XX.

Per sua nobil natura una perfetta

Donna che consigliar sa e comandare,

Eppur nel mite spirito sereno

Dell'angelica luce un raggio splende.

Wordsworth.

Era il crepuscolo di un'afosa giornata di settembre. Emilia, illanguidita da molte ore d'un caldo insolitamente eccessivo per la stagione, sedeva sotto il portico davanti alla casa, godendo il refrigerio d'una deliziosa brezzolina levatasi al cader del sole. A ponente gli ultimi splendori d'un maraviglioso tramonto s'indugiavano nel cielo listato di porpora, mentre la luna, quasi piena, già saliva trionfante nel vespro, cominciando il suo regno notturno. Sempre più vivi, i suoi raggi illuminavano la bianca veste d'Emilia, e davano l'apparenza d'un marmo polito alle mani e alle braccia bellissime, uscenti nude dai drappeggi delle ampie maniche, e posate sui bracciuoli d'una poltrona rustica.

Dieci anni erano trascorsi da quando ella s'era incontrata la prima volta con Gertrude nella chiesa del signor Arnold, eppure sembrava appena meno giovane d'allora tanto lievemente il tempo aveva sfiorato il suo volto e la sua persona.

Ma anche allora ella conosceva le dure prove della vita, e aveva già imparato a distillare dall'amara feccia del dolore il balsamo che lenisce ogni male. Anche allora quest'esperienza e la sapienza derivatane, erano del pari impresse nella sua fisonomia: l'una in un'espressione grave e sommessa, propria di un'età più matura, l'altra nel dolce e calmo sorriso di fiducia e di speranza che rivela i fedeli di Dio.

Perciò il tempo non poteva molto su di lei, ed ella era sempre la stessa: amabile nel suo aspetto esteriore, più amabile ancora nel cuore e nei costumi. Un osservatore attento avrebbe tuttavia potuto scorgere in Emilia una maggior briosità di spirito, una più viva partecipazione alle cose che avvenivano intorno a lei, infine un godimento della vita ch'ella non aveva mai manifestato per l'innanzi. E questi mutamenti erano dovuti, com'ella sentiva e riconosceva, all'intima sua convivenza con una compagna a cui la legava un profondo affetto, e che con la sua calda simpatia, la sua devozione costante, l'acuto suo senso tanto del comico e dell'ameno, quanto del bello e del vero, l'ardore inesauribile dei suoi sforzi per far gustare all'amica diletta i piaceri che gustava ella stessa, aveva ridestato in lei facoltà quasi sopite nelle tenebre ond'era avvolta. Così Gertrude era divenuta veramente, come lo zio True le aveva raccomandato d'essere, «gli occhi della sua benefattrice».

Quella sera però Emilia pareva mesta mentre sedeva sola sotto il portico, esclusa dall'incantevole spettacolo del tramonto, inconscia dei giuochi d'ombra e di luce che faceva sulla sua bianca figura la luna saliente nel cielo. Ella reclinava un poco la testa da un lato, nell'atteggiamento di chi tende l'orecchio a un suono lontano, e ogni volta che il cancello cigolava, investito dalla brezza, dava un sobbalzo, e un'ansietà quasi dolorosa appariva nel suo viso.

Alfine qualcuno spunta di dietro l'alto riparo di legno che sottrae il giardino agli sguardi dei passanti. Solo il raffinato udito della cieca poteva aver distinto quel passo leggero. Ed ella si leva dalla poltrona, e muove incontro alla giovanetta ch'è entrata: una giovanetta in cui sarebbe difficile ravvisare la piccola Gertrude di dieci anni addietro perchè su lei il tempo non è sorvolato senza mutarla.

La Gertrude presente è oramai una signorina, più alta d'Emilia. Ha una bella persona, snella, fine, e carnagione brunetta, ma nitidissima e soffusa alle gote di un color di rosa che le conferisce grande splendore: questo però potrebb'essere l'effetto della rapida camminata dalla stazione alla villa. S'è tolta il cappello, e lo porta in mano dondolandolo per i nastri: abitudine che aveva già da bambina, sicchè non bisogna vederci l'intenzione vanitosa o civettuola di mettere in mostra la rara opulenza della capigliatura.

