177]. Tanto è vero che fu serbata memoria di questo tradimento di Lupo di Guascogna, che se ne trova indizio anche nel famoso diploma pubblicato dai Benedettini sotto il titolo di diploma d'Alone. «Omnibus pejoribus pessimus, ac perfidissimus supra omnes mortales, operibus et nomine Lupus, latro potius quam dux dicendus». Poi vi si ricorda, benchè vagamente, la presa di Roncisvalle. P. Bouquet Gall. Cristor. collect., t. VI.

[178]. Nel passar da Roncisvalle, al mio ritorno dalla Spagna, m'informai di tutte le tradizioni cavalleresche intorno ad Orlando ed a' suoi prodi compagni, e trovai che ci sono ancora poche ruine d'una cappella, dove un tempo si vedevano alcune iscrizioni e trenta avelli, ma evidentemente posteriori al fatto. Vi si leggevano i nomi di Teoderico d'Ardennes, Rollo del Mas, Guido di Borgogna, Olivieri, Orlando. Poco lunge da questa cappella giace la badia di Roncisvalle.

[179]. Qui l'autore riporta tutta la favolosa relazione di quest'avvenimento, attribuita a Turpino, che noi tralasciamo, e perchè nessun fondamento vi può fare la storia, e perchè noi abbiamo lo stesso racconto in parecchi dei nostri poemi cavallereschi, e specialmente nel Morgante maggiore di Luigi Pulci, dov'è pur narrata la fine di questo famoso paladino. Del resto ognun sa che l'arcivescovo Turpino mai non iscrisse la Vita Caroli Magni et Rolandi attribuitegli. Il Traduttore.

[180]. Molti sono i manoscritti di questa canzone sparsi per le varie biblioteche di Europa, e due ne possiede la Marciana di Venezia. Noi l'abbiamo pur tralasciata per le ragioni addotte nella nota antecedente. Il Traduttore.

[181]. Il canto dei montanari baschi ci spiega i fueros di lacca circa le leve straordinarie de' pastori, perchè la legislazione e le consuetudini si collegan fra loro. De appellitis ita statuimus; cum homines de villis vel qui stant in montanis cum suis ganatis (armenti), audierint appellitum, omnes copiant arma et demissis ganatis, sequantur appellitum. (Vedi Bianca, Comment. Hispania illustrata).

[182]. A voler comporre la storia di Carlomagno è d'uopo visitare il Reno, l'Elba, i Pirenei, l'Ebro, per indi ritornare ad Aquisgrana, a Ravenna, a Pavia ed a Roncisvalle. Io per me ho salutato con istorica pietà grandissima tutte queste stanze del grande imperatore.

[183]. Il testo castigliano dice cendal, che significa stoffa sottilissima di seta, donde forse il nostro zendado, se pur non è più probabile ancora che l'una e l'altra parola vengano dalla comune origine provenzale. Il Traduttore.

[184]. Esso fu pure invocato nel 1814 al congresso di Vienna, contra il re di Sassonia, fedele a Napoleone.

[185]. Questa supposizione delle grandi conquiste di Carlomagno va sì oltre che nel romanzo di Girone il Cortese e di Meliadus, gli si fa conquistar l'Inghilterra.

[186]. I pari riconoscono la loro origine dal sistema feudale ordinato dai Capeti, che chiamaron con questo nome i vassalli dipendenti dalla corona, i quali eran per conseguenza pari fra loro. V. Mably, Observations sur l'histoire de France. Il Traduttore.

[187]. Non abbiamo opere speciali sui veri confini dell'Impero di Carlomagno. Il D'Anville è ancora il più esatto d'ogni altro. Il De la Bruere scrisse anch'egli una dissertazione, ma troppo arretrata e imperfettissima. Parigi, 1745.

[188]. L'Aquitania avea per frontiera la Bretagna e la Settimania.

