NOTE:

[1]. Stefano I governò la Chiesa dall'anno 752 al 757; Stefano II fu eletto papa nel 768 e morì nel 772, ed Adriano occupò la sedia pontificia dal 772 al 795.

[2]. Notisi che qui non si parla di Roma, come bene avverte il Muratori, ma del Castello di Felicità, che credesi esser la Città di Castello d'oggidì. Il Traduttore.

[3]. Questo Reginaldo era, come appar chiaro, un conte di razza franca, che conservava l'indole sua anticlericale come Carlo Martello. Ch'ei fosse per avventura il medesimo che l'altiero e inesorabile Rinaldo di Montalbano, della famiglia meridionale d'Amone?[4] Questa lettera è la VII del Cod. Carol.

[4]. Come poteva costui essere Rinaldo di Montalbano, se nella medesima lettera di papa Adriano è detto ch'egli era fin dai tempi del re Desiderio seminatore di discordie e di liti? In fatti egli era stato, come dice il Muratori, Gastaldo nella stessa terra di Felicità, per conto di quest'ultimo re, e fu poi da Carlomagno creato conte di Chiusi. Laonde, anzichè di origine franca, è verisimile ch'ei fosse di coloro che tradirono il re dei Longobardi, ed avesse, nella detta promozione, il premio del suo tradimento. Il Traduttore.

[5]. Per tutte queste contese de' Lombardi e Napolitani co' papi, consultisi il Muratori: Annal. ital. medii aevi, ad ann. 774-795.

[6]. I Napolitani erano a que' dì in pieno accordo co' Greci, e servivano d'ausiliari agli imperatori di Bisanzio. La Sicilia era soggetta ad un patrizio greco; ma le irruzioni dei Saraceni non lasciavano pure un momento in pace quegli abitanti. (V. Muratori Dissert. de Ital. medii aevi V.)

[7]. Notammo già che in queste epistole i papi usavano la seconda persona nel numero dei più: Excellentia vestra.

[8]. Codex Carol. Epist. XIX.

[9]. Alla foggia delle processioni greche.

[10]. Codex Carolin. Epist. XXXI.

[11].

Post Patrem lacrymans Carolus haec carmina scripsi.

Tu mihi dulcis amor: te modo piango Pater...

Nomina jungo simul titulis clarissima nostra;

Adrianus, Carolus; Rex, ego tuque Pater...

Tum memor esto tui nati, Pater optime, posco,

Cum Patre dic natus pergat et iste tuus.

[12]. Gl'Imperatori di Costantinopoli non davano altro nome che quello di figliuolo agli altri principi.

[13]. I Greci tornarono ancora in legazione, come si pare dalle Croniche di San Dionigi.

[14]. La corrispondenza del califfi con la schiatta carlinga comincia fin dal regno di Pipino. Vedi il Continuatore di Fredegario ad ann. 763.

[15]. Quest'orologio servì certo di modello a tutti gli altri che si veggono in quasi tutte le cattedrali del medio evo[16].

[16]. L'Ughelli nell'Italia sacra, e il Maffei nella Verona illustrata, attribuiscono, non senza buone ragioni, l'invenzione degli orologi a ruota a Pacifico, arcidiacono di Verona, che vuolsi nato nel 778 e morto nell'846. Il Traduttore.

[17]. Monach. S. Galli lib. II. Qui il poetico cronista si lascia trasportar dal genio suo descrittivo, a cui andiam debitori dell'ammirabil pittura, che segue, d'una caccia di Carlo nelle selve delle Ardenne o della Svevia.

[18]. Di quest'animale abbiamo una vivissima descrizione nella Istoria del Giambullari, lib. IV, p. 201, edizione del Belloni, 1827. Il Traduttore.

[19]. Il monaco di San Gallo altro non fa qui che scrivere una formal querela contro que' conti e governatori, e porla in bocca agli ambasciatori di Arun.

[20]. Ci restan parecchie canzoni eroiche intorno alla Conquista di Gerusalemme fatta da Carlomagno, e se ne può veder una originale nei manoscritti della Bilioteca reale, n. 7192, in fol.; ed un'altra nella Biblioteca dell'Arsenale; belle lettere, n. 165 in fol.

