CAPITOLO VIII.


BARRAGGIO DEL NILO (BARRAGE)—POMPE DEL MEX


Del barraggio sul Nilo (Barrage).

Al principio di questo secolo Napoleone I aveva segnalata l'utilità di regolare la defluenza del volume d'acqua dei due rami del Nilo per mezzo di un'opera, che permettesse di gettare le acque eccedenti ora in un ramo, ora in un altro e raddoppiare in questo modo gli effetti dell'inondazione.

Nel 1833 a Mehemet-Alì, che aveva creati i grandi canali (Sefi) del Delta, trovando gravi difficoltà a mantenerli ad un livello abbastanza basso da permettere in tutto l'anno un sufficiente volume d'acqua, Linant Pascià propose di costruire una chiusa per ciascheduno dei rami del Nilo a 10 chilometri circa a valle dell'attuale sbarramento.

Questo progetto, per la cui esecuzione il Vicerè voleva impiegare le pietre delle Piramidi, non ebbe seguito.

Ma nel 1842 Mongel Bey, venuto in Egitto, propose a Mehemet-Alì la costruzione della chiusa attuale colla creazione di un sistema di fortificazioni intorno alla punta del Delta per premunirla da ogni attacco.

L'idea sedusse il Vicerè, che diede subito mano ai lavori.

La chiusa venne incominciata nel 1843. Il suo scopo era di potere mantenere le acque ad un'altezza di metri 4,50 e distribuire le acque necessarie al Basso Egitto per mezzo di tre grandi canali, la cui presa essendo a monte, potessero alimentare di acqua, l'uno per la regione ad Ovest del ramo di Rosetta, l'altro pel Delta propriamente detto (compreso fra i due rami del Nilo) ed il terzo per i terreni situati all'Est del ramo di Damietta.

È questa un'opera potente concepita con molto ardimento da Mongel Bey Ingegnere dei ponti e strade di Francia in un tempo in cui l'uso degli sbarramenti mobili era poco applicato e non si erano ancora progettate opere di tanta importanza nei delta dei grandi fiumi.

Disgraziatamente questo progetto nella sua esecuzione ha subìte tutte le vicissitudini alle quali un tempo erano sempre in questo paese soggette tutte le opere di grande lena; si cominciarono in principio i lavori con un'attività febbrile, poscia furono trascurati ed abbandonati e finalmente vennero utilizzati, prima ancora di essere compiuti.

Nel 1890 il barraggio, dopo essere stato restaurato, modificato ed ultimato sotto la direzione degli ingegneri inglesi al servizio del Governo egiziano, incominciò ad essere posto in uso regolare, senza mai però arrivare ad ottenere i m. 4,50 di profondità.

Al giorno d'oggi mediante il barraggio si ha una ritenuta d'acqua che non supera guari i m. 3,50 al momento delle acque più basse, ed è questo già uno splendido risultato.

Lo sbarramento costrutto nel punto stesso, in cui i due rami di Rosetta e di Damietta si distaccano l'uno dall'altro, si compone in realtà di due barraggi stabiliti ciascuno sopra uno dei rami, abbracciando fra loro una lingua di terra di metri circa di larghezza, che forma appunto l'estremità del Delta. Questo punto estremo del Delta è rivestito tutto all'intorno in modo da formare un molo circolare frammezzato dal gran canale di Menoufieh, destinato a bagnare le terre comprese fra i due rami del Nilo, prendendo le sue acque a monte degli sbarramenti.

Il barraggio del ramo di Rosetta è formato da 61 arcate di cinque metri d'apertura, separate da pile di due metri di spessore; a ciascuna delle sue estremità si trova una chiusa, l'una di 12 e l'altra di 15 metri di larghezza. La lunghezza totale dell'opera è di 465 metri.

Il barraggio del ramo di Damietta è identico a quello di Rosetta: esso aveva 10 archi in più; la sua lunghezza era quindi di 545 metri; ma negli ultimi lavori eseguiti si sono soppressi questi dieci archi, diventati inutili nello stato presente del fiume, e furono incorporati nel terrapieno della sponda sinistra, a cui si appoggia la costruzione.