[189]. Le città di cui più spesso parlin le croniche da questo confine sono Pamplona, Saragozza, Huesca, Urgel, Erda, Barcellona, Tortosa e Tarragona.

[190]. Comprendea pure la parte che più specialmente indicavasi sotto il nome di marche britanniche tra la Loira e la Sarta, e area per limite la Senna.

[191]. Le cronache antiche additano Spoleti, Benevento, Salerno, Reggio, per altrettanti feudi dipendenti delle terre di Carlomagno, se non direttamente almeno per omaggio.

[192]. Il confin delle terre occupate dai Bavari parmi che allora fosse Ratisbona. Carlomagno avea cavato una profonda fossa appiè degli alti monti della Boemia: Hic foxam duxit Carolus. La Selva Nera facea parte della Turingia.

[193]. I più settentrionali sono i Nortalbini al di là dell'Elba; gli Osfalii abitano tra il Veser e l'Elba, e si trovano accennate Ferda e Brema; gli Angrivarii aveano per confine il fiume Ems, e i Frisii orientali le foci del Reno.

[194]. Non comprendo quivi le Isole di Corsica, di Sardegna, le Baleariche e la Sicilia, che furono conquistate da Carlomagno, e quasi tosto occupate dai Saracini.

[195]. Eginard: De Vita Caroli magni.

[196]. I romanzi della cavalleria sono di tre specie: la prima tratta delle imprese degli eroi de' Franchi; la seconda degli eroi bretoni, e la terza degli eroi gaulesi o di Gaula. Infinito è il numero di tali romanzi e in verso e in prosa che l'Italia possiede; poichè, come ognun sa, infiniti furon gli autori che per gran tempo corsero dietro smaniosi a questo genere, appunto come oggidì si corre dietro al genere dei romanzi storici, nè con diversa fortuna, pochissimi essendo nell'uno e nell'altro genere gli ottimi, pochi i buoni, e tutto il resto marame di servili imitatori e di guastamestieri. I primi romanzi nostri del genere cavalleresco sono, s'io ben m'appongo: la Guerra di Troja di Guido Giudice, e il Ciriffo galvaneo, e gli ultimi la Marfisa bizzarra di Carlo Gozzi, e il Ricciardetto ammogliato del conte Luigi Tadini, giovine di straordinario ingegno, che morì sotto le ruine d'un edificio crollato d'improvviso, dinanzi agli occhi della madre! Il Giraldi, il Pigna ed altri autori italiani, trattarono ampiamente questa materia, ma non potremmo additare miglior guida ai nostri lettori, dell'opera dottissima e accuratissima del dottor Giulio Ferrario, col titolo: Storia ed analisi degli antichi romanzi di cavalleria, e dei poemi romanzeschi d'Italia ecc., Milano, 1828. Il Traduttore.

[197]. Vedi la nostra nota appiè della pag. 161-162. Il Traduttore.

[198]. Francia, Inghilterra e Spagna si contendon da lungo tempo l'onore dell'invenzione del romanzi cavallereschi; lasciamole disputere, e l'Italia si contenti della gloria d'avere ridotto a forma quella mole incomposta, trattane una nuova epopea, e dato al mondo l'Orlando furioso. Il Traduttore.

[199]. A persuadersi della poca influenza esercitata dagli Arabi sul concetto dei maggiori poemi francesi legger si può la Battaglia di Poro e le Maraviglie dell'India, che è una delle discendenze dell'Infanzia d'Alessandro.

[200]. L'Andres, nell'Origine, progressi e stato attuale d'ogni letteratura, attribuisce agli Arabi anche l'invenzione del poemi romanzeschi; ma ognun sa l'eccessiva tenerezza di quest'autore per quella nazione, ch'egli ha posto a maestra della moderna civiltà in ogni cosa. Il Traduttore.