I suoi occhioni neri sono sempre fulgidi, ma non più di grandezza sproporzionata con la faccia, e se la bocca non è rigorosamente conforme ai cànoni classici, se lo fa perdonare grazie a due file di denti piccoli, regolari, d'un puro candore di perla.

Ella veste un lindo abitino di mussolina operata, molto accollato, e una semplice mantellina nera che non nasconde la rotondità della sua vita sottile.

Ebbene? È Gertrude una bellezza?

No. I suoi lineamenti, le sue forme, possono provocare giudizi assai diversi, ma pochi la proclamerebbero veramente bella. V'hanno però certi visi piacevoli a osservarsi per la loro variabile espressione, visi eloquenti, che dicono la verità e palesano l'intimo sentimento; visi ora illuminati dall'intelligenza, ora sfavillanti d'allegrezza, ora velati di mestizia dinanzi a un caso pietoso, ora accesi di nobile indignazione contro ciò che l'anima aborre, ora santificati dalla presenza divina, quando il cuore si distoglie dal mondo e da sè medesimo, e s'inalza devotamente a Dio. Tale è il viso di Gertrude.

Vi sono personali di donna che senza suggerire paragoni con una regina o con una fata, posseggono una grazia, una flessuosità, una dignità che incantano, ed hanno il potere di muoversi nella loro sfera con sì aerea leggerezza, che mai non riescono d'ingombro. Tale è il personale di Gertrude.

Quali si siano le attrattive della fanciulla, (nè manca chi le pregia altamente) ella non sa d'averle, e questa sua inconsapevolezza ne raddoppia il prestigio. È ancor sempre nella persuasione d'essere brutta, radicata in lei da' suoi teneri anni, ma non se ne sente più mortificata e indispettita come una volta.

Tosto che vide Emilia venirle incontro, Gertrude affrettò il passo, e raggiuntala presso la soglia, le passò con gesto affettuoso un braccio dietro le spalle, come soleva per guidarla, adesso ch'ella era più alta di lei, e la fece svoltare a destra in un vialetto conducente nel giardino.

— Eccomi di ritorno! — disse ravvolgendo più strettamente nello sciallino la sua amica cieca. — Siete stata sempre sola, Emilia, da quando v'ho lasciata?

— Sì, cara, quasi sempre, e ho pensato con affanno che tu giravi per Boston in una giornata di caldo così eccessivo.

— Non ne ho sofferto punto, e godo ora tanto più questa fresca brezzolina, che fa un così gradevole contrasto con l'afa e la polvere della città.

— Ma, Gertrude, — fece la signorina Graham fermandosi — perchè non sei entrata in casa? Devi prendere il tè, figliuola.

— Non ne ho voglia, stasera. —

Camminarono un poco, lentamente, in silenzio; poi la cieca riprese:

— Gertrude, non hai dunque nulla da dirmi?

— Oh, sì, tante cose!... Ma....

— Ma tu sai che saranno tristi per me, e però esiti a parlare. Non è vero?

— Mi parrebbe vanità da parte mia credere che possano affliggervi molto, cara Emilia; ma iersera, quando vi comunicai quello che m'aveva detto il signor W. e quanto io avevo in animo di fare, mi sembraste così turbata al pensiero della nostra separazione, che non mi sono più sentita sicura di far bene.

— E io mi sono rimproverata d'averti lasciato scorgere il mio rammarico, a rischio di distoglierti dal tuo dovere, o di rendertelo più penoso. Sì, comprendo che tu hai ragione, Gertrude; e che invece d'oppormi a' tuoi disegni, dovrei favorirli con tutte le mie forze.

— Ah, cara Emilia! — esclamò vivamente la fanciulla. — Se vi fa pensare così ciò che vi raccontai ieri, sarete persuasa sapendo ciò che ho veduto e udito oggi....

— Come? Le cose vanno forse ancora peggio, dalla signora Sullivan?

— Assai peggio di quel che vi descrissi. Non conoscevo allora le terribili difficoltà contro cui ha da lottare la poveretta.... ma ho passato in casa sua tutta la giornata, perchè il signor W. m'ha trattenuta appena cinque minuti, e mi son potuta accertare che non è prudenza lasciar una donna timida e debole come quella, sola col signor Cooper, adesso che il vecchio si trova in uno stato di mente così spaventoso....