[21]. A me sembra fuor d'ogni dubbio che dalla voce araba emir o amir, a cui aggiungevano l'articolo al, sia venuta in origine la nostra di Almirante, poi Ammirante, e infine Ammiraglio, come tenne anche il Muratori. Infatti gli antichi Italiani, del par che tutti gli altri Europei, conobbero per lo più in questi emiri i capitani delle flotte saracene, che vennero ad invadere i liti della Spagna, della Sicilia, e così via. Che più? la Cronaca di san Dionigi, nominando in quel suo antichissimo francese un di questi emiri, il chiama amiraus che ognun vede quanto s'appresti all'ammiraglio nostro. Il Gherardini, con l'usata dottrina sua, ha riferito tutte le opinioni dei lessicografi, intorno all'origine di questa parola, senza chiarirsi per alcuna. Il Traduttore

[22]. Il che mi ha fatto rinunziar al pensiero di compilar un Codice carolino nell'ordine delle materie, com'è usato nelle Istituzioni di Giustiniano e nelle Pandette del Pothier, opera che, oltre all'essere sostanzialmente arbitraria, darebbe altresì una falsissima cognizione dei capitolari e della civiltà che gli ha prodotti. Dappoi che il Pertz ha pubblicato il suo Corpus Juris carolino il Belusio dee parere incompiuto; ma pure si vuol saper grado a questo primo compilatore, d'aver separato i concilii dai capitolari.

[23]. Capitolare del marzo 779.

[24]. Solvat bannum.

[25]. Casata, picciola casa con alcune terre attinenti. Vedi la Polyptyque d'Irminon, pubblicata dal Guérard; Parigi.

[26]. Mancipia.

[27]. Servus.

[28]. 779.

[29]. La fame che logorò in quest'anno la generazione.

[30]. Di qui l'origin sassone della tassa de' poveri.

[31]. In Inghilterra sono ancora in uso i pubblici digiuni.

[32]. Difficilissimo sopra tutto fu ad estirpar nei monasteri l'uso della caccia.

[33]. È questa una superstizione germanica che si trova negli usi di quella nazione.

[34]. Capitul. 789. È cosa importantissima di ben notare la diversità delle condizioni nel Franco, nel Romano e nel Gallo. Appunto dalla diversità delle composizioni e delle ammende si stabilisce nel diritto pubblico di quel tempo la distinzione degli ordini. Il Montesquieu ha trattato con grande magistero questo soggetto. Esprit des Lois XXVIII.

[35]. Per le monete e le misure dei Carolingi, si vuol consultare Leblanc, Trattato delle monete e il glossario del Guérard nella Politica dell'abate Irminons.

[36]. Capitul., ann. 787.

[37]. Parmi bene di notar qui che l'amministrazione delle tenute regie era cosa importantissima nel modo adottato da Carlomagno, poichè quest'era la parte principale della pubblica entrata.

[38]. Tale si era la legge sassone, e fu accettata anche dalla legislazione inglese, che puniva di morte il furto commesso ne' campi. Sol da pochi anni in qua fu ivi modificato il codice penale.

[39]. La legge franca ammetteva la redenzione delle pene corporali per mezzo della composizione.

[40]. Giudice qui si piglia nel senso di conte.

[41]. Anche l'astinenza imposta fino all'esecuzione degli ordini sovrani era tolta dalla legislazione sassone.

[42]. Non so perchè l'autore qui traduce mais, che al tempo di Carlomagno non era certo ancor coltivato in Europa. Il Traduttore.

[43]. Ho di nuovo indagato che intender vogliono i capitolari per casata, ed è chiaro che, secondo il Polyptyque dell'abate Irminone non era altrimenti che una masseria, però che questa comprendeva parecchie casate. A parer mio la casata era una casa o capanna, l'abitazione d'una famiglia, d'onde venne la voce italiana casa[44].

[44]. Cicerone, Terenzio e Seneca usarono casa a significar l'umile tetto de' poveri, ed è ben più probabile che di là venga la casa dei capitolari e la casa degl'Italiani. Il Traduttore.

[45]. È una legge di precauzione contro il dissodar delle terre, chè la foresta era il nido della libertà e della vita germanica. Vedi il Ducange alla voce forest.

[46]. Capitul. De villis, ann. 800.

[47]. Il capitolare De villis reca la data dell'800, l'anno istesso in cui Carlomagno effettuò il gran suo disegno della ristaurazione dell'Impero d'Occidente; e così accanto alla porpora de' Cesari la minuta coltivazione degli orti!

[48]. Tutte queste ruine carlinghe sono spoglie d'ornati, e veder se ne possono alcuni avanzi ancora a Poitiers ed a San Benedetto alla Loira.