[201]. I Bollandisti pubblicaron la vita di san Guglielmo a dì 28 maggio, e il Mabillon l'avea già prima inserita ne' suoi Acta SS. Ordin. S. Benedict. Questo critico eccellente facea grandissima stima della leggenda e del suo autore.

[202]. Luigi Pulci, autore del Morgante Maggiore, da noi già citato, ha pure un altro poema sulla Rotta di Roncisvalle, ed altri romanzieri antichi trattaron fra noi specialmente quest'argomento; su di che vedi la prelodata opera del Ferrario. Il Traduttore.

[203]. Nell'opera mia intorno a Filippo Augusto dissi già in qual modo venivano, pe' castelli, recitati i poemi epici de' tempi de' Carolingi.

[204]. Tutto indurrebbe a credere che questa dignità era inerente alla famiglia carolingica. Io scartabellai, foglio per foglio, le tavole del diplomi del Breguigni, e i volumi del padre Bouquet e del Pertz, senza trovarci più menzione dei prefetti del palazzo; i nomi stessi delle dignità sono interamente cambiati. Dissimilissima dalla prima è la seconda schiatta.

[205]. Nel deposito degli archivi del regno ci ha pure un diploma originale di Carlomagno, suggellato con un antico cammeo, che rappresenta la figura d'un Giove de' bei tempi dell'arte.

[206]. Papa Adriano fu il primo a formar il pensiero della fondazione d'un grande impero. Adriano, l'amico e il confidente di Carlomagno era già morto, e lo stesso Carlomagno gli fece l'epitafio in versi, nei quali esalta il suo tenero amico.

[207]. È noto che Carlomagno era già venuto a Roma due volte per accordarsi co' papi. Ei vi comparve in abito quasi imperiale: longa tunica et clhamyda amictus et calceamentis quoque romano more formatis. Eginhard, C. 23. Era l'abito dei patrizii.

[208]. Questo miracolo fu solennemente discusso a Roma, che poi n'ebbe a giudicar l'autenticità. Precisa è a questo proposito la testimonianza d'Alcuino, a cui Carlomagno scrisse poco men che nel termini da lui riferiti. Ma Teofane, lo storico greco, vuole che i manigoldi rispettassero il papa. Teofane tuttavia scriveva a Costantinopoli, con mente assai preoccupata contro la grandezza e podestà del papi.

[209]. Questa descrizione, veramente poetica, forma il canto III del poeta sassone.

[210]. Ei sembra certo che il popolo si prosternasse dinanzi a Carlomagno: More antiquorum principum. Ei giunse in Roma, secondo il Muratori, a' 24 novembre 800.

[211]. Veggansi gli Annali del Baronio e del Pagi all'anno 800. È il documento più accurato che consultar possa chi scrive la storia dei papi, chè il cardinal Baronio fu un degli uomini più eruditi d'Italia.

[212]. Tutti veder possono, nel palazzo di Laterano, il mosaico che rappresenta san Pietro in atto di porgere a Carlomagno lo stendardo dalle sei rose e l'orarium o stola a papa Leone. I dotti non son d'accordo tra loro quanto al sapere se trattisi quivi del patriziato o del pallio imperiale. Ho udito il dotto bibliotecario della Vaticana, sostener che alludesi all'impero.

[213]. Carlomagno non è punto favorevole al governo amministrativo e militare dei duchi (duces). Questa dignità gli pareva troppo potente, troppo independente; feudalità era dessa, e non altrimenti amministrazione sommessa, ubbidiente quale egli l'intendea con la sua teorica dei Missi Dominici.

[214]. Lo spirito e l'indole vera di queste corti plenarie o assemblee del campo di maggio, vogliono cercarsi nelle canzoni eroiche. Le più delle dissertazioni scritte nel secolo decimottavo, sotto l'influenza dello spirito parlamentare, hanno troppo magnificata l'importanza di queste adunate. Il signor Guizot, con quello squisito giudicio suo, ben seppe guardarsi da siffatte esagerazioni.