La primitiva fondazione della grande opera si compone di un graticolato in cemento coperto da uno strato di mattoni, con catene in pietra da taglio; la larghezza totale del graticolato è di 34 metri sopra metri 3,50 di altezza con paratia per difesa, a monte ed a valle, di cinque metri di altezza. Comprendendo un altro graticolato più indietro pure in cemento di m. 1,50 di spessore medio e di 8 metri di larghezza, la totale larghezza del graticolato dello sbarramento si trovava ad essere di 45 metri.

Nel ramo di Damietta e nella massima parte del ramo di Rosetta il graticolato è fondato sul limo; ma nel mezzo del ramo di Rosetta, ove, al momento della costruzione, il letto del fiume era più basso, che la quota preveduta per la base del graticcio; si gettarono semplicemente, sopra per 70 metri di lunghezza, per eguagliare il terreno, grossi sassi collegati fra loro col cemento. Questo massiccio di pietre raggiunse perfino i 12 metri di altezza al disotto della costruzione in cemento.

Le pile che separano le aperture dello sbarramento hanno 2 metri di spessore, 15 metri di lunghezza e 10 di altezza; esse portano archi in pieno vôlto formando un ponte di 10 metri di larghezza fra le due testate.

All'opera furono sovrapposte di distanza in distanza piccole costruzioni d'architettura di fantasia, con merli che ricordavano le vicine fortificazioni e con torri molto slanciate. In tal modo ciascuna pila era cinta a valle da una piccola torre merlata, il cui effetto rompeva la monotonia delle grandi linee dello sbarramento; ma esse disparvero coi recenti restauri.

Il sistema di chiusura degli archi progettato nei primi tempi non venne applicato che al ramo di Rosetta. Esso si compone di porte in lamiera di forma cilindrica giranti attorno ad un arco orizzontale e munite di parecchi galleggianti destinati ad alleggerirle nell'acqua ed a facilitare in tal modo le manovre.

Alcune sconnettiture essendosi segnalate sin da principio in qualche arco dello sbarramento del ramo Damietta, l'intero sbarramento fu soltanto utilizzato, sino al 1884, quale semplice spartiacque del fiume fra i due rami. Durante la magra si chiudevano le porte del ramo di Rosetta e le acque rifluivano così nel canale (raiäh) Menoufieh e nel ramo di Damietta che, in tali condizioni, alimentava l'irrigazione del Delta propriamente detto mediante canali, la cui presa era situata a valle dello sbarramento.

Nel 1884 il signor Willcocks, allora incaricato della direzione dello sbarramento, cercò utilizzare quest'opera in un modo più completo, senza tuttavia far sopportare degli sforzi dannosi alla costruzione esistente. Per questo stabilì all'estremità a valle del graticcio e lungo lo sbarramento, una diga in pietre, la cui sommità di 2 metri di larghezza si trovava a metri 3,25 al disopra del livello dello stesso graticcio.

Dividendo in questo modo la caduta in due, potè, mediante questo sbarramento provvisorio di pietre, ottenere una fermata delle acque di un'altezza totale superiore ai due metri. Ma era questa una soluzione provvisoria.

Lavori definitivi di restauro furono intrapresi sotto la direzione del Colonnello Western nel 1890 ed il barraggio cominciò ad entrare in servizio regolare dopo il 1º ottobre 1890.

Questi lavori di riattamento molto importanti consistettero specialmente nella costruzione di uno strato di solido mattonato al disopra del graticcio. A questo strato, avente dai metri 0,75 ad 1,50 di altezza, a seconda delle condizioni più o meno buone delle già esistenti costruzioni, venne data una larghezza di 34 metri.

Questo graticcio si è protratto a monte ed a valle per mezzo di piattaforme in cemento di metri 1,25 di spessore; quello a monte termina con un filare di pali.

La larghezza totale del graticcio mattonato risulta quindi di metri 67. Macigni e linee di grossi blocchi mattonati difendono la valle del graticcio contro il rigurgito.

Due porte di ferro sovrapposte l'una all'altra scorrendo entro scanellature in fondita e manovrate da un robusto verricello scivolante sopra rotaie sulla parte superiore dell'opera chiudono ciascun arco.

La spesa di tutti questi lavori di riparazione ascese a 420 mila lire egiziane, pari a lire italiane 10 milioni e 920 mila.