[49]. E il porfido non è marmo forse? Il Traduttore.

[50]. Mi fu detto che un insigne scultore, cui fu allogata la statua di Carlomagno per la Camera del Pari, recatosi ad Aquisgrana per misurar le ossa dell'Imperatore, le trovasse pari a quelle d'un uomo di statura ordinaria. Forse l'artefice fu tratto in inganno, però che gli avanzi del cranio e della mano, se son veramente di Carlomagno, paiono sterminati.

[51]. Veggasi la canzone eroica di Rinaldo di Montalbano e la leggenda sulla cattedrale di Colonia. Anche Malagigi s'era fatto muratore, e Carlomagno portava per umiltà grossissimi petroni.

[52]. Monach. S. Galli, lib. I.

[53]. Carlomagno trovavasi a Ratisbona l'anno 794.

[54]. Gli abitanti additano un picciol argine, che procede sino al villaggio di Dettenheim, e dicono esser un avanzo del gran canale di Carlomagno.

[55]. Monach. S. Gall. lib. II. Questo varrà a dar un indizio del vestir lussurioso di que' tempi, e dell'estensione del commercio con Bisanzio. Quelle sontuose vesti dei leudi e dei baroni venivano da Roma, da Venezia e da Costantinopoli.

[56]. Il Muratori, accennando pur questo fatto, dice che avvenne mentre Carlo trovavasi alla conquista del Friuli. Il Traduttore.

[57]. Ho scorso tutti i diplomi dati da Carlomagno che ancor ci rimangono negli Archivi del regno, e tutti recano il monogramma di Karolus assai bene formato. Ma chi non sa che il più delle volte erano i cancellarii e gli scribi che segnavan pure il monogramma del principe?

[58]. Eginardo afferma che il medesimo imperatore delectabatur in libris sancti Augustini!

[59]. Alcuin. Epist. 4.

[60]. I nomi di Est, Ovest, Sud e Nord, dati ai punti cardinali, e che durano anche oggidì nella geografia, ci vengono appunto dai tempi di Carlomagno. Il Traduttore.

[61]. Monach. S. Galli, lib. I.

[62]. Appunto Carlomagno erasi dato questo santo e regio nome; cosa che l'autore non si curò di notare. Egli dimenticò pur d'accennare fra i dotti da quel principe protetti e favoriti, Sigulfo collega d'Alcuino, Pietro Pisano, il gran Paolino d'Aquileia, Angilberto e parecchi altri. Il Traduttore.

[63]. Alcuino grandemente si duole di questa scarsezza di libri Epistol. 1 e 70. Ma pur Carlomagno aveva una copiosissima libreria tratta in gran parte da Roma e da Costantinopoli, ed Alcuino si lagna di non averla in sua balía. Epist. 10.

[64]. E l'autore non ha affermato, a pag. 50, che i libri d'Aristotile non furono a quei tempi conosciuti se non per le traduzioni degli Arabi? Il Traduttore.

[65]. Il monogramma del secondo lignaggio è quasi sempre il medesimo sì per Lodovico il Pio e Carlo il Calvo, come per Carlomagno. Esso è pur sempre il aus K ro l ovvero la croce greca ka | r lus | o

[66]. La versione francese di questa lettera è alquanto intralciata e confusa, nè avendo noi sott'occhi il testo latino, abbiam potuto chiarirla più di così. Il Traduttore.

[67]. Castaldii, lo stesso che castellani. Questa voce, passata nella lingua italiana, si è poi venuta, come tante altre, mutando, sì che ora castaldo non altro significa più fra noi che fattore di villa. Il Traduttore.

[68]. Queste lettere di Carlomagno, danno tuttavia a conoscere il sistema giudiziario ecclesiastico, e per poco non dissi feudale dal periodo carlingo. Ci ha pure due frammenti di lettere indiritte a Paolo Diacono, pubblicati dal Fabbricio. Una di esse principia con questi versi:

Parvula rex Carolus seniori carmina Paulo,

Dilecto fratri, mittit honore pio.

(Fabricius, Bibliot. Med. et infim. latinit., l. 3.)

[69]. Sorties des ciseaux d'Apelle et de Phidias: così il testo. Forse l'autore volle nominar Policleto, o Lisippo, o qualch'altro di que' grandi scultori, perchè Apelle tutti sanno essere stato eccellentissimo pittore, e non istatuario mai. Il Traduttore.