— Ma, sarai poi davvero in grado d'aiutarla, tu?

— Sì, Emilia; so dominarlo meglio di lei, e posso nello stesso tempo far di più per il suo benessere e la sua contentezza. È come un bambino oramai, pieno di capricci. E quando non sia materialmente impossibile, la signora Sullivan lo compiace, a costo di qualsiasi inconveniente, e fin di qualsiasi pericolo; prima di tutto perchè è suo padre e si tiene in obbligo di non contrariarlo, ma adesso, credo, anche per paura.... È tanto irritabile e violento! Mi diceva che spesso gli saltano ghiribizzi oltremodo strani, come d'uscire di notte, con suo gran rischio, o di dormire a finestre spalancate benchè la sua camera dia sulla strada al pianterreno.

— Povera donna! — sospirò Emilia. — E che fa in simili casi?

— Ve lo posso dire perchè ne ho veduto un esempio quest'oggi. Quando sono arrivata lì, il vecchio era in procinto d'accendere un gran fuoco nella stufa nonostante il caldo che in città era intensissimo.

— E la signora Sullivan?

— Sedeva sullo scalino dell'uscio di casa, piangendo.

— Disgraziata!

— Non poteva far nulla con lui, e aveva ceduto per disperazione.

— Dovrebbe avere una donna robusta o un uomo che lo vigilasse e gli prestasse le cure necessarie.

— È precisamente questa l'idea che la sgomenta più di ogni cosa. Dice che morrebbe d'angoscia se vedesse suo padre trattato senza riguardi come lo tratterebbe di certo una persona estranea; e inoltre capisco che rifugge dal mettersi questa persona in casa. Ella è estremamente scrupolosa in materia d'ordine e di pulizia, ed ha sempre fatto tutte le sue faccende da sè: l'ho udita dichiarare più volte che vorrebbe piuttosto tener in famiglia una bestia feroce che una serva irlandese.

— La sua nuova abitazione non le ha procurato finora molto piacere, non è vero?

— Oh, no! Mi faceva appunto notare, oggi, la sua singolare sfortuna: dopo aver tanto desiderato un quartierino con tutti i suoi comodi, in un bello stabile nuovo, ecco che non appena lo ha ottenuto e ammobiliato a modo suo, le piomba addosso una tale disgrazia.

— Ma è strano che non l'abbia veduta venire già prima. Io durante le ultime visite che le feci con te nell'altra casa, m'ero accorta della decadenza intellettuale di quel vecchio.

— L'avevo osservata anch'io, da un pezzo, ma a lei non ne dissi mai nulla, e credo ch'ella non ne abbia avuto il minimo sospetto fino al momento dello sgombero, quando il distacco da tutto ciò che gli era consueto ebbe sul povero signor Cooper gli effetti più funesti.

— Non pensi, Gertrude, che la demolizione della chiesa e la conseguente perdita del suo posto di sagrestano abbiano dato un gran crollo alla sua mente inferma?

— Sì, ne sono anzi sicura. Dopo d'allora non fu più lui, e anche nella casa vecchia si mostrava inquieto e malcontento: ma la disdetta data alla signora Sullivan dai proprietari che avevano risolto di fabbricare su quel fondo magazzini, cagionò il totale sconvolgimento della poca ragione che gli rimaneva.

— Triste cosa! Quanti anni ha?

— Non so esattamente, ma certo moltissimi. Rammento che tempo fa la signora Sullivan mi disse ch'era sugli ottanta.

— È vecchio assai; non è da maravigliarsi se cambiamenti grandi e repentini nella sua vita lo hanno fatto rimbambire.

— Oh, no! E per triste che sia, è infine la sorte che può toccare a chiunque viva fino a un'età così tarda. D'altronde, non soffre, nè il suo umore, a quanto io mi ricordo, è mai stato più lieto; sicchè m'affliggo meno per lui che per sua figlia. Io sono in gran pena, Emilia, sul conto di lei.

— Non ha la forza di sopportare questa sventura?

— Credo che l'avrebbe se fosse in buona salute. Ma non istà bene, e temo che la cosa sia più seria di quanto ella voglia ammettere, perchè è tanto pallida, e ha ultimamente avuto parecchie manifestazioni di sintomi che danno da pensare.