L'opera così costrutta funziona regolarmente dopo il 1890 e mantiene a monte dell'opera una massa di metri 3,50 a 3,60 circa, durante le acque più basse.

Come già si è detto, lo sbarramento del Delta serve a distribuire le acque del Nilo nei tre grandi canali, che assicurano l'irrigazione delle terre a valle dello sbarramento.

Il canale situato all'Est del ramo Damietta non era stato eseguito al momento che si stava costruendo lo sbarramento; venne scavato durante i lavori di ristauro, e gli venne dato il nome di Raiäh (canale) Tewfikieh a ricordo del defunto Khédive Tewfik padre dell'attuale.

Contemporaneamente vennero migliorate le opere di presa d'acqua del Raiäh Menonfieh, o canale del centro e del Raiäh di Behera, o canale dell'Ovest.

Le pompe del Mex al lago Mareotis e loro scopo.

La provincia di Behera ha per limiti: al Nord i laghi di Edka, di Aboukir e del Mareotis; al Sud una lunga striscia di terra che viene chiusa fra il ramo del Nilo di Rosetta da una parte ed il deserto libico dall'altra.

Il lago di Mareotis chiamato Birket-el-Mariut è un lago salmastro, che si estende verso il Sud della città di Alessandria ed è separato dal Mediterraneo al Nord-Ovest da una lingua di terra, che non supera il chilometro e mezzo di larghezza.

La sua lunghezza, nei tempi andati, era durante il periodo delle inondazioni di 42 chilometri e la sua larghezza di 22 chilometri; le sue sponde godevano fama di splendida coltivazione.

In tempi più moderni i canali, che alimentavano il lago, essendo stati abbandonati o trascurati, ne ridussero di molto la profondità e l'area, al punto che dal XVIII secolo il letto era diventato in gran parte una melma sabbiosa, e non fu che nel 1800, all'epoca dell'invasione francese e durante la guerra tra gli Inglesi ed i Francesi, che questo lago, asciutto per la maggior parte, (salvo nel periodo dell'inondazione) venne ridotto nuovamente a lago stagnante dalle truppe inglesi, che per uno scopo strategico, durante l'assedio di Alessandria, scavando un canale nella striscia di terra che lo separa dal lago Aboukir o Madiah, vi fecero penetrare l'acqua del mare. Questo canale fu in seguito chiuso dal grande Mohammed-Alì.

Le attuali dimensioni del lago sono di circa chilometri 49 per 46.

Per il fatto che durante le acque alte del Nilo il livello della superficie, del lago da tre metri sotto il livello del mare sale sino ad un metro, e questo nella stagione estiva, vengono così diminuiti di molto gli effetti nocivi, che il lago stagnante potrebbe portare alla salute pubblica.

La base dell'irrigazione del Behera, prima dell'introduzione del sistema di canalizzazione iniziato nel tempo di Mohammed-Alì (1837) consisteva nell'inondazione; ma è da notarsi che il limite del deserto alla parte occidentale del Behera era assai più all'Ovest di quello che lo sia oggigiorno. Le sabbie trasportate dal vento hanno occupata gradatamente una grande estensione di terreno altra volta coltivato e coltivabile e sono state di serio inciampo all'attuazione del nuovo sistema d'irrigazione.

In alcune località per arrestare il movimento lento, ma continuo delle sabbie si è dovuto ricorrere al piantamento di erbe selvatiche per parecchi chilometri verso il deserto; in tale guisa si è potuto specialmente riparare dalle sabbie il gran canale Raiäh. Questo canale che ha origine presso il barraggio (barrage) per mezzo dell'impianto di grandi pompe centrifughe (Farcot) fornisce l'acqua ad un altro canale, il Katatbeh, il quale a sua volta, per mezzo di altre pompe, trasmette l'acqua nel Canale il Mahmudieh, che è quello che alimenta la città di Alessandria.

Questi tre canali principali formano la base dell'irrigazione del Behera: da essi si dipartono innumerevoli ramificazioni, le quali si sono sempre più andate perfezionando, grazie specialmente ai numerosi lavori eseguiti sotto la direzione dell'ingegnere Forster.

In questi ultimi anni le acque del Nilo sono per mezzo dei canali stessi distribuite costantemente lungo il loro percorso, portando grandi benefizi alla coltivazione, la quale è per lo meno quintuplicata.