[70]. Notisi che il concilio di Francoforte non fu in questa parte approvato dalla Chiesa. Il Traduttore.

[71]. Ognun già s'avvede che l'autore accenna qui, senza nominarlo, al camposanto di Pisa. Il Traduttore.

[72]. Come leggevasi nell'epitafio d'Alcuino, a Tours, nella chiesa di San Martino:

Quod nunc es fueram...

Et quod nunc ego sum, tuque futurus eris.

Delicias mundi casso sectabar amore:

Nunc cinis et pulvis, vermibus atque cibus.

[73]. I cartolari pigliarono il loro nome da charta (diploma); infatti essi comprendono la maggior parte dei diplomi de' monasteri.

[74]. Centralisation. Mi son giovato, nel render questa parola, dell'esempio di ottimi scrittori, come sono il Salvini, il Magalotti, l'Algarotti, il Gozzi e tanti altri, che recarono nel nostro idioma voci di altri stranieri, temperandole in modo che paresser natíe. Abbiamo unificare, ridurre in unità, con molti altri verbi di questa natura; e perchè negherem la cittadinanza a centrificare, loro fratel carnale, quando un altro non ne abbiamo che spieghi così a punto la cosa che si vuol significare? E ammesso il verbo, ammetter si deggiono pure i suoi derivati, e dar quindi salvocondotto anche a centrificazione. Ricordiamoci che ogni lingua ferma è lingua morta. Il Traduttore.

[75]. In alcuni luoghi più sopra ho tradotto plaid, il placitum dell'infima latinità, in udienza, perchè in fatti cotesti placiti altro non erano che udienze solenni dei principi o de' suoi tribunali. Ora, tuttavia che trattasi di proposito di questa instituzione, parmi bene additarla con l'antiquato suo nome; e chi ne vuol sapere più oltre vegga il Ducange alla voce placita. Il Traduttore.

[76]. Questo mirava a impedire i falsi giuramenti per ubbriachezza.

[77]. Questa necessità di muovere alla guerra, lasciando la moglie o la figlia in custodia di due vassalli, fu cagione che venisse nel codice penale contemplato il caso che il vassallo facesse ingiuria alla donna del suo signore. In Inghilterra, dove si è conservata la legge feudale, v'è pena di morte per l'adulterio con la regina. (V. Statutes of Treasons, 96, Edouard. III.)

[78]. Questo punto è in perfetta contradizione col precedente, dov'anzi è detto di recare tutte le cause innanzi a loro; ma, non avendo potuto procurarci il testo latino, ci convenne lasciar la contradizione, anzichè rimediarla con parole di nostro capo. Il Traduttore.

[79]. Elemosina pro remissione peccatorum. Tale si era la formola consueta.

[80]. Il testo dice huit siécles aprés, ma è scorso di penna o di stampa, in cui l'autore cadde anche alla faccia 402 del primo volume. Un critico della Revue de Paris gli fece gran colpa anche di questo errore, ma la colpa è sua, chè non vide, com'esso era già avvertito e corretto appiè del volume stesso. Il Traduttore.

[81]. Poeta Saxo, lib. II.

[82]. Pare da ciò che le donne de' tempi di Carlomagno si tignesser le carni e il viso di belletto, come le matrone romane.

[83]. Meloniceo, quo malvarum stamine conficitur. (Nota dei Benedettini).

[84]. L'autore addita qui gli ufiziali del palazzo, ora co' loro nomi, ed ora col soprannomi che solitamente fra loro si davano i famigliari di Carlomagno. Così Alcuino chiama ne' suoi versi, a quando a quando, il re Carlo Davidde, Angilberto, Omero, Ribodio, Macario, e via via. In questo componimento di Teodolfo, i nomi di Tirsi, di Lentulo, di Menalca, e parecchi altri, non sono altrimenti nomi propri, ma imaginati.

[85]. Flacco e Calliopeo erano i nomi accademici d'Alcuino. Il Traduttore.

[86]. Costui era certamente il nano di Carlomagno.

[87]. E di due Napoleone. Il Traduttore.

[88]. Ostroniwint (Est); Suudunstroni (Sud-Est); Sundroni (Sud); Nordromi (Nord); Westnordromi (Nord-Ovest); tutte parole d'origine sassone.

[89]. Qui l'autore riporta due storielle d'un topo imbalsamato e d'una verga d'oro, narrate dal monaco a disdoro d'un vescovo, che noi abbiamo intralasciate siccome scurrili e disdicevoli alla dignità della storia. Il Traduttore.