[215]. Tale si è la solita forma dei capitolari. Troppo si è discusso intorno all'istituzione dei parlamenti della seconda stirpe. Il Montesquieu, con tutte le sue pregiudicate opinioni in questo proposito, è ancora il più forte di questi battagliatori.

[216]. Il nuovo diritto della terza stirpe ha principio dagli editti di Filippo Augusto, dalle Assise di Gerusalemme, e dalle istituzioni di san Luigi.

[217]. Carlomagno consumò ventott'anni a costruirsi questo potere; quattordici anni Augusto e non più che quattr'anni Napoleone dal consulato all'Impero; ma l'edifizio suo crollò pure in men di dieci anni.

[218]. Sull'esempio del Muratori e d'altri storici italiani noi seguiremo a chiamar Lodovico, anzichè Luigi, questo re, che poi ebbe, per sua gran ventura, fra noi il soprannome di Pio. Lodovico è anche più vicino all'origine teutonica del nome, che suona: soldato famoso. Il Traduttore.

[219]. Notisi quest'altra somiglianza fra Carlomagno e Napoleone. Esso pure poneva a fianco dei re suoi fratelli, uffiziali militari e civili che dipendevano da lui solo.

[220]. Eginhard. Annal ad ann. 793. La Cronica di San Dionigi traduce costantemente il nome del figliuol di Carlomagno, Karolus, in quel di Carlotto, che si trova confermato in tutte le canzoni eroiche, le quali s'accordan tutte a rappresentar costui come un giovine avventato, che fu più volte tratto d'impaccio dai pari di Francia, poi finalmente ammazzato in una partita di scacchi da Uggero il Danese o da Rinaldo di Montalbano.

[221]. Io credo pur sempre che sia Minden e non Monden, come dice il signor Paris. Deesi inoltre notare che questo punto estremo dell'Elba, dove Carlomagno portò l'armi sue vittorioso, era pure un dei capiluoghi di dipartimento sotto Napoleone.

[222]. È fuor di dubbio che i Sassoni erano mescolati cogli Scandinavi, nelle lunghe correrie e piraterie di questi al nono secolo.

[223]. Le costiere dello Frisia furon assalite dagli Scandinavi nell'anno 810; la Neustria solo a' tempi di Lodovico il Pio e particolarmente sotto Carlo II Calvo.

[224]. Queste nozze miste andavano tra i Saracini e Visigoti moltiplicandosi; i figli poi che nascevano da quest'unione della razza cristiana colla saracina, chiamavansi moallad, di cui si fece mulato in ispagnuolo e mulatre in francese. (Mulazzo in italiano.)

[225]. Si vuol notare che tale a un dipresso fu l'ordinamento dato da Napoleone alla Catalogna, quando riunì questa provincia all'impero.

[226]. La presa di Barcellona seguì nell'anno 801, dopo ch'essa era rimasta ben novant'anni in poter de' Saraceni. Le moschee furono quindi purificate e convertite in chiese. Lodovico mandò a suo padre una parte del bottino fatto nella città in corazze, elmi ornati di cimieri, cavalli superbamente bardati e altre siffatte cose.

[227]. Astronom. De vita Ludov. Pii.

[228]. Astronom. De vita Ludovici.

[229]. Si vede che le cronache hanno scritto chagan per kan dei Tartari[230].

[230]. Anche il Giambullari fa, nella sua Istoria dell'Europa, menzione di questi cagani: ma ivi par che sieno principi diversi dei kan. Il Traduttore.

[231]. Già più addietro abbiano notato che nessuno crede oramai più all'autenticità della Cronaca di Turpino. Aggiungeremo qui che il Ciampi, in una sua dissertazione critico filologica intorno a questa cronaca, dove ha raccolto quanto fu scritto in tale proposito, inclina a credere ch'ella sia opera dell'undecimo secolo e forse di Goffredo, che fu priore del monastero di Sant'Andrea di Vienna in Delfinato nel 1092. Il Traduttore.