— Ha consultato un medico?

— No, non vuol saperne, e s'ostina a ripetere che si rimetterà presto; io però ne dubito, specie se seguita a non aversi nessuna cura. Questa è la ragione principale che mi fa desiderare d'essere in città il più presto possibile. Sono ansiosa di farla vedere al dottor Jeremy, e spero di riuscirvi senza ch'ella sappia ch'egli viene per lei. Avrò una forte infreddatura io stessa, se non ci sarà altro modo.

— Tu parli d'essere in città come d'una cosa sicura; m'immagino dunque che tutto è già stabilito.

— Ah, non v'ho raccontato la mia visita al signor W.? È vero, scusate.... Ottimo uomo, quanta riconoscenza gli debbo! Mi ha promesso il posto.

— N'ero certa, dopo ciò che v'aveva detto dalla signora Bruce.

— Certa! E io che quasi mi peritavo di parlargliene!... Mi pareva impossibile che avesse tanta fiducia in me.... Invece è stato così buono, benevolo! Non oso riferirvi le parole che m'ha detto circa la mia capacità d'insegnare.... temerei di sembrarvi troppo vana.

— Non hai bisogno di riferirmele, cara; so da lui stesso come egli apprezzi le tue felici attitudini. Non potresti dirmi nulla di più lusinghiero per te, delle cose che ho udite dalle sue labbra.

— Il mio amato zio True voleva ch'io diventassi maestra: era l'apice della sua ambizione. Sarebbe contento ora, non è vero, cara Emilia?

— Senza dubbio si glorierebbe di vederti assistente in una scuola come quella del signor W. Forse però penserebbe come penso io che ti assumi impegni superiori alle tue forze. Tu sarai occupata le intere mattinate a far lezione, e tuttavia ti proponi d'esser l'infermiera della signora Sullivan, e la custode del suo vecchio padre demente. Bambina mia, tu non sei assuefatta a coteste eccessive fatiche, e io mi tormenterò incessantemente con la tema che la tua salute non vi resista.

— Oh, cara Emilia, non dovete affatto mettervi in pena per me! Io sono sana e robusta, e mi sento capacissima di tutto ciò che ho divisato. Il mio solo timore è che voi possiate soffrire alquanto a cagione della mia lontananza, e il pensare che io, lasciandovi....

— So che intendi dire, Gertrude: ma non averlo cotesto timore. Io sono sicura del tuo affetto. Ho fede che non mi posponi se non al tuo dovere, e non vorrei per nulla al mondo che tu mi dessi la preferenza. Caccia dunque dalla tua mente quel pensiero, e non credere ch'io sia tanto egoista da desiderare di trattenerti. Solamente sarei più tranquilla se tu rinunziassi per ora alla scuola. Potresti andare dalla signora Sullivan e stare con lei finchè ha bisogno del tuo aiuto; forse al tempo della nostra partenza per il Mezzogiorno ti troveresti libera d'accompagnarci in quel viaggio, che certo sarà allora per te un ristoro necessario.

— Ma, cara Emilia, come conciliare le cose? Io non posso piantarmi in casa della signora Sullivan a titolo di ospite, sia pure con l'intenzione di renderle servigio, e nemmeno offrirmi a lei in qualità d'infermiera, posto che non vuol riconoscere d'esser malata. Ho ponderato la questione, e veduto che anche usando tutta la finezza e tutta la delicatezza immaginabili, non c'era verso di risolverla. Inoltre, dopo tanto tempo che sto con voi, essa deve credere ch'io non sia più adatta alla semplice vita d'una volta. Ma quando il signor W. mi disse che gli occorreva un'assistente, facendomi comprendere che non gli sarebbe dispiaciuto di dare a me quel posto, mi balenò un modo d'effettuare il mio disegno. Ero certa che se la signora Sullivan avesse saputo che io entravo come insegnante in quella scuola e dovevo cercarmi una dozzina per l'inverno perchè voi l'avreste passato nel Mezzogiorno, invece di ritornare in città, non solo non si sarebbe ricusata d'accogliermi in casa sua, ma non avrebbe permesso che andassi altrove.

— E così è stato?

— Precisamente. Ed io mi sono ancor più persuasa del bisogno ch'ella sente d'un appoggio, tanto l'ha consolata il pensiero d'avermi seco.