[90]. La legge salica, la ripense, la borgundica e la visigotica furono i quattro maggiori codici dei Barbari. Le leggi longobardiche appartenevano più particolarmente all'Italia.

[91]. La legge salica e la ripense non eran, di loro natura, imparziali, e stabilivano alcune distinzioni tra i Franchi e i Romani, anche solo che fossero commensali, o seguaci del re: Si Romanus homo conviva regis fuerit; pel Romano benestante, qui res in pago ubi remanet proprias habet, la composizione era solo di cento soldi.

[92]. Non ho mai potuto trovar l'origin vera di questa parola breve, a significar terra o tenuta, e tuttavia pigliar non la si può che in questo senso[93].

[93]. I Latini usarono brevia, al plurale, a significar secche, renai, un luogo sterile in somma: egli è quindi probabile che indi venisse il nome di breve ad una terra o tenuta de' monaci, che prima era brutta ed incolta e poco men che un renaio; se pur non si volle, per la picciolezza del podere, far un'antitesi al latifundium dei Romani, od anche, più probabilmente, applicare alla cosa il nome del modo in che veniva acquistata, da che, a quei tempi, chiamavansi Brevi (Breves recordationis) gli atti che a' dì nostri si chiamano istromenti o scritture. Il Traduttore.

[94]. La corvee, dalla voce latina curvada o curvata, che viene dal Guérard spiegata nel modo seguente: opera agrestis plerumque unius diei, maxime aratoria, ad sationes agrorum faciendas, a rusticis dominis præstita. (Glossarium peculiare.)

[95]. Specimen Breviarii rerum fiscalium Karoli Magni in I. G. Eckardi, Comment. de rebus Franc. orient. t. II., pag. 902-910.

[96]. Questa biblioteca religiosa non altro conteneva che i libri dell'Antico e del Nuovo Testamento. (Appendix, p. 297.)

[97]. «Le manomissioni si faceano o per carta, o per testamento, o dal vescovo pubblicamente in cornu altaris.» Così il cavaliere Luigi Cibrario, alla pag. 64, vol. I. seconda edizione della pregevolissima opera sua intorno all'Economia politica del medio evo. Il Traduttore.

[98]. Vedesi chiaro qui che la terra costituisce il debito del servigio; i benefizi e le mense obbligano altrui alla milizia.

[99]. Centenier. Così traduce l'autore il centenarius dei capitolari, che significava un capo e giudice di cento, e chiamavasi anche con altro nome, sculdassius. A me parve di voltarlo in centurione, per accostarmi all'uso di non pochi comuni d'Italia, che sotto questo titolo serbarono per gran tempo que' magistrati. Il Traduttore.

[100]. Capitular., ad ann. 810. Veggansi i capitoli X e XIII di quest'opera.

[101]. La legge gombeta, compilata da Gondebaldo, era speciale ai Borgognoni, e durò per tempo lunghissimo; tanto che la si trova usata anche sotto Lodovico Pio, come risulta dalle epistole d'Agobardo.

[102]. Questo capitolare è un'appendice a quell'altro anteriore de Villis.

[103]. Lidi o liti, o leuti e leudi, chiamavansi dai Franchi e dagli Alemanni, que' censuari, che dai Longobardi erano chiamali aldioni.

[104]. Questo terzo al re, era quell'ammenda che chiamavasi fredo[105], e pagavasi al signore. La legge ripense avea stabilito il fredo al terzo, come sta scritto nel cap. 88.

[105]. Fredo, secondo il Cibrario, nell'opera sua soprallodata, significava l'ammenda della composizione in generale, di cui una parte andava all'offeso od ai suoi eredi, e una parte al fisco: e oltre al nome di fredus, avea quello ancora di leudus, e l'altro germanico di warigelt. Il Traduttore.

[106]. Ildegarda morì dell'anno 782.

[107]. Fastrada uscì di vita nel 794.

[108]. A dì 4 giugno, come reca il libro de' Morti.

[109]. Il Muratori afferma che il figlio deputato da Carlomagno a farsi incontro a papa Leone fu Pipino, re d'Italia. Il Traduttore.

[110]. Berta fu madre dello storico Nitardo, che scrisse gli Annali del suo tempo.

[111]. Carlomagno ebbe ancora molti altri bastardi, fra' quali Ugo, abbate di San Quintino, che fu ucciso in una battaglia contro i Saracini, a dì 7 giugno 844, e Dragone, vescovo di Metz, morto nel 855.