[232]. Questa e l'altre citazioni originali che seguono, sono nella lingua antiquata francese, ed io mi sono ingegnato di tradurre senza spogliarle per quanto mi fu possibile, dell'antica semplicità loro. Il Traduttore.

[233]. È una imitazione della formola pontificia; Servorum Dei servus.

[234]. I manoscritti di San Germano riferiscono ogni frase di questa lettera, prima in un linguaggio immaginario, poi in latino. Ecco questo linguaggio col suo preambolo: Sed sacræ Constantini imperatoris et epistolæ patriarchæ, una et eadem est prope sententia. Imperatoris autem exemplar hoc est: Ayas Anna bonac sua Caiibri milac Pholi Ansitan Bemuni segen Lamichel bercelin fade abraxion fatitatium. Hoc est: Constantini, ecc.[235] Vuolsi notare altresì che la lettera del patriarca e quella degl'imperatori, finiscono a disegno con tre o quattro frasi rimate, che il cronista di San Dionigi non ha tradotte. Ecco la fin di quella dell'imperatore: Nil opus est ficto. — Domini quo visio dicto. — Ergo dicto tene fundum. — Domini præcepta secundum. Tu diresti che queste conclusioni in rima erano di que' giorni fatte a tener luogo delle nostre epistolari formole finali.

[235]. Così anche il nostro maggior poeta mise in bocca ai demonii e a Nembrote quelle parole di sua fantasia, a cui poscia la semplicità di tanti commentatori è andata cercando le radici e il significato nelle lingue forse più strane ancora di quelle che Dante al suo proposito si foggiava. Il Traduttore.

[236]. Trestous dice il testo. Tutta quest'antica lingua francese accostasi, più assai della moderna, all'italiana, e nell'indole delle voci e nell'ortografia, tanto che ne appar chiarissimamente l'origine comune e ad un parto delle due favelle. Il Traduttore.

[237]. In alcune provincie la via lattea chiamasi ancora la strada di sant'Jacopo, tanto son forti le tradizioni carlinghe.

[238]. Lungo tempo s'è conservata nel tesoro del nostri re questa lancia, con la quale, fu detto, aver Carlomagno scandagliato il mare.

[239]. Che idolo era questo? Forse il falso Turpino ha confuso la guerra di Spagna con quella di Sassonia, però che quest'idolo accostasi a quello d'Irminsol.

[240]. Qui l'autore riporta il discorso fra Carlomagno e Agolante, togliendolo dall'antica cronaca; lo abbiamo lasciato a risparmiar noia ai nostri lettori. Meglio è legger nell'Ariosto le parlate fra Carlomagno e Agramante. Il Traduttore.

[241]. Si vede che l'Ariosto ha preso il suo Ferraù da Turpino; Il buon Turpino, com'egli dice. La cronaca latina il chiama Ferracutus.

[242]. Questi benefizi o fischi, come li chiamavano, furon doni di terre, fin dai primi Merovei, conceduti ai leudi, per acquistarseli; ma non si vuol confonderli co' feudi, perchè non erano ereditarii, anzi neppur vitalizii, e i re li davano e ripigliavano a voglia loro, come si può vedere nello opera del Dubos e del Mably. Il Traduttore.

[243]. Quanto alle cagioni di questo sì facil soggiogamento della nazione longobarda veggansi gli annali d'Italia del Muratori, all'anno 771, dove sono tutte, meglio che qui, ponderatamente riferite. Il Traduttore.

[244]. Questa osservazione, con perdono dell'autore, non è punto nuova, una anzi comunissima nella storia moderna, la quale ha cercato di stabilire nel papato la rappresentanza del principio popolare, che fu poi lungamente combattuto tra le sette dei Guelfi e del Ghibellini. Il Traduttore.

[245]. Voce spagnuola che significa montagne. Il Traduttore.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

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