— Tu sarai un tesoro per lei, Gertrude: lo so bene!

— Oh, no! Purtroppo non spero d'essere di grande utilità. Ma per poco ch'io possa, sarà sempre più di quanto potrebbe in questo caso qualsiasi altra. La signora Sullivan, essendo vissuta sempre ritiratissima, non ha nessuna amica intima, e davvero non vedo, me eccettuata, chi ammetterebbe volentieri sotto il suo tetto. Con me c'è avvezza, e mi vuol bene. Io non le do impaccio, anzi mi concede perfino d'aiutarla nelle sue faccende, benchè spesso dica ch'io sono diventata una signorina, non usa alle fatiche materiali. Sa poi che ho un certo influsso sul signor Cooper: vi parrà forse strano, e io stessa non so spiegarmelo, ma l'ho, positivamente. Io credo che sia in parte perchè egli non mi fa punto paura e m'oppongo con fermezza a' suoi insensati capricci, in parte perchè gli sono meno familiare di sua figlia. Ma c'è anche un'altra cosa che mi conferisce un gran potere su quel povero vecchio. Egli, com'è naturale, m'associa nella sua memoria con Guglielmo: ci ha veduti per tanti anni sempre insieme, abbiamo lasciato la casa quasi ad un tempo, e non ignora che la corrispondenza con lui è tenuta principalmente da me. Sembra che da quando la sua mente si è indebolita, egli non pensi che al suo nipote, sicchè in qualunque momento, e per quanto eccitato e caparbio si mostri, io riesco a calmarlo proferendogli le ultime notizie dell'assente; e non importa se gli ripeto cento volte il contenuto d'una medesima lettera: per lui è sempre nuovo. Non avete idea, cara Emilia, di come io giunga a dominarlo, grazie a questo piccolo fatto. Ho notato oggi che la mia facoltà di dirigere i suoi pensieri sollevava la signora Sullivan d'un gran peso; ed ella pareva tanto felice, quando mi sono accomiatata stasera, parlava con sì lieta speranza del conforto che sarebbe per lei l'avermi presso di sè quest'inverno, ch'io mi sono sentita compensata del mio sacrificio. Ma poi, non appena vi ho veduta, al mio ritorno, e ho pensato che voi andate via, lontano, e che passerà chi sa quanto tempo prima ch'io sia di nuovo la vostra compagna, ho provato.... —

Gertrude non potè proseguire. Chinò la testa sulla spalla d'Emilia, e pianse.

La signorina Graham la consolò con immensa tenerezza.

— Siamo state felici insieme, — ella disse — e tu mi mancherai, dolorosamente. La metà almeno di ciò che ho goduto della vita in questi ultimi anni la devo a te; ma non t'ho mai tanto amata come in questo momento che ti accingi a lasciarmi, perchè nel tuo sacrificio di te stessa vedo la più nobile, la più preziosa virtù di cui possa fregiarsi una donna. So che i Sullivan ti sono molto cari, e ben a ragione, e comprendo il tuo desiderio di riconoscere le tue antiche obbligazioni con loro; tuttavia il preferirli a noi, ora, rinunziando senza un lamento al bel viaggio dal quale ti ripromettevi tanto piacere, mi prova che la mia Gertrude è la buona e brava fanciulla ch'io speravo di vederla divenire e pregavo Dio di farla. Tu sei nella via del dovere, figliuola mia, e sarai ricompensata dall'approvazione della tua coscienza se non altrimenti. —

Mentre Emilia terminava di dire queste parole, svoltavano in un viale del giardino dove incontrarono una servetta che le cercava per avvertirle che la signora Bruce e suo figlio erano nel salotto e chiedevano di tutt'e due.

— Le hai comprato i suoi bottoni, in città? — domandò la signorina Graham a Gertrude.

— Sì, — rispose questa — e li ho trovati adattatissimi al vestito; probabilmente le preme di sapere se ho eseguito bene la commissione; ma come mi presento, così?

— Io mi fo accompagnare da Caterina; tu entra in casa dalla porta laterale e vai alla tua camera senza che ti vedano. Ti scuserò intanto con la signora Bruce; poi, quando ti sarai rinfrescata gli occhi e ti sentirai più calma, scendi in salotto. —