[112]. Il P. Bouquet nota che nessuna cronica parla di questa figlia Emma; Eginardo non la nomina punto, e Lodovico il Pio, nel concedere, in certo diploma, un feudo a Eginardo ed alla moglie sua, non accenna punto ch'ella fosse sua sorella.

[113]. Veggasi quel che dice Eginardo stesso, e Nitardo dogo di lui, intorno ai costumi liberissimi delle figlie di Carlomagno.

[114]. Eginardo ebbe in fatti una legazione a Roma.

[115]. Indubitato si è che Eginardo ebbe Emma o Imma per moglie, la quale da Lupo, abbate di Ferriere, è chiamata nobilissima fœmina. Il Mabillon crede che l'avventura sia vera. Il P. Bouquet la contraddice; e il P. Rivet non la mette pure in dubbio.

[116]. Il P. Bouquet, Hist. Gall. Collect. t. V, pag. 383. Eginardo si fece indi monaco, ed il suo carteggio, pubblicato dai Benedettini nel t. VI della loro grande raccolta, è curiosissimo.

[117]. Eginardo fu abate prima di Fontenelle, poi di San Pietro e San Bavone, a Gand, e fondò la badia di Selingestad, nella sua propria terra di Mulenheim.

[118]. La Cronaca di San Dionigi nomina ventidue metropoli carlinghe. Le quali metropoli erano i centri delle grandi divisioni dell'impero, ritraenti anch'esse delle memorie di Roma. (V. Gall. Christ. in prælat.)

[119]. Il diritto romano dichiarava nullo il testamento non fatto in presenza di testimoni. Tutti quelli qui notati appartengono, siccome pare, alla schiatta franca e germanica.

[120]. E il medesimo non vien pur di presente succedendo, dopo la caduta di Napoleone?

[121]. Da major i Francesi han fatto maire, che gli Italiani chiamarono il Podestà e anticamente e più gramaticalmente, la Podestà. Il Traduttore.

[122]. Si trovano esempi di duello giudiziario sotto i primi re merovingi (Greg. Turon. lib. VII, c. 19, lib. X, c. 10), e sembra che fosse usato frequentemente, più che altrove in Borgogna. Lo crediamo altresì stabilito dalla legge alemannica o sveva (Baluze, lib. I, pag. 80). In Lombardia poi fu sempre popolare, e Luitprando, re del Longobardi, dice in una delle sue leggi: «Incerti sumus de judicio Dei, al quosdam audivimus per pugnam sine juxta causa suam causam perdere. Sed propter consuetudinem gentis nostræ Longobardorum legem impiam vetare non possumus.» — Muratori, Script. rerum Italicarum, t. II, p. 65.

[123]. La stessa ragione naturale dovea mostrare ai principi ed ai popoli l'incertezza e la brutalità di questa forma di giudizio, sì che fin dai primi tempi della sua instituzione vediamo parecchie città in Inghilterra, e in Germania, noverar tra i loro privilegi l'esenzione dal duello giudiziale. Ci sembra poi che l'autore si apponga in fatto, citando gli esempi dell'Iliade; però che ivi sono zuffe e combattimenti fra due sì, ma in guerra, e non già disfide e duelli premeditati a vendicare un'offesa. Il Traduttore.

[124]. In fatti, quasi tutte le canzoni eroiche, che hanno per soggetto Carlomagno e i suoi paladini, furono composte nel duodecimo secolo. (Veggasi quel che io ne dico nel mio lavoro intorno a Filippo Augusto.)

[125]. A maggiore schiarimento di questo luogo servano le seguenti parole del Cibrario (opera citata), intorno alle condizioni del cronisti del medio evo e al modo con che si sdebitavano dell'uffizio loro. «I re, i vescovi, i comuni soleano, del metter in cronica i loro fatti, dar pubblico incarico a qualche persona sciente di lettere, e d'ordinario a un monaco. Un monaco di San Dionigi metteva in cronaca le gesta de' re di Francia, e quando combatteva alcuna battaglia campale, il re, con lettere chiuse indirizzate all'abate, lo ragguagliava del successo e del numero del morti... I re d'Inghilterra aveano un cronista che abitava nel medesimo palazzo con loro, e tenea ragione giorno per giorno dalle loro buone o cattive azioni e delle altre cose degne di memoria. Per passar ogni pericolo d'adulazione, il registro che contenea tali memorie, non era aperto che dopo la morte dal re e de' suoi figliuoli.