Per i molti canali d'irrigazione fu naturalmente necessario un gran numero di canali di scolo, per mezzo dei quali l'eccedenza delle acque d'irrigazione e tutte le acque di rifiuto si versano nel lago Mariout, daddove sono poi trasmesse in mare mediante pompe aspiranti.

Da ciò si rileva che questo lago trovandosi molto più basso del livello del mare ha concesso di affluirvi le acque da terreni lontani, i quali diversamente non sarebbero stati irrigabili per mancanza di un sufficiente dislivello, che avesse permesso alle acque di versarsi direttamente nel mare.

Il lago Mariout dunque ricevendo tutte le acque delle irrigazioni è la base dell'irrigazione stessa di questa provincia, nè di esso potrà farsi a meno, salvo nel caso molto desiderabile, in cui volendo bonificare questo lago, tutte le acque si convergessero in un collettore generale che, attraversando il lago stesso, andasse a finire alle pompe del Mex per essere elevate e gettate in mare.

Infatti oggigiorno esiste colà una installazione di pompe centrifughe (G. H. Gwyune) della Lake Aboukir Reclamation Compagnie.

Queste pompe in numero di due sono del diametro di 48 pollici pari ad 1 metro e 22 centimetri, installate a sifone; esse sono mosse da due macchine Compound ad alta pressione di 50 cavalli nominali che agiscono direttamente.

Ogni pompa può elevare metri cubi 3,666 di acqua per secondo ad un'altezza di metri 2,18. Dal che si vede che queste non hanno altro scopo che di mantenere la superficie del Mariout ad un livello costante.

La Società Lake Aboukir Reclamation ha avuto per oggetto di bonificare il lago Aboukir, che si trova a pochi chilometri discosto dal lago Mariout, ma ad un più alto livello. Si è cercato il modo di mettere in comunicazione i due laghi mediante canali ed opere d'arte.

La maggior quantità di acqua proveniente dal lago Aboukir è versata nel lago Mariout, come pure quella che nella stagione delle inondazioni provenne dalla aumentata irrigazione viene ad essere estratta dalle attuali pompe del Mex, che mantengono costante il livello del lago.

Queste pompe innalzano, come già si è detto, l'acqua ad un'altezza di metri 2,18 e la rigettano in un canale artificiale, lungo circa un chilometro, scavato nella roccia e nei fossi delle fortificazioni del Mex eseguite al tempo di Mohammed-Alì.

Il nuovo impianto di altre due pompe al Mex ha per iscopo non già di prosciugare completamente il lago, ma soltanto di abbassarne il livello di circa un altro metro, ciò che permetterà di dare alla coltivazione una grande estensione di terreno, ora allagato, e per conseguenza diminuire la superficie del lago.

Oltre a questo, l'irrigazione generale del Behera potrà avere uno sviluppo maggiore.

Queste nuove due pompe, oltre alle due già esistenti, vennero prese dalla grande installazione del Ratajbeh; esse sono costruite dalla Casa Farcot di Parigi. Sono ad asse verticale del diametro di metri 2,50; il tamburo ha il diametro di metri 6,90 e le ruote a paletta interna hanno un diametro di metri 3,80.

Agiscono per mezzo di motori della forza effettiva di 250 cavalli; la velocità è di 32 giri al minuto e può ciascuna pompa elevare metri cubi 6 di acqua per minuto secondo e ad un'altezza di metri 3.

L'acqua viene riversata nel canale stesso delle altre due pompe dell'Aboukir Compagnie, il quale è stato convenientemente allargato ed approfondito.

Questa installazione del Mex non ha nulla da invidiare alle più grandi idrofore impiantate all'estero.

La parte direttiva tecnica venne affidata al signor I. Hewat Ingegnere del 3º Circolo d'Irrigazione, e la parte meccanica all'Ingegnere I. Hewgill.

Quanto poi riguarda la costruzione delle murature ed opere d'arte occorrenti per l'insediamento di macchine così potenti venne data agli intraprenditori e costruttori signori Degiardè fratelli Giuseppe ed Augusto di Alessandria, molto favorevolmente conosciuti in paese per varie imprese di rilievo, che già mandarono a compimento.

VEDUTA GENERALE DEL BARRAGGIO