«In quasi tutti i monasteri principali, il più saputo del monaci tenea un simile registro, e finito un regno, lo presentava al capitolo generale, dov'era esaminato, e poi fatto ridurre in cronaca.» Il Traduttore.

[126]. Scriptorium, chiamavasi a que' tempi ne' monasteri il luogo dove i monaci si chiudevano a scriver le loro croniche ed a copiare i codici antichi; e però mi è parso meglio sostituir questo termine al labeur (fatica o lavoro) dell'autore. Il Traduttore.

[127]. Gli Annali di Fulda van sino all'anno 882. Il Frelier ha trovato alcuni manoscritti che gli sprolungano fino al 900.

[128]. Il P. Bouquet ha pubblicato questo passo di Giovanni Diacono, come documento di storia importantissimo.

[129]. Benedetto, diacono delle chiesa di Magonza, ne informa del modo in che compilati erano questi capitolari. Eran solitamente i più dotti del clero, che li coordinavano, per indi sottoporli all'imperatore. V. Baluze, Capit. t. I, p. 803-806.

[130]. Collect. concil. t. VII, p. 1047; Hispan. t. III, p. 110 114.

[131]. La lettera per l'istituzione delle scuole è circolare, e reca la data dell'anno 787. Baluze, t. I, p. 201-204.

[132]. Già fu notato più sopra che questi eran soprannomi accademici con cui si chiamavan fra loro i dotti alla corte di Carlomagno. Il Traduttore.

[133]. Vogliono i dotti che certa medaglia, rappresentante un cocchio tratto da un leone e da un bue, si riferisca a questa concordanza delle Scritture composta da Carlomagno. (Benedict. Hist. litter. t. IV, p. 410; Fabric. lib. III, p. 915)

[134]. Eternum et sempiternum, immortale et perpetuum sæculum, aevum, et tempus. Alcuin., p. 765-770.

[135]. De ratione animæ.

[136]. L'autore chiama sempre questo vescovo col nome di Leidrade, scostandosi da Felice d'Urgel, che il chiama ora Laidracus ed ora Leidacus, e da Alcuino che gli dà il nome di Leobradus. Io ho seguito il Muratori ed il Bettinelli che lo chiamano Landrado. Mi ha fatto gran maraviglia il non trovar nella Storia della letteratura italiana del diligentissimo Tiraboschi pure una parola di quest'autore, che, per esser nato alle porte d'Italia, e vissuto a Roma gran tempo, poteva trovar luogo colà dov'ei parla d'Alcuino, di Eginardo, ecc. Il Traduttore.

[137]. Anche Odelberto, arcivescovo di Milano, compose per questa occasione il suo libro, De baptismo, che ancor ci rimane, e abbiam tuttora la lettera da lui scritta in proposito a Carlomagno. Il Traduttore.

[138]. Il Tiraboschi lo fa scozzese, ed opina che due ne fossero ad un tempo del medesimo nome e della medesima nazione. (Stor. della letterat. ital., vol. V, lib. III. c. 1, § XIX e seguenti; Milano 1826.) Il Traduttore.

[139]. Tale si è l'opinione che sostenne fermamente il Boulas: t. I, pag. 91[140].

[140]. Questa è pur l'opinione del nostro Bettinelli nel suo Risorgimento d'Italia: e il Gatti, storico dell'Università di Pavia, attribuisce a Carlomagno anche la fondazione di questa; in che fu vittoriosamente combattuto dal Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, vol. V, lib. III. Il Traduttore.

[141]. Doctor egregius et insignis floruit historiografus et poeta, atque omnium artium nobilissimus auctor[142]. Mabill. lib. 36, n. 49. Duchesnel, l. II, n. 560; Trith. Cron. Hirsang., pag. 31.

[142]. L'autore ha tradotto l'ultima frase: et auteur dans tous les arts; parmi più giusto l'interpretar qui la voce auctor nel senso di aumentatore o favoreggiatore, chè un autore o scrittore in tutte l'arti sarebbe una maraviglia ai tempi nostri, non che al secolo nono. Il Traduttore.

[143]. Volone, figliuolo del conte di Chiburgo, fu monaco scostumatissimo, ma gli fu fatta grazia a cagione del suo sapere.

[144]. V. il cap. VII di questo volume.

[145]. Lex consensu populi fit, constitutione regis. Recueil des hist. t. VII. p. 656. Massima liberalissima, come ognun vede; se non che qui non si vuol prender la parola populus in quel senso assoluto in cui fu interpretata dal Mably nel tempo in cui regnavano le opinioni democratiche.

[146]. Non sappiamo se intenda parlar di Carlomanno figlio di Lodovico il Balbo, o di Carlomanno figlio di Lodovico il Germanico, però che amendue regnarono in sul dissolversi dell'Impero. E d'altra parte, le assemblee del campo di maggio eran già finite al tempo di Carlo il Calvo, successore di Lodovico Pio, come l'attestano il P. Daniel, il Mably e altri storici francesi. Il Traduttore.

[147]. Totale è la confusione al decimo secolo, e spesso la voce allodium è usata ad indicare il feudum. Marcolfo, lib. I, form. 13, riferisce parecchi esempi di allodii dati al re e caposignore per indi riceverli in benefizi. La parola feodum o feudum non trovasi in generale adoperata che al decimo ad all'undecimo secolo.

[148]. Il Ferrario nell'opera sua, da noi più volte citata, intorno agli antichi romanzi di cavalleria, ha recato i disegni di questi mosaici, ma essi non sono appien conformi alla descrizione che ne fa il nostro autore. Il Traduttore.

[149]. Leggi undecimo secolo, però che l'occupazione dei Normanni avvenne dopo il mille. Il Traduttore.

[150]. Pisa ed Amalfi avean già banchi nella Siria, e il nome franco v'era rispettato.

[151]. Del resto tale si era, press'a poco, la divisione preparata da Lodovico Pio, se non che fu affidata a mani inette, e ideata da un principe debole.

[152]. Tutto lo studio di Lodovico Pio nel suo regno consiste nel farsi accettare dalla popolazione germanica, chè dell'amor degli Aquitani egli è sicuro.

[153]. Il chiarissimo signor Menini trattando, non è guari, nell'Appendice della Gazzetta di Milano, della presente opera del signor Capefigue, e della mia traduzione, alla quale fu cortese di lodi, ch'io mi tengo care, come di giudice competente e sincero, pose innanzi l'autorità del Leo, per la quale Carlomagno discenderebbe da famiglia Italiana, e i messi regii non sarebbero instituzione di questo principe, ma sì più antica. Quanto alla prima di queste opinioni, benchè l'amor di patria ce la farebbe di buon grado accettare, l'amor della verità ci muove ad aspettar prima di saper da quali fonti quel dotto istorico la traesse. Anche le leggende fanno discendere Carlomagno da un papa italiano, ma ognun sa ch'esse non meritano in argomento di storia alcuna fede. E d'altra parte si sa esser impossibile, prima dell'undecimo secolo, trovar la genealogia di nessuna famiglia. Quanto all'opinione che riguarda i messi regii, ci piace di creder piuttosto al Muratori, il quale ne' suoi Annali d'Italia, all'anno 808, parla lungamente di questi magistrati ambulatori, e ne fa primo istitutore Carlomagno; ribadendo così quant'egli avea detto innanzi e provato in una sua dissertazione sul medesimo soggetto nelle Antichità Italiche. E chi mai può vantare maggior dottrina e diligenza in siffatte indagini di quell'illustre Italiano? Il Traduttore.

[154]. Qui era luogo di notare che anche Napoleone, a somiglianza di Cesare e di Carlomagno, dettava per ricrearsi, se non dalle fatiche della guerra e del governo, di ben altri più duri travagli, la maravigliosa sua storia:

Oh quante volte ai posteri

Narrar sè stesso imprese,

E sulle eterne pagine

Cadde la stanca man!

Il Traduttore.

[155]. L'autore traduce, erratamente ci pare, dans les calendes de fevrier, che dir vorrebbero il dì primo di febbraio.

[156]. Sub hoc conditorio situm est corpus Karoli Magni atque ortodoxi imperatoris, qui regnum Francorum nobiliter ampliavit, et per annos XLVII feliciter rexit. Decessit septuagenarius anno ab incarnationis Domini DCCCXIV, indictione VII, V calend. februarias.

[157]. Il Traduttore, ingannato dal testo, che dice mense e menses, laddove, seguendo il Ducange, dir dovea manse e manses, tradusse mensa e mense: ma poi s'accorse, troppo tardi, perchè il foglio era già tirato, che accennavasi al mansus dei tempi feudali, che significa podere.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate nell'Avvertimento ai lettori (pag. [208]) sono state riportate nel testo.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.